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Autore

Tahar Ben Jelloun

in archivio dal 30 mag 2013

01 dicembre 1944, Fes - Marocco

segni particolari:
Sono lo scrittore straniero francofono più conosciuto in Francia.

mi descrivo così:
Nato a Fes, mi sono poi trasferito a Parigi. Scrivo per chiunque voglia leggermi, senza distinzioni.

30 maggio 2013 alle ore 19:56

Il razzismo spiegato a mia figlia

di Tahar Ben Jelloun

editore: Bompiani

pagine: 210

prezzo: 8.50 €

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Questo libro nasce durante un soggiorno trascorso in Francia dall’autore e la figlia  per manifestare contro il progetto di legge Debré sull’ingresso e sul soggiorno degli stranieri in Francia. Il libro è scritto in maniera molto chiara, si svolge con una sorta di dialogo/comunicazione, attraverso domande, curiosità, perplessità e spiegazioni: "La parola straniero ha la stessa radice di estraneo e di strano, che indica ciò che è “di fuori, esterno, diverso”. Designa colui che non è della famiglia, che non appartiene né al clan né alla tribù. E’qualcuno che viene da un altro paese, sia esso vicino o lontano, qualche volta da un’altra città o villaggio. Da ciò è nato il concetto di xenofobia, che significa ostilità verso gli stranieri, e ciò che viene dall’estero. Oggi però la parola strano designa qualcosa di straordinario, di molto diverso da quanto si ha l’abitudine di vedere, è sinonimo di strambo".
Un libro consigliato ai bambini, ma che servirebbe anche a tanti adulti che devono educare e trasmettere sentimenti di accettazione del diverso perché, spesso, il razzismo trova origine nell'incapacità di comprendere e saper comunicare, quindi bisogna stare in guardia: “Stammi bene a sentire, figlia mia: le razze umane non esistono. Esiste un genere umano nel quale ci sono uomini e donne, persone di colore, di alta statura o di statura bassa, con attitudini differenti e variate. E poi ci sono molte razze animali. La parola razza non ha una base scientifica, è stata usata per mettere in evidenza gli effetti di diversità apparenti, cioè di fisionomia, che non devono creare divisioni tra gli uomini. Non si ha diritto di basarsi su tali differenze fisiche - il colore della pelle, la statura, i tratti del viso - per dividere l’umanità in modo gerarchico. In altre parole, non si ha il diritto di credere che per il fatto di essere di pelle bianca uno abbia delle qualità in più rispetto a una persona di colore. Ti propongo di non utilizzare più la parola “razza”, è stata a tal punto strumentalizzata da gente malintenzionata che è meglio sostituirla con l’espressione “genere umano”.

recensione di Gino Centofante

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