Come comincia:
Plinio: (guarda sconsolato alcuni fogli dattiloscritti che ha in mano): Retorica! Soltanto retorica! (scuote la testa con veemenza, prima di accorgersi che Colette è distratta). Mi ascolti Colette? Sto parlando con te!
Colette: Perdonami, Plinio. Ammiravo la stanza.
Plinio: (sarcastico) Ammiravi la stanza? È vuota, Colette!
Colette: Appunto!
Plinio: Retorica! Altra retorica! Come quella con cui hai costruito le tue storie!
Colette: (triste) Non ti sono piaciute?
Plinio: Manco un poco!
Colette (piangente): Mah… pensavo… che la storia dei lunghi capelli… Insomma, il tempo che passa, la saggezza… metaforicamente parlando…
Plinio: Diciamocelo fuori dai denti, Colette: tu non sarai mai una grande scrittrice! Non hai la pasta. Non hai la sostanza. Pensa alla Serao, alla Deledda, alla Murgia, alle grandi francesi …. Loro sì che sapevano e sanno parlare. Parlano del mondo, Colette. Loro parlano del mondo. E tu, di cosa parli tu, Colette? Di lunghi capelli…
Colette (di nuovo distratta): Quel fuoco..
Plinio (isterico quasi): E’ spento, Colette! Lo vedi anche tu, è spento! E pure la brace…
Colette: Lei non la pensava così. Diceva che bastava svegliarla… la brace…
Plinio: Lei chi, Colette? Lo vedi? Lo hai fatto ancora. Ti manca il “soggetto”, Colette. Proprio come nei tuoi scritti. Lei chi?
Colette: E’ importante?
Plinio: Fondamentale. Per raccontare il mondo, intendo. Perché raccontarlo è viverlo, pensarlo, odiarlo e amarlo ad un tempo. E questo possono farlo solo i personaggi. Quelli dotati di spessore, shakespeariani nella loro essenza, scavati nella roccia narratologica dall’abile mano dello SCRITTORE, impressi nella memoria dalla sua capacità di emozionare…
Colette: Certo che se la metti così, Plinio….
Plinio: Naturale, che "la metto così". Senza considerare che il soggetto, il verbo, il complemento… i nomi, soprattutto i nomi…
Colette: Sì?
Plinio: Be’ Colette, non si può fare senza! Non oggigiorno. Uno scrittore ha il DOVERE di dare dei riferimenti, anche semantici, precisi, Colette, al suo lettore. Lo deve guidare. Altrimenti corre il rischio di…
Colette: Fermarsi a pensare?
Plinio: No, di perdersi. Di non capire. E con lui… i suoi critici. E quindi addio recensioni…. Addio buone parole. Addio scrittura. Addio discorsi grandi. Prima dell’oblìo.
Colette: Capisco.
Plinio: Tornando al discorso della retorica…
Colette: Troppa?
Plinio: Troppa e male, Colette. Anche la retorica è un’arte. Metafore, metonimie, sineddochi debbono arricchire esteticamente il discorso, debbono infiorarlo, renderlo piacevole all’orecchio, amico al cuore, finanche affascinante all’occhio, mica come…
Colette: Mica come?
Plinio: Mica come questo nostro fantastico dialogo che ti sei inventata di sana pianta, Colette! Lo senti come è tenue? Flebile? Un “En attendant Godot” senza senso. Una recita senza senzo. Un dire per non dire, un alludere senza punti fermi, un giocare con le parole. Sempre le stesse. Le solite. Quelle usate. Ma La Serao, la Deledda, la Murgia insegnano che…
Colette: (fissa la brace spenta e poi lo sguardo torna a vagare nella stanza vuotata di tutto) Il suo letto era lì (punta il dito verso una parete). Negli ultimi tempi almeno. Quando non poteva camminare più, ma faceva punto di indossare sempre la solita camicia. Bianca. Brillante. Lui invece fumava il sigaro in quest’angolo del camino. Non parlava mai. Sapeva di dolori che non mi avrebbe mai raccontato. Di lampi di guerra. Di navi affondate. Di ragazzi morti troppo giovani. Di vento di marina. D’inverno faticoso. Di serate tediose e lunghissime… L’altra veniva ospite di rado. Quando invitata a pranzo sedeva da questo lato del tavolo e raramente rideva. Era timida. Timidissima. E dolce. Infinitamente dolce.
Plinio: (disperato) Chi, Colette? Per l’amor del cielo Colette, chi?
Colette: (alzandosi) Le anime, Plinio, le anime che abitano questa stanza vuota… Quelle che scorgo grazie alle loro ombre…
Plinio: Le anime non hanno ombre, Colette!
Colette: Concordo.
Plinio: Allora?
Colette: Allora è per questo che servono i capelli lunghi, Plinio. A crearne qualcuna..
Plinio: Qualche ombra?
Colette: Che può diventare significato. Senso. Accezione. Memoria. Ricordo. Lezione. Istruzione. Educazione. Dottrina. Crescita.
Plinio: Retorica. Soltanto retorica. Nient’altro che becera retorica, Colette.
Colette: O, in alternativa… cecità (esce).
Dedicato.