username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 27 apr 2011

Salvatore Castaldo

09 ottobre 1961, Napoli - Italia
Mi descrivo così: Ricercatore

elementi per pagina
elementi per pagina
  • 06 luglio 2011 alle ore 18:35
    Tu sai

    Tu sai tutto di me,
    lo sai dentro.
    Ho spalancato le finestre del mio cuore
    alla vista della tuo terzo occhio.
    Ci siamo fatti male camminando con le anime scalze
    sui sentieri d'ossidiana poi,
    bruciati al sole cocente del Sud.
    Microlesioni dell’io che generano continui tzunami
    che vanno da parete a parete
    nelle latitudini interne.
    Onde immense di fanghi e detriti,
    lame, vetri e scarti d’acciaio.
    Ciò nonostante produciamo profumi
    e fiori unici al Mondo.

     
  • 12 giugno 2011 alle ore 20:23
    Volatili

    Nei lieti dì dai cieli aperti,

    quando l’aria ha sapore,

    tutt’intorno traspare l’amore.

    I cuori, e le coscienze tutte,

    intuiscono finalmente d’essere un tutt’uno con il mondo.

    Ma non già l’alto intelletto,

    usignoli, canarini e fringuelli

    danno d’intendere la realtà.

     
  • 09 giugno 2011 alle ore 17:04
    Piansi

    Piansi,
    coccolai me stesso.
    Ero distrutto.

     
  • 09 giugno 2011 alle ore 14:34
    Noia

    Diceva: non è affatto solitudine è tranquillità.
    E’ pace, è appagamento, è ritrovare se stessi.
    E’ percorso introspettivo, approfondimento,
    percorsi interni paralleli.
    Non riuscivo a controbatterla, sorseggiavo caffè.
    Poi come in un incubo, esasperato ed estenuato,
    con scatto felino ho sbattuto violentemente la sua essenza contro la parete attrezzata facendo cadere alcuni libri e vari oggetti di vetro. Gli pressavo con inaudita forza il gomito destro alla gola fino a fargli uscire una piccola lacrima che, appena matura, ho colto con la punta del mignolo sinistro bagnandomi le secche labbra, continuando a fissarla negli occhi.

     
  • 06 giugno 2011 alle ore 15:26
    Semino

    Non so, non ricordo bene.
    Forse ho scontato un omicidio o una strage in isolamento.
    Forse ero solo in cura, in una qualche struttura specializzata.
    Forse sono andato in coma per un qualche incidente, forse.
    Non riesco ancora bene a ricordare. So solo che ora semino.
    Pianto, semino, irrigo; questo faccio.
    Controllo, innaffio, semino.
    Innaffio, semino, controllo.
    Semino, controllo, innaffio.
    Vado a dormire con la speranza,
    la speranza dei colori vivi.
    Dormo, spero, colori.
    Spero, colori, dormo.
    Colori, dormo, spero.
    Pianta e germoglio saranno il mio orgoglio.
    Li coccolo, li assisto, li tutelo.
    Nutro, germogli, orgoglio.
    Germogli, orgoglio, nutro.
    Orgoglio, nutro, germogli.
    Mangio, bevo, sorrido, aspetto.
    -Certo signora che ci sono i tulipani rosa.-
    Curo di più i grandi perché son già grandi,
    curo di più i piccoli perché son teneri.
    Calore, luce, acqua, crescita.
    Steli, talami, calici, sepali,
    pistilli, corolle, petali, fiori.
    E’ proprio un bel mestiere,
    l’unico che avrei potuto fare.
    Passione, lavoro, belle signore.
    Lavoro, belle signore, passione.
    Belle signore, passione, lavoro.
    Mi diverto e guadagno bene.
    Quella parte di me che avanza la do in beneficienza,
    voglio aiutare gli altri con i fiori, i colori.
    Confeziono, colori, profumi.
    Colori, profumi, confeziono.
    Profumi, confeziono, colori.

     
  • 05 giugno 2011 alle ore 17:46
    Marylin

    Marylin,
    il tuo neo a sinistra!
    Marylin,
    perché?
    Marylin,
    le tue gambe,
    le tue voglie!
    Marylin,
    ci manchi sempre e ancora.
    Marylin,
    avrei potuto renderti felice, chissà?
    Marylin,
    ci hai dannato e
    resi eternamente schiavi di te.

     
  • 05 giugno 2011 alle ore 14:37
    Corrosione

    Il sale penetra
    come acido cancro.
    La caparbia della mia natura tiene.
    L’acqua schiaffeggia senza soste
    con inesauribile viscida forza.
    Scava e scava.
    La pacatezza d’alto mare riesce,
    talvolta, a contenerla.
    Il vento, poi,
    ruba granelli su granelli.
    Il tempo infliggerà il colpo finale?
    Il tempo?
    Solida roccia,
    frantumata da lievi elementi
    ora urla al cielo,
    nell'altra dimensione della notte.

     
  • 05 giugno 2011 alle ore 11:11
    Gli occhi e l'anima d'un povero bimbo nero

    Gli occhi d’un povero bimbo nero:
    acquei, come le più mesti nubi d’autunno.
    Guardano dritto dentro senza rancore né pregiudizi,
    non v’è invidia né prepotenza.
    Gli occhi d’un povero bimbo nero
    dicono che un giorno eravamo tutti uguali.
    Scrutano con dignità il sole,
    l’arsa crudele terra, Dio e il cielo impolverato.
    Gli occhi d’un povero bimbo nero, stanchi di aspettare,
    sbattono le secche ciglia per un attimo riposare.
    Non conoscono inviti, né palazzi,
    né negozi, né tavole imbandite.
    Gli occhi d’un povero bimbo nero a volte allungano mani,
    ma poi sorridono sapendo di non poter ricevere.
    Il silenzio adulto, di quei globi esangui,
    fa rodere dalla rabbia ma rabbia non vi trovi.
    L’anima d’un povero bimbo nero
    acceca dal candore ed abbaglia l’intero mondo occidentale.

     
  • 03 giugno 2011 alle ore 20:59
    Oceania

    La tua gioia di vivere quasi fa rumore,

    goccia su goccia.

    Adori la semplicità,

    e in questo futile Mondo di schermi piatti, sei coscienza.

    Desideri nascosti,

    ali piegate custodite come preziosi cristalli.

    Venature di sangue nel bianco degli occhi.

    Sei cielo e mare,

    uragano e meriggio d’estate.

    Bucata qua e là da meteoriti di angoli bui.

    Eppur, sorridi.

     
  • 02 giugno 2011 alle ore 15:05
    Violini e tamburi

    Sei a pochi metri da me,
    aumentano battiti e pulsazioni,
    violini e tamburi.
    E’ presto, son germogli.
    Noti qualcosa di strano
    avvicinandoti a me.
    Il tuo sguardo, che adoro, m’indaga.
    Troppa energia nell’aria.
    Faccio finta di niente,
    rallento il respiro.
    Ciao! Non riesco a parlare.
    Tu mi abbracci forte,
    tu hai capito tutto;
    tu mi ami.

     
  • 02 giugno 2011 alle ore 10:44
    Il mio mare

    Grazie Sole di accarezzare la mia pelle,
    di donare energia a quest’uomo eternamente esausto.
    Grazie Mare dei tuoi scenari, della tua salinità,
    di lasciarti ammirare nella tua immensa solitudine.
    Grazie per avermi dato la possibilità di cogliere,
    sulle tue sponde, l’innocenza di bimbi insieme alla dolcezza delle loro madri.
    Di aver potuto ammirare lo splendore di alcuni corpi di donna,
    concepiti in Paradiso e continuamente desiderati in quest’Inferno.
    Grazie per avermi ridato, ancora una volta,
    la mia intera consapevolezza di uomo, di marinaio e di pirata.
    Grazie: Sole, Mare, Vento e Sabbia. Gabbiani e Aquiloni.
    Grazie alle risate, larghe e vere, colte su questa riva,
    a questo fresco alito di brezza, che ossigena i miei polmoni e rigenera la mia mente.

     
  • 01 giugno 2011 alle ore 19:17
    Ti cerco

    Ti cerco perché so che ci sei.

    Respiro aria

    come rinascita di te.

    Riempio il Mondo

    con le sfere delle tue scene.

    Così ora oso comunicare.

    Quando è buio con silenziosi lamenti,

    rosari antichi, affinché tu oda,

    affinché questa stregoneria

    possa svegliarti e farti viaggiare come in trance

    sul mio stesso parallelo.

    Come un abbraccio dell’anima,

    come tuono a lampo,

    com’onda fredda su sabbia cocente.

     
  • 29 maggio 2011 alle ore 21:18
    Contrasti

    Il tuo fantasma non mi dava tregua,

    sono scappato al mare.

    Vento, freddo e sabbia negli occhi.

    Pochi passi poi, pensieri di guerra.

    Ho preso a calci tutto ciò che incrociavo:

    lattine, rami, gusci di conchiglie già spezzate;

    barche ormeggiate.

    Ho pianto forte,

    disperatamente fino alle convulsioni,

    piegato su me stesso.

    All’orizzonte solo alcune piccole luci: le stelle.

    Sotto era mare, lo sapevo.

    Nero il loro punto d’incontro, come l’inchiostro,

    come il nostro.

    mi sono lanciato in una corsa,

    una strana corsa con forti urla,

    come una follia.

     
  • 28 maggio 2011 alle ore 8:22
    Loredana

    Adoravo i tuoi lunghi e ricci capelli rossi.
    I giochi infantili, il farti guidare,
    il farmi portare in vespa.

    Adoravo le nostre cenette,
    quel neo sulla schiena,
    le autoreggenti sempre un po’ strette,
    le tue strabilianti iniziative erotiche,
    il tuo muso per niente, per farti coccolare.

    Quante cose mi piacevano di te.

    Ora, che più non ci sei, ho un grandissimo problema oltre al fatto che ti sei sposata con un altro: il mio corpo continua a produrre bene, amore ed affetto nei tuoi confronti.

    Mi dici come cazzo faccio a smaltirlo?

    Accarezzo ed abbraccio ogni persona che conosco. Amo gli alberi e tutti gli animali, tutti i bimbi del Mondo. Amo le montagne, i mari, i fiumi, i laghi, le aurore, le cascate, i boschi e le praterie. Amo l’Africa, l’India, l’Australia, la Nuova Zelanda ed alcune isole minori dell’Asia.

    Ciò nonostante questo bene dentro risulta sempre maggiore, per volume ed intensità, di quello che riesco a donare.

    Alquanto sconsolato ho chiesto anche al vento, in una sentita preghiera, di disperdere questo amore nella sperduta valle dell'Indo ma qualcuno ancora mi vede singhiozzare al freddo schienale di una panchina.

     
  • 26 maggio 2011 alle ore 17:58
    Dell'Amore

    Guardami ti prego, guardami più spesso!
    Solo così percepisco di avere un’identità,
    la nostra.
    Conosci le frequenze delle mie vibrazioni, già.
    Abbracciami un po’ e baciami e stringimi , strofinati .
    Lasciami respirare i capelli, la pelle, il divino.
    In quest’avvinghio di ricerca ruotiamo in armonia,
    davanti alla fessura della nostra mente e
    siamo liberi, veri, teneri e idioti.
    Follia!
    Voglio assimilarti interamente dentro di me come un fagocita,
    perché questo è il puro e incomprensibile istinto.
    Flussi d’energia trasparente scorrono veloci,
    attraverso i binari delle pupille, come un file scompattato
    con quell’unica fissa espressione possibile.
    Ancora più forte, ancora più veloce, siamo qualcosa!
    Conosciamo l’essenza, la scomposizione molecolare,
    l’immenso oceano madre di queste piccole gocce perlate.
    E soffro, e rido, e piango, e maledico tutti quelli che ci credono, tutti quelli che non ci credono.

     
  • 26 maggio 2011 alle ore 12:07
    Incontro mitico

    Lesto m’avvio

    e l’intero giro

    dell’argentea strega ammiro

    quando d’un tratto m’avvedo

    d’un poco di nero in cammino.

    Sposto il plantare che mortal sarebbe

    al mitico scarabeo che,

    zampando nel Mondo,

    a casa correva.

     
  • 24 maggio 2011 alle ore 10:48
    Labilità

    Labile è il mio appartenerti,
    specie nelle notti di tempesta.
    Incerto il meritarci,
    l’essere destinati o
    il sentirci prescelti.
    Troppo lieve il nostro respiro,
    per essere colto.
    Timorosi i nostri sguardi,
    per giungere all’anima.
    Superficiali i sorrisi,
    per abbracciarci.
    Troppa paura per darci un bacio,
    profondo.
    Paura di perdere,
    paura di trovare.

     
  • 23 maggio 2011 alle ore 20:34
    So

    Conosco le note,
    le frequenze,
    le stoffe rasate della tua anima.
    Conosco la polvere,
    il bianco e nero,
    i topi, la nausea; il sopravvivere.
    Conosco, vigliaccamente, più te che me.
    Conosco la rabbia, il perdono,
    l’ennesima fuga in quei mondi paralleli.
    La sabbia,
    l’arsura delle rocce esposte al sole.
    Conosco i cristalli,
    le ferite ai piedi,
    il tragitto,
    il sangue che non può fermarsi
    se non per l’ultima supplica:
    amare ancora.

     
  • 23 maggio 2011 alle ore 14:28
    Veliero

    La mancanza fisica

    ti riporterà alla mente noi

    in un ricordo ondulante.

    I forti venti a prua del legno che

    accarezzavano dolcemente il tuo viso

    smuovendo i capelli, arruffandoli.

    I capezzoli invitati a naturali sensazioni

    da elementi salmastri.

    Sale, sale.

    Scintille di mare dappertutto.

    Luce, luce.

    Rivivrai le risa,

    le rughe del viso,

    la levità delle vele;

    sospiri persi nel vento.

    Il Sole che andava verso se stesso.

     
  • 22 maggio 2011 alle ore 16:07
    Come un vecchio gabbiano

    Volo in zona,
    plano in circolo su queste misere e desolate lande.

    Le ali ancora mi sostengono ma colgo
    il passar del tempo nello slancio alle altitudini e
    nelle strabilianti traiettorie dei nuovi nati.

    Mi nutro, ora, più di vento
    per l’imprecisa vista verso il cibo.

    Per istinto emetto continui e sottili striduli
    più simili a lamenti che a richiami
    e al contempo cerco, ininterrottamente,
    correnti ascensionali sì da sollevarmi,
    seppur di poco, da questa Terra.  

     
  • 17 maggio 2011 alle ore 9:47
    Silenzi

    Mi mancano i tuoi silenzi,
    i tuoi occhi dolci e smarriti,
    più che le tue certezze.
    Mi mancano le tue paure e
    l’esili membra da rassicurare.
    I tuoi gemiti, i tuoi sussurri,
    più che le tue determinazioni.
    Mi manca lo strano quesito del tuo sguardo
    nell’infinita ricerca nei miei occhi
    dell’immensità.

     
  • 16 maggio 2011 alle ore 19:15
    Fremiti

    L’onda d’urto dei vostri fremiti
    arriva alle nostre coscienze
    nelle terse sere di quiete
    come soavi note di liuto.
    Sappiate che i vostri tremolii curano tanti di noi,
    sparsi sulle desolate lande qua e là,
    per poi tornare a voi con echi afoni e sbiaditi.
    Perdonateci per questo ma, non smettete mai d’illuminarci la strada verso il cielo.

     
  • 03 maggio 2011 alle ore 19:41
    Ora son argento

    Ora son argento,

    una tonalità brillante del grigio.

    Non assimilo più i tradimenti, la politica, la religione.

    Assorbo, ora, solo la luce del sole e Il canto degli uccelli.

     
elementi per pagina
  • 22 settembre 2011 alle ore 17:48
    Bistecca alla brace

    Come comincia: Non ho mai avuto quel particolare feeling con la carne intesa come fetta di circa 20-25 centimetri quadrati tagliata abbastanza spessa con o senza laterale di osso  nota a tutti sotto il nome di bistecca. Polpette, salsicce, hamburger, spiedini, carni bianche e così via è quotidianità, ma con questa parte di manzo, la lombata con il tipico taglio a TI, vi è sempre stato un po’ di conflitto e non nascondo neanche un po’ di diffidenza. Forse ha inciso il fatto che quando sono nato, nei primi anni sessanta, da famiglia povera e numerosa, non mi sono state date le giuste e ripetute occasioni di apprezzarla, di poterla valorizzare in pieno, forse ma…chissà. Fatto sta che io la bistecca ai ferri, alla brace, alla fiorentina, la mangio mal volentieri e non più di una o due volte al mese.
    Faccio l’impiegato, sono separato e la situazione economica è sempre critica, ma siccome sono un signore, spesso offro anche il caffè in ufficio dove non mancano mai colleghi scrocconi, approfittatori o semplicemente più poveri di me. Oltre allo stipendio mi danno, con il nuovo orario concordato con i sindacati, un ticket giornaliero pari ad euro 7,50 da spendere ai supermercati! Da qui l’idea di comprarmi tre fette (due chili e mezzo) di bistecca fiorentina ai grandi magazzini. Abito da solo in fitto al quinto ed ultimo piano di un palazzo nel centro di un paesino in provincia di Napoli di sole sessantacinquemila multi colorate e frenetiche anime. Dapprima ricordo, agli inizi degli anni ottanta, esisteva solamente una piccola simpatica comunità di ragazzi scuri di pelle che venivano mandati dalle loro facoltose famiglie Senegalesi a studiare alla prestigiosa facoltà della Federico II di Napoli a cui in più d’una occasione, io e i miei amici, dimostrammo la nostra sana idea di razzismo, socializzando con loro sulla musica e sulle canne. Poi, man mano, sono arrivati altri gruppi, altri Popoli, altre Etnie ed altre Culture. Ora, nel corso degli anni, tra Rumeni, Albanesi, Bulgari, Tunisini, Marocchini, Polacchi, Ucraini, Vietnamiti, Cingalesi e Cinesi ad ogni angolo di piazza, mancano solo i membri di alcune tribù recentemente scoperte tra Il Brasile e la Bolivia che di sicuro presto arriveranno e che di sicuro avranno tante cose anch’essi da insegnarci. La Nazionale di calcio è uscita dai Mondiali, è fine Giugno e fa proprio caldo; le serate sono le più lunghe dell’anno. Sono in crisi personale con la mia nuova compagna ed ho deciso stasera, tramite dolce e comodo sms, di tentare di farla franca: -leggero mal di testa, saltiamo?- Ha funzionato! Mia figlia è uscita, dopo l’esame di Stato, con i suoi amici e non devo accompagnarla, le carbonelle ci sono, il vino in frigo non manca mai e per giunta oggi ho scaricato i Traffic, i New Order e i Siouxie and the Banshees che non ascoltavo dal 1981 durante la memorabile, spensierata vacanza con amici sull’isola di Antiparos nel mare Egeo. Quale serata sarebbe migliore per prepararmi e gustarmi in pieno, finalmente, la mia sacrosanta bistecca fiorentina alla brace in santa pace?
    Decido di attrezzarmi sul terrazzo tanto è di tutti, proprietari e condomini che pagano l’affitto e poi è arioso e non ci va mai nessuno. Conosco bene quello spazio perché ogni volta che tirava forte vento dovevo poi aggiustare l’angolazione dell’antenna TV via cavo. I palazzi adiacenti sono più bassi e solo pochi potranno notarmi quassù. Della gente poi ho anche imparato ad infischiarmene. La cella superiore del mio frigo è sempre per metà piena di ghiaccio. Rende piacevole in pochi minuti qualsiasi bibita io immetti ed il servizio è quasi gratis! Sono le ventuno e preparo tutto con calma, per giunta domani è sabato e non si lavora! Tolgo dalla cella frigo la bistecca più grande da quasi un chilo ed vi infilo altre due Ceres. Salgo il tavolino pieghevole, sedia e carbonelle. Poi, man mano che scorrono i memorabili brani di “When the eagle flies” dei Traffic trasporto: barbecue, alcool, posate, rotolone, sigarette e la radio-cd portatile da 80 watt con ultrabass ma tenuta a volume moderato. Le conosco bene le regole della privacy, del rispetto altrui e del vivere civile io. Salgo e scendo ripetutamente, sorseggio, canticchio, sudo ma sono rilassato; è bella la libertà.
    Sicuramente neanche quest’anno andrò in vacanza e mi conviene approfittare della serata favorevole per scaricare un po’ di tensioni varie. Riscendo in cucina e preparo la sbattuta di basilico, aglio tagliato fine ed olio extravergine da pennellare sulla mitica. Ho la sensazione che mi hanno fregato di nuovo con le carbonelle dandomi quelle dure che schioccano e che per accenderle servirebbe un lanciafiamme, ma che una volta andate ti garantisci la brace per tutta la notte. Noto le due sorelle in pantaloncino, del sesto piano del palazzo di fronte, in un andirivieni continuo lungo il balcone tra stupide risatine tenendo lo sguardo in alto. Leggono oroscopi nelle stelle? Mah, chi se ne frega! Il pane di grano misto è fresco e casereccio, il Manduria ha raggiunto la temperatura ideale, l’insalata di pomodori, olive, tonno, cipolline bianche, origano e basilico è da leccarsi le dita. Per giunta ho portato in terrazzo la maionese ed il ketchup che non si sa mai. Una birra da 33 cl finisce presto di queste serate anche perché non avrebbe senso berla tiepida in una calda serata di Giugno quindi, per gustarla fresca, bisogna finirla prima che si accaldi e  con queste temperature bisogna essere veloci. Fumo con un angolo della bocca e canticchio sui brani con l’altro, entrambe le mani sono alle prese con il fuoco. Non manca nel frattempo qualche sinuoso movimento del bacino. Di tanto in tanto mi piego, mi abbasso, mi contorco lateralmente in totale armonia con la musica, oramai sono sciolto. Un piatto di plastica in una mano funge da ritmo e da ventaglio impazzito sulla griglia. Queste maledette carbonelle non ne vogliono sapere. Altro alcool, carta, ventaglio veloce, ancora più veloce. Oramai il tramonto è stato completato e le prime scintille si levano dalla fornace come miriadi di stelle cadenti impazzite. Una, cento, mille, tantissime stelline di fuoco schizzano dalla brace in tutte le direzioni; è andata! E’ uno spettacolo pirotecnico meraviglioso in questa calma, calda e scura serata. Seguo le scie incandescenti spegnersi nel buio. Oramai tutti cenano e di sicuro nessuno bada a me, scatto di volume verso destra alla radio-cd; e vai! Il tavolo l’ho sistemato abbastanza lontano dalla fornace, voglio mangiare con il venticello non con il calore del fuoco vicino. Tutta la superficie del terrazzo ora è di mia esclusiva proprietà. Altro che pied-à-terre, questo è pied-in-ciel. Un grande party solo per me, da troppi anni l’aspettavo e al Mondo d’oggi solo in pochi possono permetterselo. Appoggio la bistecca sui ferri incandescenti della griglia che fedelmente rilascia, oltre agli urli soffocati della bestia, fumi e profumi in tutto il quartiere. Spalmata di sbattuta superficie anteriore, un minuto, la giro, rispalmata di aromi, l’odore è letteralmente irresistibile, il grasso sciolto cola sulle carbonelle che non si spegneranno più. Mi ricordo che non deve cuocere tanto, infilo con le tre punte metalliche della forchetta la preda e la adagio delicatamente sul largo piatto piano. Spruzzatina di pepe, sorsetto di vino per preparare il palato: si cena! La musica, ora, irrompe con effetti surround su tutta la superficie del terrazzo come un concerto dal vivo senza ch’io abbia ritoccato il volume.
    E’ incredibile come due o tre birrette ed un sorso di Manduria possano farti sentire così naturalmente in simbiosi con le forze del Cosmo, farti apprezzare così dettagliatamente la musica e farti sentire finalmente a posto con te stesso. Uno sguardo verso l’alto alle costellazioni presenti, sembra ci siano tutte e tutte in frenetico movimento rotatorio, la natura è uno spettacolo incomparabile. Un pezzetto di carne ancora fumante viaggia verso la bocca, assaporo, maciullo, sorseggio. I tratti del mio volto cambiano gradualmente la rilassata espressione in una smorfia. Puahhh, che schifo! Uffà! Non so perché ma come sempre, al primo addentamento a questo tipo di carne, ho sempre l’impressione che i muscoli striati della bestia in bocca, compressi e maciullati dai denti, emettano un sapore sgradevole, un misto di sangue salato e disgustosa poltiglia. Chiedo scusa a me stesso e alla bestia. Anche stavolta, purtroppo, riempirà di gioia solo lo stomaco di uno dei tanti cani randagi del vicinato. Mi consolo con un mio nuovo aforisma: “l’immensa gioia della bistecca alla fiorentina non sta nel mangiarla, ma nel cuocerla al punto giusto.” Metto da parte il piatto piano con la bistecca e tiro delicatamente a me la bianca zuppiera di pomodori e company. Finalmente si mangia! Sorsetto, insalata, musica, pane, insalata, vino, sigaretta; stelle.
    E’ indescrivibile la sensazione di come un palazzo di cinque piani e terrazzo possa, dopo aver inizialmente ondulato in modo quasi impercettibile, salpare e prendere gradualmente il largo in un crescendo di chitarre e voci. Sento di lasciare lentamente il mio quartiere alle spalle. Non mi giro neanche a guardarlo d’altronde non ho nessuno da salutare, riammiro la via Lattea. Non conosco la rotta, ma Sirio è particolarmente grande e luminosa stasera. Si solcano onde! Si viaggia! Sento chiaramente dentro il mio corpo i forti brividi della partenza senza meta. Di sicuro è una vacanza, un’avventura e non c’é nessuno a bordo che possa contraddirmi. L’intera imbarcazione ospita esclusivamente il sottoscritto, capitano e mozzo al contempo. In fondo stasera devo ammettere che non avevo molta fame, è molto più piacevole bere, fumare ed ascoltare questa bellissima musica mentre viaggio con entrambe le mani saldamente attaccate alla ringhiera della prua. Espello scie di fumo a mo’ di ammiraglio  e incredulo assimilo adrenalina di ottima qualità che mi fa sbarrare leggermente gli occhi su quest’immenso sconosciuto Oceano. Ora si che si respira! Il mio corpo, fieramente ritto, è accarezzato da un fresca brezza che ritaglia perfettamente la sagoma. Quest’alito d’alto mare inebria le mie membra, specie al contatto col petto villoso, ora denudato. Ammiro soddisfatto questo mare piatto e profondo, di un nero indescrivibile stasera e questo cielo di uno  stupendo blu elettrico con tutti i carri e le stelle del Mondo.
    Ho un’ultima cosa da fare: riscendere in coperta, recuperare le ceres per evitare che scoppino nella cella frigo e portare su, oltre le due bionde doppio malto, la mia nera bandana da pirata, il mio fido sacco a pelo verde militare (senza cappuccio) amico di tanti spensierati viaggi ed il mio coltello a scatto con manico di osso, non si sa mai pei mari. I venti sospingono costantemente a poppa, senza scossoni. Sceglierò, per la notte, l’angolo sotto l’albero maestro a forma d’antenna TV. Noto le stelle ed il creato aumentare la velocità di roteazione, sarà un segno di un qualche potente Dio. Scaccio tutti i pensieri dalla mente e gli echi di stupide risate di ragazze in pantaloncino dalle orecchie. Oramai sono lontano e non posso più tornare indietro.

     
  • 03 giugno 2011 alle ore 21:01
    E' venuta mi ha bagnato tutto

    Come comincia: Dalla perfetta intesa e sincronizzazione iniziale, giovanile, della tipica frase “due corpi, un’anima”, si arriva, man mano che passano gli anni, alla totale asincronizzazione nella coppia al punto che ogni cosa che fai o che faccia tua moglie risulta sempre sbagliata.
    Oggi, approfittando di qualche ora della sua assenza per la spesa giornaliera, mi sono recato in giardino per godermi un po’ di sacrosanto silenzio all’interno della mia abitazione, visto che lei sbraita anche per i miei starnuti e per i miei colpi di tosse.
    Avevo staccato l’interruttore d’inaffiamento automatico del giardino per ripulire un po’ di foglie morte e sistemare il vialetto in modo decente. Si vede che le assenze di mia moglie in casa mi sono talmente salutari che al suo rientro, dopo un’ora esatta, neanche me ne sono accorto pensando fossero passati solamente cinque minuti. Tra l’altro ero intento, curvato tra i cespugli, ad annusare aromi e profumi dei nostri splendidi fiori.
    Mia moglie dice che l’acqua purifica, disinfetta dai parassiti e terrebbe aperti gli irrigatori nel giardino per tutte le ventiquattro ore. Li abbiamo anche fatti modificare, dopo svariate pressioni alla ditta, per un getto più potente. Appena entrata in casa, ancora con la spesa in mano, per prima cosa ha alzato il grosso interruttore senza fregarsene minimamente della mia collocazione all’interno del perimetro della casa. Inzuppato fradicio in soli pochi secondi. Ho rinunciato anche a scappare e mettermi al riparo in quanto gli irrigatori 2000 plus modificati, sono collocati in qualsiasi angolo del giardino.
    E’ venuta, mi ha bagnato tutto.

     
  • 01 giugno 2011 alle ore 18:37
    Bioenergia

    Come comincia: Vi è un Pianeta dove le persone possono conoscersi a fondo senza aver mai parlato tra loro, né avuto a che fare. Si temono e si rispettano per uno strano alone energetico che circonda i loro corpi. Nelle strette di mano, poi, vengono scambiate tantissime informazioni e guardandosi negli occhi riescono a cogliere il dolore o la serenità interiore di chi gli sta di fronte.
    In questo posto l’energia vitale primaria, quella contenuta in ogni singola cellula di ogni singolo individuo, aumenta o diminuisce, si restringe o si espande, a seconda che le persone, durante il percorso della loro vita, amano o odiano, fanno del bene o fanno del male. Anche l’invidia, l’arroganza e tutti gli abusi verso i propri simili contribuiscono allo sfiaccamento ed alla perdita della brillantezza e del vigore di quest’energia che, diventando scialba, non riesce più a difendere l’organismo dai molteplici attacchi esterni: virus, batteri ecc. In non rari di questi casi, la bioenergia, può tramutarsi in negativa, autodistruttiva, portare a terribili malattie ed anche alla morte.
    Sempre su questo Pianeta l’energia delle persone umili ed altruiste, quelle “positive” per intenderci, gli uomini di buona volontà, è talmente tanta, carica e luminosa che fuoriesce da tutti i pori della loro pelle e tutti la possono percepire. Un alone caldo, invisibile agli occhi ma non ai sensi, specie a quelli degli altri animali, che riescono a coglierla anche a parecchi metri di distanza. Loro, “i positivi”, possono trasmettere quest’energia ad un altro essere vivente tramite il semplice contatto delle mani ricaricando localmente quel corpo seppur momentaneamente.
    Quasi tutti hanno imparato che i neonati, i bimbi, i più piccini, sono colmi di quest’energia. Libera, pura, positiva e splendente, che fluisce nei loro corpi come un limpido fiume di luce. Gli adulti li accarezzano e li stringono a loro continuamente cosa che consente di stimolare e di arricchire la forza di ognuno.
    Tanti hanno poi imparato a mettere i propri piccoli a dormire tra loro nel lettone matrimoniale per assicurarsi questi vantaggi per tutta la durata della notte.
    Di mattina, questi, si notano e si riconoscono facilmente: sono i più felici di tutti.
    Benvenuti sulla Terra! 

     
  • 27 maggio 2011 alle ore 18:43
    Antibiotici

    Come comincia: Ogni anno, di questi tempi, quando l’influenza ha quasi esaurito la sua virulenza e lo spaurito ceppo di virus scappa via per andarsene chissà dove, passa sempre prima da me facendo scattare in avanti di un numero l’imponente tabellone delle sue vittime.
    Così, dopo essermi fatto forte e aver deriso i miei amici e i miei colleghi per mesi, ora vado dicendo che ho un bel po’ di cose da fare a casa prendendomi la mia opportuna settimana di malattia.
    La cosa che più mi preoccupa è che io a tavola non riesco a mangiare neanche il brodino senza il mio sacrosanto bicchiere di vino rosso, preferibilmente Manduria o Nero d’Avola, e si sa che per affrontare i maledetti sintomi, delle famigerate influenze invernali, come minimo devi prendere tre antibiotici da un grammo al giorno (ogni otto ore).
    Voi direte: embè? Embè lo so io, embè!
    Due di queste capsule coincidono quasi con i miei pasti e vanno sempre a scontrarsi con il nettare!
    Ogni anno è la stessa storia… anziché combattere i sintomi influenzali mi ritrovo a combattere le strane chiazze rosso vivo che mi ricoprono il corpo, anche alquanto pruriginose.
    Mia madre, ignorando la reazione chimica, ha avuto la brillante idea di parlare dei miei sintomi alla Signora Antonietta del terzo piano che, avendo anch’ella due bimbi a letto con sintomi influenzali, è scesa per verificare le differenze con il mio stato di salute. Niente da fare!
    Dal letto, con voce autoritaria, ho chiaramente fatto intendere di non poterla ricevere.
    Se i suoi piccoli avessero contratto un ceppo differente? E se non si trattasse degli stessi sintomi o della stessa diagnosi? I medici si sa possono sbagliare, eccome! E poi loro viaggiano parecchio. Ora che mi sento leggermente meglio ed il prurito sta diminuendo dovrei ricominciare daccapo? No, grazie!
    Conosco la signora Antonietta da quando ero bambino ma questa volta ho dovuto fare il cuore duro rimandandola al terzo piano un po’ stupita, quasi perplessa, con il capo disapprovante ed in pantofole.
    Tra l’altro, non accettando la visita della signora Antonietta, ho poi dovuto rifiutare anche quella della signora Maria, mia vicina di casa da sempre nonché madrina di battesimo di mia figlia. Questo per non far torto a nessuno delle due.
    La cucina della signora Maria confina con il mio bagno e, dal mio rifiuto alla sua visita di cortesia, noto sempre qualcuno di guardia a spiare, da un filo di finestra aperta, con un piccolo binocolo militare in mano.
    Nei condomini, e nelle piccole città di provincia, le voci si sa corrono più del vento e tante volte vengono distorte e travisate. Qualcuno ha insinuato, qualche d’un altro ha esagerato, altri hanno voluto giocarci, fatto sta che oramai in giro si dice che circola una malattia terribile nel palazzo di cui io sarei la prima vittima e che questa malattia trasforma letteralmente in mostri, stranissimi mostri che, per loro stesso ribrezzo, non vogliono mostrarsi.
    Ieri sera nel palazzo vi è stato un via vai continuo di gente che saliva e scendeva le scale accorsi dai quartieri vicini. Alcuni, con le torce, si limitavano a mettere gli occhiali, avvicinare il capo e memorizzare il nome sulla porta, altri hanno avuto la faccia tosta di bussare, ma mia madre non ha aperto a nessuno.
    Stamani, quinto giorno di via Crucis, si sono inventati di tutto per poter entrare: il postino con un pacco urgente da firmare, gli ascensoristi, i Vigili del fuoco per un ipotetico incendio, addirittura la Guardia di Finanza per non so quale articolo violato in tema tributario ed una vincita non ritirata dal mio tabaccaio all’angolo.
    Ho sentito che è stato ripristinato il vecchio senso unico della mia strada per la moltitudine di auto che arrivano in continuazione e che è stata sospesa la festa rionale tanto attesa, quella a cui non ho mai mancato in tutti questi anni.
    Non so proprio come ne uscirò ora da questa situazione. Mi hanno comunicato che alcuni pullman parcheggiati in piazza hanno targa Svizzera ed altri sono attesi in serata dalla Francia e dal Principato di Monaco. Gli Amministratori locali sono sommersi di richieste di visite da parte di svariati istituti di ricerca sia pubblici che privati, e dalla Cina sopratutto.
    Il Sindaco ha inviato un esperto in malattie endemiche e tropicali che, con una stranissima mascherina con aeratore tipo sub, camice bianco e guanti, continua a bussare fortemente alla mia povera porta all’interno 6.
    Mia figlia, a cui ho confidato la cosa, distesa sul divano si contorce continuamente dal ridere a crepapelle alternando le risate con la tosse che gli esce dagli occhi e, per riflessi incondizionati, sbatte di continuo un tallone a terra facendo rimbombare il soffitto dell’anziana signora Giuseppina, quella sotto di noi, che sento da quassù recitare continue preghiere a Padre Pio e Sant’Antonio ad alta voce.
    Mia mamma ha acceso dei ceri in casa che emanano quella puzza oleosa a cui io sono anche allergico e che mi aumentano il prurito. Al telefono e alla porta suonano ininterrottamente. Ho lanciato uno scarpone al povero Achille (il mio gatto) che trovando tutte le porte chiuse ha iniziato a fare la pipì anche sul tappeto e nel corridoio.
    Ora sento il fortissimo ed inconfondibile rumore roteante delle pale di un elicottero che sorvola in circolo abbastanza basso questo palazzo. Dalle fessure delle tapparelle vedo qualcuno che si sporge dal velivolo e dice qualcosa da un megafono tipo nei film, ma non si capisce bene cosa ho colto solo: …rgenza, …acuazione, …idemia!
    Non so appena entreranno, ora che stanno buttando giù la porta tra le forti grida di spavento di tutti, se riuscirò a spiegarmi.

     
  • 24 maggio 2011 alle ore 18:57
    Il mio fantasma

    Come comincia: Dove abito v’è un fantasma che mi segue dappertutto.

    L’ho trovato già qua quando ho traslocato quindi non appartiene alla mia famiglia, né ai miei avi; insomma non è mio.

    Spesso tengo aperta la porta d’ingresso e tutti i balconi sperando che, come un uccellino casualmente volato in casa, possa ritrovare la sua strada, il suo albero genealogico, il suo ambiente naturale. Niente! Mi ritrovo sempre questa scia, neanche tanto luminosa, che mi gira intorno ovunque io mi sposti all’interno dell’appartamento. A volte assume una forma sferica della grandezza di una pallina da golf e in più d’una circostanza, questa luminescenza, è rimasta impressa sulle foto scattate con la mia digital camera.

    Non so proprio come fare. No, non per paura. Oramai, dopo anni, gli parlo come ad un qualsiasi conoscente o collega anche se a me i tipi invadenti ed appiccicosi non sono mai piaciuti. I fantasmi, si sa, non possono nuocere agli esseri viventi in quanto non hanno il potere, essendo solo anima-energia, di muovere o di interferire in alcun modo con gli oggetti, con la materia. Quindi non possono aggredire fisicamente ma solo mostrarsi alla vista e alle nostre percezioni sensoriali.

    Me lo ritrovo in bagno, dietro la sedia quando lavoro al computer e sempre nel corridoio quando mi sposto da una stanza all’altra. L’ho notato persino ai piedi del televisore, quando da solo in casa seguivo una partita della Nazionale di calcio. Un fantasma sportivo? Mah…

    A volte, quando la sua presenza è forte alle mie spalle, mi volto di scatto, ma riesco a cogliere solo l’ultima parte della scia del suo essere con la coda dell’occhio. E’ chiaro che hanno escogitato un sistema di spostamento più veloce del nostro.

    Più d’una volta m’é capitato di rivolgermi a “lui” con voce decisa e tono abbastanza alto, rimproverandolo di questo o di quell’altro finanche offendendolo, tentando, in questo modo di litigare e sperando, nel caso fosse stato permaloso, che mi avrebbe lasciato in pace. Ho anche provato a fare un patto pensando che la sua presenza debba avere un senso e che i fantasmi debbano pur possedere una qualche magia, un dono, insomma una possibilità sovrannaturale, no? Versando io in precarie condizioni economiche e dovendo affrontare tutte queste spese compreso l’affitto, gli ho proposto più d’una volta di farmi apparire, in qualsiasi modo egli scegliesse, una qualsiasi banconota in un posto a caso di quest’appartamento che lui conosce benissimo! Oppure fare in modo ch’io, con una cartomoneta in mano, ad occhi chiusi con un secco schiocco delle dita ne potessi ricavare due. Cosa pure abbastanza semplice e probabile visto che due stampi freschi di queste durante l’olografia possono, eccome, rimanere naturalmente attaccati.

    In tal caso non avrei detto niente a nessuno e nessuno mai avrebbe saputo. Per altro io, versando in situazione economica migliore, sarei stato molto più tollerante. Invece niente, niente di niente! Mai un euro o che ne so numeri lasciati da qualche parte su una parete o su un foglio a caso. Ne ho tanti sparsi per la camera! D’altronde “lui” abita e vive con me e, anche se non consuma niente, occupa il mio stesso spazio dando anche parecchio fastidio.

    Qualche volta ancora sobbalzo pensando siano i ladri, ma poi mi tranquillizzo riconoscendo il suo alone sostare dietro la porta.

    Molte volte faccio finta di non vederlo, di non notare le pirouette, le sue acrobazie e canto sempre di storie terrene, quando faccio la doccia o il bagno, ma poi devo soccombere, con le tenue luci della sera, davanti all’evidenza. Non posso neanche più ascoltare in santa pace la mia musica preferita: l’ambient, né la classica, in quanto queste atmosfere accentuano i suoi fenomeni luminescenti e la sua agitazione.

    Ne ho parlato anche al proprietario dell’appartamento prevedendo ottimisticamente di persuaderlo ad ottenere una cospicua riduzione del canone. Non v’è stato verso! Tra le sue innumerevoli stupide risate non faceva altro che dire: “Roba da non credere”, il furbetto, negandomi alla fine lo sconto.

    Ho infine anche parlato a “lui”, il fantasma, di questo scritto e del fatto che sarà sicuramente pubblicato rendendolo ridicolo agli occhi del mondo ma, non so esattamente dov’era al momento della comunicazione.

    Debbo per il momento sopportare continuando a lanciargli oggetti dal divano e a pensare seriamente di traslocare, quanto prima possibile, da quest’appartamento.