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in archivio dal 17 lug 2006

Silvia D'agostino

18 settembre 1985, Roma
Segni particolari: ...
Mi descrivo così: ...

elementi per pagina
  • E' Notte.
    Cammino.
    Sono Sola
    Me ne vado nel buio; me ne vado a fare in culo,
    me ne vado dal caldo branco e dalla Sua fredda assenza.
    Me ne vado nel buio, l'osservo
    con risvegliata sorpresa scopro che il buio non c'è.
    Il buio non c'è.
    La città è un arazzo dai colori acidi
    intessuto dalle mani perlacee
    di una luna piena, malincolica ma sorridente.
    Sotto di Lei l'aurea luce dei lampioni
    che tinge di metallo fulgido le chiome ribelli della natura
    è come fuochi d'artificio che colpiscono il cuore.
    La luna è nel serpentino specchio che scorre splendente 
    e in quel torbido specchio non puoi specchiarti due volte.
    Canto al silenzio che regna sapiente
    canto alla dolce brezza di un'estate che è tardata ad arrivare.
    Canto e cantando respiro e respiro il presente
    che è luce e l'aria che penetrano il mio interno
    La luce è l'aria che illumina l'inteno
    La Luce è l'anima e quest'attimo è eterno.

     
  • 17 luglio 2006
    Dannazione.

    1

     

    Non c’ è scampo per noi che  abbiamo scoperto l’esistenza dell'inferno.

    2

     

    Quanto tempo è trascorso dal morso che mi ha resa febbricitante ? Quanti sono i minuti che volando verso il nulla  mi hanno intravista esistere? Quante lune lune, quanti soli mi hanno  vista sudare? Prendere  lentamente coscienza  fra la polvere. Coscienza  dell’unica  cosa  che la bellezza  non ha buttato  giù al suolo  per forzare il suo dominio: il Dolore. Le uniche  gocce d’acqua con le quali mi inumidisce le labbra permettendo tra me e lei  lieve contatto sono troppo avvelenate. Ferita è ogni suo lineamento, ferita  sanguinante sulla parete interna del mio ventre, ed  ora  che ho disegnato dentro di me il più doloroso  dei ritratti lei non c’ è, se n'è andata, quante ore  fa ? Sicuramente  leggera, danzando leggerissima, ed in ogni suo lieve passo di danza un nuovo  preziosissimo velo la cingeva, occultandone la figura , non il profumo. E  violento  è il suo profumo  in queste  ore  dove non c’è la sua  immagine gentile  a domarlo. Oh,  potesse  ora un sipario  porsi  anche tra me ed il disastro che ha lasciato. Ma  non  so  in mano a quale buio andrei,  liberandomi  di quei ricordi accecanti. Ad ogni mio lamento  compare il suo crudele  fantasma  potessi almeno  scorgerne i lineamenti  tra il frastuono delle  mie grida.

    3

     

    E’ un dolore che non riesco  a comprendere,  un  veleno  che non posso catalogare, è una malattia  che non posso studiare: toglie la ragione  ed io ne sono infetta. Cosa  provo? Non è “amore” è una musica, musica grave, che prende a calci,  che ti  esalta  solo  per  poi scagliarti a  terra  . Cosa  è  “amore”?  E’ una  parola e pertanto non “provo” amore. Non si provano parole. Non si possono provare  parole, sulla pelle, né  sono le  parole che penetrano gli occhi  bruciando come spirito. Le parole non si provano. “Amore”  è una parola e non si “prova”. Parole: edifici  di cui crolleranno  le fondamenta, presto, prima ancora  di essere rimandati  al significato che in esse si  voleva  far  abitare. Parla  =  sarai architetto  di sole macerie. Parla e sarai  madre di  figli morti,  storpi, mostri putrefatti  senza padre.

    4

    E’... musica, musica troppo  forte, musica che ti fa volteggiare in aria  mentre pregusta  il suono del tuo schianto. E il suolo pregusta il tuo sangue; tutto. E l’aria  attende il suono della stridula nota finale. Bellissima ballata  dal finale stonato.

    5

     

    Non c’è scampo per noi che abbiamo  scoperto  l’esistenza dell’ inferno.

    6

     

    E’ un morbo  che rende assassina la più bella delle cose. Quanto ingiustamente sa  mettere  nella mano della pura bellezza il pugnale sporco del tuo sangue!

    In quale  balordo modo lascia  alla presunta assassina la stessa meravigliosa  maschera di sempre; costringendoti  cosi ad amare il suo terrificante nuovo ruolo.

    Ed ora nessuno come lei può essere tanto innocente mentre manda a morte una persona; gli unici veri boia sono questi occhi che la vedono: sono loro l’attrezzo  principale della surreale tortura  eterna  ed  al tempo stesso, nonostante  tutto, le uniche  vere finestre che danno al paradiso. Non c’ è  scampo  per noi  che abbiamo  capito  che è la sola  cosa che possiamo desiderare… adesso che l’abbiamo  visto.