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Autore

Stefano Bergamasco

in archivio dal 20 nov 2009

19 giugno 1983, Venezia

segni particolari:
Nel Comitato dei Lettori dal 2012.

mi descrivo così:
Leggo molto diversificando i generi. Adoro la musica, la saggezza orientale, i fumetti e spero un giorno di pubblicare un mio libro. Sono un cameriere. Accetto volentieri richieste d'amicizia su Fb.

02 ottobre 2012 alle ore 23:37

Jolène e Maribel

Intro: Racconto dal contenuto forte. Per "La settimana delle Donne"

Il racconto

Era uno schifo di posto. Ma era il loro posto segreto. Visitato dai ratti, belli grossi che sembravano linci e poi i rugginosi binari della ferrovia appena oltre il canale artificiale, dove se riuscivi a vedere il fondo, voleva dire che ti ci stavi ammazzando. Eppure là sono nate le più belle avventure, create dalle libere immaginazioni di due amiche, due giovani ragazzine non ancora entrate nel pieno dell'adolescenza. I ratti diventavano possenti unicorni, i treni portavano giovani esultanti verso splendidi orizzonti e il canale si faceva teatro di incredibili battaglie marine. Poi si ritornava alla realtà. La realtà era una merda. Loro lo sapevano, ma non potevano farci niente. Si erano legate come amiche del cuore, col patto di sangue, Maribel si era presa anche un'infezione, era stata male una settimana mentre Jolène aveva avuto la fortuna di avere del disinfettante in casa, scaduto, ma ancora efficiente. Maribel era figlia di un'immigrata irregolare e stava sempre fuori casa, quando mamma doveva lavorare. "Lavorava" in casa, ogni tanto riceveva degli uomini e Maribel dal cortile sul retro li vedeva entrare, stare dai dieci ai venti minuti ed uscire, qualcuno arrabbiato, altri invece erano più svelti dei topi di fogna nel dileguarsi. Jolène invece stava sempre in casa perché suo padre era spesso in centro città. Lavorava per modo di dire, tornava sbronzo, si portava delle videocassette porno prestate da Larry, l'unico uomo di cui conosceva il nome oltre a quello di suo padre e ne riconosceva la puzza di vestiti sporchi e unti. Capitò per sbaglio che Larry consegnò a suo padre una videocassetta su dei conigli bianchi, che correvano in un cortile. Jolène l'aveva vista e la volle tenere. L'unico regalo che il padre gli avesse fatto. Un altro hobby del padre erano le pillole. Ne aveva in quantità e qualità diverse e poi fumava delle sigarette che puzzavano così tanto che a Jolène girava la testa e per quello si fiondava in cortile, dove aveva conosciuto Maribel. Maribel aveva una madre, Jolène aveva un padre e pure uno “zio” squinternato a quanto pare. La famiglia perfetta. La vera madre Jolène era scappata via, per fuggire da un marito disoccupato che riversava le sue frustazioni sulla moglie, a volte con la cinghia dei pantaloni, altre volte con un bastone o qualsiasi altro oggetto fracassabile. La mamma di Jolène era scappata da sola e sapendo che lui l'avrebbe cercata dappertutto se si fosse portata via la figlia l'aveva abbandonata a lui, sperando che almeno con lei avesse più pietà. Aveva visto quasi giusto, infatti non la picchiava, gli ordinava solo di fargli da mangiare, gli diceva che gli faceva schifo tutto, usciva di casa e tornava solo più sbronzo di prima, si impasticcava, si fumava una sua sigaretta modificata, come diceva lui, per poi crollare davanti ad un film porno seduto sulla poltrona. La solita routine. Maribel e Jolène quindi trascorrevano un pò di ore spensierate, lontane da tutti, lontane da tutto. Un auto lussuosa sbucò in quell'angolo di periferia. Una macchina che non si vedeva in giro, nemmeno nelle riviste. Scesero uno sui quaranta, l'autista e l'altro molto più vecchio, vestito come l'omino del monopoli, con tanto di baffoni bianchi. Entrarono in casa di Maribel, che quel giorno però rimase dentro, Passò una settimana prima che le due amiche si rincontrassero nel loro posto segreto. Jolène era contenta di rivederla, ma Maribel sembrava fredda e distaccata. Non si fece abbracciare, si sedette solo sul blocco di cemento davanti al canale. Fissò a lungo l'acqua e poi incominciò a piangere. Solo dopo qualche minuto Jolène riuscì ad avvicinarsi a lei e quest'ultima si lasciò finalmente abbracciare. Tra i singhiozzi Maribel le disse soltanto "Mia mamma ha detto che sono diventata una donna adesso...". Le cose erano cambiate tra loro. Maribel ogni tanto obbligata a rimanere a casa con sua madre a lavorare e Jolène passava allora le sue giornate rivedendo il video dei conigli fino a quando non ritornava suo padre. Un giorno Larry chiamò suo padre per un lavoro in città. Era solo una scusa banale per passargli un po’ di roba nuova e una videocassetta, che Larry assicurava, aveva dentro di tutto, l'inimmaginabile, donne, animali, donne con teste di animali e porcate del genere, tutta roba molto forte. Riuscì a tornare a casa solo il diavolo sapeva come, ubriaco fradicio e fatto. Aveva solo in mente di vedersi quella merda e di continuare a impasticcarsi. Jolène non aveva fatto in tempo a togliere la cassetta dal videoregistratore, e allora lui andò su tutte le furie. Prese un canale a caso e ci registrò sopra una sfilza di televendite noiose. Mandò Jolène in camera sua e le proibì di uscirne. Poi barcollando, mise la sua cassetta e iniziò la visione. Quello che vide era oltre il suo perverso immaginario pornografico. Una donna con la testa di un pupazzo di coniglio si spalmava addosso un liquido rosso e denso. Poi si vedevano pitoni, donne legate al letto e cosparse di scarafaggi. Un uomo entrava nella stanza e picchiava la donna di turno, poi la scena cambiava ancora ed un altro fingendosi il padre della donna del video, le somministrava un sonnifero e abusava di lei nel sonno. Tutto il video bombardato da una musica tecno incessante. Non poteva credere ai suoi occhi, scene ancora più raccapriccianti, e lui riavvolgeva il nastro e riguardava, riguardava i vari pezzi, due, tre, quattro volte ed ogni volta che ricominciava si impasticcava o beveva del whisky direttamente dalla bottiglia. Larry questa volta aveva fatto centro. Ma una scena aveva fatto scattare la molla sbagliata nella testa di quel padre degenerato. Così, dopo anni, si mise ai fornelli e preparò un brodo, un lurido brodo dove cominciò a buttarci dentro pillole, farle sciogliere bene ed aggiungere ancora pillole. Poi chiamò Jolène in cucina e le disse, con parole dolci, che gli dispiaceva di averla sgridata e di averle cancellato la cassetta. Jolène guardava quel piatto fondo con il brodo. Sembrava il canale artificiale, aveva lo stesso colore. Poi il padre gli porse il cucchiaio, la invitò a mangiare tutto il brodo e gli promise che avrebbe chiesto a Larry una copia di quel video dei conigli, per farsi perdonare. Jolène a quelle parole non poté far altro che fidarsi. Tornò a vedersi il video per caricarsi ancora e dopo qualche minuto sentì un tonfo dalla cucina. Segno che Jolène era partita per un profondo sonno, L'aguzzino di padre allora si avvicinò a lei e le prese il braccio. Per la prima volta provò paura. Non sentiva più il polso della figlia. Indietreggiò a bocca aperta, stordito dalle droghe che aveva preso cominciò a vedere conigli bianchi sbucare da ogni dove. Lanciò un urlo e solo dopo minuti si rese conto di aver perso il controllo su tutto. Prese il corpo leggero di Jolène e lo ripose sul letto in camera sua. Gettò via il brodo restante e mise delle pastiglie in mano alla povera piccola, ed altre sul comodino. Poi prese il telefono e chiamò un'ambulanza. Maribel scesa nel cortile vedeva solo le luci azzurre lampeggiare sulle case diroccate. Dei poliziotti portavano via in manette il padre a cui non credettero sin da subito all'ipotesi del suicidio di Jolène. Maribel vide una lettiga con un corpo coperto salire sull'ambulanza. Nel frattempo la madre di Maribel ci pensò due volte ad affacciarsi alla finestra per non farsi vedere dagli agenti e si chiuse bene in casa. Maribel ora sola, si recò per un ultima volta nel loro posto segreto. Fissava il fondo del canale artificiale e cominciò a domandarsi se nella sua profondità avrebbe rivisto l’amica Jolène e vi si lanciò per cercarla.

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