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Racconti di Serena Bondi

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  • 03 novembre 2008
    30 anni

    Come comincia: Avvertire come necessario scrivere solamente perché alla soglia dei trenta anni, con profondi sospiri di sollievo da parte di parenti ed amici, si ha finalmente conseguito l'obiettivo della laurea non è un'idea certamente originale: quindi vi consiglio di terminare ora questa lettura.
    A vostro rischio e pericolo avete proseguito, ora però non createvi grandi aspettative. Anche perché sto scrivendo queste vacue parole prima che il sonno mi avvolga nel suo caldo abbraccio e annebbi ogni mio senso.
    Ho ventotto anni, ma tutti mi ripetono che sono una trentenne disoccupata e non sposata. Il modo in cui gli altri mi vedono è negativo e diverge totalmente da come l'occhio miope della mia mente percepisce tutto il mio io. Innanzitutto non dovete immaginarvi una zitellaccia sola che passa le ore cercando nuovi incontri on-line. Assolutamente no, un fidanzato ce l'ho anche io e da ben nove anni, così come ho una compagnia con cui uscire il mercoledì e il venerdì sera. Il problema principale ora è la ricerca del lavoro... già, la nota dolente di questi tempi. Certo la cosa mi spaventa però ho voglia di iniziare, mi piacerebbe altresì fare qualcosa che anche solo vagamente provochi in me quel piccolo barlume di interesse; e invece, come il 90% dei disoccupati neolaureati della mia età, ho due genitori, un fratello e perfino una cognata (fortunatamente mia nipote ha solo un mese di vita) che vorrebbero vedermi lavorare in banca. Il mitico posto sicuro, il mitico stipendio che ti permette di crearti una tua famiglia. Lo fanno perché tre di loro lavorano in banca? Lo fanno perché pensano che sia un bene per il mio futuro? Lo fanno solamente per rompermi le scatole e crearmi angosce evitabili? Quanti interrogativi a cui non so rispondere. Ho parlato con alcune persone che lavorano in banca e tutti mi hanno riferito che è un impiego che ingrigisce le persone, rattrista gli animi, spegne le passioni, però si hanno un sacco di ferie. Ma se sei triste a cosa servono le ferie? Mah, insomma ho visto l'infelicità nei loro occhi e se posso evitarlo mi piacerebbe farlo e riuscirci.
     Io continuo a fare volantinaggio dei miei curricula per tutta la provincia, i dipendenti dell'ufficio postale dietro casa ormai sorridendo mi salutano intonando un noto verso di Lucio Battisti “Ancora tu...” e io abbozzo con un malinconico sorriso. Probabilmente quelli che stanno continuando a leggere tra uno sbadiglio e un altro si potranno chiedere come impiego il mio tempo. Guardo un sacco di film. Banale, è vero, ma mi piacciono da impazzire. Non vivrei senza, sono il mio ossigeno. Per quanto riguarda i generi sono onnivora: dagli horror indipendenti ai film d'essai alle commedie anni'50 al melò orientale, senza dimenticare i lungometraggi d'animazione, Miyazaky rules, come direbbero alcuni estimatori del genere. Credo possa definirsi una vera passione per me, se passione può definirsi una cosa di cui non puoi e non vuoi fare a meno, che è solo tua, anche se devo ammettere che al cinema ci vado solo se accompagnata. Però quanto è bello guardarsi un film da soli di notte, wow, da pelle d'oca. Ed è proprio quello che tra poco farò. La scelta di stasera è caduta su un cult straordinario che avrò visto almeno quindici volte: Carlito's way.
    Si sta avvicinando la fine dell'anno è tutti solitamente fanno bilanci, io non li ho mai fatti ma se volete sapere il bilancio del mio 2008 eccolo qua: ho smesso di fumare, mi sono laureata e la mia prospettiva lavorativa più concreta è la commessa part-time al “regali pazzi”, che non so se esiste in tutta Italia, ma qui vende tette antistress, slip maschili con scritte inquietanti, pasta dalla forma fallica e volgarissimi biglietti di auguri per qualsiasi occasione, anche per la tua prima esperienza sessuale. Come non sentirsi appagati da un lavoro così! Ma come dicono i saggi (leggi: coloro che hanno un posto fisso, una casa e un auto di proprietà) non bisogna abbattersi ma avere pazienza.
    Pazienza... quante volte ho sentito pronunciare questa parola; pazienza è un valore ma quando stai cercando un lavoro, quando vivi in un luogo in cui a stento tollerano la tua presenza la pazienza è vitale, nel senso pieno del termine: senza non sopravvivi; o perlomeno, soprattutto per non buttarla sulla tragedia, vivi ancora peggio. Quindi avrò pazienza e continuerò a cercare altrimenti se avete bisogno di un regalo inutile e assurdo da fare a Natale sapete a chi rivolgervi! Ma per ora cercherò di addormentarmi sognando Carlito Brigante e la sua storia.