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in archivio dal 29 giu 2012

Salvatore Armando Santoro

16 marzo 1938, Reggio Calabria - Italia
Mi descrivo così: Scrivo poesie dall'età di 14 anni. Sono un operatore culturale ed organizzo il Bando Letterario di Poesia e Narrativa Cità di Montieri, che ha ottenuto il patrocinio da parte di tutte le istituzioni della Regione Toscana, dove in prevalenza vivo, e dalla Presidenza della Repubblica.
Mi trovi anche su:

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  • 11 luglio 2012 alle ore 14:09
    Un finale senza amore (sonetto)

    Ho visto l'altro giorno le tue foto,
    ho letto i tuoi messaggi e mi son chiesto
    cosa celava quello sguardo vuoto
    quell'amor tuo così falso e molesto.

    Il tuo passaggio è stato un terremoto,
    eppure non sognavo ed ero desto,
    amor donai con spirito devoto
    lo ricambiasti tragico e funesto.

    Di tanto affetto oggi cosa resta?
    Cosa conserverai di me domani?
    Solo rancore, che il mio cuore appesta,

    un agitar lontano delle mani
    per un distacco desolato e mesto
    e quegli amplessi lerci e disumani.

    (Boccheggiano 11.7.2012 – 12,32)

     
  • 03 luglio 2012 alle ore 14:35
    PATHOS (Patù)

    Se il nome che t'han dato
    è vero ed è reale,
    se ancora ai giorni nostri
    quel nome antico vale,
    quel sentimento impernia
    le arterie del mio cuore,
    mi pulsa nella mente
    s'aggiunge al mio dolore.
    Mi sforzo di scordare,
    cancello ogni emozione,
    l'affetto dal mio cuore
    io provo ad affogare.
    Non ci riesco sempre,
    ma poi che male c'é?
    In fondo quel che ho perso
    è solo nostalgia,
    ho regalato affetto
    come un anziano tenero
    a chi coglieva l'attimo,
    a chi mania cercava
    con sadica ironia,
    Di lei cosa è rimasto?
    Sol nebbia nel mattino ,
    l'impronta del disgusto,
    le notti desolate,
    le mani un po' insabbiate.
    Ora m'aggiro libero
    per questo colle antico
    cancello le mie pene
    semino l'allegria,
    poi tutto ridisegno
    con una poesia.

    (Boccheggiano 2.7.2012 - 13,19)

     
  • 29 giugno 2012 alle ore 23:26
    Bruma autunnale

    Pioviggina la nebbia, mentre sale
    dal cuore, che patisce, il tuo ricordo,
    ti insulto, maledico, poi m'assale
    l'affetto che cancella l'odio sordo.

    Tanta dolcezza a volte mi pervade
    quando ricordo le care tue parole,
    neve tardiva che sul prato cade
    e che non scalda più raggio di sole.

    A volte rileggo qualche tuo messaggio,
    parole scritte senza mai pensare
    che di quel dire poi si resta ostaggio

    che basta poco a farci disprezzare,
    essere oggetti di rancore e oltraggio
    e nell'indifferenza poi annegare.

    E sembra un peso da non sopportare
    scordar l'amore e fingere di odiare

    quella persona che ami immensamente
    che ti tortura ancora cuore e mente

    che è stata per noi fonte di bene,
    ed ora partorisce solo pene.

    (Donnas 11.9.2011 - 10.19)

    - Sonetto ritornellato