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in archivio dal 07 lug 2008

Tiziana Iaccarino

07 maggio 1976, Napoli
Segni particolari: Artista e Autrice, Creativa e Interprete.
Mi descrivo così: Sono una persona che ama l'Arte: ritrattista e paesaggista. Scrivo e interpreto. Studio, creo, sperimento e cerco di realizzarmi nei settori che mi appassionano.
Mi trovi anche su:

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  • 10 gennaio 2009
    Tramonti di monti

    In un sogno cullato

    Da tramonti di monti

    Ritrovati nei ricordi,

    Sono pernice bianca

    D’Inverno rigido

    E bruna d’Estate calda,

    Attraverso i giochi

    Dei venti più impetuosi

    Che soffiano nel tempio

    Di faggi e pini,

    Foglie e fiori,

    Tra caldi colori

    E solitari voli

    D’aquile reali.

    Ed i canti che la natura

    Intona tra luci ed ombre,

    Divengono l’inno maestoso

    Dei colori che al tramonto,

    Il cielo sfoggia

    Festoso ed orgoglioso.

    E nel sogno ritrovo,

    Tra le sublimi sfumature

    D’una pura natura,

    I miraggi focalizzati

    Dai desideri planati

    Tra le valli della vita

    Dalla Primavera rifiorita

    E dall’Estate rinvigorita.

    Ed in una fuga

    Che l’anima intraprende

    Oltre un’irreale pace

    Scolpita dal silenzio,

    Nella mente custodirò,

    Le candide visioni

    Che solo tramonti di monti

    Sanno rinnovare,

    Nella vita impreziosita

    Dall’incantevole imbrunire

    Che il tempo dipinge

    Sul quadro del giorno.

     
  • 10 gennaio 2009
    Lagune lontane

    I pensieri che sfuggono
    ai venti d’oltremare,
    raggiungono lagune lontane
    oltre miraggi emersi,
    come tratti di limo e sabbia,
    da specchi d’acqua
    per bassa marea.
    E rondini come pivieri
    ed aironi vivacizzano
    gli orizzonti d’un tempo
    rasserenato dai versi
    che la natura sprigiona,
    quando il cielo dipinge
    tramonti generosi,
    come ritratti ceduti
    a sogni ammantati
    da viaggi appena intrapresi.
    Ed ai sensi lasciati
    alla natura di un’avventura
    ricercata e ritrovata,
    in mezzo a lagune lontane
    accedono al tempio
    d’un silenzio sorto
    al fin di piene o mareggiate
    che travolgono i destini
    accorsi a cercarsi,
    in un bagno salmastro,
    tra gioco e diletto.

     
  • 10 gennaio 2009
    Comete d'Estate

    In una notte d’Estate,
    tra mille comete
    dal cielo cascate,
    come dorata
    pioggia battente,
    vorrei scivolare
    tra le braccia dell’amor
    illuminato dal falò
    incustodito sulla spiaggia
    del mio cuor invaghito.
    E solo veloci comete,
    sembran indicar
    il mondo abitato
    dall’amor sfiorato,
    ma mai vissuto,
    in uno spazio conosciuto
    dai sensi scivolati
    nel silenzio della notte
    d’una spiaggia sfiorita,
    ma col tempo impreziosita
    di sogni ripescati
    tra i mar più agitati.
    Ed intorno al falò
    intimorito dal vento
    d’un tempo raccolto
    dal cuore assorto,
    danzan i desideri
    d’una notte accesa
    e da miraggi estesa.

     
  • 10 gennaio 2009
    I sogni al tramonto

    I sogni al tramonto
    sfuggono al destino
    che aleggia con i venti,
    per le spiagge lasciate
    alle solitudini
    travolte sulla sabbia
    dai flutti marini.
    Ed i miraggi raggiunti
    dagli sguardi in lontananza,
    raccolgono i desideri
    celatisi tra le onde
    d’un tempo attraversato
    dal volo dei gabbiani
    che lasciano il mare
    per amare oltre
    la vita loro destinata.
    I sogni al tramonto
    cedono all’orizzonte
    i colori d’un cielo
    che è il bacio
    del ritrovato amore,
    sulla spiaggia raggiunta
    dal sol assopito
    tra le lenzuola astratte
    del ciel tenuto
    per mano dal tempo
    che ne rinnova
    l’immane bellezza.

     
  • 10 gennaio 2009
    I sentieri della pace

    I sentieri della pace
    che guidan per discese
    silenziose e polverose
    a cui vorrei lasciar
    cuore e mente,
    conducono al miraggio
    d’un mar spumeggiante
    che dona sogni lontani
    ed isole sperdute,
    ma nel tempo cedute
    allo sguardo della speranza
    scesa dal ciel assonnato.
    Ed i pensier trovati
    sui bordi delle mete
    che parean smarrite,
    ma eran dimenticate,
    lascian scender la notte
    sul cuor vagante
    e d’amor delirante,
    in un tempo che,
    trascinando le vesti
    della vita sfiorita,
    nel volo del destino
    appena sorto dal mar,
    col sol teatrante
    destreggia e corteggia
    ogni illusion mendicante.

     
  • 10 gennaio 2009
    In un sospiro

    Tra i miraggi caduti
    dall’Olimpo dei desideri,
    in un sospiro vivo
    l’Inverno di un’alba
    che avanza come visione
    o pura immaginazione
    di ciò che sarà
    il giorno che verrà.
    E tra i pensieri perduti
    tra nubi o venti
    che ondeggiano
    per campi e deserti
    del mondo creato,
    in un sospiro vivo
    l’Inverno d’un tramonto
    che cede i suoi averi
    alla notte impreziosita
    dalle stelle d’uno spazio
    che nel vuoto lascia
    solo il silenzio smarrito
    oltre il tempo intristito.
    E con i desideri trovati
    tra onde di mar o rive d’amor,
    in un sospiro vivo
    l’Inverno d’una sera
    prigioniera del tempo
    tramontato o solo scivolato
    tra le mani del destino.

     
  • 10 gennaio 2009
    In fuga

    In fuga tra i venti
    che soffiano liberi
    con il tempo
    che allontana il senso
    d’un sogno senza fine,
    sento la mente
    come continua corrente
    d’uno spazio a lungo cercato.
    In fuga tra le nuvole
    che danzano felici
    con i giorni
    che allontanano il senso
    d’un desiderio senza fine,
    lascio la mente
    come dolente giostrante
    d’un passato ormai lontano.
    E si sfiorano
    i giochi della vita
    che nasconde le unghie
    nell’illusione d’un miraggio
    che si perde
    nella verità rapita
    dal senso d’una fuga
    che il tempo concede,
    per spazi a lungo attesi
    per le vie del destino.

     
  • 10 gennaio 2009
    In salita

    In salita
    verso il tempio
    d’un riscatto ricercato,
    tra i tormenti e le intemperie
    d’un cammino di rovine
    scivolate dalle mani
    d’un destino insensato,
    proseguiamo nella luce
    d’un sole che compare
    in fin di temporale,
    nel fresco ristoro
    d’un ritrovo fatto
    di palme che riparano
    i sogni rivestitisi
    dell’imbrunire
    d’un cielo intristito.
    In salita
    tortuosa ed affannosa,
    nel tempo d’un dolore
    che piaga pelle e vita,
    tra raffiche di vento
    e lento sfiorire
    di sensi saziati,
    verso il gioco
    d’un destino che segna
    vittorie e sconfitte
    nel deserto dell’anima,
    raccogliamo
    rabbia e pianto
    per strade che,
    dinnanzi ad un miraggio,
    rincorrono
    i sensi legatisi
    al fondo d’un desiderio
    disperso tra i silenzi
    di un’arma
    spianata e spietata:
    il tempo implacabile
    ed inafferrabile.

     
  • 10 gennaio 2009
    L'oasi dell'amore

    Persa nel deserto
    d’un dolore
    che afferra l’anima
    in silenzio,
    sogno un’oasi
    che abbracci la pace
    del tramonto più atteso.
    E segnata
    da un tempo che cambia
    i confini dei sensi,
    attraverso il viaggio
    ormai intrapreso,
    ritrovo in un istante
    la vita risanata dall’amore.
    E sarà l’oasi dell’amore
    appena raggiunto,
    ad illuminarmi l’anima
    con gli occhi dell’azzurro,
    sottratto al cielo distratto
    che incanterà
    i miei pensieri all’alba.
    E sarà la voce dell’amore
    a placare i miei sensi,
    i suoi baci
    a saziare i miei desideri,
    le sue braccia
    a colmare i miei spazi
    e le sue mani
    a stringere le mie,
    nell’oasi che sfamerà
    i sogni ritrovati
    dal vento del deserto
    e disseterà i giorni
    raggiunti dalla pace
    del miraggio atteso.

     
  • 10 gennaio 2009
    Brezze d'amarezza

    Come lacrime
    che baciano labbra
    e rigano mento e cuore
    o pioggia che scivola
    su capelli e pelle,
    si accostano
    ai passi dell’anima,
    brezze d’amarezza
    che giocano con i sensi.
    Ed illusi e delusi
    da vita e venti
    che soffiano liberi,
    per deserti celatisi
    all’ombra di sogni
    imbevuti d’illusioni,
    i sensi seguono
    i passi d’un dolore
    perdutosi nei labirinti
    d’una vita
    di tumulti ed ansie
    caduti dal cielo in tempesta.
    Ed invaghiti da miraggi
    che invitano ad unirsi
    all’essenza d’un desiderio
    investito da brezze d’amarezza,
    i sensi si perdono,
    nel tempo sottratto
    dal destino indenne.

     
  • 10 gennaio 2009
    Il cielo di domani

    Amor mirato,
    se il cielo di domani
    avesse il colore
    dei tuoi occhi,
    vorrei osservarlo
    distesa tra le palme
    del desiderio
    più costante
    e per te delirante,
    rapita e stordita
    dall’estasi d’un miraggio
    appena trovato.
    E se avesse il candore
    dei tuoi silenzi,
    vorrei addormentarmi
    già all’alba dei suoi,
    quando ancora le stelle
    trattengono il respiro
    della notte corsa
    a cercar la borsa,
    nella quale custodirle
    con la piena luna
    del suo cuor.
    E se avesse gli infiniti
    tuoi pensier proibiti,
    vorrei attendere
    il ritorno della notte
    distratta ed astratta
    che li recupererà
    con i sogni
    sparsi nello spazio.
    E se avesse la maestosità
    della luce che m’irradia,
    quand’anche lontano
    s’incontrano
    i nostri occhi,
    rimarrei distesa
    nell’attesa di domani,
    anche se la notte
    perdesse il suo tempo
    e durasse in eterno.

     
  • 10 gennaio 2009
    I ricordi sbiaditi

    In pace s’allontanano
    i ricordi sbiaditi,
    rincorrendosi nella mente
    come venti d’un deserto
    che incontrano
    i propri miraggi.
    E come relitti
    d’un naufragio,
    s’allontanano
    tra le onde d’un oceano
    cosparso di resti
    che si perderanno,
    sotto cieli sconvolti
    dal tempo irrequieto.
    E con foto datate
    e carte ingiallite,
    tra sensi e pensieri
    appartatisi a danzare
    il proprio valzer a tempo,
    s’allontanano
    tenendo per mano
    gioie e dolori,
    speranze e timori
    volutamente lasciati,
    involontariamente dimenticati
    o inconsciamente perduti,
    ai bordi d’un cuore inaridito.

     
  • 05 gennaio 2009
    Eternamente

    E’ per l’eternità
    che potrei perdermi
    nei tuoi occhi,
    lungo il cammino
    che conduce
    il cuore all’anima
    e perde
    gioie libratesi
    oltre cieli
    limpidi e meravigliosi
    che sovrastano
    mondi lontani
    e luoghi inesplorati.
    Ed un brivido
    sfugge ai pensieri
    di un istante
    sfiorato dai tuoi occhi,
    tra i giorni
    lasciati ai colori
    del cammino
    che conduce
    il cuore all’anima
    e ritrova
    maestose cascate
    di valli incontaminate
    e terre senza tempo.

     
  • 05 gennaio 2009
    Scogli

    Esistono scogli
    contro cui
    i sogni s’infrangono
    come onde
    che del mare
    sono il tormento.
    E come sogni
    offertisi alla luce
    bruciano al sole
    e come isole
    che li rendono naufraghi,
    sono dimenticati all’ombra
    di una palma d’illusioni.
    Ed esistono scogli che,
    come sogni
    che i gabbiani
    solo sfiorano
    nel volo della vita,
    conducono
    all’incanto di luoghi
    di una luce che irradia
    o al silenzio solitario
    di un orizzonte
    di ciò che resta,
    puro cielo ed alto mare.

     
  • 05 gennaio 2009
    Il tempo

    Nella frenesia
    delle sue stagioni
    e nella fugacità
    dei suoi momenti,
    tra fruscii
    di secche foglie autunnali
    o limpide acque correnti
    che trascinano la vita,
    ci lascia il tempo.
    E per cieli di vite
    rispecchiate da sogni
    che il giorno sottrae
    e la notte concede,
    tra nude radici
    di mestizia
    o candide radici
    di speranza,
    ci perde
    alla ricerca del destino
    che il giorno dimentica
    e la notte ricorda,
    tra spogli specchi
    di dolore
    o nudi gigli
    di candore,
    per i quali siamo
    innati alberi in moto.

     
  • 05 gennaio 2009
    A pochi passi

    A pochi passi dal tuo cuore,
    ho trovato il Paradiso
    di un sogno libratosi oltre tutto.
    E la tua voce prima cercata
    e la mia ora pacata,
    mi hanno indicato
    gli orizzonti
    di un cammino rivestito
    di petali di rose variopinte.
    E le tue mani prima distanti
    e le mie ora tremanti,
    mi hanno indicato
    i celesti viali
    del cielo sovrastante
    e nulla prima importante,
    ora lo sarebbe,
    neanche i venti
    che attraversano l’anima,
    per giochi a tratti distratti.
    E le tue labbra prima sognate
    e le mie ora rosate,
    mi hanno indicato
    i baci perduti
    oltre i cieli non vissuti.
    Così a pochi passi da te,
    neanche la vita che lega
    l’anima al corpo,
    avrebbe ancora importanza,
    perché io sarei già in Paradiso.

     
  • 05 gennaio 2009
    Un istante

    Un istante
    ora distante,
    ha stretto
    l’attesa illusione
    dell’amore non vissuto,
    lì dove rive lontane
    hanno scorto
    mete a lungo sognate,
    ma immerse in acque gelate
    come pensieri
    di uno sguardo dissoltosi
    nel nulla più completo.
    E l’incanto
    del tuffo apparente
    nel vuoto di uno spazio,
    lascia quasi sfiorare
    l’intenso azzurro
    del cielo di un desiderio
    volato via.
    Un istante
    già distante,
    tra percorsi trascorsi
    come giorni illusi di sole
    che sono isole
    di sole nuvole.

     
  • 05 gennaio 2009
    Albe

    Con l’alba
    sorgono i miei pensieri,
    in questo giorno di brezze marine
    che ne travolgono l’essenza.
    E, nell’infinità del cielo,
    ancora inseguo
    lo sguardo di un ricordo,
    che disperde nostalgie
    specchiatesi presso rive
    di un oblio di acque
    che dissetano il tempo.
    Con l’alba
    sorgono le mie parole,
    in questo giorno di brezze marine
    che ne travolgono l’essenza.
    E, nell’infinità del cielo,
    ancora inseguo
    lo sguardo di un estro,
    che disperde realtà
    specchiatesi presso rive
    di un presente di acque
    che dissetano la vita.

     
  • 05 gennaio 2009
    Risveglio

    E’ all’alba di un risveglio
    ricoperto d’azzurro
    ed imbevuto di nettare,
    che l’amore riveste
    d’armonia i suoi sogni.
    E come il cielo arrossisce
    al tramonto
    e la luna si desta
    all’imbrunire,
    ritrova vita l’incanto
    di un palpito che,
    dal profondo suo cuore,
    vuole abbracciare
    l’immensità del cielo,
    chiedendo ali
    per il vuoto che sente
    tra corpo e mente
    e scorge miraggi
    che sono solo ostaggi.
    All’alba di un risveglio
    ricoperto d’azzurro
    ed imbevuto del nettare
    donatogli da pensieri che,
    Nutriti come prigionieri,
    in apparenza lontani,
    già attendono il Domani.

     
  • 05 gennaio 2009
    Pioggia insonne

    Una notte
    di cielo in lacrime,
    rievoca pensieri sospirati
    dietro i vetri rigati,
    in un silenzio
    fatto di sogni
    vissuti in un’immagine
    quasi reale.
    E rievoca solitudini
    di un vivere distante,
    celato da malinconie
    frugare dal vento
    e bagnate da una pioggia insonne,
    quasi silenziosa.
    Una notte
    di cielo in lacrime,
    tace mormorii di venti inquieti
    che giocano con foglie
    d’alberi spossati.
    Ed irride sonni
    a lungo cercati,
    tra i cuscini
    di una tristezza incolore.

     
  • 05 gennaio 2009
    Solitudini

    In un silenzio
    di cieli stellati
    che avvincono gli sguardi
    persi dalla Terra
    nel suo vuoto,
    mi accompagnano
    solitudini
    rivestite del manto
    di una malinconia
    dai sapori dell’Autunno
    ormai alle porte.
    E fra i sentieri
    di queste solitudini,
    il vento irruente
    che accarezza il viso
    e sfiora e travolge
    i capelli ed i sensi,
    dona al mio essere
    ali di una danza
    che accompagna
    le foglie ingiallite
    donate, come di stagione,
    dagli alberi alla terra.

     
  • 05 gennaio 2009
    Cielo amaranto

    Amore arso

    come cielo amaranto,

    hai fermato

    il tempo di un sogno

    che il tuo essere illumina,

    in una notte sospirata

    tra le braccia di un pensiero
    contornato dalle nubi

    di un giorno ormai imbrunito.

    E tra i campi

    di una natura in fiore,

    che dona colore

    alle stagioni di una vita

    sfumata tra i viali

    dei suoi giorni,

    mi hai trasmesso

    il brivido di questo sogno

    che il tuo essere,

    allontanando ogni nube,

    ha già ceduto

    alle braccia di una pace

    contornata solo dalle stelle,

    del cielo assonnato. 

     
  • 05 gennaio 2009
    Fiaba

    Da tempo lasciavo

    l’amore sognato

    ai colori di una fiaba.
    Ed ho colto

    fiori di campo,

    rapiti da un vento

    ardente ed ardito

    in passioni incolte.

    Ed ho colto

    frutti di speranze,

    assopitesi all’ombra

    di alberi elevati

    ad infiniti cieli di pace.

    Ed amata da un sole

    di mattini fugaci,

    ho raggiunto

    i sentieri di una vita

    segnata da lacrime

    asciugate sulla pelle
    d’Estate.

    E nella mente

    ho scolpito

    l’immagine irreale

    dell’amore custodito

    tra le braccia di una fiaba,

    ritratta con ali

    di sogni dissolti.

     
  • 05 gennaio 2009
    Ritrovare

    Vorrei ritrovare
    l’anima dei luoghi
    remoti e silenziosi
    che mi cullavano nella quiete
    di tramonti e notti serene.
    E l’anima dei giochi
    persi lungo i viali alberati
    ed ormai ingialliti come carta,
    nei ricordi assopiti
    che si celano nell’anima.
    E ritrovare
    i racconti immaginari
    che una volta vivevo,
    come favole proiettate
    negli sguardi dai pensieri.
    Ed i sogni di carta
    che regalavano ricordi
    alla strada a cui li lasciavo.
    Ma foglie secche
    d’Autunni passati,
    hanno ricoperto quei sogni
    e non esiste vento di cieli
    che li riporti
    o potere che li imprima,
    indelebile, nella mente.
    Ed ora, come vuota di pensieri passati
    da cui, col tempo, sono solo sfiorata,
    seguo la via che dinnanzi
    m’invita a seguire i suoi miraggi.

     
  • 05 gennaio 2009
    Sogni

    Ho sognato cieli rosati
    in spazi infiniti e tempi lontani,
    tramonti estivi di ricordi immersi
    in giochi di mari immensi.
    Ed ho sognato monti innevati
    e prati fioriti
    e stagioni di un vivere immaginario
    di sensazioni ed emozioni,
    inquiete ed irreali.
    Ho sognato città e campi lontani,
    ma presenti nel mio presente;
    e maree e gelo
    e foreste immani
    e fuochi divoratori,
    danzanti ed imponenti.
    E voli di rondini che giocano
    e tuffi di delfini che s’inseguono
    e raggi di sole che spaziano
    ed eclissi di luna
    in notti di sentieri e giardini.
    Ed ho sognato pinete e rive
    e deserti infiniti
    di solitudini incomprese,
    abbracci di silenzi irreali.
    Ed ho sognato di non sognare,
    preda di realtà padrone
    di nostalgie e rancori,
    rabbie e dolori,
    scogli di viaggi ignoti.

     
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  • 29 ottobre 2008
    Dispersioni

    Come comincia: “La Napoli del XVI secolo era un teatro di lotte e conflitti continui per il predominio del regno tra dinastie francesi e spagnole che, a loro volta, si alternavano nella città, tra scontri diretti e pubbliche battaglie” il vecchio professore di storia fissò il giovane pescatore che aveva trovato l’arrugginita scatola metallica contenente ciò che il secondo considerava un antico reperto, una carta ormai ingiallita nei secoli che conteneva una poesia in Spagnolo successivamente tradotta da un esperto in Italiano.

     

    Mi libertad está demasiado lejana,
    tu soledad ya demasiado cercana.
    El tiempo nos deja insomnes,
    el espacio nos hace presos.
    Tienes un rincó n que yo no encuentro
    Y todo se me hace má s triste.
    Siempre esperaré amaneceres
    Llenas de colores perdidos
    Entre los recuerdos de la vida.

    La mia libertà è troppo lontana,
    la tua solitudine già troppo vicina.
    Il tempo ci lascia insonni,
    lo spazio ci fa prigionieri.
    Hai un angolo che io non trovo
    e tutto mi si fa più triste.
    Aspetterò sempre albe
    piene di colori persi
    tra i ricordi della vita.

    Proprio tra le acque del Golfo di Napoli, quell’antica scatola era rinvenuta tra la pesca del giorno del giovane che ne aveva subito portato il contenuto ad un qualcuno che più di lui ne avrebbe potuto, qualche modo, rivelare l’origine e, forse, la storia passata.
    L’autore o l’autrice della partecipazione poetica di una qualche situazione esistenziale del periodo storico accennato dal professore, aveva appositamente custodito la carta nella scatola buttata o forse persa, poi, in mare.
    A tutto avrebbe potuto accennare chi ne aveva scritto le parole e chissà, invece, a chi sarebbe potuta esser destinata a suo tempo.
    “Difficile dirlo” commentò il professore pensieroso che, però, già sapeva a chi portare il ritrovamento.
    La qualunque libertà può sempre esser considerata troppo lontana e la solitudine di chiunque troppo vicina.
    Il tempo può far troppo pensare, per lasciar insonni e lo spazio può confinare per render prigionieri di qualsivoglia cosa , in ogni suo senso.
    Ma, forse, nemmeno poteva aver un senso chiedersi a cosa si riferisse anche l’angolo accennato e non trovato, tra la tristezza di un’attesa di albe , in quanto inizi di giorni di vite nuove, fatte dei colori persi tra i ricordi di una vita mai identificata.
    Per anni, da allora, rimase tra le mani degli studiosi e degli esperti storici della città che, col suo mare ed alla luce del suo sole, nel tempo, si apprestava a restituire ciò che documentava aver attraversato nei secoli.
    La storia di un forte amore, di una fragile lotta, di un importante conflitto, di una giovane ribellione, di un coraggioso passato, di un sentito dolore, di una travolgente passione o di una vana speranza aveva dato, a suo modo, luogo a delle parole forse perdute, forse lasciate, forse abbandonate, forse rubate o forse spedite al volere d’un destino che sapeva farne più uso di quanto avrebbe potuto far l’umana volontà.
    Le acque come il vento possono rapire e mai lasciar ritrovare, tra passato e presente, rivolti ad un futuro che non ricolma poi, realmente, il dovuto creduto perduto, ma mai davvero ceduto al tempo forse innocuo o forse tiranno esistenziale.
    La Napoli antica pari alla moderna dei vicoli urlanti, delle stradine scoscese, del mare travagliato, del sole infuocato, della voglia di riscatto, delle guerre morali, delle stagioni dimenticate, dei singoli affranti, dei tanti litiganti, delle realtà capovolte, dei mondi opposti, si face forte dei suoi misteri in una storia che tornava a galla, dalle acque del Golfo, riscoprendo il valore appartenente a chi da sempre ne dimenticava il senso, nel sogno dell’invano scorrer via più lontano.
    Chissà poi, dove e quanto lontano andava od intendeva andare la città con le sue storie, nella realtà più attuale e chissà quando e quanto avrebbero influito i suoi valori e le sue virtù naturali ed avallate.
    Al Museo di Capodimonte il reperto fu esposto per la prima volta nella Primavera del 2020.

     
  • Come comincia: Eleonor osservò nuovamente la mappa che suo nonno aveva gelosamente custodito per 80 anni in un cassetto chiuso a doppia mandata, all'interno dell'antica scrivania dello studio di casa sua e pensò che, probabilmente, il momento di scoprire quale fosse la
    verità celata dietro quelli che considerava solo incomprensibili segni astratti, fosse finalmente giunto.
    Cercò di ricordare a quando risalisse l'ultima volta in cui il nonno gliene aveva parlato e tentò d'interpretare il significato di ogni parola che riportava la sua memoria.
    Su quella mappa dai segni per lei insignificanti, oltre che molto misteriosi, era riportata anche una data : 2 Ottobre 1888. Si chiese cosa volesse significare e per quale ragione fosse stata
    appuntata proprio nell'angolo in basso a destra dello stesso prezioso ed interessante documento.
    Cominciò a chiedersi cosa mai fosse avvenuto in quella data e a cosa volesse riferirsi in particolare.
    Tentò di ricordare un evento storico o semplicemente un evento appartenente alla casata nobiliarea cui sapeva appartenere la sua famiglia.
    Si disse che se quella data fosse stata appuntata proprio nell'intento di riportare un qualche particolare evento o un qualche particolare segreto, lei avrebbe voluto scoprirlo, prima che potesse metterci le mani il suo fratellastro: George, un italo-americano, un po' suonato a cui era venuta l'idea di tornare in Italia, dopo aver appreso della scomparsa del nonno, proprio per cercare la mappa di cui, a distanza di anni,erano a conoscenza tutti i componenti della famiglia.

     

    Ripensò a quando, da bambina, vide per la prima volta i suoi genitori discutere animatamente nello studio di casa. Intuì subito che la serenità della sua famiglia sarebbe stata presto compromessa, ma non avrebbe mai immaginato che di lì a qualche tempo, la sua vita sarebbe completamente cambiata.
    Suo padre, Carlo Valori, avvocato di una borgata appartenente ai colli fiorentini, dopo quasi cinque anni di matrimonio era riuscito a tradire spudoratamente sua madre nella sua stessa casa.
    Mamma Stefy, inglese di nascita, ma italiana d'adozione un giorno aveva sorpreso suo marito con una sconosciuta in casa sua ed era successo il pandemonio.
    La sconosciuta in questione era americana e da quella relazione extraconiugale il padre aveva avuto un altro figlio: George, appunto, nato e cresciuto in America.
    Dopo 28 anni, durante i quali Eleonor non era riuscita più ad avere notizie di suo padre, aveva saputo  dell'arrivo in Italia di quel fratellastro di cui aveva tanto sentito parlare in casa, sia la mamma che la nonna, ma non aveva mai avuto occasione di conoscerlo.
    Il nonno, però, ormai, era passato a miglior vita, lasciando una cospicua eredità a chi le era rimasto più fedele in tutti gli anni di solitudine che gli erano rimasti.
    George era subito venuto a conoscenza della sua scomparsa e si era precipitato in Italia a chiedere quel che, secondo lui, in quanto figlio di Carlo Valori, diretto erede della fortuna accumulata
    dal padre di quest'ultimo, gli fosse dovuto.
    Il giovane, però, non aveva fatto i conti con Eleonor, sveglia ed affascinante 40 enne, in grado di difendere con le unghie e con i denti ciò che credeva appartenere legittimamente solo a lei.

    Dopo la scomparsa della madre, in un incidente stradale e l'abbandono di suo nonno, con cui aveva vissuto tanti anni sereni della sua adolescenza, Eleonor aveva preso in mano le redini di casa Valori e sapeva che nessuno più di lei avrebbe potuto meritare quel che le spettava di diritto e discendenza familiare.
    Aveva trovato finalmente la famosa e misteriosa mappa ed ora non le restava altro che scoprire dove l'avrebbe condotta e a cosa l'avrebbe portata.
    Un suo amico, Lorenzo, che aveva un debole per lei dagli anni del Liceo, si era offerto di aiutarla, essendo anche un appassionato di oggetti antichi.
    Eleonor aveva voluto accettare il suo aiuto solo perché le era sempre stato accanto, anche nei momenti più difficili, quando si era ritrovata completamente da sola, ma non ne era innamorata.
    Sarebbero dovuti riuscire a raggiungere il luogo indicato sulla mappa prima di George, perché in caso contrario sapevano ne sarebbe scaturita una lunga ed aspra guerra legale, per far valere i diritti di ciascuno sui possedimenti che avrebbero potuto esserci in ballo.

    Il luogo che la mappa paresse voler indicare era situato in mezzo ai colli fiorentini, in un antico ed isolato casale appartenente alla dinastia di famiglia da secoli.
    Eleonor aveva trascorso i suoi momenti più felici in quel casale abbandonato, perché il nonno si era sempre rifiutato di farlo ristrutturare per ottenerne dei profitti.
    In quel casale Eleonor era riuscita a farsi baciare dal primo ragazzo ai tempi delle scuole superiori.
    Aveva trascorso ore felici con gli amici a giocare e momenti sereni nel contemplare la bellezza della natura circostante, ma poi con il passare degli anni aveva deciso di abbandonarlo, perché col tempo le cominciò a trasmettere un inspiegabile senso d'inquietudine.
    C'era stata tantissime volte in quel luogo e non avrebbe mai potuto neanche lontanamente immaginare che potesse contenere un qualcosa di prezioso.
    Vi si recò a distanza di anni proprio con Lorenzo, ma non sembrò riuscire a capire il significato di quel che riportasse la cartina.
    Esplorarono quel casale in lungo e in largo, ma nulla lasciava presagire o solo capire in quale angolo e per quale ragione, sarebbe dovuta partire la loro ricerca verso l'ignoto e secolare segreto.
    Eleonor ricordò che una volta sua nonna le aveva confidato che quella mappa prima di appartenere a suo nonno era passata per le mani dei loro antenati e si chiese cosa avrebbe dovuto mai nascondere.
    "Ho trovato qualcosa!" esclamò, d'improvviso Lorenzo, mentre Eleonor cercava nei propri ricordi qualche appiglio che le potesse servire per arrivare alla soluzione di quell'enigma.
    Lorenzo scoperchiò una botola nel cortile del casale: vi scorsero entrambi un buio profondo ed ebbero i brividi. Il giovane prese la torcia che aveva lasciato in macchina e cercò d'illuminarne l'interno.
    Sembrava molto profonda e temette perfino d' infilarci una sola mano.
    Eleonor continuò a studiarsi la mappa e notò che qualcosa non andava: sul documento non era segnato precisamente quel punto, ma un luogo che si trovava in quell'angolatura. Che Lorenzo avesse sbagliato il punto esatto solo per qualche metro? Già, ma a quale latitudine o longitudine?
    Sulla mappa era disegnato una specie di albero che con uno dei suoi grossi rami, sembrava volesse indicare perpendicolarmente un punto molto vicino alla botola, forse anche solo di qualche passo più avanti.
    Si spostarono e notarono solo la presenza di terra e sterpaglia. Lorenzo, però, per togliersi ogni dubbio, decise di mettersi a scavare nella terra, per capire se qualcosa potesse esser sepolto in quel punto.
    Non ci mise molto a scoprire che qualcosa cominciava a spuntare dall'aridità di quel terreno e Eleonor sentì che, probabilmente, erano molto più vicini al loro obiettivo di quanto non avessero potuto immaginare.
    Quel segreto sarebbe stato svelato in breve tempo. Le luci del tramonto li sorpresero con un bauletto tra le mani che decisero di caricare frettolosamente in auto, quando udirono giungere poco distante un'altra auto.
    Eleonor era sicura si trattasse di George e subito corse in macchina, pregando il giovane che l'aveva accompagnata
    di mettere subito in moto, per allontanarsi.

    La loro scoperta era terminata.Il segreto di famiglia era stato svelato: il bauletto conteneva un messaggio accompagnato da
    un antico amuleto su cui era incisa la data 2 Ottobre 1888.
    Eleonor lesse il messaggio e scoprì il segreto di una vera leggenda: la data incisa sull'amuleto stava ad indicare il giorno della nascita del primo ed unico figlio che un antenato, appartenente all' antica casata nobiliare di famiglia, era riuscito ad avere a tarda età e a distanza di molti anni di matrimonio e per ringraziare il cielo, aveva deciso di fornirsi di un amuleto su cui far incidere quella data, in segno di fortuna e prosperità e lo aveva fatto seppellire per scaramanzia, nel tentativo di 'trattenere' la fortuna e la prosperità che gli erano giunte quando meno se lo era aspettato, nelle sue stesse terre, affinché non se ne allontanassero più, perché un' antica leggenda del luogo voleva che una volta seppellito un simbolo di prosperità nelle terre, questo avesse potuto restarvi per l'eternità, portando fortuna e gioia alle stesse ed ai suoi proprietari, ma a patto che ci si credesse e non se ne tradisse la fiducia.
    Eleonor decise di seppellire nuovamente l'amuleto in un luogo più sicuro, affinché quella credenza potesse continuare a portare
    i benefici che le si erano attribuiti per secoli.

    George restò in Italia per 10 anni, alla ricerca di quella famosa mappa e del suo storico segreto, ma non riuscì mai a trovarla né a farsi dire da Eleonor o da qualcuno a lei vicino dove fosse e a cosa portasse.

    Eleonor visse felice nelle sue terre per il resto della vita e dopo essersi sposata con un amico d'infanzia, partorì il suo primo figlio maschio a 45 anni.
    La fortuna e la prosperità di quella leggenda appartenente agli eventi legati alla vita della sua famiglia e dei suoi antenati non smisero mai di accompagnarne l'esistenza, perché lei ci aveva creduto dal primo istante e non ne avrebbe tradito il segreto.

     
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