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Autore

Tiziano Ardiccioni

in archivio dal 04 mar 2013

24 aprile 1972, Roma - Italia

segni particolari:
Sono del segno del Toro, chiedere a chi mi conosce.

mi descrivo così:
Prima la famiglia. Adoro mia moglie e i miei figli. Ho tanti amici e nonostante la crisi nera nel lavoro, ogni giorno godo di essere al mondo.

06 giugno 2013 alle ore 15:38

Il vecchio

Il racconto

Anche quella mattina si era svegliato presto, ormai sua moglie era morta da più di un anno e da allora dormiva sempre meno. Vero è che a ottantasette anni non si dorme molto, ma quando la donna era ancora in vita amavano restare nel letto abbracciati come due giovincelli. Anche quella mattina l'aveva abbracciata ma si era subito reso conto di quanto fosse fredda e rigida, morta per arresto cardiaco confermò poi il medico, senza che lui se ne accorgesse.
Si erano conosciuti tanto tempo prima, entrambi tredicenni e già maturi in un'epoca di vacche magre. La sua storia, anzi, la loro storia, aveva seguito il percorso che a quel tempo era la normalità. I due ragazzini ben presto si misero insieme e all'età di vent'anni, quando a causa della guerra appena terminata era tutto raso al suolo, si sposarono ed emigrarono all'estero in cerca di fortuna. Al posto della fortuna trovarono dei duri lavori e delle situazioni al limite dell'umana sopportazione. In quel periodo difficile, denso di sacrifici e umiliazioni, riuscirono comunque a crescere i propri figli; quattro femmine e un maschio. Poi, dopo più di vent'anni di privazioni, erano tornati in patria.
Ogni tanto ricordava quei periodi e quando c'era ancora sua moglie capitava di riaprire la scatola delle vecchie foto in bianco e nero ingiallite dal tempo. Foto piccole, che ritraevano quasi sempre bambini con indosso dei vestitini che oggi suscitavano un sorriso anche in un vecchio burbero come lui. Non vedeva i suoi figli dal giorno del funerale. Tre delle quattro femmine erano restate all'estero, l'altra abitava nel paese ma non era mai stata vicina alla famiglia. Il figlio era morto tragicamente durante il lavoro, schiacciato da una lastra di ferro scivolata da un camion.
Per vari motivi non erano mai stati una famiglia unita e l'unica che si faceva vedere o sentire ogni tanto era la nipote, ma anche lei da quando era morta la nonna non si era più fatta viva.
Nonostante l'età avanzata si riteneva un vecchio in forma, riusciva a cavarsela da solo nelle faccende di casa, cucinava e faceva regolarmente la sua passeggiata di cinque chilometri al giorno. Leggeva libri e riviste e seguiva i programmi alla tv con attenzione, riuscendo poi a sostenere le discussioni che regolarmente si accendevano al bar, ritrovo di pensionati delle varie età. Ricordava benissimo il putiferio scoppiato un paio d'anni prima a causa delle elezioni del sindaco, ognuno diceva la sua chi pro e chi contro quella donna che in realtà lui aveva votato perchè la conosceva e la riteneva una persona capace. Non sapeva neppure di quale partito o schieramento facesse parte, ma non gli interessava e ricordava anche la discussione con sua moglie che invece aveva votato l'altro candidato, affermando che quella donna era una perdigiorno. Alla fine avevano fatto la pace e lei aveva cucinato il pollo in umido come piaceva a lui.
Gli mancava sua moglie e tutte le sere, prima di coricarsi, prendeva la sua foto e le raccontava la sua giornata ed infine baciava affettuosamente quell'immagine.
Il giorno del funerale le sue figlie, i generi, i nipoti e tutti i vari parenti lo avevano sommerso d'affetto promettendo di restare in contatto con lui e di essere disposti a qualsiasi sacrificio pur di venire incontro alle sue necessità. Si era commosso per tanto affetto e aveva anche sprecato qualche lacrima, ma come spesso capita, finito il momento del lutto, tutti i buoni propositi vanno a finire nel dimenticatoio. Dall'alto della sua esperienza se lo aspettava un simile comportamento, ma per un attimo si era illuso di poter usufruire di quelle cose che tutti gli esseri umani di una certa età richiedono: comprensione e compagnia. Invece era restato solo, nella casetta impregnata di ricordi della sua vita con l'adorata moglie, con tutti gli oggetti che la facevano sembrare ancora lì, accanto a lui, ma il silenzio lo riportava sempre alla triste realtà; era solo. Un amico lo aveva convinto ad aggregarsi al gruppo dei volontari per l'aiuto degli anziani e aveva accettato. Lui, ultraottantenne; aiutava gente anziana con vari problemi e con il passare del tempo si era affezionato ad una signora di settantotto anni che aveva perso l'uso delle gambe a causa del diabete. In modo educato e gentile, i due anziani trascorrevano alcune ore insieme e quando riuscivano lui  la portava in giro per la strada con la carrozzina per farla respirare all'aria aperta sperando di incontrare qualche sua vecchia amica. Era un modo per tenersi compagnia, niente di strano, anche lei era vedova e i due figli non avevano mai tempo per lei, solo il nipote si faceva vedere qualche volta, ma solo per spillarle soldi e favori. I due anziani ne avevano parlato di questo suo atteggiamento, tutti i giorni i notiziari nazionali o locali riportavano fatti di cronaca riguardanti giovani che facevano del male agli anziani per rubare loro il denaro. Lui l'aveva messa in guardia, quel ragazzo non gli piaceva, in paese giravano voci strane sul suo conto. Lei però lo tranquillizzava sempre ricordando che i nipoti sono la nostra eredità, sono il futuro; eppure a lui non andava a genio.
Avevano passato uno splendido pomeriggio e la riaccompagnò alla casa di riposo senza fretta. Si salutarono calorosamente senza vergogna e lui si avviò verso casa fischiettando, avrebbe mangiato qualcosa e poi avrebbe raccontato tutti i particolari della giornata a sua moglie. 
Stava cenando con la tv sintonizzata sul notiziario che, come sempre, elencava una serie infinita di crimini e schifezze varie, d'altronde a nessuno interessavano le belle notizie. Stava risciacquando il piatto quando udì suonare il campanello della porta; si asciugò le mani e andò ad aprire. Si trovò davanti la nipote che visibilmente ubriaca restava appoggiata alla spalla di un ragazzo. Lo osservò meglio e riconobbe il nipote della sua nuova amica e a stento trattenne un'imprecazione. I due entrarono e la ragazza biascicò qualche frase sconclusionata, mentre lui aveva già messo a bollire l'acqua per preparare qualcosa di caldo alla nipote. Il ragazzo spiegò che si erano trovati con degli amici al pub e dopo vari giri di bevute lei aveva cominciato a star male. Non volendo incorrere nelle ire dei suoi genitori lo aveva convinto ad accompagnarla dal nonno che quando serviva era sempre pronto ad aiutare chiunque. Già, lui era fatto così, trascurava se stesso pur di aiutare il prossimo.
Dopo un paio d'ore la ragazza si era ripresa e durante quel tempo i due maschi avevano intavolato dei discorsi sul diverso modo di divertirsi dei giovani di oggi rispetto ai tempi in cui era giovane lui. Era contento di essere stato utile, lo faceva sentire vivo, quasi ringiovanito. Aveva riconsiderato il suo giudizio su quel ragazzo, non era ciò che appariva. Erano state due ore piacevoli e temeva di non riuscire a raccontare alla moglie tutti gli eventi di quella giornata intensa. Infatti quando i due giovani, dopo aver ringraziato parecchie volte, se ne furono andati, si limitò ad augurare la buona notte alla moglie e crollò esausto nel letto.
L'indomani, alla mattina presto, andò al bar per sentire che aria tirava in paese, erano già quattro giorni che non raccoglieva notizie fresche. Al bar i soliti ben informati stavano già sparando sentenze e la notizia del giorno lo colpì come un pugno in pieno volto. Quella notte due ragazzi, un maschio e una femmina, si erano introdotti furtivamente nella casa di riposo e dopo aver immobilizzato un'anziana ospite le avevano portato via tutti i soldi e gli oggetti di valore che teneva nel cassetto. Un'infermiera di turno, dopo aver sentito dei rumori, aveva allarmato immediatamente i carabinieri che erano riusciti a catturare i due fuggiaschi per le vie del paese e a rinchiuderli nella cella della caserma. Non si sapeva ancora bene chi fossero,, ma era quasi certo che uno degli aggressori fosse imparentato con la vittima, forse era suo nipote.
Aveva il battito accelerato e faticava a respirare, forse erano solo coincidenze, ma la vita gli aveva insegnato a non credere alle coincidenze, neanche a quelle dei treni. Ascoltò ancora per qualche minuto le chiacchere degli avventori, ma le notizie salienti le aveva già apprese tutte e allora decise di muoversi. Si diresse con la sua bici verso la caserma al limitare del paese, i militari lo conoscevano e avrebbe chiesto a loro notizie precise. Lo accolse un giovane che aveva ammirazione per quel vecchio dalle mille risorse e senza girarci troppo attorno lo informò sui fatti avvenuti quella notte, confermando ciò che già sapeva. Il vecchio chiese gentilmente se poteva sapere chi fossero i due giovani arrestati e dopo una piccola resistenza il giovane carabiniere snocciolò nomi e cognomi sapendo di pugnalare il povero vecchio. Lui restò dritto e impassibile, le parole del militare avevano confermato ciò che in cuor suo era una certezza; i due giovani erano sua nipote e il nipote della sua amica. Aspettò un momento poi chiese garbatamente, ma con fermezza, di poter parlare ai due ragazzi. Il militare per tutta risposta elencò  una serie di divieti e ostacoli procedurali, ma mentre parlava, con gli occhi e le orecchie verificava che non ci fosse in giro nessuno. Alla fine lo accompagnò alla cella, maledicendosi per quello che stava facendo. Disse al vecchio che gli avrebbe concesso un paio di minuti, non di più. 
Alla vista del nonno la nipote scoppiò in un pianto a dirotto e si avvicinò all'inferriata chiedendo scusa e facendo un sacco di promesse di voler cambiare spiattellando tutta una serie di buoni propositi, mentre il ragazzo era restato immobile, al centro della cella. Il vecchio cercò il suo sguardo e quando i loro occhi si incrociarono vide tutto l'odio e la cattiveria che regnavano in quel corpo, la sera prima l'aveva ingannato. Il ragazzo, non riuscendo più a sostenere quello sguardo, sbottò all'improvviso: 
"Che cazzo hai da fissarmi a quel modo? Vattene, sei solo un povero vecchio"
E senza aggiungere altro si girò a fissare la parete spoglia. Il vecchio salutò la nipote, i due minuti erano passati. Ringraziò il giovane carabiniere e dopo essere uscito dalla caserma, salì sulla bicicletta e si avvioò verso casa, non aveva voglia di andare in giro. Giunto a casa si preparò un tè caldo e andò in camera a prendere la foto della moglie. Le raccontò l'accaduto mentre sorseggiava il tè per scaldarsi le ossa improvvisamente gelide e le chiedeva conforto, ma lei oggi non riusciva a scaldargli l'animo.
Fu un attimo e senza rendersene conto era accanto a lei: poteva sentirla e toccarla, era una sensazione meravigliosa.
La mattina seguente al bar non si parlava d'altro. Il vecchio era morto con la foto della moglie in mano e il sorriso sulle labbra, i due erano di nuovo insieme.

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