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in archivio dal 27 set 2001

Rudyard Kipling

30 dicembre 1865, Bombay - India
18 gennaio 1936, Londra - Inghilterra
Segni particolari: Sono stato il primo britannico a vincere il Nobel per la letteratura, 1907.
Mi descrivo così: Un buon patriota e sostenitore dell'impero britannico.

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  • 23 marzo 2012 alle ore 12:28
    Se (lettera a un figlio)

    Se riesci a conservare il controllo
    quando tutti intorno a te lo perdono e te ne danno la colpa,
    Se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
    Ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.
    Se sai aspettare senza stancarti dell'attesa,
    O essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
    O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
    Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio;

    Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni;
    Se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo,
    Se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta
    E trattare questi due impostori allo stesso modo.
    Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto
    Distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui,
    O guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
    E piegarti a ricostruirle con strumenti usurati.

    Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
    E rischiarlo in un unico lancio di una monetina,
    E perdere, e ricominciare daccapo
    Senza mai fiatare una parola sulla tua perdita.
    Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi
    A sorreggerti anche quando sono esausti,
    E così resistere quando in te non c'è più nulla
    Tranne la Volontà che dice loro: "Resistete!"

    Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù,
    O passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune,
    Se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi,
    Se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo.
    Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
    Dando valore a ognuno dei sessanta secondi,
    Tua è la Terra e tutto ciò che contiene,
    E - cosa più importante - sarai un Uomo, figlio mio!

     
  • 27 marzo 2006
    La strada nel bosco

    Chiusero la strada lì nel bosco
    già una settantina d'anni fa,
    maltempo e piogge l'hanno cassata,
    ed ora non potresti mai dire
    che c'era un tempo una strada lì nel bosco
    prima ancora che piantassero gli alberi.
    Starà sotto la macchia e sotto l'erica,
    o sotto gli esili anemoni.
    Solo il custode riesce a vedere
    che dove cova la palombella
    e i tassi ruzzolano a loro agio
    c'era un tempo una strada lì nel bosco.

    Pure, se nel bosco ti inoltri
    in una tarda sera d'estate, quando fa
    la brezza freschi i laghetti guizzanti di trote,
    dove la lontra fischia al compagno
    (non temono gli uomini nel bosco
    poiché ne vedono ben pochi),
    udrai lo scalpitio di un cavallo
    e il frusciar di una gonna sulla rugiada,
    un galoppo fermo e persistente
    attraverso quelle nebbiose solitudini:
    quasi che perfettamente conoscessero
    l'antica perduta strada lì nel bosco...
    Ma non c'è nessuna strada lì nel bosco!

     
  • 27 marzo 2006
    Due mesi Settembre

    All'alba un mormorio corse tra gli alberi,
    una lieve increspatura nella cisterna, e nell'aria
    un presagio di prossima frescura - ovunque
    una voce profetica nella brezza.
    Balzò il sole e indorò tutta quella polvere,
    e lottò per disseccare ancor più l'oziosa terra,
    impotente come un re invecchiato che guerreggia
    per un impero che gli si sgretola in mano.
    L'un dopo l'altro caddero i petali del loto,
    sotto l'assalto dell'anno ribelle,
    ammutinato contro un cielo iracondo;
    e, lontano, bisbigliò l'inverno; "E' bene
    che muia la rovente estate. L'ausilio e' vicino,
    giacché quando l'umano bisogno più stringe, io arrivo."

     
  • 27 marzo 2006
    L'appello

    Se qualche diletto vi ho pur dato
    per qualcosa che io abbia operato,
    possa ora giacer sereno in quella notte
    che sara' anche vostra quando che sia:

    e per quel poco, poco spazio
    che i morti rioccupano nelle menti,
    vorrei che altro non cercaste
    che i libri che mi lasciai dietro.

     
  • 27 marzo 2006
    I favolisti

    Quando si vuole che resti alcunché celato,
    poiché la verità' e' di rado amica delle folle,
    gli uomini scrivono favole, come il vecchio Esopo,
    scherzando su ciò che nessuno oserebbe nominare.
    E ciò fanno per necessità o accadrebbe, altrimenti,
    che, non piacendo, non sarebbero affatto ascoltati.

    Quando la furiosa Follia s'affanna ogni giorno
    a metter confusione in tutto quel che abbiamo,
    quando l'Ignavia zelante chiede che la Libertà sia morta
    e la Paura, con lei, sovrasta la tomba dell'Onore -
    anche nell'ora certa prima della caduta,
    se non si è piacenti, non si è affatto ascoltati.

    Tutti debbono piacere, benché alcuni non per bisogno,
    tutti debbono penare, benché alcuni non per guadagno,
    ma perché quelli che prendono piacere si preoccupino
    che la pena presente li sottragga al dolore futuro.
    Così alcuni hanno penato, ma fu scarsa la ricompensa,
    poiché, pur piacendo, non furono affatto ascoltati.

    Questo fu il sigillo che serrò le nostre labbra,
    questo il giogo cui siamo sottoposti,
    negando a noi stessi ogni piacevole compagnia
    confacente al tempo e alla nostra generazione.
    I piaceri non perseguiti diventano rimpianti,
    e quanto ai dolori - non si è affatto ascoltati.

    Quale uomo ode altro che il brontolio dei cannoni?
    Quale uomo si cura d'altro che di quel che porta l'attimo?
    Quando la vita di un uomo supera ogni vita immaginata,
    chi mai troverà piacere nell'immaginare?
    Così è accaduto come proprio doveva accadere,
    e noi non siamo, né fummo, affatto ascoltati.

     
  • 27 marzo 2006
    Città e potenze e troni

    Città e potenze e troni
    Stanno sotto l'occhio del tempo,
    Quasi quanto i fiori,
    Che giornalmente muoiono:
    Ma, come spuntano gemme novelle
    Per rallegrare altri uomini,
    Così dalla terra esausta e dimenticata
    Risorgono le città

    Il narciso di questa stagione,
    Non viene mai a sapere
    Quale mutamento, caso, gelo
    Stroncasse quelli dell'anno passato;
    Ma con audace aspetto
    E conoscenza poca,
    La sua durata di sette giorni
    Pensa perpetua.

    Così il tempo, generoso oltre ogni segno
    Con tutto ciò che esiste,
    Ci fa altrettanto ciechi
    E audaci che il narciso:
    E nella morte stessa,
    E sepoltura certa,
    Ombra a ombra, ben persuasa, dice:
    « Vedi l'opera nostra come dura! ».

     
  • Quando Ornero strimpellava la sua lira del miracolo
    Aveva udito uomini cantare in terra e in mare;
    E quel che pensava potesse servirgli
    Se lo prendeva senza tante storie... come me!

    Le ragazze del mercato e i pescatori,
    I pastori e i marinai,
    Sentivano ricantare le vecchie canzoni
    Ma stavan zitti e buoni... come voi!

    Sapevano che rubava; e lui sapeva che sapevano.
    Non fiatavano, né facevano chiasso,
    Ma strizzavano l'occhio a Omero per la strada,
    E lui a loro di rimando... come noi!

     
  • «Quanto distante è Sant'nlena da un bambinetto che gioca?»
    Perché mai vorresti andarvi, con tutto il mondo frapposto?
    Oh, Madre, richiama tuo figlio o fuggirà via.
    (Nessuno pensa all'inverno mentre l'erba è verde!)

    « Quanto distante è Sant'Elena da uno scontro per le strade di Parigi? »
    Non ho il tempo di darti risposta, gli uomini stan cadendo uno sull'altro.
    ll cannone ora prende a tuonare, e incomincia il rullo dei tamburi.
    (Se muovi il primo passo, e tu farai anche l'ultimo)

    « Quanto distante è Sant'Elena dal campo d'Austerlitz? »
    Se parlassi non m'udresti, tale è il rombo dei cannoni.
    Ma non è tanto distante per chi vive d'espedienti.
    (« Rapida ascesa » vuol dir «rapida discesa » da un capo all'dti-o del mondo!)

    « Quanto distante è Sant'EIena da un Imperatore di Francia? »
    Non vedo, non so dire, abbagliano in tal modo le corone!
    I Re siedono a banchetto, e le Regine si dispongono a danzare.
    (Dopo il sereno devi aspettarti la neve!)

    « Quanto distante è Sant'Elena dai Capi di Trafalgar? »
    Parecchio, parecchio, con altri dieci anni di corsa.
    E' a sud, di là del mare, sotto una stella cadente.
    (Quel che non Puoi finire devi lasciare incompiuto!)

    « Quanto distante è Sant'Flena dai ghiacci della Beresina? »
    Molta strada, fredda strada, il ghiaccio comincia a scricchiolare.
    Ma non tanto distante per messeri che mai chiesero consiglio.
    (Quando non puoi avanzare, puoi dover tornare indietro!)

    « Quanto distante è Sant'Elena dal campo di Waterloo? »
    Poca strada, strada sgombra, la nave presto v'arriverà.
    Luogo ameno per messeri che ormai hanno poco da fare.
    (Il mattino mai presenta i conti prima del pomeriggio).

    « Quanto distante è Sant'FIena dal portale della Grazia celeste? »
    Questo non sa nessuno, questo non sa nessuno, e nessuno mai saprà.
    Ma giungi le mani sul cuore e copriti la faccia,
    E dopo tanto sgambettare, mettiti quieto, bambino.