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Autore

Simona Frattini

in archivio dal 30 mar 2006

04 giugno 1974, Modena

02 ottobre 2007

Modena

Oggi, dopo un tempo che ormai,
non so più quantificare,
ritrovo l’orgoglio,
di essere italiana
e far parte di questo piccolo,
prezioso,
invidiato paese,
ricco di tutto,
colmo di storia, arte e meraviglia;
la nostra Italia
costretta a nascondere
la sua innata magia
per colpa di quei pochi, inetti potenti,
non più capaci,
di guardarsi attorno
e gioire di quel vero, semplice “poco”,
che sa racchiudere in un piccolo spazio,
la  felicità
e la preclude a chi non sa apprezzarlo.
Chi s’illude di poter essere potente di materia,
è potente per un misero poco;
perché l’uomo non è nato per essere,
comandato dall’uomo…
Questa mattina, mi sono svegliata,
nella piccola/grande Modena,
che conosco da sempre,
che in parte è anche mia
ed ho riscoperto la facilità,
di sentirmi ancora parte integrante,
di questo nostro paese,
della sua innata bellezza
concentrata in un piccolo spazio.
Spettacolare bellezza e armonia,
ormai liofilizzata,
da mafia e corruzione
alimentate dal comune, benpensante, costruito
“quieto vivere”.
I giorni di pochi, illusi ricchi di nulla,
non solo rubano l’acqua;
quando è finita l’acqua,
iniziano a rubare i boschi e la terra,
perché il “caro signor soldo”
è la tremenda illusione,
capace di perdonare
anche l’omiciDio.
Gli uomini muoiono per natura,
i sogni restano
e sono anni
che fanno da perno al girare del mondo.
Senza formule ermetiche, senza ipocrisie.
Tutto questo mio pensiero
sta nascendo ed è dedicato,
con profonda sincerità e cuore
alla morte di una persona,
baciata da Dio
e nella sua genuinità,
che solo la nostra Emilia
sa regalare per nascita,
ha saputo condividere il suo dono,
perché sotto la maschera teatrale,
tolto il trucco di scena che tanto fortifica gli artisti,
batteva ancora il cuore di un uomo semplice
ed io,
sto trovando le parole
tentando un umile omaggio.
Riempiendo occhi e orecchie,
nel mio modo logorroico e pedante a quelli che rimangono…
Sto scrivendo per la mia città,
per il nostro amato mondo,
per la mia cara nonna, che non ha avuto bisogno di studiare, per vivere una vita,
da donna intelligente,
che tanto amava la musica e la lirica,
che tanto amava l’arte, pura e non filtrata, come la mia,
da chi te la vuole insegnare…
Sto scrivendo per le persone
che sentono come me, bisogno d’osservare, leggere e imparare,
senza un obiettivo,
solo per il gusto di farlo.
Sto cercando di scrivere senza alcuna presunzione,
solo perché ho capito che a volte è molto meglio
ricominciare a parlare…
Anche dopo tanto
che non ci si crede più;
è meglio fare un passo indietro
che fuggire da una realtà,
troppo misera,
spesso decisa,
dagli altri per tutti,
dagli stessi altri che a volte,
non ci vedono neanche,
che spesso, non sanno più essere,
la nostra casa,
solo perché,
hanno perso la loro.

 

Il paese dove siamo nati e cresciuti
in cui fatichiamo a trovare, possibilità
ed aria,
da respirare di nuovo
a pieni polmoni.
Oggi ho capito,
che non sono qui,
solo fisicamente,
ho sentito di nuovo
il mio cuore qui.
Io sono emiliana, modenese, cittadina del mondo,
fiera delle lotte contadine,
della nostra cultura antica,
del “mangiare” casereccio,
delle poche rezdore rimaste,
dei nostri monumenti,
giustamente annoverati,
in qualsivoglia libro d’arte.

 

Fiera di chi è venuto prima di noi,
che ormai sappiamo essere, per la maggior parte del nostro tempo,
gente arrabbiata, confusa e senza patria.
Dimentica di semplici valori,
alimentati dal santo buon senso di una volta.
Oggi ho visto questa mia piccola/grande
Modena
divenuta magicamente, tutto il mondo
per salutare un uomo,
per accompagnare  con calore
i primi passi incerti
della sua, tutta da scoprire,
nuova vita di luce.

 

Comincio a ritrovare il segreto,
per vivere una vita sensata;
non troverò mai niente di più bello
di ciò che è già mio,

 

non da un’altra parte!

 

Questo è il mio posto
e devo restare a proteggere
il mio consolante “nido”
chiamato Modena.
Come sempre ho pensato, mai a caso,
il mondo si cambia, soprattutto stando fermi; si parte dal piccolo,
per generare l’onda che si espande e comincia a cambiare anche il grande.
Chi fugge, cambia luogo,
per scontrarsi alla fine,
con lo stesso problema irrisolto
e più grande.

 

L’uomo che ha ispirato i miei pensieri,
di piccola “artista” mancata e poco coraggiosa,
poteva scegliere
gettando un dito a caso sul mappamondo,
il suo posto
e sarebbe stato accolto,
a porte spalancate,
come un prestigioso dono.
Lui è rimasto qui,
è nato e morto qui!

 

Oggi ha raccontato la sua favola
senza poter contare sulla sua innata,
presenza scenica.

 

Nessuno pensa mai,
che essere artisti veri
è anche sacrificio, studio e fatica.
E’ anche “mettersi in piazza”,
accettare il “si dice”
e le cattiverie degli invidiosi.
È “darsi in pasto gli altri”,
per condividere quel dono coltivato,
che si chiama vera arte.

 

L’artista soffre l’invasione
e allo stesso modo vive d’energia e di calore umano,
di chi si raduna,
per gioire del suo dono.

 

Oggi ho pianto lacrime,
per chi non conoscevo,
di sincera malinconia
e sentita mancanza;
perché uno dei pochi grandi artisti,
ci ha lasciati qui soli
a continuare a combattere,
orfani della sua palpabile,
grande energia,
per lo più positiva.

 

Sono triste e felice,
per la nuova lezione,
che una persona lontana da me,
ha saputo donarmi.
Non dimenticherò,
non lascerò,
scappar via l’emozione,
di veder tanta gente riunita…
per ragioni diverse;
che alla fine era lì per raccontare,
la favola di un uomo…

 

Chi resta soffre l’abbandono,
chi va comincia un viaggio di pace;
libero da vincoli,
da parole e da facili risposte rassicuranti.

 

L’arte coltiva i sogni;
l’arte è la terra da cui nascono i germogli della fantasia,
rende liberi e leggeri,
liberi di rilassarsi e staccarsi dal razionale,
dal “devo fare”,
regala la possibilità di fermarsi e riposare facendo niente,
se non pensare…

 

La persona di cui parlo,
non può che meritarsi
un aldilà con accesso diretto,
a ciò che noi chiamiamo paradiso…

 

Finisce qui per ora
questo mio pensiero;
con un semplice grazie,
all’insostituibile artista/maestro/uomo
LUCIANO PAVAROTTI.

 

In sua memoria, per ciò che ha regalato,
alla nostra Modena,
ho fatto diventare frasi,
il mio neonato, contorto, pensiero.

 

Ho scritto questa cosa,
per nulla poetica,
e tanto  faticosa e frammentaria ,
perché non è la forma che m’interessa;
è l’emozione,
che se ne frega della scuola del “bel scrivere”.
Della metrica, della licenza poetica e dell’apparenza…

 

Anche se non ho mai avuto
il piacere e l’onore
d’incontrarlo in questa vita
oggi mi ha fatto un grande regalo;
ottimismo e speranza,
per  riuscire a costruire,
una vita nella mia terra,
diversa dal comune accontentarsi e sopravvivere.

 

La sua morte per me
è un principio di rinascita.

 

Solo le persone speciali,
sanno essere capaci,
di tali magie,
in un mondo che ormai
non costruisce più,
sulla sua perfezione.

 

Muore un uomo
e si alimenta un mito
capace di smuovere le anime,
lui l’ha fatto in terra
e mi auguro continuerà
ad esserci dal cielo,
ora che la sua energia
scorre libera da confini,
contorni e miserie mortali…

 

Mi auguro che la sua trasformazione
sia priva di traumi,
e di poter un giorno
stringergli la mano…

 

Caro Luciano,
forse ho tanta strada,
ancora da percorrere,
o almeno spero…
Per ora ti ringrazio
E non riesco a smettere,
di ringraziarti,
da qualche giorno ormai…

 

Tu hai fatto in modo,
non solo di darmi la voglia
di riprendere il cammino;
dentro di me
ho rivisto un luogo, ormai dimenticato,
in questi relativi, pochi, miei anni.

 

Quel luogo da cui ero partita,
con la forza della giovinezza esuberante e senza paure,
convinta di cambiare il mondo,
solo con le idee…

 

Quel luogo che rappresentava la mia ragione,
la mia bandiera,
di fortunata ragazza,
nata nella culla
dell’arte e della cultura.

 

Quel luogo che ancora alimenta,
la mia impazienza,
di percorrere questo cammino,
per scoprire come va a finire,
come una donna giusta,
armata nelle sue “guerre”,
solo di rispetto e pazienza,
esercitata per anni,
con scarsi risultati.

 

Grata e mai sazia,
di questa piccola/grande
vita…

 

Comune a tutti, apprezzata da pochi,
ancora unica certezza,
anche per chi la crede scontata o dovuta,

 

grazie a quei pochi che sono grati di averla…

 

LA MORTE COME LA PENSIAMO NOI,
SARA’ UN TRAUMA SOLO PER CHI; NON HA SAPUTO VIVERE…

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