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in archivio dal 04 set 2012

Salvatore Mercogliano

20 dicembre 1993, Maddaloni - Italia
Mi descrivo così: Dall'età di quindici  anni sono impegnato nella scrittura, soprattutto poetica. Ho pubblicato con Photocity "L'Italia Partigiana". Ideatore e regista di uno spettacolo teatrale "L'italia di ieri e di oggi".
Mi trovi anche su:

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  • 20 settembre 2012 alle ore 9:11
    Fiori e vastità

    Ho visto corrermi sui
    bordi ardenti di un sole
    d'estate , ridevo come un
    bambino che risplende
    in una giungla di
    bestie ed animali.

    E di lì a lì , conquistai
    con un esercito di parole
    la città con lampioni
    e soli ovunque: la libertà.

    Oppressi e sbandati, appena
    scesi dal ballo di un rock
    anni settanta , aprirono le
    strade e il suo cammino;
    da lontano si udiva appena
    appena, come singulto
    notturno, l'eco di pane
    e rivolta!

     
  • 15 settembre 2012 alle ore 2:19
    Non ci vedremo mai, cara scema.

    Non vorrò andare via
    felice.
    Che io veda il dio
    del dolore e del patire
    all'atto dell'addio.

    Quanti congedi e rimpianti
    ci siamo dati,
    ma a quello vero
    ci sia solo tuo fratello,
    traghettatore di morti
    e linfa nauseabonda.

    La vita è troppo mia
    per dirle ciao
    e basta.
    E' la mia amata-
    quella assoluta, la preferita
    la mia cosa, solo a lei
    mi prostro più di tanto.

    L'addio lo canto solo
    alla morte,
    con voce assai
    intonata e sì vitale.

     
  • 04 settembre 2012 alle ore 12:06
    I cirri di una volta

    Erano di sapore
    all'aria e di spruzzi
    supersantos.
    I tempi.

    Sguardi al cielo
    e si scorgevano.
    Ora non sono più,
    i cirri dagli
    occhi giovani.

    In strade,
    empi di cammini,
    con i visi
    dell'amore
    e del pallone,
    giocavamo
    una volta.

    "Attenzione, attenzione,
    arrivano gli zingari,
    vi rubano i bambini!"

    Gli albanesi concepirono
    i loro,
    i grandi grigi
    d'America e padroni
    con candeggina,
    d'asfalto e romane,
    smossero le vie.