username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 09 ott 2006

Stefano Turi

08 aprile 1977, Martina Franca
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 11 ottobre 2006
    All'alba di domani

    Fosse stato per noi
    tutto questo frantumarsi di suoni e voli
    infrangibili il nulla avrebbe di certo
    scatole decenti
    in cui poterci ospitare

    niente di cui vantarsi
    questi fiori lasciati appassire appena
    fuori la porta sbadigliando
    colori cercando
    coniugazioni di petali tali da arrendersi
    alla scortesia di un saluto mancato

    deglutendo nel cuore

    con le caviglie gonfie
    di passi e sempre niente
    di cui vantarsi, dicevo
    di queste città sporche di rumori
    e farmacie notturne accese
    se hai salute da disorientato - mentre
    procedo polmoni slogati
    senza segni
    particolari speranze
    e quindi

    ali di burro che spalmo
    sugli occhi
    e sul pane mordendomi per
    non mordere
    altrove

    e se fosse già inverno
    ti scriverei
    di questo pallido e ossuto
    dicembre perso
    nella diplomazia di gelo infallibile
    che si presenta sudando rugiada
    di sonno e un bacio
    incompleto che ho
    sulle labbra

    fosse per noi, fosse
    davvero per noi tutto questo
    perdersi nel vuoto respirando celeste
    imbronciare di ciglia sospese e
    cattedrali di nuvole
    intorno
    avremmo merletti di viole per dirci
    - guarda
    tutto è già stato
    e forse sarebbe stato
    meglio

    mai.

     
  • La mia ombra abbuia una parete vuota stanotte,
    ed è successo ancora che
    abbia trafficato coi pensieri su Viareggio per
    raggiungerti lassù - lungo la curva del
    giorno dove sosta il sole -
    immaginandoti possibile,
    ferocemente presente
    oltre queste colline masturbate di neve

    quando appena l'autunno muore scrivendo -nel silenzio
    atroce delle tue labbra - una pagina bianca,
    intinta nel veleno acquamarino di
    uno sguardo, e la mia e la
    tua lingua perforate di rubini disattendono
    ogni speranza;

    sebbene non un gesto delle mie mani
    tu conosca davvero - che possa tacere il vociare
    dei tuoi seni- ti restituirò le braccia,
    come a venere distratta che si fece sfuggire
    un sogno dai cassetti impolverati, un giorno...

    spremerò limoni sulle meningi d'oltreoceano, incubando
    una lacrima al cielo per raccontarti che
    era pioggia, quel giorno

    la mia ombra farà luce in questa stanza,
    rivelandosi, per quanto è semplice
    perdere tutto pur non avendo mai
    avuto niente

     
  • Siediti
    sul crinale di queste parole
    ed osservami
    dall'alto, come sempre hai fatto interpretando
    il nudismo atipico di
    certi lampioni giudicati
    dal vento

    corrono lontani
    lontanissimmi
    lanci di sughero imprecisi tra
    i sorrisi benedetti e i maledetti
    strappi di bottoni incastonati
    in questo cielo non ancora
    in technicolor

    Eccomi,
    presentandoti un io qualunque
    tra quelli scelti a caso dalla moltitudine
    di secondi rarefatti nell'ultima
    notte dell'anno ad illuderci e
    di primi sempre a vincerci
    sempre

    scommetto
    che colmeresti di sogni a noleggio
    i miei giorni,
    che apriresti altri pugni per
    nasconderti dentro,
    col tempo,
    potrei anche parlarti di me

    ma tu,
    chissà come riesci a dormire,
    stanotte, con tutto questo battere
    nel cuore

     
  • 09 ottobre 2006
    Se

    Se
    queste cicatrici acerbe
    lampadine spente sulle pareti
    di una stanza lucciole versano
    versi al nulla
    e tu

    guardarsi dentro

    le contadine sradicano ozio
    nei campi d'incenso

    dovresti
    chiedere permesso alla
    la tua schiena frustata poco
    più del vento costruendo
    piramidi coltivando
    infiniti deserti

    e che qualcuno ti ascolti
    adesso

    il nostro dio sorseggia
    birra e sceglie
    oggi muori tu
    domani forse
    io
    forse siamo al punto
    di partenza
    in questo svendersi
    dei giorni
    - e allora

    regre_disco

    vedi? ci metto un trattino
    e poi mi lancio
    all'indietro sperando
    tutto ricominci da
    capo

    se

    questo silenzio è una vecchia
    sdentata che sputa peccati tu
    trattienimi il fiato

    c'è un funambolo che pende
    sfidando
    la balaustra del tempo

    sè.