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Autore

Rina Brundu

in archivio dal 16 ott 2007

27 giugno 1968, Ogliastra - Dublino - Italia

segni particolari:
Una pazienza infinita.

mi descrivo così:
Sono come una specie di bolla di sapone che a volte è in grado di riflettere tutti i colori dell’arcobaleno e altre volte riesce persino a volare....
Io non sono una scrittrice, io sono uno spirito-che-scrive: é molto diverso!

05 ottobre 2011 alle ore 21:00

Sull’addio ai fans di Leonard Nimoy. We love you Leonard: live long and prosper!

Il racconto

Sullo schermo, come nella vita, ci sono i “miti” e i “personaggi” ordinari: la differenza però la fanno i miti!  Non sono una di quei jeek sfegatati che si iscrivono alla newsletter della “The Church of Spock of Latter Day”, ma è fuor di dubbio che per un qualsiasi fan dell’epopea fantascientifica Star Trek, l’addio alle scene e ai suoi ammiratori di Leonard Nimoy, corpo e anima dell’immortale vulcaniano Spock di roddenberriana memoria, ha la stessa valenza (se non di più), dell’addio ai grattacapi di business di Steve Jobs per i patiti dell’hi-tech. Basti ricordare, infatti, che questa fenomenale serie sci-fi, che per certi versi ha cambiato il nostro sentire rispetto ad un eventuale primo contatto con altre intelligenze, è apparsa per la prima volta sullo schermo nel 1966 (45 anni fa), e da quel tempo in poi ha collezionato un successo dietro l’altro, creando un mito dopo l’altro: proprio come mito lo è l’inossidabile Spock, l’eroe vulcaniano (i.e. del pianeta Vulcan), logico e metodico che, dopo una lunga e fortunatissima “carriera”, farà la sua ultima apparizione nel film Star Trek III: The Search for Spock (1984), sebbene fosse ufficialmente morto nella precedente resa cinematotrafica Star Trek II: The Wrath of Khan (1982).

Tolti i bits e i bytes ante-litteram, le luci e i lustrini, i fantastici gizmos, gli alieni più o meno credibili, le avventure da “boldly going where no man has ever been before”, io resto convinta che la visione fantascientifica di Roddenberry si sublimi nella creazione di due personaggi che definire shakespeariani nell’essenza è l’unica modalità valida per render loro il dovuto merito: parlo dunque dell’androide Data presente nella serie posteriore Star-Trek The Next Generation (e in altre produzioni), e del vulcaniano Spock, character della prima ora, magistralmente interpretato, appunto, da Leonard Nimoy (1931). Nello specifico, Data è la logica, Spock è la logica e il metodo. Entrambi agiscono nel contesto drammatizzato come una sorta di anti-eroi positivi. Con ciò intendo dire che questi due personaggi sono riusciti a portare sullo schermo la più riuscita rappresentazione della demitizzazione di alcuni tratti “pregnanti” che pertengono alla nostra “umanità”. Di alcuni tratti caratteristici che, per la prima volta, grazie ad eroi così atipici, grazie soprattutto ad eroi che possono andare oltre l’ordinaria umanità per diritto di nascita, noi riusciamo a vedere in prospettiva e a comprendere nella loro più vera natura. Anche e soprattutto quando si presentano nella versione meno edificante: ovvero quando si presentano come  meri difetti.

Questo avviene perché con il loro approccio calmo, pacato, analitico, Data e Spock sanno trasformarsi nelle cartine di tornasole capaci di rimarcare ogni nostro limite (in questo senso, e qui mi ripeto, il loro appartenere a delle specie-aliene dotate di valori etici e morali di gran lunga superiori a quegli umani – questo è vero pure per Data, che viene considerato un androide di valenza superiore anche a livello fictional –  è il quid che fa la differenza con gli infiniti altri personaggi letterari simili, ovvero con tutta quella serie di eroi o pseudo-tali tendenti a diventare exempla di ogni virtù, che li hanno preceduti), capaci di mettere a nudo la follia insita in noi, capaci di evidenziare la nostra mancanza di criterio, di metodo, di logica, di giudizio et, dulcis in fundo, di ragionevolezza.

A mio modo di vedere però, ci sono comunque delle differenze fondamentali tra i due eroi roddenberriani che ho preso in considerazione. L’androide Data, infatti, è un character apparso nelle ultime serie, ed è un character che con quel suo eterno anelito a diventare “come un uomo”, a diventare umano, ad acquisire i tratti tipici della nostra umanità (intesa qui nella sua accezione più sublime), sembra stare lì a significare una sorta di riconciliazione con l’io-umano-diviso. Detto altrimenti, Data sembra proporsi (anzi, si propone), come l’anti-uomo-per-eccellenza che però gradirebbe essere uomo: Spock no! Spock resta fino alla fine (pur mostrando di tanto in tanto degli atteggiamenti che non esitiamo ad indovinare “più umani di quegli umani”) fedele alla sua natura di vulcaniano freddo, logico, metodico e anche visibilmente infastidito dal limite-umano. In questo la sua grandezza, in questo la grandezza della vision di Gene Roddenberry, in questo la grandezza di un attore che ha saputo interpretare il suo personaggio sempre al meglio, ha saputo dargli spessore ed è riuscito a farlo vivere come quel mito, quel character immortale che sempre sarà, nei secoli dei secoli.

E davanti all’eternità di tempo di cui ci testimonia l’immensità dello spazio, cosa vuoi che siano ottanta candeline sulla torta? Quisquilie, pinzillacchere, bazzecole! We love you Leonard: live long and prosper!

Rina Brundu 05.10.2011 – All rights are mine here… and there, as well!

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