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in archivio dal 20 feb 2012

Roberto Baldini

18 aprile 1979, Quistello (MN) - Italia
Segni particolari: Vivo per scrivere. E leggere. E' un infinito.
Mi descrivo così: Sin da piccolo, spinto da mia madre, iniziai a coltivare la passione per la lettura. A dire il vero all’inizio la riluttanza la fece da padrona, ma una volta scoccata la scintilla… Durante l’adolescenza iniziai a scrivere qualcosa, le idee abbondavano e non se ne volevano andare.
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  • 01 marzo 2012 alle ore 1:18
    Orizzonte D'Amore

    Come comincia: Non arriverà. Neanche oggi. Lei è lì. Una mano appoggiata alla leggera tenda color dell’aurora. L’altra sul bianco davanzale della finestra. Un merlo s’appoggia al grande albero di pesco, poco distante da lei. Sembrano osservarsi l’un l’altra. Lei distoglie lo sguardo e torna a scrutare l’orizzonte. Ancora nulla. E il grande astro luminoso stava per lasciare il posto al manto stellato che avvolgeva le sue notti. Quante volte s’era incantata a osservare quello spettacolo... Quello stesso spettacolo che tutti dovremmo ammirare, ogni tanto… Vede sfrecciare un’auto. Una macchina sportiva percorreva la provinciale a tutta velocità. Forse erano due innamorati che stavano tornando a casa, dopo una dura giornata di lavoro. Magari si sarebbero precipitati sotto la doccia, una cenetta leggera e poi, via! A fare l’amore avvolti soltanto da un lenzuolo e dalla loro fame di baci. Perché è questo il motore dell’universo. L’amore. Il rombo del motore, ora, non si udiva più. Tutto era silenzioso. Di nuovo. Guardava il cielo. Qualche nuvola bianca faceva capolino, di tanto in tanto. A vederle, le nuvole, vengono sempre in mente disegni strani. Chi ci vede delle fette di torta, chi il volto (vagamente) somigliante a quello di una persona conosciuta, chi spera che non siano cariche di pioggia, perché ha appena lavato l’auto… Magari una spider ultimo modello, appena acquistata e nemmeno iniziata a pagare. Lei l’aveva appena venduta, la spider. Accarezzava il pancione, sempre più prominente. Adorava quell’auto. Ma era stato un sacrificio che aveva fatto più che volentieri, pur di dare vita e amore a una nuova creatura. La loro creatura. Quante volte aveva guardato quell’orizzonte, sperando di vederlo apparire… Lo guardava fisso e incantata, come adesso… Quando, quel meraviglioso giorno, la sua figura le apparve dianzi, lei si voltò e iniziò a correre verso l’ingresso, urtando un tavolino e mandando in mille pezzi la statuina di maiolica che non aveva mai sopportato. Chi se ne frega. E il bacio che si scambiarono, il loro primo bacio, il bacio più bello… Per un istante si voltò. Il tavolino era sempre lì. Chiaramente, defraudato dell’insopportabile statuina. Ma arricchito con la foto di loro due, impreziosita da una cornice d’argento con incisa la data del loro matrimonio. E, di fianco, un piccolo angelo che sembrava volerli proteggere. Rivolse lo sguardo all’orizzonte. Ormai era buio. I lampioni che costeggiavano la strada decisero di svolgere il loro compito e illuminarono la rotta ai pochi automobilisti che sarebbero passati di lì sino all’alba. Ormai era tutto buio. Vedeva solo le stelle. Quelle stelle tra le quali lei cercava quella di sua madre. Le piaceva pensare che la stesse proteggendo. A un tratto due braccia la cinsero da dietro. Le baciò lievemente il collo e le accarezzò il ventre. “Tutto bene, amore?” Lei lo guardò. Sorrise con gli occhi. No, non l’avrebbe mai visto spuntare all’orizzonte. Perché era già tornato. Tanto tempo prima. E, guardando l’orizzonte, lei provava ogni giorno la stessa emozione. Gli strinse la mano. Lui non l’avrebbe mai più lasciata.

     
  • 20 febbraio 2012 alle ore 23:37
    Istantanee d'amore

    Come comincia: Nevica. Il camino riscalda la piccola stanza in cui è seduto Colin. Apre il cassetto. E, come per magia, inizia a sognare. La casa dove è nato, dove ha mosso i primi passi, in cui è cresciuto, in cui è tornata la prima volta in ritardo, la prima punizione, un mese senza videogiochi. E via. Poi il parco giochi, dove giocava con Amelie, a nascondino, a racchettoni, a pallavolo. Amelie, la sua vicina di casa, il primo compagno di giochi, le risate quotidiane. Ed ecco la scuola, con quel muro di mattoni rossi che davano quel tocco di severità che ti intimoriva. Le prime fughe, i compiti, i bigliettini volanti… La prima cotta, quella della quarta B, con quei lunghi capelli neri e gli occhi scuri, grandi come il mare e bellissimi come un cielo dopo una giornata di pioggia. E gelosie, amici che si perdono e si ritrovano, e i frammenti del cuore che si diradano in ogni dove. E lei, la tua migliore amica, Amelie, che te li fa ritrovare poco alla volta, con pazienza. E le serate in discoteca, con gli amici, le spacconate, il “stasera rimorchiamo” che si trasformava puntualmente in un nulla di fatto, a ritrovarsi sotto casa in cinque su una cinquecento, a ripromettersi che sabato prossimo andiamo in un locale dove si rimorchia a vista! Quando l’amore ce l’hai in mano, ma con l’occhio scruti lontano, perché ciò che è irraggiungibile è sempre più bello, ma una volta che lo raggiungi… E poi, eccola qua, la tua prima macchina. Usata, s’intende, quando nuova costa svariati milioni e sai che non potrai permetterla se non forse per i tuoi cinquant’anni, allora metti via un po’ di soldi, vai dal primo concessionario che trovi e te la porti a casa così, con la metà degli optional che avresti voluto, magari non del colore preferito, ma con il cuore impazzito appena fai la tua prima seconda-terza a settemila giri. Ed ecco qua, il tuo primo appartamento, appena uscito di casa, in affitto, senza la camera dove puoi stipare tutte le cianfrusaglie che hai accumulato in anni, e che ora devi buttare per non riempire inutilmente il garage. E le cene organizzate con gli amici, le serate davanti alla tv, magari a giocare con l’X-Box, e giù a ridere. E poi le esplorazioni nei negozi d’arredamento, un tappeto oggi, la cucina domani, e vedi la tua casa che cresce e ti somiglia, e la ami, è un po’ una parte di te. Ed ecco qua. La foto di quella spiaggia, quella volta che Amelie era triste perché era stata licenziata dal lavoro, una corsa al mare e fare il bagno vestiti, solo con la biancheria intima, perché il costume era rimasto a casa, dato che non era previsto il suo utilizzo nella giornata. E scocca il primo bacio, quello più bello, quello che non ti aspetti perché non l’hai nemmeno mai sognato, ma che ora vuoi con tutte le tue forze, ed ora che l’hai avuto ne vuoi mille altri… E la chiesa, quella chiesa che l’ha vista arrivare vestita di bianco, bellissima, radiosa, salire la scalinata e dirti che sì, sarà tua per tutta la vita. E Venezia, Firenze, Londra. Il viaggio di nozze dove hai visitato i, luoghi che avreste sempre voluto ma che avete sempre rimandato. Le notti insonni in albergo, a fare l’amore come due ragazzini, e le gambe che tremavano di giorno, perché stremati dall’amore. E l’ospedale. Quel luogo orribile dove ti hanno portato per fare le tonsille e le adenoidi a quattro anni, ma divenuto meraviglioso quando in quella stanza bianca hai visto per la prima volta Terry, vostro figlio. E una lacrima ti sfugge. Ed eccola qui. La tua casa. La vostra casa. Comprata con un mutuo a d un tasso che non vuoi nemmeno pensare. Ma non importa. E’ tua, la lascerai a Terry, vi crescerà la sua famiglia, e l’amerà, più di quanto tu la ami adesso. Riponi l’ultima fotografia nella scatola. Il viaggio nel tempo è finito. E guardi Amelie. Sta dormendo. Ha appena messo a letto Terry, tutto eccitato perché domani lo porterete al parco dei divertimenti. Guardi il fuoco. Sta brillando più che mai. E vi scalda. Perché è il vostro amore.