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Autore

Sara Scialdoni

in archivio dal 24 mar 2006

02 novembre 1978

segni particolari:
Non sono né un artista né un poeta. Ho trascorso i miei giorni scrivendo e dipingendo ma non sono in sintonia con i miei giorni e le mie notti. Sono una nube, e nella nube è la mia solitudine, la mia fame e la mia sete. K.Gibran

mi descrivo così:
Non sono niente, non sarò mai niente, non posso volere d'essere niente, a parte questo ho in me tutti i sogni del mondo. F. Pessoa

26 maggio 2006

Lettera ad uno sconosciuto

Intro: "Se l'inchiostro ci sarà io parlerò di te senza conoscerti ancora. La tua presenza in me basta e avanza. Avanza più del mondo da scalare, più delle stelle che mi stanno per chiamare". Una poesia può anche diventare una recensione all'occorrenza. Non è una stranezza; perché quello della Scialdoni è un linguaggio poetico. Un sentire una presenza ignota che ti colma l'anima... e il corpo. Un pensiero denso e allo stesso tenue, sfumato... Così come la sua penna.

Il racconto

 

"Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole."

F.Pessoa

 

Ci sono nuvole oggi in cielo. Le vedi? Forse sta per piovere. Forse non lo farà e tutto questo grigio che sfila lassù sarà servito solo a rendere più cupa un’altra giornata.
Non danza il vento. L’aria è immobile, quasi addormentata.
Fiuto tempo d’attesa, di cose che stanno per accadere, che accadranno, sperate, desiderate. Idee assillanti che sembrano piccole follie, che lo sono. E lo sai.
Com’è che si comincia a pensare a qualcuno?
Com’è che ci si riscopre con la testa assediata da qualcuno?
Com’è che mi sento piena di te?
Non conosco la tua voce, il profilo del tuo volto, i lineamenti.
I tuoi capelli. Di che colore sono?
Le tue mani. Sono lisce e grandi tanto da curarmi l’anima, cullarmi il cuore? O forti quanto basta da sfidare la vita con i pugni alzati?
E gli occhi. Sono di chi sa raccogliere nella loro profondità tutto il blu del cielo? Oppure, somigliano più a piccole finestre accostate sul mondo che si serrano rapide di fronte al dolore?
Le braccia. Nidi robusti dove coricare pensieri dolci/amari? O piuttosto morse improvvise che attanagliano il corpo inducendo al peccato?
Non so. Non so nulla di te. Eppure qualcosa del tuo essermi ignoto è talmente affine da catturami intimamente.
Hai mai provato un simile desiderio? Un frastuono nella mente, alito caldo che soffia nei pertugi della coscienza con tanta violenza da lasciarti inerme?
Ti sogno, quando non v’è più nulla da sognare.
Ti cerco, quando non ho altre strade da seguire se non quella dei palpiti in corsa che ti rincorrono.
Ti desidero, la notte. Nelle ore dove il sonno come uno zingaro vaga bramando dimore felici. Lentamente una carezza, poi un’altra, giù lungo il ventre, su per le labbra umide, tracciano a pelle le voglie di te.
Ti prendo, ti lascio andare.
Raccolgo adesso gli ultimi pensieri, sono per te. Per tutto ciò che non conosco.

Ci sono nuvole oggi in cielo. Le vedi? Forse pioverà. Forse no, e questo grigio che sfila lassù sarà servito solo a rendere più cupa un’altra giornata.
Un’altra senza di te.

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