username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 19 mag 2008

Sandro Spallino

13 ottobre 1971, Ribera
Mi descrivo così: Poeta immaginifico

elementi per pagina
  • 04 luglio 2008
    L'antilope di Babilonia

    Ingenuità e trasparenza,
    le sue mani avide sui guanti
    dei diavoli circa fuori
    dalle allucinazioni dell’assenzio,
    nervoso sulle tue cosce
    di cui annuso i neri ricami e
    il sudore nell’inguine,
    appeso a un puntello il
    caldo tropico e le mosche
    guardo e riguardo l’anima grande
    come una stanza, e i tuoi occhi
    iniettati di sangue mentre
    sbattono i tacchi lunghissimi
    e madidi d’impronte,
    ho una folla in testa
    Armadio dentro, statuette lì a caso,
    somigli ora più a te stessa
    scavata profondamente
    sono io un deformato grido
    di aratro che scava in una
    terra beata per poco,
    tu l’antilope sfondata da
    una strana tosse nell’altezza
    di una notte, vita che arriva
    senza danno caduta via alla fine,
    spreco il tempo
    tastandoti e perdendo la mia  mente
    inciampando, annaspando,
    su di te spogliata ondulante nei
    guai diafana pelle in
    cui traspaiono le ossa,
    apparenza ingannatrice
    uccello minaccioso di roccia.

     
  • Ecco che torno
    Ancora qui, cammino
    Sospeso a un viale di croci e angeli
    Che solo il grido delle
    Rondini taglia,
    quando la luce è trasparente
    Come l’acqua e l’odore di
    Buganvillea la trapassa.
    Allargo le braccia e sento che
    Sei nell’aria,  un’immagine
    Che riveste il cielo la tua, alta
    Su un piccolo lume acceso
    Più che straordinaria.
    Anche i cipressi avanzano
    un loro canto nella tenera
    ombra dei meriggi, qui nei
    silenzi precipitati da secoli
    che richiamano i lamenti delle vedove.

     

    Dove sei pittore di ponticelli
    esigui,  tu custode
    delle proprie dimore,
    tu che avesti il passo
    leggero come le piume,
    labbra di innocenze schiuse,
    anche queste rose che
    urtano il venticello a te
    connettono, e i sensi di queste
    ortensie oltre con me ti
    afferrano il sorriso tenue.

     

    Ma se il tempo del dolore
    Prosciuga il mare
    di lacrime, le dighe dell’anima
    svuotano a effluvi il proprio alito
    e le iridi si spaccano,
    viene il dubbio se sbandiamo
    cio che sarà il futuro,
    non resta  alto che un suono di preghiera
    sussulto nella sera.
    Era ciò quella sinuosa linea
    Nella tua mano che leggevo, sottile
    In cui figurava il passato,
    una lettera in cornice a
    testimonianza di una combattuta fede
    romantica, col tuo nome bene
    iscritto, era per te l’amore
    amato fatto presagio,
    col cuore e un pesciolino li lasciato.

     

    Ho provato ha riempire quel
    Vuoto che hai lasciato con una
    Sciarpa e un occhiale che
    Solevi portare,
    per darmi speranza ma non
    ho fermato una sola lacrima,
    dove sei cacciatore di
    fortune, tu vincitore vinto,
    pifferaio fischiettante in vetta
    a un sole, libero dalle catene
    ci vedi ora nei contorni più
    accesi, ma come chi è
    partito lontano dalla dolce amata
    a cercar fortuna noi ti
    aspettiamo venire col
    vestito nuovo e le canzoni dell’epoca rare,
    il sorriso furbo scintillante
    di chi visita paesi
    oltremare, tu l’amico fedele
    il miglior padre.

     
  • 04 luglio 2008
    Oltre la tempesta

    Non vedremo più i tamerici
    avvinti all’assetata luce,
    nembo o vortice che assonna i lidi
    dal mare irrompe in spume,
    Torneremo alla tempesta che
    sparpaglia un 'acqua a un suolo
    che barbaglia, ricorderemo ch’era l’ambra
    il presagio il cane impazzito che abbaia.
    Il tempo che tu pensi sovrano, dacché inarchi le ciglia!
    Qui si  è fermato,
    qui non ti si raggiunge, la mente distoglie d’un tratto
    ogni suo atto, è l’istante in cui qualcosa
    t’ha salvato con invisibile mano,
    Mario puoi vederla nel buio agitarsi d’un ramo
    slegata all’esilio che la chiude
    e discesa a te per finestre mal chiuse,
    e trapela un  presagio di ventura dall’aldilà.
    E’ la stampato su uno specchio di lago
    ciò che poteva essere di te altra sorte
    ma non è stato.

     
  • Ora che non c’è più l’amore,
    il nostro amore
    non ci sono più amori nelle strade,
    solo vento nei cortili e vestigia
    antiche di ciò che fu nostro,
    il nostro cuore. Il cuore.
    Camminavamo insieme,
    insieme al nostro amore
    e ai sogni dell’era
    svaniti come  coriandoli,
    col pensiero camminavamo
    dell’abbraccio e dei soli baci.
    C’era un sole
    un cielo e rose nostre a brillare sempre,
    tu le stringevi col pensiero dell’amore
    li prendevi in mezzo al profumo
    dei fiori, delle stelle.
    Sono fuggiti ora il cuore,
    i sogni e i fiori nostri 
    dietro i cortili di stelle,
    non li avremo più
    i nostri intrecciati amori
    i giorni e le notti dell’abbandono…

     
  • 04 luglio 2008
    Il volo

    Siamo noi
    quei gabbiani che
    volano alti nella
    febbre di luce,
    e approdano vertiginosi
    tra le spume.

     

    Siamo noi un
    trasmigrare in
    diverse latitudini
    a cercare il fiore
    di felicità che duri…

     
  • 04 luglio 2008
    L'ignoto

    Qualcuno sa svelarmi fina
    ove il mio destino mi conduca,
    se mi aggirerò solitario per
    entro le campagne passero
    cinguettante, o se come la
    foglia caduca fluttuerò
    sui litorali,
    se sarò audace come la quercia
    o labile ai soffi autunnali
    come la candela,
    O se sarò nel crepitare
    della terra sotto la
    foresta, o nella notte che
    si adagia quietamente
    su la corolla.

     
  • 04 luglio 2008
    Armonie

    Era la mia vita alla tua vita legata
    I nomi incisi su foglie di quercia
    radiose ai getti di sole,
    fra lo sviolinare di grilli e canti d’usignoli,
    era cara la tua voce,
    tenera a me nell’abbraccio
    armonia di natura,
    poi un tuo soave sorriso,
    e il tuo sguardo di cielo a me rivolto
    annunciazione di un bacio.

     
  • 04 luglio 2008
    La rugiada nel mattino

    Ti sveglierai con le mie parole
    nella rugiada del mattino ove
    stormi di gabbiani avorio
    volano nel sole,
    anche tu t’avanzi con un cuore
    tra fatiche che implorano un bagliore,
    così più esisti fra vere e vane cose,
    le tue iridi ci innalzano a sortite nuove.
    Nascosta tra il giallo
    di belle margherite
    il tuo profilo a un cielo s’incide
    di madreperla,
    leggera fra meraviglie
    cammini sospesa da terra,
    credemmo così all’apparizione di
    una dea dell’amore stesa
    tra la selva.

     
  • 04 luglio 2008
    Notte di settembre

    Vieni più vicino sotto portici di luna
    a sentire la mia sete,
    tra i flutti di laguna in mezzo a isole
    i nostri corpi uniti splendenti brama,
    Le tue labbra divenire più rosa
    piacenti impossibile cosa.,
    Ah! I miei occhi inzuppati di vino,
    musa, amo te, te
    e le tue gioie rivoli d’orgogli in fiume
    straripanti l’oceano infuocato a diluvi.
    Amo te, nella notte di settembre, ladra d’ore
    col passar di nere cicogne a
    coppia ho sognato te Madelaine,
    trabocca l’anima mia di te che
    un prato di sorrisi in fiore sembra
    ora soave ascendi il cielo come
    la colomba e poi carezzi me
    in infinito abbraccio.

     
  • 04 luglio 2008
    Azzurra

    Sei la goccia di
    rugiada vacillante
    che il sole ammira
    e forgia in brillante,
    sei quella luna che si adagia
    sul miglio verde e
    musica rende.
    Il mattino è la parte
    più bella di un giorno,
    lo regalo a te tutto
    questo sole, in un
    vassoio d’oro
    d’amore e fontane
    parole.
    Qui
    per tua assenza
    scorre lacrima e sangue,
    muore la vite, la divinità,
    l’uccello piange.

     
  • 04 luglio 2008
    Impeto

    Buongiorno viola
    impazzita sotto il sole
    ape sanguinante amore,
    corpo assediato, cuore,
    labbra ferite da
    un impeto bacio
    iride battuto di lancia,
    anima.

     
  • 19 maggio 2008
    Controvetro

    Vedo che controverto mi
    guardi, io sto sotto e
    faccio per andare via,
    il sole è un muto cristallo
    mentre il sangue affluisce
    alle tempie e le tue
    parole restano padroni
    nella mia testa, i tuoi
    occhi penetrano nelle
    mie lacrime di fango
    e sempre più mi allontano
    sull’asfalto di polvere
    e caldo, tutto si muove
    ovunque è vita, io sono
    l’unico punto fermo,
    inadeguato, vedo arancio,
    bianco, forse uno strappo,
    unghie, cosce, poi non
    so quando amai te, perché.
    Non sei visibile più
    appena un puntino scuro
    che immagino senza
    quella strana faccia,
    vado come deformato,
    ho una valigia piena d’amore
    e d’ozio, un’anima spaccata,
    ti amo, le mie scarpe ti
    amano da sopra i ponti che
    non attraverso, verrò da te
    per non farmi più guardare
    da una finestra e vedere
    il futuro, la scena del bacio,
    ma per bere l’amore dal
    tuo corpo di bottiglia
    scavato, sudato.

     
  • 19 maggio 2008
    Altalena

    Ho la forma di un vaso
    E pensieri obliqui che non
    Sanno starci dentro,
    mi sento il cranio e una
    inquietitudine bluastra,
    osservo cio che sputo
    da un’altalena
    mentre il tuo ghigno luminoso
    la mette in rotazione,
    ho il vino e il vestito bordeaux
    che ha il suo carattere e il
    suo stesso odore di demonio,
    viola parete, e cicche sparse,
    magnesio, penso che hai bucato
    la mia vita, spogliata dinanzi
    a me allora hai spogliato
    la mia sorte, non sono niente,
    non ho niente,
    mi cerco continuamente
    strappandomi le unghie
    dall’anima, scorticandomi,
    fuggirono
    le mie passioni su ali
    di farfalle e sono oggi
    piantato a terra, devo leggere
    le righe, neri scarabocchi,
    Visione, attesa, ma tu dove
    Sei strega infantile
    Mentre si sformano le
    Mie mani e mi spacco
    Col tuo bastone d’indifferenza
    E ti aspetto per farti leccare
    Le ferite e il sangue.

     
  • 19 maggio 2008
    Visivo

    Ho lasciato l’anima sul
    como’ e le braccia sul pavimento,
    che importa tanto ho
    cancellato la mia faccia,
    a  piedi nudi e con i fiori
    in mano esco per portare un odio
    pieno d’amore e un piatto di
    bugie al macellaio, sono quel
    poverissimo mulo che hai
    lasciato, e tu quasi una puttana
    piena di vento, mi ha dipinto dio
    certamente, saliva e sangue di
    creta è la carne, ovunque mi
    perseguita il cielo, ovunque
    anche sui miei capelli rosa,
    sono impastato di noia,
    vado qui pieno di polvere
    e chitarre, nel peccato che ha tanti
    arcobaleni e addii fatti di
    parole lunghissime scritte sui rovi,
    un altro giorno che passa,
    spilla di diamante e uccelli in gabbie,
    che fare, dove andare, le orme
    che lasciai nel tuo cuore
    dal fondo vedo, nuda che
    sorreggi i tuoi capelli, comprerò un
    biglietto e non ti
    raggiungerò mai, fermo alla
    stazione fisserò l’aria
    marrone.

     
  • 19 maggio 2008
    Il salice piangente

    Hai profonde le radici in me,
    come un salice che non ha tregue.
    hai linfa e sussurrate preghiere
    anche il tuo nome freme
    laddove sta scritto,
    in rari abbagli di luce
    sott’acqua dove arde e traluce.
    Così oggi ti penso
    come a un bimbo schiuso
    a un evento,
    mentre carezza e ti ruba il vento
    fuggire non posso
    ma il tuo irrequieto silenzio.

     
  • 19 maggio 2008
    Alte Speranze

    Ai marginali confini
    pallidi e oppressi come papaveri
    spezzati al peso degli anfibi soldati grevi
    procedono, qualcuno al vento
    parla, immemore di sé ride, vaneggia,
    gelidi occhi suoi azzurri ove si dissocia la vita
    specchia un cielo ammazzato,
    tra le armi ammutite e pensieri gettati
    che agguantano perdute famiglie.
    Nel sole, nella pietra nulla più è scritto,
    vuota la gloria e buia l'anima resiste.
    La nebbia che li inghiotte li ha sentiti.

     

    Oltre la brace dei ponti,
    quando la luce trapassa in ombra
    e proietta il suo velo, appena si percepisce
    un soffio di mutamento nell'aria, nelle cose...
    Non ritorneranno come prima,
    se la Pietà come l'acqua che tempra e purifica
    sorge nei cuori loro e li fa migliori di prima,
    se per chi è scampato alle rovine la Divina Speranza
    non ritesse l'Avvenire.
    Così mentre Fiocca la neve un pettirosso
    Si posa su un ramo di buganvillea,
    proprio vicino a te, uomo che rifiuta l'Eroe,
    l'Ideale, mite semplicità di esistere che saltella
    ti guarda, e induce ad amare a guarire.

     
  • 19 maggio 2008
    Sole Rosso Mite

    Sole rosso mite
    di una rosa,
    sui bianchi muri
    ove si specchia
    languida sua ombra,
    e approda come la colomba
     il balsamo di te.

     

    Azzurro cielo di
    una viola,
    sogno la prima
    campestre aurora,
    sogno l’intreccio
    della chioma,
    assorto al fluttuo
    delle spighe d’oro.

     

    La rondine
    s’invola.

     
  • 19 maggio 2008
    La Stradina

    La stradina è bianca,

    mi viene da ridere e rido

    tanto non c’è nessuno,

    guardo la mia cravatta pazza

    distratta a un mare

    ma non vedo nessun mare lontano,

    sbando, poi mi piace

    un albero, vorrei essere solo

    quell’albero che non conosce

    uffici, carte, mogli, affari,

    penso che mi dipingerò su un

    quadro il viso e la camicia,

    davvero, odio l’inverno e il gelato,

    ma spero non torni la morsa dell’afa,

    amo la nostalgia di un

    manicomio, le finestre accese

    e le mie amanti,

    ho il vizio che sputo romantico

    e parlo solo, ma piaccio

    sapessi quanto…

     

     

    Ecco la mia vecchia sedia

    Fradicia di tempo grigio,

    sa ciò che dice la pioggia,

    ho un libro tra le mani

    per la noia e le formiche,

    fumo, so che ti innamorerai

    di me e frusterai la tua anima,

    ma così deve essere

    povera stupida, via via

    anche il tuo cappello è ubriaco,

    lo sa il bravo grasso sole

    finché non mi rompa le caviglie,

    ora me ne posso proprio andare

    da dove sono venuto,

    ma da dov’è che sono venuto?

    Sono una farfalla che cerca il sole,

    ma perché non butto mai

    tutte quelle bottiglie di plastica

    e non ricordo i proverbi?

     
  • 19 maggio 2008
    Delirio

    Il mio nome è un altro,
    guardo il soffitto tappezzato di
    umidità,macchie di una
    malattia che fa sbandare i
    neuroni in presenza di scale,
    mi piacerebbe spogliarti qui
    con questo freddo che abbaia
    come un cane rognoso, sedotta
    da un quadro di nudità vedo
    quasi piangi dalla voglia,
    hai un sorriso liquido, il
    rossetto è sangue che
    imbratta le pareti, una lussuria
    che allarga le vene, metto le mani
    sulle tempie, dietro le tende
    scrosciano le tue ossa gialle,
    si staccano le parole dal giornale
    che strappiamo con i corpi
    a terra, da dentro una canzone
    ti parlo, mordo le caviglie
    gocciolanti e il
    piede nervoso d’amore
    ossessiona, vedo un bisturi
    una stanza di ospedale,
    la parola scritta nera
    in fondo a  un corridoio
    troppo bianco "chirurgia",
    uno svenimento che sento
    tutto nelle orecchie che si
    gonfiano spaventosamente, poi
    niente, niente di reale,
    sono solo col tavolo e i
    piatti lasciati al futuro,
    mi alzo e vado spettinato
    figlio della fortuna.

     
  • 19 maggio 2008
    Elisir

    Neri occhi, sublime e magica la visione,
    quando ti guardo il tuo nudo corpo vola dentro
    e odora, le ali intagliate dell'anima sudano e
    li abitano, sono di essi Presenza e sguardo.
    L'anima aveva i tuoi occhi in
    Infinite colorazioni, e i tuoi occhi mi svelarono
    l'Anima e i misteri della notte dalle viscere,
    e l'odore della terra bagnata sentì nei miei attoniti.
    Crollarono le mura della mìa città indifesa,
    l'aria immortale eruppe dalle vene delle tue iridi
    e mi gridò un nome, un Dio udii e colombe
    incatenate
    fuggirono via lontano.
    Chi sei tu sconosciuta che racchiudi
    il segreto del mio destino?
    Chi ti ha creata così? Sei la vìta e
    la morte, un cielo troppo
    lontano il veliero su cui vago,
    ma non lo sai pietra
    colorata di mare, nella tua spiaggia di
    sabbia mi sono perso
    e ho visto sorridere l'acqua e
    il miracolo del suo tramutarsi
    in vino, e letto le tue giornate in un libro,
    ma non ti ho mai avuta, mai toccata,
    io Amore, mio Tutto, mai,
    peccato e tu non lo sai.

     
  • 19 maggio 2008
    Il domino

    Ondeggia su un fazzoletto
    Il tempo che è in ansia,
    Solstizio d’inverno,
    ho il bicchiere
    a terra e il colletto
    profumato, io e tu,
    su di noi le foglie
    giocando a domino,
    tristezza delle sale,
    passa la gente,
    gente che non si guarda,
    dopo me ci sono io
    e tutto mi circonda,
    sei ipnotica come l’aria,
    i fiumi, le rose e i tramonti
    che ispirano promesse,
    morirei prima di toccare
    il troppo nero collant
    delle tue cosce fatali
    di umori e caverne,
    ti vedo dai molti occhi
    della mia malattia amata,
    giuro sul tuo collo allungato di
    piaceri, sento odore di
    morsi, mordi gustosa
    carne delle mie labbra,
    sguardo che si allarga.
    Che città fortunata
    da una finestra, maledici
    la pioggia, certo di essere
    tornato a casa mi
    sveglio sconvolto in mezzo
    la strada.
    Il sole brilla nero nei miei occhi
    ed io osservo elettrico
    una bicicletta
    di ruggine e tristezze,
    luna sposa di un cielo
    porto i miei pollici ai
    tuoi piedi, aria d’oro,
    tremano le contrade
    nella cornea di un toro.