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in archivio dal 30 mar 2006

Simona Frattini

04 giugno 1974, Modena

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  • 15 ottobre 2010
    Per me

    Vorrei tanto poter scappare via.
    Lontana da tutti.
    Stanca di tutti.
    Con le orecchie piene delle vostre
    LAMENTELE,
    inutili e fastidiose,

    Lo vorrei più che mai
    adesso;
    ora che ho perso la mia più grande battaglia;
    quella per essere madre...
    che ho perso per colpa mia,
    ma credo,

    anche un po’ per colpa vostra;
    che non siete abituati
    ad occuparvi di me!

    Poco male;
    sono più che abituata

    e la prossima volta,
    sicuramente
    SOLA
    farò meglio!

     
  • 20 settembre 2010
    Qualcosa di più

    Se sapessi raccontarti, con parole semplici,
    la mia verità,
    non sarei quì sola a pensarti
    perché forse mi capiresti,
    apprezzeresti il mio gesto,
    ricambieresti il mio affetto,
    forse mi faresti compagnia,
    in queste sere tutte identiche,
    forse sapresti consolare,
    ma non lo farò,
    perché ciò che sento
    è il segreto che al momento,
    mi aiuta maggiormente
    a guardare avanti
    aspettando il momento
    per raccontarti il mio cuore....
    raccontarlo a te, che so
    sarai capace
    di ascoltare
    e capire...
    ma questo già lo so....
    e per ora mi basta...

     
  • 20 settembre 2010
    Pensando a te

    Quando ho scoperto che saresti arrivato,
    non ci potevo credere; non avevo realizzato
    che si stava avverando
    uno dei miei sogni.
    convivevo con l'idea
    e stavo preparandomi, giorno per giorno,
    attimo per attimo
    con timore e sorpresa.
    un modo nuovo di essere
    una sensazione strana e magica...
    finita troppo presto,
    per svanire,
    senza far danni,
    o creare dolore e confusione.
    ora lo conosco solo io,
    il dolore della tua mancanza
    e quando lo spiego
    diventa banale;
    perché è una cosa solo mia,
    che non so condividere.
    restano troppe domande
    e tanta solitudine.
    questo è l'ennesimo sogno infranto,
    a cui dovrei far l'abitudine,
    come sempre,
    per vivere ancora
    come se nulla fosse,
    ma quel sogno eri tu
    e tu eri mio figlio!
    non un'ecografia, che non ho saputo leggere
    e che i dottori hanno trattato
    con troppa banalità;
    perché tu non sei: "succede...",
    "ne vedo tutti i giorni..."
    tu eri tu,
    lo eri per me,
    che sono la tua mamma
    e ti voglio bene
    e continuo ad esserlo
    anche se sei andato via.
    e se può esser consolante,
    sia per me che per te
    io non ti dimentico!
    perché ti amo ancora,
    mio piccolo sogno infranto,
    con tutto il mio cuore...
    r.i.p

     
  • 21 gennaio 2009
    Intolleranza

    C’è una gran bella differenza;
    tra il volersi bene
    e l’amarsi col cuore…
    Scorrono fiumi
    Di parole e CAZZATEINUTILI,
    tra queste due piccole, diverse,
    parole…
    che per pochi, umili, semplici;
    continuano ad avere
    un diverso significato;
    esistono infiniti modi
    per dire la stessa cosa:
    “Ti voglio tanto bene!”…
    se è vero,
    si trovan sempre,
    le giuste parole!
    Le parole giuste
    Vengono dal cuore
    E parlano sempre
    Di nuovi mondi
    Costruiti
    Dall’immaginazione e dai sogni
    Di persone comuni,
    che con rispetto,
    pazienza
    perseveranza,
    confronto di idee,
    hanno voglia, tempo
    e bisogno
    di andare avanti insieme…
    in tutti gli altri casi
    è solo un modo,
    contorto e strano
    di dirsi:
    “Ti voglio bene”
    che non fa bene
    proprio a nessuno e mai lo farà!
    Se avesSi  ragione io, solo per questa volta?

     
  • 02 ottobre 2007
    Modena

    Oggi, dopo un tempo che ormai,
    non so più quantificare,
    ritrovo l’orgoglio,
    di essere italiana
    e far parte di questo piccolo,
    prezioso,
    invidiato paese,
    ricco di tutto,
    colmo di storia, arte e meraviglia;
    la nostra Italia
    costretta a nascondere
    la sua innata magia
    per colpa di quei pochi, inetti potenti,
    non più capaci,
    di guardarsi attorno
    e gioire di quel vero, semplice “poco”,
    che sa racchiudere in un piccolo spazio,
    la  felicità
    e la preclude a chi non sa apprezzarlo.
    Chi s’illude di poter essere potente di materia,
    è potente per un misero poco;
    perché l’uomo non è nato per essere,
    comandato dall’uomo…
    Questa mattina, mi sono svegliata,
    nella piccola/grande Modena,
    che conosco da sempre,
    che in parte è anche mia
    ed ho riscoperto la facilità,
    di sentirmi ancora parte integrante,
    di questo nostro paese,
    della sua innata bellezza
    concentrata in un piccolo spazio.
    Spettacolare bellezza e armonia,
    ormai liofilizzata,
    da mafia e corruzione
    alimentate dal comune, benpensante, costruito
    “quieto vivere”.
    I giorni di pochi, illusi ricchi di nulla,
    non solo rubano l’acqua;
    quando è finita l’acqua,
    iniziano a rubare i boschi e la terra,
    perché il “caro signor soldo”
    è la tremenda illusione,
    capace di perdonare
    anche l’omiciDio.
    Gli uomini muoiono per natura,
    i sogni restano
    e sono anni
    che fanno da perno al girare del mondo.
    Senza formule ermetiche, senza ipocrisie.
    Tutto questo mio pensiero
    sta nascendo ed è dedicato,
    con profonda sincerità e cuore
    alla morte di una persona,
    baciata da Dio
    e nella sua genuinità,
    che solo la nostra Emilia
    sa regalare per nascita,
    ha saputo condividere il suo dono,
    perché sotto la maschera teatrale,
    tolto il trucco di scena che tanto fortifica gli artisti,
    batteva ancora il cuore di un uomo semplice
    ed io,
    sto trovando le parole
    tentando un umile omaggio.
    Riempiendo occhi e orecchie,
    nel mio modo logorroico e pedante a quelli che rimangono…
    Sto scrivendo per la mia città,
    per il nostro amato mondo,
    per la mia cara nonna, che non ha avuto bisogno di studiare, per vivere una vita,
    da donna intelligente,
    che tanto amava la musica e la lirica,
    che tanto amava l’arte, pura e non filtrata, come la mia,
    da chi te la vuole insegnare…
    Sto scrivendo per le persone
    che sentono come me, bisogno d’osservare, leggere e imparare,
    senza un obiettivo,
    solo per il gusto di farlo.
    Sto cercando di scrivere senza alcuna presunzione,
    solo perché ho capito che a volte è molto meglio
    ricominciare a parlare…
    Anche dopo tanto
    che non ci si crede più;
    è meglio fare un passo indietro
    che fuggire da una realtà,
    troppo misera,
    spesso decisa,
    dagli altri per tutti,
    dagli stessi altri che a volte,
    non ci vedono neanche,
    che spesso, non sanno più essere,
    la nostra casa,
    solo perché,
    hanno perso la loro.

     

    Il paese dove siamo nati e cresciuti
    in cui fatichiamo a trovare, possibilità
    ed aria,
    da respirare di nuovo
    a pieni polmoni.
    Oggi ho capito,
    che non sono qui,
    solo fisicamente,
    ho sentito di nuovo
    il mio cuore qui.
    Io sono emiliana, modenese, cittadina del mondo,
    fiera delle lotte contadine,
    della nostra cultura antica,
    del “mangiare” casereccio,
    delle poche rezdore rimaste,
    dei nostri monumenti,
    giustamente annoverati,
    in qualsivoglia libro d’arte.

     

    Fiera di chi è venuto prima di noi,
    che ormai sappiamo essere, per la maggior parte del nostro tempo,
    gente arrabbiata, confusa e senza patria.
    Dimentica di semplici valori,
    alimentati dal santo buon senso di una volta.
    Oggi ho visto questa mia piccola/grande
    Modena
    divenuta magicamente, tutto il mondo
    per salutare un uomo,
    per accompagnare  con calore
    i primi passi incerti
    della sua, tutta da scoprire,
    nuova vita di luce.

     

    Comincio a ritrovare il segreto,
    per vivere una vita sensata;
    non troverò mai niente di più bello
    di ciò che è già mio,

     

    non da un’altra parte!

     

    Questo è il mio posto
    e devo restare a proteggere
    il mio consolante “nido”
    chiamato Modena.
    Come sempre ho pensato, mai a caso,
    il mondo si cambia, soprattutto stando fermi; si parte dal piccolo,
    per generare l’onda che si espande e comincia a cambiare anche il grande.
    Chi fugge, cambia luogo,
    per scontrarsi alla fine,
    con lo stesso problema irrisolto
    e più grande.

     

    L’uomo che ha ispirato i miei pensieri,
    di piccola “artista” mancata e poco coraggiosa,
    poteva scegliere
    gettando un dito a caso sul mappamondo,
    il suo posto
    e sarebbe stato accolto,
    a porte spalancate,
    come un prestigioso dono.
    Lui è rimasto qui,
    è nato e morto qui!

     

    Oggi ha raccontato la sua favola
    senza poter contare sulla sua innata,
    presenza scenica.

     

    Nessuno pensa mai,
    che essere artisti veri
    è anche sacrificio, studio e fatica.
    E’ anche “mettersi in piazza”,
    accettare il “si dice”
    e le cattiverie degli invidiosi.
    È “darsi in pasto gli altri”,
    per condividere quel dono coltivato,
    che si chiama vera arte.

     

    L’artista soffre l’invasione
    e allo stesso modo vive d’energia e di calore umano,
    di chi si raduna,
    per gioire del suo dono.

     

    Oggi ho pianto lacrime,
    per chi non conoscevo,
    di sincera malinconia
    e sentita mancanza;
    perché uno dei pochi grandi artisti,
    ci ha lasciati qui soli
    a continuare a combattere,
    orfani della sua palpabile,
    grande energia,
    per lo più positiva.

     

    Sono triste e felice,
    per la nuova lezione,
    che una persona lontana da me,
    ha saputo donarmi.
    Non dimenticherò,
    non lascerò,
    scappar via l’emozione,
    di veder tanta gente riunita…
    per ragioni diverse;
    che alla fine era lì per raccontare,
    la favola di un uomo…

     

    Chi resta soffre l’abbandono,
    chi va comincia un viaggio di pace;
    libero da vincoli,
    da parole e da facili risposte rassicuranti.

     

    L’arte coltiva i sogni;
    l’arte è la terra da cui nascono i germogli della fantasia,
    rende liberi e leggeri,
    liberi di rilassarsi e staccarsi dal razionale,
    dal “devo fare”,
    regala la possibilità di fermarsi e riposare facendo niente,
    se non pensare…

     

    La persona di cui parlo,
    non può che meritarsi
    un aldilà con accesso diretto,
    a ciò che noi chiamiamo paradiso…

     

    Finisce qui per ora
    questo mio pensiero;
    con un semplice grazie,
    all’insostituibile artista/maestro/uomo
    LUCIANO PAVAROTTI.

     

    In sua memoria, per ciò che ha regalato,
    alla nostra Modena,
    ho fatto diventare frasi,
    il mio neonato, contorto, pensiero.

     

    Ho scritto questa cosa,
    per nulla poetica,
    e tanto  faticosa e frammentaria ,
    perché non è la forma che m’interessa;
    è l’emozione,
    che se ne frega della scuola del “bel scrivere”.
    Della metrica, della licenza poetica e dell’apparenza…

     

    Anche se non ho mai avuto
    il piacere e l’onore
    d’incontrarlo in questa vita
    oggi mi ha fatto un grande regalo;
    ottimismo e speranza,
    per  riuscire a costruire,
    una vita nella mia terra,
    diversa dal comune accontentarsi e sopravvivere.

     

    La sua morte per me
    è un principio di rinascita.

     

    Solo le persone speciali,
    sanno essere capaci,
    di tali magie,
    in un mondo che ormai
    non costruisce più,
    sulla sua perfezione.

     

    Muore un uomo
    e si alimenta un mito
    capace di smuovere le anime,
    lui l’ha fatto in terra
    e mi auguro continuerà
    ad esserci dal cielo,
    ora che la sua energia
    scorre libera da confini,
    contorni e miserie mortali…

     

    Mi auguro che la sua trasformazione
    sia priva di traumi,
    e di poter un giorno
    stringergli la mano…

     

    Caro Luciano,
    forse ho tanta strada,
    ancora da percorrere,
    o almeno spero…
    Per ora ti ringrazio
    E non riesco a smettere,
    di ringraziarti,
    da qualche giorno ormai…

     

    Tu hai fatto in modo,
    non solo di darmi la voglia
    di riprendere il cammino;
    dentro di me
    ho rivisto un luogo, ormai dimenticato,
    in questi relativi, pochi, miei anni.

     

    Quel luogo da cui ero partita,
    con la forza della giovinezza esuberante e senza paure,
    convinta di cambiare il mondo,
    solo con le idee…

     

    Quel luogo che rappresentava la mia ragione,
    la mia bandiera,
    di fortunata ragazza,
    nata nella culla
    dell’arte e della cultura.

     

    Quel luogo che ancora alimenta,
    la mia impazienza,
    di percorrere questo cammino,
    per scoprire come va a finire,
    come una donna giusta,
    armata nelle sue “guerre”,
    solo di rispetto e pazienza,
    esercitata per anni,
    con scarsi risultati.

     

    Grata e mai sazia,
    di questa piccola/grande
    vita…

     

    Comune a tutti, apprezzata da pochi,
    ancora unica certezza,
    anche per chi la crede scontata o dovuta,

     

    grazie a quei pochi che sono grati di averla…

     

    LA MORTE COME LA PENSIAMO NOI,
    SARA’ UN TRAUMA SOLO PER CHI; NON HA SAPUTO VIVERE…

     
  • 03 maggio 2006
    Happy in the sun

    Sei il mio angelo,

    nonna mia,

    anche il tuo nome era un segno

    ed io, continuo, dopo tanti anni,

    a sentirti vicina.

    Grazie nonna/mamma,

    per la dedizione e l’amore

    con cui mi hai cresciuta,

    grazie,

    per le tue battaglie che alla fine,

    ti hanno fatto scoppiare il cuore.

    Ti ringrazio di avermi insegnato,

    il significato di coraggio,

    di forza di vivere,

    con le tue mani grandi

    che tiravano la sfoglia la domenica

    e i tuoi sorrisi timidi e sinceri.

    Se sono forte,

    se vado avanti sempre

    è anche grazie a te,

    che mi hai fatto comprendere,

    da subito,

    cosa vuol dire vivere

    essendo sempre protetti, con amore,

    da tutto e da tutti.

     

    Fino alla mia fine,

    fino al nostro nuovo incontro,

    non smetterò mai di pensarti

    ed affidarmi a te,

    quando non ce la faccio più da sola.

    Ti amo nonna Angela.

    Ti amo profondamente e sempre.

    Anche dopo tanti anni,

    che non sei più con me.

    Eri la mia mamma, eri la mia vita da bambina,

    che ho perso per sempre e faccio fatica a ricordare.

    Colei che mi viziava e redarguiva.

    Una donna forte e sincera,

    come sto cercando,

    di essere io,

    anche per te.

     
  • 30 marzo 2006
    Tri Skell

     E’ giunta come sempre,

    l’ora di rialzarsi,

    di ricominciare a percorrere,

    la strada destinatami.

    Scelgo spiccioli di ricordi,

    li metto in tasca,

    estraggo dal cuore,

    le sopravvissute emozioni,

    ne faccio aria.

    Mi adorno con collane di sogni

    E bracciali di lacrime antiche.

    Vestita delle mie certezze;

    una corazza di ideali,

    per proteggere questa guerriera stanca,

    che non può mai,

    rinunciare a combattere.

    Consulto la mappa,

    la strada è in salita,

    anche questa volta,

    così scelgo,

    l’armatura leggera dell’amore

    e del rispetto,

    per me stessa e per gli altri.

    Ho solo armi bianche,

    destinate a non ferire più,

    se non per legittima difesa,

    solo in quel caso,

    potrei proporre un duello.

    Consapevole che le più grandi sconfitte,

    sono causate solo,

    da me stessa e dalla mia mente.

     
  • 30 marzo 2006
    Stanchezza

    Il passato sulle spalle,

    un fardello pesante

    esperienze utili

    e tante cose da non raccontare.

    Tanto la maschera

    è  costruita bene

    come un trucco esagerato

    che nasconde i lineamenti

    creati da un passato recente.

    Le occhiaie, i segni rossi ai lati degli occhi,

    le cicatrici, uniche spie

    TACETE!

    E’ il mio cuore

    che deve parlare di me

    cuore e testa curano le pubbliche relazioni.

    Non vi deve importare la storia,

    non è sempre vero, che è maestra di vita

    o non saremmo così ostinati

    nel ripetere gli stessi “sbagli”.

    Tutto è celato da un velo di formalità

    A volte una lapide

    sotto la quale, abbiamo nostro malgrado,

    seppellito noi stessi.

    La mente è un album di ricordi utili.

    Il cuore la coscienza di ciò che potrebbe essere.

    In realtà sappiamo sempre

    come dovrebbe andare.

    E’ un grido che viene da dentro

    e gli schemi, la ragione costruita

    lo mettono a tacere.

    Le colpe, sono solo nostre

    del nostro credere alle regole.

    Del nostro contare sull’ipocrisia

    come unico mezzo.

    Della sopravvalutazione della forma.

    Ma la sostanza esiste…

    Dimenticata sostanza… motore della nostra esistenza.

    Unico scopo di vita.

    Angoscia di sapere

    che siamo tutti non morti…

     
  • 30 marzo 2006
    Verità nascoste

    Nati già sconfitti; in questo MEDIOEVO moderno,

    comandato da leggi a noi estranee e precedenti,

    embrioni abbandonati

    in uno stato di lucida quiescenza.

    Consapevoli eroi delle nostra tragedia,

    armati di SPERANZA,

    difesi da un’armatura di PAZIENZA

    Stanze vuote piene di vita,

    angosciati e sudati sogni

    di debordanti vasi dal contenuto dissonante,

    scatole cinesi lanciate contro una parete di nulla,

    un mostro collettivo di nome SOCIETA’.

    Imprigionati da un incantesimo doloroso;

    il serpente infinito covato da quel nulla

    stritola le nostre membra/menti nelle sue spire,

    sottraendoci forze, desideri e sentimenti,

    lasciando involucri da riempire di niente.

     

    L’uomo civile che hanno costruito,

    non sa far altro che distruggere anche se stesso,

    perché QUALCUNO ha deciso che questo è giusto!

    La VITA vissuta con occhi stanchi di illusioni.

    Ma il cerchio si stringe e i giochi son fatti

    Intorno all’esercito dei miserabili,

    Il regno del meschino e disumano che dilaga, ALLEGRO,

    sarà spazzato via dall’onda della verità.

    Ciò che resterà sono i rarissimi sorrisi…

    e le meritate gentilezze..

    Di chi, come noi, ride amaro di tutto…

    I TIRANNI DELL’ANIMA NON VINCERANNO MAI!

     
  • 30 marzo 2006
    Amore zodiacale

    Aria ed acqua,

    si coniugano male;

    l’acqua vince,  di solito

    al limite s’increspa

    al contatto con l’aria leggera,

    ma non demorde;

    fa le onde.

    L’aria riesce solamente, a penetrarla

    Per un lunghissimo istante, poi risale in superficie, scacciata a forza.

    Solo in un contenitore vuoto

    Col nulla intorno

    Possono equilibrarsi;

    sfiorarsi,

    sfidarsi ad armi pari.

    Ma questi due elementi non sono nati

    purtroppo,

    per coesistere pacificamente.

    COME NOI DUE.

    Perché io come l’aria,

    porto con me ogni attimo

    tanti dolci istanti,

    tu invece

    hai contorni troppo severi

    per poterti adeguare al mio caos;

    sono troppo veloce, io,

    per riuscire a comprendere realmente,

    come può essere pesante la tua vita.

    Questo è uno di quei casi

    In cui il destino non basta

    Ed il circolo,

    fatica a chiudersi.

    Perché sono troppo stanca

    Per scatenare una tempesta,

    sollevare l’acqua

    e portarla con me dove voglio…

     
  • 30 marzo 2006
    Amore giovanile

    Palpitano nella notte,

    le due solitudini,

    si son ritrovate

    e sanno d’aver poco tempo per diventare

    Un’unione di anime
    E di fremiti

    Liquidi condivisi segnano per sempre
    La loro storia
    Odori difficili da dimenticare

    Restano addosso
    Unico ricordo

    Di un amore  faticosamente espresso

    Con una leggerezza innaturale

    SEI DENTRO ME
    E da quel momento

    Potrei morire senza rimpiangere

    Resta lì!

    Desiderio infinito di vita infinita

    Non esiste un’altra creatura che possa completarmi

    non in questo modo

    Solo tuo SOLO TU

    Mio dolceuomo dagli occhi di bambino smarrito

    Tremo nella mia solitudine del nontuoamore per me

    Adesso che conosco la verità

    Non mi basta più

    IL MONDO DI SEMPRE

    Vivo RISCRIVENDO MENTALMENTE i nostri attimi

    Immersa in una marea burrascosa di ore vuotegiornivuotimesivuoti

    Incuranti del mio non esistere

    Se non  cercando te

    Per perderti e ritrovarti in ogni vita

    Non posso più scappare...

    Sei un mio amato limite

    Non ti temo, temendo la tua assenza

    Mi servi per imparare a diventare davvero viva.

    Avrei dovuto baciare rassicurante i tuoi polsi

    Avrei dovuto gridarti in faccia AMOREMIO

    Avrei dovuto  voler capire

    E accettare

    Uccidere la paura dell’appatenenza

    Ed ora vivo in solitudine  le mie incorreggibili colpe

    Di persona spaventata di dipendere...

    Ma senza TE cosa posso essere?

    Una incompleta donna impaurita e cattiva

    un corpo vuoto d’anima che cammina

    tra la gente

    Cosa sono se i miei giorni?

    Si ostinano ad essere sordi delle tue parole

    bui dei tuo sguardi

    Pieni dell’assenza di noi due che in tutti modi

    Ho cercato di scongiurare...

    Ricordi quella lunga notte?

    Io ricordo solo il tuo viso

    Perché non ci crederai ma rassicura

    E la mia voglia di rapirti dal mondo

    Di tenerti con me

    Di proteggerti da te stesso

    Tu..il tuo più grande nemico!

    E da me stessa

    Di diventare

    qualcosa da portare con te in giro...

    anche senza la presenza.

    Il mio cuore si accartoccia e fa male

    ripensando

    a tutto quel posto che volevo per noi

    e non ho saputo conquistare...

    tu rimani una imperdonabile  mia mancanza

    la più grave

    la più pesante

    prego (pregavo, avrei pregato)

    per un’ennesima occasione

    o vivrò come una misera creatura sola

    senza la luce

    dei tuoi occhi…

    sempre troppo distanti

    ed occupati a guardare altro…

     
  • 30 marzo 2006
    La mia favola

    Il titolo è dentro di me….

     

    La luna ed il sole

    Hanno diverse attitudini;

    l’una vive di notte

    in compagnia delle stelle.

    Le vede cadere

    e piange spesso, la loro mancanza

    non comprendendo

    che al momento della scia

    sono già morte da tempo.

    Di rado, periodicamente,

    si fa grande, illumina la notte

    e sorride.

    Ed è lì che il sole

    la scambia per la sua compagnia

    e ciclicamente s’innamora

    pensando, in cuor suo

    di aver trovato qualcuno con cui,

    illuminare e dividere

    ogni suo giorno.

    Poi giungono le nuvole,

    come sempre inattese,

    che con il loro grigio,

    mascherano tutto

    e le lacrime dei due sfortunati amanti

    che bagnano le terre,

    ma un giorno vedranno,

    il raccolto abbondante

    della loro tristezza

    e capiranno che tutto

    è stato studiato,

    che nulla,

    accade casualmente;

    e il risultato dell’amore

    anche se passeggero

    è sempre sorprendente.

     
  • 30 marzo 2006
    30 anni

    Mi sembra di non aver più nulla da scrivere,

    piena d’idee che non prendono forma,

    e di parole troppo veloci per esser fermate su un foglio.

    In questo periodo mi limito a sentire i miei pensieri

    Come un osservatore distratto della mia vita

    Trascorro ogni giorno a guardare il di fuori come qualcosa di estraneo…

    Dov’è finito il mio spirito

    Chi l’ha rapito? E dove il coraggio?

    Dove quei giorni in cui tutto era un facile gioco spensierato?

    E’ pesante non sentirsi se stessi,

    e capire che devi cambiare, ma cosa?

    Ogni mutamento col  tempo diviene abitudine di sempre…

    Così  senza stupore né tristezza né felicità passano i giorni che lascio passare

    Ogni mattina concedo il buon giorno ad un nuovo giorno qualunque

    Che mi porterà ad una nuova notte di sempre

    Non smettendo di avere fiducia in ciò che mi trovo davanti

    E di ricordare di recuperare le cose che ho lasciato indietro…

    In mezzo a tutto questo cammino verso i trent’anni

    Cercando di trovare un senso che non esiste

    E qualcosa che alla lunga non diventi scontato…

     
  • 30 marzo 2006
    A Massimo

    Cambia strada, corri forte,

    fai che ciò che hai lasciato, (o perso)

    non ti ricatturi,

    guarda dritto, ascolta i battiti,

    rompi il fiato,

    le tue gambe devono, per questa volta,

    reggere lo sforzo.

    La fatica non può, fermarti.

    Visualizza il traguardo,

    controlla la paura,

    fatti guidare da lei,

    segui la mappa della tua infelicità

    ed esci dal percorso, che hanno tuo malgrado, scelto al TUO posto.

    Le gambe dolgono

    il fiato è corto

    il cuore scoppia,

    ma tutto ciò

    è già vissuto

    è già passato

    sei arrivato, sei felice.

    Il cuore è calmo.

    Il respiro profondo.

    Le gambe reggono

    e tu sei libero…

    e sai dentro di te, che in fondo, ti è piaciuto,

    che la prestazione,  era necessaria,

    l’allenamento, inevitabile,

    l’arrivo, un dono,

    la corsa, l’unico modo possibile…

     
  • 30 marzo 2006
    Insonnia

    Lavo la mia faccia dal trucco
    Pulisco la mia faccia da una nuova notte.

    E’ giorno! Nulla è cambiato

    Tranne la mia faccia

    Che ha un giorno in più

    Mi sento più leggera

    Perché mi sforzo

    Di pensarla così

    Perché non posso

    Pensarla altrimenti.

    Manca il corrispondente,

    Mi manca la seconda metà

    Di questa storia fallimentare,

    Ma ho ancora fiato

    Ancora forza di me stessa

    Ed un cuore colmo

    Di ciò che non è stato,

    Di ciò che costruirò.

    Un animo

    Pieno di domani.

    Con i muscoli provati

    Dalle cose irrealizzate

    E tanta voglia di conoscere

    Nuovi pensieri

    E di trovare

    Nuove risposte

    Alle mie domande di sempre.

    Felice nella malinconia

    Sollevata nella tristezza.

    Scorre il nuovo giorno

    E la nuova notte di ragionamenti solitari

    Guardo dentro e trovo più movimento

    Che intorno a me

    Dove la gente si agita per le cose di sempre.

    Un riccio

    Che non è spaventato dallo spavento.

    Senza armi, senza aculei

    Sommersa da un amore improvviso

    Non aspetto una sorpresa ma ci spero.