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in archivio dal 21 gen 2008

Silvia Denti

19 novembre 1959, Caravaggio

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  • 22 febbraio 2008
    You are

    Sei tu che mi prendi la pelle
    e mi fai dire il tuo nome
    alla luna come fossi qui davanti
    ad assassinarmi di baci
    con labbra di cielo mai sazie di me

    Sei tu che scolpisci il mio corpo con mani sicure
    creta divento duttile e tenera formando
    tutte le anse che desideri forgiare

    e... colori le mie notti
    porti via l’anima
    mi conduci dove vuoi
    forse in infiniti senza giorno
    forse in quei boschi pieni di fate
    e di gnomi

    Sei tu che componi i miei sogni
    sillabario del vento che scuote
    i brividi dei battiti
    in orgasmi lenti e mai pieni
    quasi incompiuti per non perdere
    i miei lamenti di desiderio
    in un volerti che non si spegne mai...

    You are or are you?

    Tra talamo e pensiero
    tutto un mondo si riversa sui miei fianchi
    di marmo tra le gambe che tanto hai amato
    tra il mio calvario che non trova pace
    e si veste ancora di rosso...
    fino alla prossima notte.

     
  • 21 gennaio 2008
    Qualcosa che non so

    ... ed è ancora is....
    Dove sono ora... dove dirigo i miei colori
    che stuprano gli occhi e corrodono il cielo...
    sulla bocca ho l'is imperfetto e mi domando
    come mai non mi sazio di questa sera
    che mi stringe attorno braccia di lenzuola setose
    e dentro batte qualcosa che non so e non volevo,
    ma esiste e mi possiede come l'odore della selva
    intrisa di mandorle dolci e zucchero di cipria sulla bocca
    che attende... attende...
    E' una sensazione di respiro strano
    che sa di miele e limone,
    una combinazione che invita all'esistere
    ancora e ancora
    mentre il dito scorre sulla tela
    gonfia di immagini remote
    e appena scorse.
    Tutto come in una metamorfosi oleosa,
    lucida, bellissima...
    quante e quante sirene sono stata per te, per noi...
    il mio canto ti rabbrividiva la schiena
    e dalla nuca in poi ero tutta io dentro la tua testa
    tutta io... solo io... e inarcavi le ciglia spalancando naufragi
    feroci e urlanti di passione
    come le ciliegie d'inverno assaporate sulla punta
    della lingua in fiamme come panna e cannella,
    dolce/amarognolo affinchè nulla mancasse
    alla scalata dell'indicibile....
    nostro, nostro, nostro...!
    Qualcosa che non so è come lago fermo e intoccabile
    e mi resta addosso come legno bruciato dell'incenso d'opium.
    Tutto nelle narici e nelle mani,
    quai schiaffeggi d'ossute fragranze.
    Mi rimani dentro
    mi vivi dentro
    is
    tenero cultore
    del mio io necessario.