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Autore

Simone Spezia

in archivio dal 06 set 2007

15 gennaio 1986, Venezia

06 febbraio 2009

Manca poco

Intro: Quello che la mente partorisce durante il sonno sottoforma di sogno, potrebbe spesso essere d’ispirazione per un bel racconto. Non ci rimane che sognare di essere tutti scrittori, almeno per una notte.

Il racconto

Mi svegliai di buon ora, colpa della luce e le mosche. Niente colazione, decisi di leggere, presi un libro, la copertina era vuota, strano, lo aprii e lessi: “Nove milioni di danni, dico nove , non sono pochi, certo potrebbero essere di più ma in fondo accontentiamoci, chi lo fa finge di godere.
Giusto il tempo per far partire il disco dall’inizio, c’è un passo, più o meno a pezzo quasi concluso, che non ti fa sperare, è speranza pura, senza ghiaccio, liscio come l’olio.
Beh, non vi nascondo la durata dell’intero disco, penso lo sappiate, ci vuole pazienza, tanto alla fine finisce giusto, dicono anche che non è una sicurezza ma io so che mentono, lo spero almeno.
Ho sentito che vogliono svenderla per due soldi, ma non temete, qualcuno ci penserà a salvarci.”
“Parla troppo lo sa vero? La smetta di fingere di sapere, siete patetico, si sta cagando sotto dalla paura e cerca di auto convincersi del contrario. Si vergogni e mi lasci in pace per una buona volta”
“Va bene, va bene. Non pensavo di avervi infastidito a tal punto , se l’avessi saputo prima non vi avrei neppure rivolto la parola razza di stronzo”
“Ma come ti permetti faccia da cazzo, giuro che se non sparisci dalla mia vista nel giro di cinque minuti ti cavo gli occhi e te li ficco in culo”
“Ah sì stronzetto arrogante del cazzo, ma se io ci metterei pochi secondi a strapparti le palle e, ah dimenticavo non posso, non ci sono”
“Fanculo”
“Sparisci”
Tre spari dilaniarono la quiete della Contea di Rafalich e quel giorno, cazzo si che si smosse qualcosa. C’erano tutti al Gran Concerto: il sottosegretario Marcel,il commissario Danzt con la moglie Clara, Padre Glennò, gli intellettuali Park e Dong, il duca Rodriguez e purtroppo ancora loro, i rivoltosi. Una chitarra stuprata sobillava l’animo dei ribelli, un violento violino sguainava le insicurezze della Contea, canti profusi chiudevano questa cruda sonata.
Perché proprio i due che detenevano le maggiori proprietà della contea si sono sparati a morte?
Sono stati poi proprio loro a spararsi? Chi dei due ha sparato per primo? Quali erano le motivazioni? Possibile che la posta in gioco fosse cosi alta da lasciarci le penne? Come faremo a capire che è successo realmente? Siamo compromessi anche noi? Che succederà?
Queste erano tutto sommato le domande che i cittadini di Rafalich iniziarono a porsi e non una, ebbe risposta. I due pezzi grossi non erano altro che il sindaco Romo e il magnate dell’acqua Richard Benson Junior. Sul sindaco si è sempre saputo molto poco, una persona riservata, attenta alla propria privacy, beh su Richard Benson Junior penso ci sia qualcosa da dire.
Richard Benson Junior fu concepito da Margaret Lobster e da Richard Benson, Quest’ultimo possedeva gli acquedotti e le tubature dell’intera contea e raccolse non pochi consensi quando
decise di costruire a sue spese il campo per la squadra di rugby, uno stadio magnifico con più
di cento mila posti a sedere, un’illuminazione folle e servizi di ogni tipo, da qualsiasi cibaria esotica al massaggio ai piedi mentre si assiste all’ incontro. Alla morte del padre, Richard Benson Junior vendette il campo e decise di far un nuovo acquisto, qualcosa di importante, qualcosa che avrebbe lasciato chiunque a bocca aperta. Comprò l’acqua alla contea, fino all’ultima goccia senza eccezione alcuna. Fu in quel momento che si formarono i rivoltosi, i ribelli, coloro che si opponevano alla privazione di qualcosa che dovrebbe essere un diritto, perché se è vero che esiste il diritto alla vita, addirittura il diritto al lavoro, deve esserci il diritto all’acqua, cosi pensavano.
Cosi facendo Junior imponeva ogni mese un prezzo più alto giustificandosi con la sempre meno facile reperibilità dell’acqua ,grazie anche al surriscaldamento del pianeta e cazzate simili.
Ma la gente non se la beveva, non gratis. Iniziarono gli scontri, ma la repressione era all’ordine del giorno e nulla si sarebbe potuto se non con un’organizzazione solida e piena consapevolezza dei propri mezzi. Questa lotta ebbe un capro espiatorio fino alla sua morte ma dopo, decidere con chi prendersela non fu cosa semplice, il prezzo continuava ad alzarsi.
Mi svegliai di colpo. Caffè nero e tre biscotti. Sognai di essere uno scrittore.

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