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in archivio dal 16 mar 2007

Riccardo Pratesi

10 ottobre 1955, Livorno
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  • 20 agosto 2012 alle ore 8:46
    Spillo

    Mi sono chinato in te
    come spillo di luce,
    e già tu,
    sorridendomi,
    avevi deciso
    di farmi abitare
    il tempo di un dolore.

     
  • 20 settembre 2007
    Farfalla mai

    Col piatto in mano,
    sono stato a questuare
    il tuo stare bene,
    nell’orrore del tuo stare male,
    come supplica personale.
    E  poi...
    ti ho scorto,
    improvvisa rivelazione,
    come
    bozzolo  vietato
    che mai si scioglie
    per rendere farfalla,
    ma solo bruco
    che in eterno
    e mai sazio,
    si alimenta,
    del suo sé e del suo ero,
    senza sperare mai,
    rimuginando parole
    e gesti,
    inventando esami
    continui ed insuperabili.
    Cielo quanto male
    e sangue
    lascia,
    questo piatto rotto
    e vuoto nella mano.

     
  • 13 settembre 2007
    Limiti

    Compatta, umida, inquieta,
    affondo nella tua sabbia,
    estremo limite dell’essere mare,
    prigioniero eterno delle maree.
    Cullo ed attendo, scivolo,
    assalto ed infine mi ripiego,
    abbatto profili e colmo squarci,
    rubo e rendo con ferocia,
    coltre liquida e salata occupo
    ogni spazio senza tempo,
    riempio ogni anfratto,
    nel gioco infinito
    dell’ innalzare e discendere,
    disposto dalle Lune.

     
  • 19 aprile 2007
    Non resta che mordere

    Non guardate, non vi piacerà, poiché non voglio piacere,
    mai più,
    se l’ho fatto non perdete tempo a comprendermi
    non mi interessa, è solo fumo e vento,
    senza sosta ho preso nelle mani i vostri fondi
    neri ed appiccicosi acutamente gelati ed acidi,
    me li avete regalati in tutti i modi,
    gocciolati tra le lacrime,
    mimati con i gesti,
    donati con le parole,
    nulla è stato risparmiato nulla,
    da solo li ho presi e portati,  inghiottendo ed invecchiando.
    Dovevo azzannare ed ho compiaciuto, fuggire e sono rimasto,
    per una volta,  sfinito ho volto i palmi verso l’alto,
    sconfitto,  ed aperto i miei vuoti,
    nessuno è arrivato neppure al bordo,
    di sicuro sono orrendi più dei vostri,
    ma oramai è tardi per scoprirlo,
    raddrizza la schiena e
    mordi fino al sangue.

     
  • 12 aprile 2007
    Pensati

    Da quella ferita al fianco,
    inflittami senza rancore,
    forse,
    hai intinto d‘inchiostro rosso
    la tua penna di piuma fosca,
    scrivendo su pergamena
    scavata dalla mia pelle.
    Tra cento macchie e pozze
    generate dal tuo pianto,
    hai vergato la storia tua
    ed in ritaglio anche la mia,
    reclamando sogni e pietre
    d’angolo per costruire,
    non curandoti  d' acqua e malta,
    hai detto tanto forse troppo,
    e poi.. dimenticando il
    nome mio hai deciso senza
    dare senso alla mia rabbia,
    ma solo alla tua, per questo
    pensati.

     
  • 29 marzo 2007
    Mappe

    Traccio mappe con le mani, ad occhi chiusi,
    pressioni al limite dell’attrito, disegno contorni,
    linee morbide, mai spigoli solo tondi,
    scivolo su seta  seguo i rilievi,
    quando  posso affondo in umidi recessi,
    ad occhi chiusi, riconosco paesaggi,
     odori e  brividi diversi,
    foreste e piccoli boschi, se toccati,
    si agitatano,  in continui movimenti ,
    terre ora addormentate, unite in un brivido costante.
    Tolgo le mani, il tempo tra mano e labbra,
    il mondo si accende, generosamente si offre,
    il sotto diventa sopra, il deserto  fiume  poi mare,
    labbra umide cercano, quell’essere  insonne ed insolente,
    invidioso del tuo sospiro, per dargli  nome ed affogarlo,
    senziente, nel miele dalla voglia generato.

     
  • 17 marzo 2007
    Carte

    Sono triste se sei triste,
    e non perché mi senta causa, forse in parte,
    ma perché la tristezza è tua da sempre,
    ed anche se potessi grattarla via,
    sarebbe un graffio momentaneo.
    Se pensi sia cattivo o fatto in pietra,
    convincitene bene, perché lo sono
    quanto tu vuoi che io lo sia,
    quel tanto che basta per
    essere maledetto al posto tuo,
    il destino le carte le ha rimesse,
    qui non si bara,
    giochiamocele senza ipocrisie.

     
  • 16 marzo 2007
    Bagagli

    Ho perso i miei bagagli, eppure li avevo, ne sono certo,
    una vecchia scatola in latta di biscotti elevata a  rifugio
    di ricordi, piccole foto, lembi di stoffa e figurine di sogni,
    una valigia di cuoio di buona qualità con panni di famiglia,
    buona fattura decisamente costosi, mai messi più di tanto,
    non amo abitare in  gessati d’altri o leggere diversi diari,
    uno zainetto blu, il colore preferito, né peso né  pieno
    se non per due camicie con i bottoni al collo, una maglia
    leggera ed i miei desiderata, cose mie senza costo.
    Dove sono andati non faccio che chiedermelo torturandomi, 
    lasciati forse in treno, così somigliante ai miei ritmi odierni,
    in cronico ritardo ottuso nel  perdere coincidenze, seduto per
    forma in prima classe ma con la sostanza della seconda,
    a celare pianto e gioia sotto una poltrona un po’ consunta.
    Dove sono… li ho persi o loro si sono nascosti  odiandomi,
    mi basta trovarne uno, senza sono nudo meno che niente,
    svestito anche di scelte del resto mai fatte.