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Autore

Stefano Esposito

in archivio dal 07 feb 2013

napoli

07 febbraio 2013 alle ore 19:29

Francesco

Il racconto

Eccomi qua, pronto ad imbracciare “l’artiglieria” e partire per un’altra missione. Pronto per un nuovo risveglio…
Non ricordo esattamente di essere mai stato bambino ma riesco a ricordare con estrema lucidità il momento in cui nacqui. Si! È proprio come raccontano tutti al risveglio da un’anestesia dopo un operazione. Il lungo tunnel buio e una luce lì in fondo. Una strana forza ti spinge dietro verso quel puntino bianco che man mano si fa sempre più grande ed il bagliore che emana è sempre più avvolgente e freddo.
All’improvviso un mucchio di figure strane e verdi dalle singolari calzature e dei camici che ricoprivano l’intera persona, fino alle mascherine ed ai berretti che nascondevano il volto e la testa, mi circondavano e dicevano cose strane del tipo: – mi passi le forbici… controlli la pressione alla signora…. Complimenti!!! È un maschio!!!!!
E poi quella donna…. sudaticcia, stesa a gambe larghe su di un lettino che appena la conteneva, affaticata ed affannata da chissà quale enorme fatica. Ricordo però che alla fine quella donna si compiaceva del lavoro svolto, tanto da non sentire più la stanchezza, stringeva tra le braccia il suo gioiello più prezioso.
E fu in quella occasione che ebbi modo di conoscere Francesco, il mio più grande amico. Era bellissimo appena nato, tutto raggrinzito dalla troppa pelle che gli colava dal volto, credo che pesasse più di cinque chili. Piangeva a singhiozzi. I tizi in verde non ebbero neppure bisogno di colpirlo come pare sia consuetudine fare. Francesco è quello a cui poi ho dedicato la mia intera esistenza. Quel tipo di amico con cui riesci a sentire un legame così forte quasi come se nelle tue vene scorra il suo stesso sangue. Quello che non tradiresti mai. Quello con cui passi la vita e consiglieresti sempre al meglio, mirando solo al suo bene.
Sebbene io conoscevo Francesco, praticamente, da sempre, a voi risparmierò un po’ di passaggi della nostra infanzia, anche perché da bambino, il mio amico era insopportabile. Un monello dalle serie intenzioni, uno di quelli che su una che ne pensa, ne mette in atto mille. Immaginate una piccola peste col nasino all’insù, i capelli ricci neri, pieno di lentiggini e sguardo furbetto. Si proprio uno di quelli che non tieni fermo neppure se lo incateni. Insomma spero di aver reso l’idea.
A vent’anni Francesco, era snello, moro aveva la fissa per la fotografia, era un tipo alquanto eccentrico, amava le situazioni casiniste e l’ottima musica degli anni settanta. E credetemi era uno che si è sempre distinto dalla massa.
Io ricordo ogni attimo della vita passata con lui ma più di tutti i momenti delle scelte. La mia responsabilità era grossa. Io dovevo consigliarlo e accompagnarlo. Ma mai avrei potuto interferire in qualche sua scelta. Sebbene io ne avessi avuto il potere era una cosa che non potevo assolutamente fare. Non sarebbe stato più lo stesso ne per me ne per lui se oltre ad un semplice consiglio spassionato mi sarei permesso di tentare di convincerlo o cosa! Era male!!! Io non dovevo interferire. Si sarebbe rotto ogni tipo di legame di stima, affetto e fiducia. L'universo stesso si sarebbe accartocciato su se stesso e e sarebbe sparito implodendo in un buco nero. Lui aveva le sue idee ed io potevo solo accompagnare e far riflettere ecco tutto.
Quel giorno pioveva, Francesco aveva 36 anni, un impiego alla scuola statale e una casa discreta, tutto sommato se la passava bene. Ma le cose erano destinate a cambiare. Francesco ha sempre avuto un debole per sua figlia, amava la famiglia più di ogni altra cosa al mondo. Ma quella maledetta mattina, la macchina slittava sulla strada, i vetri in frantumi e le lamiere raggomitolate come carta pesta... due corpi sull’asfalto giacenti e privi di vita. Quella telefonata. Sua figlia. Sua moglie. Le sue donne. La sua intera vita era schizzata via da quell’auto esattamente come i corpi delle due poverette.
Da quel giorno Francesco decise di chiudersi in se e di non tentare nessuna via d’uscita se non quella di raggiungere i suoi due angeli fino al cielo. Dopo un anno circa decise che era arrivata l’ora di partire.
E fu in quel preciso momento che lo sentii parlare con un tizio in soggiorno. Il soggiorno era stile arte povera, con un immenso tappeto persiano al centro della stanza e due divani di raso marroncino e dorato posti l’uno di fronte all’altro. Da dove mi trovavo io riuscivo a vedere perfettamente Francesco seduto su uno dei due divani proprio di fronte a me. Non riuscivo invece a vedere dove era l’altro. Non ricordavo di aver mai visto o parlato prima con quel tizio, eppure avevo l’impressione di conoscerlo già da tempo. Era meschino, lo sentivo nell’aria, odorava di carne bruciata. Il discorso tra l’altro mi era anche abbastanza familiare. Francesco diceva:
Dovrei imbiancare la cucina!!!
E lui pronto:
Ma che t’importa se vuoi morire?
Mi piacerebbe lasciare tutto in ordine!
Ma se non stai neppure in piedi!
Dovrei anche spazzare il giardino.
Non lo vedrà nessuno.
Dovrei telefonare a qualcuno?
Ma a chi vuoi telefonare? Non ti accorgi che già puzzi di cadavere?
Prima speravo ce la facessi!
Si forse prima lo pensavano tutti!
Cosa è cambiato?
Hanno capito che non ce la farai!
Diranno che ero depresso...? Beh... poco male... sono le loro reazioni che mi deprimono!
Loro hanno capito prima di te, sei tu che non capisci e non vuoi capire. Ciao io me ne vado!
Aspetta!!! Ancora una parola!
E tu non trovare scuse, imbiancherà qualcun altro, tu non barare, tu hai perso tutto e sai che la gente non ama i perdenti, ad uno ad uno se ne sono andati tutti, ora stanno fuggendo, uno ha detto di star male, l’altro ha tanto da fare, un altro ancora ti ha detto che sono tutte tue fantasie, ma non ti racconta più niente. T’avevano detto di darti una mossa, te la sei data, ma non basta a farli tornare!
Ma io non voglio morire, io vorrei stare con te!
Povero illuso….. sei già morto per tutti da quel maledetto giorno di pioggia e quando tirerai le cuoia non se ne accorgerà nessuno e soprattutto non glie ne fregherà a nessuno, tu questo l’ hai capito. Perché ti ostini a spolverare? Sei già coperto di polvere.
Ho paura che mi faccia male!
Credi che faccia più male di come stai adesso?
Non so!
E poi sei tu a dire che vuoi farlo!
Lo dico perché vorrei sperare!
Prova a non dirlo e vedrai che sentirai l’odore della morte, del silenzio e della solitudine! Sei già morto per tutti e ti ostini a vivere!
-…..mmm…. e se vincessi? 

Tornerebbero tutti ma ti odierebbero perché hai vinto!
Ma non ho vinto!
Senti io me ne vado che ho altro da fare, tu se vuoi continua a spolverare!
Ma allora perché ogni tanto bussi?
Ci fu un lungo silenzio nella stanza, era il caso che intervenissi.
Credo proprio che questa casa abbia bisogno di essere ritinteggiata!!! Dissi
Lo credevo anche io.
Beh allora cosa aspetti?
Ma tanto nessuno se ne accorgerà!
Credi davvero che imbiancherà qualcun altro?
No!
E allora?
Allora cosa?
Ti devi dare una mossa, c’è da spolverare, spazzare il giardino, eliminare questa puzza di carne bruciata che ti porti addosso! Ora devo andare. Ciao…
No! Aspetta, ancora una parola!
E tu non cercare scuse, non puoi lasciare tutto in queste condizioni, quando sarà il tuo momento qui deve essere tutto in ordine.
Ma io volevo che il mio momento fosse ora!
Allora continui a trovare sotterfugi per lasciare tutto così?
Ma questa puzza io non la sento!
La sentono tutti!
Lo credi davvero?
Si!
Credo proprio che domani inizierò ad imbiancare la cucina, magari chiamerò qualcuno per farmi aiutare.
Ben detto!!!!
Riuscii a farlo calmare e dopo alcune ore a farlo addormentare sul divano. Da quel divano marroncino, Francesco, non si rialzò più. Dopo cinque giorni i vicini diedero l’allarme ai vigili del fuoco denunciando una strana puzza che usciva dalla sua casa ed infestava tutte le altre graziose villette a schiera del vicinato. I medici dissero che il decesso avvenne per arresto cardiaco dovuto a forte stress che lo aveva stroncato nel sonno senza che potesse aver sentito alcun dolore. Non potei salvargli la vita ma riuscii a salvare la nostra amicizia da quell’infame compratore di suicidi. Ed ora che anche questa breve esistenza è volta al termine sono pronto ad imbracciare “l’artiglieria” per la prossima missione… Pronto per un nuovo risveglio... Pronto per scendere ancora sulla terra...

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