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in archivio dal 14 apr 2011

Roberto Ciccarelli

28 giugno 1974, Roma - Italia

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  • 16 aprile 2011 alle ore 12:13
    CAMPO NOMADE

    "Roba" buona questa sera,
    quella "roba" che
    ti fa star bene,
    ti fa dire tante cose:
    confidenze che
    non avresti mai voluto raccontare
    ed hai detto;
    cazzate che pensavi
    di voler dire
    e le hai fatte.

    "Roba" buona questa sera,
    nel cielo c’è
    la luna piena
    nascosta dietro
    un velo di nubi.

    Lei mi stava aspettando
    in quella stradina
    di terra e fango,
    adatta per un agguato,
    che si fa largo
    tra le recinzioni
    coperte dalla vegetazione.

    Così quieta sembrava
    di giorno,
    quando il sole penetrava
    con i raggi
    tra i rami inverditi
    degli alberi da frutta;
    una musica balcanica
    suonata dal vivo
    si diffondeva tutt’intorno
    portando allegria estiva.

    Lei che sbucava
    da dietro un albero,
    dolce
    e con lo sguardo da dura,
    capelli neri
    come le piume di un corvo,
    il seno ancora bello
    ma con due bimbe al seguito.

    Eccola!
    Affascinante bellezza
    nomade che avanza,
    l’ombra della notte
    scivola via
    dal suo viso
    ed eccomela davanti
    alla luce della luna
    che mi sorride:
    poche parole solo sguardi
    che parlano di desiderio

    Nella tenue luce
    noto una scritta sconosciuta
    tatuata sul braccio,
    poi la sua mano
    si infila nella scollatura
    della maglietta
    e dal seno tira fuori un pacchetto
    e mi ritrovo
    in mano l’ennesimo
    pezzetto.

    Amante costosa
    è la mia zingara
    che di me
    si prende cura
    e quando gli porgo
    la mano
    non è per leggermi
    il futuro,
    anche se ha previsto
    che tornerò di nuovo
    da lei
    domani.

     
  • 14 aprile 2011 alle ore 14:28
    Falso amore

    Vago per le strade della città
    come un eroe che nessuno conosce,
    senza donne che mi aspettano
    quando è facile confondere
    il sesso con l’amore,
    quando è tanto che non si scopa,
    solo perché si è rimasti soli
    per troppo tempo.

    Vago per le strade della città,
    con una bottiglia di birra in mano,
    cercando una donna
    da ritrovare quando mi sveglio,
    senza pentimento.

    Chiudo gli occhi
    lentamente:
    stanchezza,
    alcol,
    o qualcos’altro,
    che ben mixato
    mi ha sfatto.

    La guarderei così:
    mentre dorme sorridente
    con il viso
    rivolto verso di me,
    come se mi stesse sognando.
    Quando aprirà gli occhi,
    un silenzio delicato
    troverà al suo risveglio
    e si stringerà a me,
    appoggiando la testa
    sul mio petto.

    - Ma io non sono più
    l’amore di nessuno,- penso
    guardando lei,
    - …ne amai soltanto una
    che non mi ha lasciato andare via.
    Quel falso amore.
    Eroina-.