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Autore

Stig Dagerman

in archivio dal 03 ago 2011

05 ottobre 1923, Älvkarleby - Svezia

05 novembre 1954, Enebyberg, Stoccolma - Svezia

segni particolari:
Non sono stato molto fortunato ed ho sofferto molto, soprattutto la perdita degli affetti a me più cari: prima mia madre mi ha abbandonato, e poi, mio nonno, il mio punto di riferimento, è stato assassinato da un folle.

mi descrivo così:
Sono stato uno scrittore e giornalista svedese, nella mia breve ma intensa vita.

03 agosto 2011 alle ore 16:16

Il nostro bisogno di consolazione

di Stig Dagerman

editore: Iperborea

pagine: 48

prezzo: 5.00 €

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Stig Dagerman, suicida a soli 31 anni, è uno tra i più profondi scrittori svedesi. Autore, tra l’altro, di un breve quanto intenso saggio dal titolo "Vårt behov av tröst" ("Il nostro bisogno di consolazione", trad. it. Iperborea): libro in cui scrive anche la stupenda frase: «Chi costruisce prigioni s’esprime meno bene di chi costruisce la libertà».
Uno scrittore viaggia per le strade del mondo con il continuo bisogno di raccontare storie, come un viandante che si lascia accompagnare dalle parole o accompagna le parole per le strade dei loro viaggi, mentre quest'ultime, questi strani segni sonori come lame, cercano di spiegare quelle luci opache che abitano al di là di esse stesse e così da storie tronche, abbandonate, lasciate a respirare l’aria di vicoli ameni, erompono, a volte, luci ed ombre storte senza le quali il mondo sarebbe ben altro, non più lo stesso, magari non più neppure mondo. Queste parole capaci di sopravvivere al tempo, proprio per questo loro essere “sopravvissute”, ci consolano, ci permettono di ascoltare il timbro di una voce amica e vicina in mezzo ai chioccolii nei quali non riconosciamo alcuna forma. Esplorando le radici della scrittura, Stig Dagerman ci ha narrato "il nostro bisogno di consolazione" ed ha disteso, dietro i tasti metallici della sua macchina da scrivere e tra i fogli macchiati dalla penna multicolore, racconti decifrabili solo da occhi attenti; lingue d’inchiostro che parlano di nevi e notti scandinave e di quelle contorte ombre dell’anima che raggiungono qualunque latitudine. Dagerman è, come ogni grande, uno scrittore da ascoltare: bisogna poggiare l’orecchio sui suoi libri e, tendendo l’udito, avvertire il suono leggero di vite racchiuse nel germe di una parola fremente insieme allo sgusciare di elfi e gnomi che passano ed abitano in mezzo alle tremolanti oscurità del mondo che immaginiamo reale. A volte cerchiamo nella scrittura ciò che un infreddolito viandante tra le nevi cerca nel tepore di una stufa o di una coperta, quello che l’amato cerca in ogni riflesso dell’amata e nel pulsare di quel sentimento vivo e strano che riposa nel tremolio distante degli occhi di lei. Forse nelle parole non c’è nessun destino, ma se ci fosse, non potrebbe che tendere al nostro infinito quanto necessario bisogno di consolazione.

recensione di Sergio Caldarella

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