username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 16 dic 2005

Riccardo Querciagrossa

02 ottobre 1975, Forlì
Mi descrivo così: Sono laureato in lettere e storia, amo leggere e scrivere, e mi sto specializzando per diventare insegnante. Oltre alla letteratura amo la musica, l'arte, la storia, la filosofia e le discipline umanistiche in generale.

elementi per pagina
  • 05 aprile 2006
    La nave e la tempesta

    Io sono la nave e la tempesta,
    io sono l'onda e il naufrago, e la vela,
    io sono il mare stesso dove annego.

     
  • 13 marzo 2006
    Il freddo della stanza

    II freddo della stanza che raggela
    e il luogo dove tu posasti lieta
    ora deserto... e nel silenzio solo
    si sente la loquela aspra dei bidelli
    oltre la biblioteca, poi più nessuno.
    E sento che è reale solo la tua assenza
    tutto il resto è morto, finto, vano,
    e come queste scale tutto scende,
    precipita, si schianta...
     

     
  • 27 gennaio 2006
    La camera

    Gli oggetti sono ancora al loro posto
    a custodire muti la quiete polverosa
    della camera, nell'oppiaceo incantesimo
    che inutlmente finge un'illusione.
    Come se i decenni non fossero sfumati
    nell'inconcludenza di un tempo nascosto
    già negli interstizi e sotto i tappeti.
    E non serve a nulla fare l'inventario
    delle cose perdute, per poi soffocare
    l'urlo dei rimpianti nella rassicurazione
    di un presente banale e appoggiarsi
    a questi arredi solidi come fossero
    pilastri, mentre tutto frana intorno
    e i volti a poco a poco si congedano.
     

     
  • 27 gennaio 2006
    La luminaria di Natale

    La luminaria di Natale già scintilla
    nelle strade gelide, un'altra volta
    e tutto pare uguale, anche la bella
    favola di noi di perde nella raccolta
    dei copioni banali, e forse già quella
    immagine svapora, labile. Ascolta:
    ancora ci sei tu, ma oggi la tua stella 
    si oscura, forse persa tra la molta,
    troppa luce che si accalca tra la folla.
    Così scade il tempo: s'è ormai divelta
    la nostra età più verde, perduta nella
    inutile rincorsa. Si restringerà la scelta
    a poche viuzze miserabili, voci del nulla.
    Cade così la mia preghiera non accolta
    e si spegne nel buio una tremula favilla.

     

     
  • 27 gennaio 2006
    La città che brulica

    Le otto del mattino: la città brulica

    nel gelo di gennaio, e un cielo di piombo

    grava sui destini nell’ora frenetica

    che incenerisce il tempo, e un empio rombo

    d’incubi affumica i pedoni alla fermata

    nell’attesa del nulla…

    Ma io cerco invano

    tra i volti il tuo profilo, poi l’inquietudine

    un poco si ottunde in una livida caligine,

    e tu sei l’ombra della mia solitudine.

     
  • 27 gennaio 2006
    L'inverno

    Letargiche giornate algide

    nelle fredde brume grigie

    del nord, chiusi nelle fragili

    crisalidi come mummie.

    E’ ancora febbraio, magico

    sotto le nevi candide,

    come noi sotto le tiepide

    coperte rannicchiati e madidi

    di sudori freddi e balsamiche

    gocce nelle ampolle termiche

    sui radiatori ai massimi.

    Dolgono le gole aride,

    e le ossa un po’ reumatiche,

    nella speranza di un aprile

    che pare non arrivi mai.

    Ed io non sono stato agile

    nelle nebbie delle brughiere

    padane, a uscire dal vivaio,

    dalla serra, mentre le anime

    sportive correvano leggere.

    Corrono invece i miei pensieri

    verso nuove calde albe,

    verso i mari azzurri d’estate.

    L’attesa è lunga, cadono

    le flebili volontà nell’etere

    cobalto ed infinito della notte

    gelida, mentre s’adagiano

    i sogni nelle lontane, arse,

    bianche spiaggie del sud.

     
  • 27 gennaio 2006
    L'addio

    La folla si accalca all’uscita,

    stipata, in un vociare inutile:

    sguardi, sospiri, sorrisi, saluti…

    Il giorno infine è arrivato:

    lo so, sarebbe stato più facile

    lasciarsi da estranei, perduti

    nell’egocentrismo di una vita

    perfetta come plastica, sterile

    per contratto. Ma se è finita

    ormai la strada, aver amato

    non è mai per nulla: tu eri

    l’improbabile, il caso, il dato

    che non era necessario:

    sei diventata lo splendente faro,

    il monito, la speranza disperata

    di felicità. Sorridi, hai capito:

    lo leggo nell’abisso nero

    dei tuoi occhi, nella tristezza

    malcelata che ieri ci ha unito.

    Non siamo soli: più sarà leggera

    la sete, se ti ricorderai; è stato

    così per me, e dentro me tu

    sarai, per sempre. Non piangerò:

    la vita non finisce, è appena nata.

     
  • 27 gennaio 2006
    Giovanna di Castiglia

    E’ pericoloso di questi tempi

    essere sinceri: c’è una verità

    pubblica, una fede. I Re Cattolici

    lo sanno, illustri sovrani, esempi

    di virtù. Dissero: ricorda, la nobiltà

    ha i suoi obblighi, sposa l’abulico

    Asburgo, l’eletto del nord, adempi

    il tuo dovere! Ed io, ligia all’autorità,

    obbedii. Non avevano previsto, infelici,

    la variabile assurda dell’amore. Riempii

    il mio vuoto così: amai Filippo, la beltà

    sua, che i fati aspri mi sottrassero. Unici

    conforti, i figli, anch’essi via: empio

    furto per la ragion di Stato. Non restò

    che la mancanza e fu gioco facile

    al Re esautorarmi, dirmi pazza e l’ampia

    tristezza ora davvero follia diventerà.

     
  • 27 gennaio 2006
    La voce del telegiornale

    La voce del telegiornale parla

    del traffico e del tempo: regolare

    e prevedibile. Ma tu non senti l’urlo

    della noia in quest’orrida pianura

    del banale? O presti anche il tuo nome

    a questa nenia di prefiche e giullari?

    Non so: forse anch’essi hanno ragione,

    eppur’io non mi rassegno a credere

    che tutto si concluda nelle code

    dei caselli d’autostrada, le sere

    di domenica, dopo un’inutile stagione

    di weekend montani spesi a sciare.

    Giovedì comincia l’anno nuovo:

    forse qualcosa cambierà, lo spero.

     
  • 27 gennaio 2006
    Le tenebre

    Il tramonto sanguinava lento poco fa,

    ora sfumano i contorni nel cobalto,

    nell’oltremare concavo, nell’indaco,

    nei passi freddi delle tenebre, e in alto

    occhieggiano gli arcani irraggiungibili.

    Davvero finisce tutto qui? Si spegnerà

    la luce e poi più nulla, buio tutto,

    come adesso, in una notte inutile,

    dopo un giorno sterile. Non resterà

    una traccia del sospiro oggi perduto

    alla rincorsa di non ricordo più che cosa.

    E già le tenebre ci avvolgono: obliato

    nel sonno, il dolore almeno s’addolcirà.

     
  • 27 gennaio 2006
    Mutamenti invariabili

    Vedi mutamenti invariabili nella vita

    che pare sempre al punto di partenza,

    e non lo è. Vedi oltre la noia banale,

    oltre la quotidiana replica avvizzita

    della commedia stanca, una speranza

    strana di abolire questa condizionale

    sospensione dell’essere, che ci dica

    che ha avuto un senso la permanenza.

     
  • 27 gennaio 2006
    Terre nuove

    Terre nuove e cieli nuovi, ancora

    come dopo un’invocata apocalisse,

    aperti i sigilli, i sette, oltre la valle

    del Giudizio: comincia così l’era

    incognita e sarebbe auspicio fosse

    libera, leggera e un’alzata di spalle

    respingesse senza fremito il nero

    veleno lacrimato dall’essere. Ci desse

    serenità olimpica, sorvolando le folle

    alti levati e un’indifferenza vera,

    magica, come le fate di Lyonesse,

    elfica, incantata e impermeabile

    all’impietosa grandine del cuore.

     
  • 26 gennaio 2006
    Il gatto sul parapetto

    Il gatto in cima al parapetto

    osserva attento il mondo del di sotto

    e nei suoi occhi gialli vede tutto.

    Grigio sul muro grigio pare statua,

    leggiadra ed elegante nella linea,

    dignitosa nello sguardo che si insinua.

    Eppure so che è tutta una finzione

    quell’aria di superiorità, quell’attenzione

    che sembra tutto dominare e nulla tiene.

    Quel mondo che tu guardi da lontano,

    silenziosa sfinge da balcone,

    è l’inafferrabile che non comprendi.

    Tu come noi sei in prigione

    e l’universo fuori non raggiungi.

     
  • 26 gennaio 2006
    Continua a piovere

    Continua a piovere, siamo sicuri,

    lo dice anche il telegiornale:

    piove sulla capitale, su Via Nazionale,

    piove sul Quirinale se non firma,

    piove su Parma e sulla Bologna del Professore,

    sulle sette ville del Cavaliere,

    sulla Milano del ferrotramviere

    e sul passeggero a piedi.

    Piove sulle autostrade bloccate

    dai Cobas del latte, piove sulle ricette

    che la Usl non passa, piove sulla carcassa

    del Bel Paese dove il sì più non suona,

    ma l’inglese. Piove sulle case condonate

    e su quelle da condonare, sulla tomba

    del militare ucciso e già dimenticato,

    sul disoccupato del sud e sul cassintegrato

    del nord. Piove sul magistrato

    e sull’indagato, sul carcerato e

    sull’arrestato domiciliare.

    Piove sul pensionato con la minima

    e sul supermercato che gliela prosciuga.

    Piove sul Tricolore e sulle bandiere

    già stinte della pace.

    Piove sulla brace che ci ha consumato

    e si spegne l’illusione di poter cambiare.

     
  • 16 gennaio 2006
    Ruggine di vento

    Tira forte

    la bora da Trieste,

    spazza le foglie

    morte nel cortile,

    agita le sterpaglie,

    cresciute su macerie

    di antiche scale

    e sferza le muraglie

    cadenti e le porte

    delle case vecchie

    per sempre

    abbandonate,

    sibila sulle grondaie

    arrugginite

    e tra queste rovine

    noi siamo come

    ruggine di vento.

     
  • 16 gennaio 2006
    Singola metà

    Eppure da qualche parte
    ci sarai, ora ci posso credere,
    io che a questa strana sorte
    non ho creduto mai..
    Come su un nastro vedo scorrere
    i volti di egerie e di beatrici
    collezionati ad arte
    e poi, come deposte imperatrici,
    sparite, velate, come suore,
    nel convento delle memorie
    qualche poesia di loro resterà.
    E solo ora so che sempre,
    anche nelle notti più felici,
    sono stato solo una singola metà.

     
  • 13 gennaio 2006
    Un giorno in più

    Interminabilmente

    sopravvivere

    a se stessi

    e respirare ancora

    mentre si

    contano i morti

    scorrere

    al notiziario

    alla tv

    e pensare

    che anche oggi

    inerzialmente

    si è scampati

    un giorno in più.

     
  • 16 dicembre 2005
    L'edera

    E come l’edera,

    sul muro arido,

    affondare

    radici amare,

    nel cemento duro,

    e non arrendersi

    se oggi nevica,

    se oggi soffoca

    questo sole d’oro,

    nel chiaroscuro

    delle mie foglie,

    del mio stelo nero,

    se cambia il cielo,

    io resto qui,

    resisto qui,

    io vivo qui.

     
  • 16 dicembre 2005
    Povera speranza

    Non ha saputo morire,

    né vivere,

    la mia povera speranza.

     

    E’ come una pianta

    appassita,

    in un umido cortile.

     
  • 16 dicembre 2005
    Titanic

    "Suona l’orchestra, giocano

    a biliardo i gentiluomini

    nella sala, e scintillano

    i pomelli delle porte, i vini

    luccicano nei bicchieri,

    che ordine nelle cabine!

    Che male può succederci

    in questa brillante sera?

    Alcuni però si allarmano,

    c’è qualcosa che non va,

    oh, ma non c’è da temere,

    i soliti allarmisti, si sa,

    ce n’è ogni dove, che gente!

    Ci sono le scialuppe, per

    i ricchi almeno, i salvagenti:

    ma poi, a noi, chi ci potrà

    mai affondare veramente?"

     
  • 16 dicembre 2005
    L'ombra su tutto

    Sfoglia le pagine:

    com’eravamo, ricordi,

    “Imagine”

    noi cantavamo.

    E sempre noi

    noi che ridevamo,

    noi che spendevamo,

    negli anni Ottanta

    (e l’utopia già

    buttata via).

    Lady di ferro,

    nei denti il coltello:

    c’erano guerre, miserie,

    c’illudevamo

    stessero là.

    E ancora noi, ricorderai,

    che prendevamo

    il sole a Bali,

    a Sharm el Sheik,

    nei ruggenti

    anni Novanta

    di Wall Street.

    E poi:

    eccoci noi

    col naso in su,

    cadono torri,

    scoppiano bombe,

    treni, bus, metropolitane

    e la guerra

    ora è anche qui.

    Anni Duemila:

    Ratzinger-Bush,

    ed i cinesi, la crisi,

    i fondamentalisti

    e i finanzieri,

    pensieri neri:

    l’Ombra è su tutto.

    Chiudi le pagine

    e non piangere:

    quando esci,

    spegni la luce.

     
  • 16 dicembre 2005
    Aquila senz'ali

    Non s’è mai saputo

    chi le sparò.

    Senza un’ala fu trovata

    e l’altra, inutile,

    le fu amputata.

    Ora se ne sta

    tra le galline,

    un po’ in disparte.

    Ma lei sempre

    aquila resta,

    e le altre restano

    galline.

     
  • 16 dicembre 2005
    E la storia...

    E la storia finisce

    quando i figli sono stanchi:

    tutto è già stato detto,

    non ci son più fogli bianchi.

     

    E la storia si ferma

    quando i padri sono stanchi:

    tutto hanno già dato,

    tutto, ma non la conferma

    che nulla più ci manchi.

     

    E la storia ricomincia

    quando arriva lo straniero,

    duro come la roccia,

    dopo un lungo sentiero.

     

    E la storia si ripete,

    diversa ma sempre uguale:

    tre generazioni sempre,

    una crea, una conserva

    e l’ultima è immorale.

     

    E sarà così per sempre,

    la storia che ci osserva,

    annoiata ed imparziale…

     
  • 16 dicembre 2005
    Alice

    Alice,

    ora sai

    dove correva,

    rapido,

    il Coniglio Bianco,

    buffo,

    con l’orologio

    nel panciotto,

    e perché girava

    Capitan Libeccio

    con la sua ciurma

    a vuoto

    nell’eterna, assurda

    “Maratonda”,

    ed i fiori alti

    cantavano

    una nenia infinita

    (come ci sembrava

    la vita da bambini)

    ed era il tuo

    “non compleanno”

    che festeggiavi

    col Leprotto bisestile

    e il Cappellaio matto,

    e c’era lo Stregatto

    che tutte le vie

    ti apriva,

    anche quella che correva

    fino a me,

    che dei Cuori

    sono la Regina,

    e tutte ho vinto

    le partite di criquet,

    ed ora ti condanno

    a mio piacere:

    Alice è tardi,

    mi si dice,

    sono passati gli anni

    del sognare,

    Alice è giorno,

    svegliati,

    apri gli occhi!