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Autore

Stefano Esposito

in archivio dal 07 feb 2013

napoli

21 febbraio 2013 alle ore 12:56

Le scatole di Bernadette

Il racconto

Questa è la storia di Bernadette, una bambina di trent’anni che vive in un paese come tanti qui nel sud. Bernadette guardava al mondo come ad un insieme di possibilità di azioni spinte da campi di forze talvolta di attrazione e talvolta di opposizione. Questo mondo era abitato da strani omini situazionisti con forme stilizzate alquanto simili tra di loro.
Il cuore di Bernadette sembrava un casellario, non un casellario giudiziario, ma un casellario di legno, di quelli che usano i collezionisti di sorprese dell’ovetto di cioccolata più latte e meno cacao; in ogni casella c’era o una persona o un libro o un post-it o chissà che altro di stranamente affascinante.
I suoi confini arrivavano fin dove si estendevano i suoi rapporti.
Bernadette i suoi rapporti li teneva in delle scatole dove alcuni ci stavano stretti, altri invece godevano di ampi spazi di movimento.
A volte capitava che un rapporto apriva la scatola e scappava via.... lontano.... sempre più lontano..... e continuava a scappare finché lei non poteva più raggiungerlo. Poco male però! Bernadette non ha mai rincorso nessuno.
Ce n’era uno che era un artista e sprigionava tanta gioia e in qualsiasi scatola lei lo metteva, lui in poco tempo l’avrebbe riempita e ci sarebbe presto stato stretto. Allora doveva lottare, fare i capricci e trattenere il fiato finché non diventava blu per ottenere una scatola più grande. Ma a Bernadette queste proteste scivolavano addosso come l’acqua. Lei e solo lei decideva quando era il momento di cambiargli la scatola.
Ce n’era un altro che oltre ad avere una delle scatole più grandi ed oltre ad avere le attenzioni maggiori di Bernadette, aveva anche la facoltà di uscire dalla sua scatola ed andare ad incontrare ed influenzare gli altri rapporti nelle altre scatole o decidere di non incontrarne mai altri (Questo qui all’artista stava molto antipatico).
Ce n’erano alcuni che pur avendo delle scatole piccolissime, la ringraziavano sempre per il solo fatto di avere una scatola; altri invece l’accusavano di avere scatole o troppo piccole o troppo grandi. Non erano mai contenti!

Gli anni passavano e le scatole di Bernadette diventavano sempre di più e a seconda dei casi lei ne apriva una e ci si infilava dentro.
Un giorno decise di mettere un po di ordine. Qualche scatola fu ridimensionata, qualcuna fu buttata, qualcun’altra fu riposta dietro l’armadio.
Combinazione volle che spostando l’armadio alcune scatole caddero e si aprirono, i rapporti contenuti al proprio interno uscirono e cominciarono a litigare, e tra uno spintone e l’altro caddero e si aprirono altre scatole. Presto la stanza di Bernadette diventò una specie di tribuna politica senza moderatore. Alcuni rapporti si insultavano, altri facevano delle coalizioni, uno in particolare con la sua retorica spinta combinava un sacco di casini.
La nostra piccola eroina cercava in tutti i modi di mettere pace tra tutti dicendogli di tornare nelle rispettive scatole. Non c’era nulla da fare. La frittata era ormai fatta. Quando fu consapevole dell’inutilità dei suoi sforzi riappacificatori, intravide nella baraonda una piccola scatola rossa con il coperchio e la base dorati, di quelle che si trovano al supermercato con le sardine sott’olio per intenderci. Colpo di genio! Con un balzo felino ci si catapultò dentro e con un tocco di magia riuscì a far ruotare la linguetta chiudendosi per sempre sottovuoto.

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