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Poesie di Roberto Fusco

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  • 02 marzo 2012 alle ore 8:48
    Identikit del politico

    Da bambino il suo gioco erano altri bambini

    figlio di genitori localmente mossi e dalle fauci smisurate

    non ha avuto altro padre all'infuori di sua madre

    al punto zero della sua intenzione le ragioni del cuore dichiarano bancarotta.

    Il profilo mostra un ragazzo che non si dà a vedere, ama i sotterfugi

    quoziente d'intelligenza indefinito perchè più che rispondere fa domande

    è sempre nel posto sbagliato e fuori tempo massimo ma a tempo con lo spirito del mondo

    che è sempre anacronistico

    il suo primo amore è di quelli non corrisposti

    la sua prima erezione è una ferita al suo narcisismo

    per ovviare all'inconveniente dell'impulso che non ama il comando

    butta via il bambino e l'acqua sporca

    nell'età della ragione è già vecchio per dirsi giovane e troppo coglione per non sentirsi di troppo

    ma la dedizione all'utilitario principio di corruzione è il suo asso nella manica

    propiziamente tutte le strade conducono a sodoma e non c'è cristo che tenga

    ecco l'uomo di volta in volta unto e untuoso, colluso e occulto, al di sopra della legge e becchino dei diritti

    all'occorrenza impoliticamente corretto

    idolo incarnato per massaie in carriera, icona da latrina per potenti  fai-da-te

    videocrate e pornocrate nella tarda età

    vecchio torna a casa,

    si siede nel cono d'ombra

    nell'unico istante in cui le sue ombre si diradano.

  • 02 marzo 2012 alle ore 8:47
    Ai seminatori di discordia

    Un inferno non uno, non mille ma anche meno che uno
    purché di qua.

    Sono in tanti e aumentano un'umanità nell'umanità
    trasversali, transnazionali
    volano basso armati di ragionevole ragione
    mutano pelle come mutano ragione sociale
    sotto sotto cartesiani dalle idee chiare
    il mondo è lo zerbino dell'affare amerikano
    l'incubo il televisore nelle mani sporche di grasso
    ci convincono che il nemico occupa la sponda destra del fiume
    che il fiume è inquieto
    dio salvi le crociate contro i profanatori del sacro fiume
    grazie a dio se i nostri figli sono figli del mondo tra i possibili il migliore
    grazie agli edificatori di pace nel paese della guerra chirurgica
    grazie agli uomini di buona volontà per la miseria della volontà quotidiana
    e al buon padre di famiglia amministratore saggio per la sua amministrazione delegata
    nelle aziende dello sterminio di massa
    si cacciano le streghe per le cittadelle del puttanaio d’alto bordo
    di notte l’immondizia umana viene cacciata  sotto la soglia di tolleranza
    di giorno la strabocchevole fiumana a difesa dei penultimi maltrattati
    nel pomeriggio a reti unificate si televende di tutto e di più: detergenti per il corpo e per l’anima
    sotto sotto all’amicizia dei popoli fratricidi che l’alba spazza come falce
    sopra sopra alla puzza di bruciato che impregna la coscienza dei sopravissuti
    sottosopra al conto alla rovescia per l’apertura del commercio di organi eco-compatibili
    il seme è gettato
    il bifolco  nazional-popolare in tutte le salse va dicendo in giro  che l’anno delle vacche grasse è sulla soglia
    in tutte le lingue si è pronti alla chiamata e non importa chi chiama se la parola d’ordine è rispondere
    è tempo di raccolta: a ciascuno secondo i propri bisogni, da ciascuno secondo le proprie possibilità
    è il tempo della discordia nei secoli dei secoli
    amen.

  • 02 marzo 2012 alle ore 8:45
    Il vangelo secondo i pentultimi

    e parliamo verbosi d'infinito
    noi che arranchiamo nel volgere di un attimo
    unica ricchezza è la povertà di noi
    ci possiede come il dono
    e ci arrischia come la brace nella notte dell'amore
    mio signore che ci rendi ciechi
    ciechi prossimi al nulla e al fango
    pietrificati dal dolore che nei figli è odio
    penetrati dal demone dell'io
    noi siamo quegli ultimi celesti
    ultimi in cielo e penultimi in terra.
    Siamo i malati del cuore
    gli inguaribili innamorati della lontananza
    caos e stelle la bussola che ci indica il sentiero
    siamo i perduti di dio
    dispersi in terra
    i navigatori senza colpa
    Ai primi che hanno smarrito l'essere
    e l'essere di nulla è la traccia che conduce al nulla
    a loro eletti se non per  arbitrio che tutto vuole e può
    signore liberaci
    non sappiamo che farcene di un otre buco
    che si pensa dio
    non li perdoniamo
    torturatori, crocifissori, adulatori, profanatori
    non li perdoniamo
    non oggi, non domani certamente
    ieri forse
    e mai più
    che si spalanchino le porte dell'inferno
    che le lingue di fuoco siano pietre rotolanti
    che li trascinino nell'abisso della vergogna
    che non se ne parli più!

    Ci diamo un'ultima possibilità
    da noi per noi
    non per amore dell'uomo
    non per amore dell'uno
    tanto meno per amore
    è per gioco che siamo nati al mondo nato per gioco
    ed è per gioco che combiniamo e scombiniamo il  fattore 

    La strada che porta il tuo segno
    è il cimitero dove i sogni si schiantano
    ma il cuore dura all'inganno
    signore hai visto?
    le strade sono macchiate
    non ci sono più strade
    se non sentieri disperati
    noi non siamo timorosi di te
    non c'è di più dei mille volti della bestia
    non c'è più d'una vita
    ed è sufficiente a non volerla vivere più
    ma è superata e questo ci basta

    In sogno ci è apparso l'uomo in nero
    è stanco e chiede  riposo
    ha occhi azzurri e tristi
    le sue mani hanno il colore del mattino
    i suoi capelli se li portano il vento
    ha il profumo delle terre del sud
    se apre bocca il silenzio incede
    se si chiede non risponde
    ma ripone il fiore sulla roccia

    abbiamo atteso un segno
    vegliato
    sacrificato i nostri giorni migliori
    e i migliori tra noi non sono più tra noi
    "non disperate e non smarritevi"
    e noi come gregge
    come sempre
    increduli del significato spezzato
    ci siamo congedati.

    Dio di misericordia
    La pietà non è nel mondo
    Del mondo che è Tua immagine
    L’uomo è consustanziale quanto il male
    Dio di pietà
    Il bene è qui in cattività
    Incattivito nei forti di stomaco
    Incastrato nelle intenzioni della volontà buona
    Dio del giusto
    Che prezzo ha un pezzo di carne al sangue
    Se è la nostra carne, il nostro sangue?
    Nel sangue intingiamo la Verità
    Ma è il sangue la nostra verità
    E col sangue laviamo l’onta
    Quasi prossimi all’infinito
    Quasi prossimi a Te.

    L’essere penultimi
    Incondizionatamente
    Penultimi nel bene e nel male
    Penultimi nell’aldilà e quaggiù
    Nelle spartizioni e nelle estraniazioni
    Tanto nelle soddisfazioni quanto nelle disperazioni
    Non c’è traccia di Dio in noi penultimi
    noi prodotti di scarto dei primi e superfetazione degli ultimi
    a metà tra cielo e terra, angelici  anticristi,
    un riso gelido attraversa la notte dell’uomo.

  • 15 febbraio 2012 alle ore 16:45
    Su Dio con indiscrezione

    Su Dio con indiscrezione

    Ebbene cosa aggiungere a ciò che è stato spogliato e ridotto all'osso

    quello che sulla bocca di tutti è l'inflazione delle negazioni, la deriva delle coscienze tremolanti

    l'imprecazione dannatamente veritiera che apre uno squarcio nel cuore di tutte le origini.

    Più di tutte le bibbie assatanate e anche di più degli avvinazzati di Spirito

    si scruti il testamento dell'infinita morte che niente lascia ai vivi

    Emerito Dio dacci il numero, anche approssimativo, di quelli di noi di tutti noi risucchiati nella mattanza

    nelle pesti vecchie e nuove, nei bubboni passati a fil di ferro, nelle croci uncinate e sante, nei nati e non nati sotto

    l'unica malasorte, nelle guerre clandestine, chirurgiche, invisibili come il cancro, di religione e di democrazia,

    progressiste e antiabortiste, chimiche, fisiche e microfisiche, purificative e depurative,

    e se tanto mi da tanto il conto mi torna indietro con addebito di commutazione

    a cosa serve nel clamore delle storie delle colonne disgraziate saperti a banchettare con la tua ombra

    mentre giù da noi si è infelici perdutamente

    non ti cerco Dio, non domando e non ti chiamo per il timore di straziarmi del niente di significato

    non ti perdono il fatto di non essere lì dove si attesta l'umanità calpestata

    anche il più duro, incallito tra i carnefici mantiene sospeso l'istante che squarcia la tenebra

    mentre preme il grilletto sull'innocente

    io non scuso le tue omissioni di soccorso

    e non perdono la tua unica incarnazione che maldestra ha solamente predicato nel deserto

    imperdonabili capi d'accusa per quel padre che tutto ha tenuto stretto nello spirito

    e ai figli ha solamente lasciato il nudo corpo sospeso sull'abisso (con un'anima infreddolita)

    io non so se potevi fare di meglio nella distribuzione delle deleghe e nella suddivisione dei profitti

    e non so nemmeno se volevi il meglio mentre facevi il peggio

    ovvero se distratto dall'incompiuto hai preso gusto a seguirne gli arbitri

    e caino urla a caino, come da dio a dio:

    perchè siamo quel che siamo e ci diciamo liberi

    malgrado il cielo non ci appartenga

    noi incagliati nelle miserie di giorno, spazzatura indifferenziata di notte

    purchè lo spettacolo continui e dio a seguire.

  • 15 febbraio 2012 alle ore 16:43
    Barbarie e barbarismi

    Esistono luoghi sulla terra un tempo definiti umani. Chi ne parla narra di un mito che si perde nella polvere tanto è inverosimile.

    Non ci restano annali, scritture, supporti ma un solo racconto che si dice tramandato di voce in voce.

    Che sia il frutto dell'astuzia di un dio maligno quale ultimo tentativo mirato all'inganno?

    Allego il pensiero più congruo che è il precipitato della pubblica discussione tenuta sull'argomento dal Comitato della Finanza:

    un aborto del mercato quando i numeri coprivano senza scoprire e niente e nessuno si levava fuori dal coro "quel che conta infine

    sono i numeri"  non importa a quale costo.

    Numeri e costi che all'impazzata corrono nel perfezionamento del genere umano, illimitatamente e con progresso progressivo

    sino al punto da non sapere il punto d'arresto, da non potere avere i numeri sufficienti per poter essere altro che numeri.

    BARBARIE E BARBARISMI

    Se ti trovi dalla parte di chi giustamente ritiene di essere nella parte dei giusti e ignora la giustizia dei penultimi

    se l'affanno del mondo è l'affare della tua accumulazione primitiva, se il sudore e le lacrime sono vocaboli di un manuale di economia politica

    la barbarie signore e signori è il vostro lasciapassare per l'inferno

    Benvenuto nella barbarie del secolo ventiduesimo

    a chi allontana le azioni cattive con pensieri degni di un inquisitore gesuitico per poi sinceramente fare ritorno alle cattive intenzioni

    per chi almeno la santa domenica non ha dato riposo alla sua efferratezza da kamikaze

    a tutti gli apostoli rei confessi dell'abominevole  maestria dello strizzare i cervelli dentro è fuori la vasca

    impietosamente barbari

    se dallo sfracello di un mondo in caduta libera senza mai toccare terra non ancora si osa a volere il cielo stellato che è dentro di noi

    si chiami a raccolta l'esercizio della dissidenza incondizionata e si ammaestri pure contro il Leviatano

    ai buoni Samaritani dell'uno e trino dio del Profitto

    dai puttanieri di stato immeritatamente modesti ma incommensurabilmente smodati

    la barbarie dal volto umano

    albeggia sui volti svitati dei prezzolati dai valori direttamente proporzionali al proprio valore di scambio

    serpeggia nello spirito di finezza dello sterminio chirurgico democraticamente orientato ad occidente

    in chi sconfina dal suo orticello intrauterino per nome della Verità unigenita

    si dichiara aperta la morte di Dio nel nome di quelli che lo hanno sputato d'amore infinito

    amorevolmente barbari

    nel doppio legame di chi cinge soffocando

    nell'amorevole padre di famiglia e certosino esecutore del Finale Orrore

    in noi ostinati a far girare l'occhio  dal male mortale come si cambia canale

    e felicemente perversi ci si spinge a  morire e a far morire

    in me e in te non siamo esclusi dal furore quotidiano che per comodo diciamo amore.

  • 27 gennaio 2012 alle ore 9:37
    A coloro che non verranno

    Non siete venuti e forse mai verrete a questo punto.
    Siete come le stagioni di mezzo nel ciclo delle stagioni:
    un ricordo che si perde nella lontananza.
    Noi siamo i sopravvissuti a cui i tempi bui han divelto occhi e voce.
    Disperiamo in chi verrà perchè siamo i senza dio e
    perchè noi saremo anche domani e dopo ancora.
    Sappiamo dell'uomo che ha superato se stesso e ci siamo indignati
    e cosa potevamo noi e come potevamo noi
    a cui i tempi bui han divelto occhi e voce
    vedere e sentire le urla di corpi smembrati, rasati, orinati, deflorati, stipati
    e chirurgicamente spiantati.

    Siamo i depredati in un mondo di bancarottieri
    che mondo è quello in cui viviamo dove il principio di carità è
    al servizio del principio di efficienza.
    Altri verranno dopo di noi a nostra immagine e somiglianza,
    numeri nella numerazione infinita delle cose,
    di noi e di loro non ci sarà traccia in un mondo inospitale a noi.

    Ma lasciamoci alle spalle le malevoglie che l'eterno ha piantato quasi per gioco
    di noi i senza storie,  naufraghi del mondo nuovo, a cui niente è dovuto e nulla dobbiamo
    non si ha da disperare dell'acciaio nell'anima se non si hanno corpi ospitanti
    ci avete comandato l'impercettibile agonia  come cura del vostro sistema di comando
    ci avete piagato il cuore a rimedio della vostra insaziabile disumanità
    noi a cui i tempi bui han divelto occhi e voce
    siamo a ridosso del buco nero della volontà
    in attesa del vento che ci sospinga oltre.