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Autore

Tiziano Ardiccioni

in archivio dal 04 mar 2013

24 aprile 1972, Roma - Italia

segni particolari:
Sono del segno del Toro, chiedere a chi mi conosce.

mi descrivo così:
Prima la famiglia. Adoro mia moglie e i miei figli. Ho tanti amici e nonostante la crisi nera nel lavoro, ogni giorno godo di essere al mondo.

29 aprile 2013 alle ore 15:22

Maledetto caffè

Il racconto

Era nata storta quella giornata e si aspettava il peggio.
"Maledetta pinzatrice!" Erano finite le puntine proprio mentre  stava per gustare il caffè con dei biscottini al burro, doveva ricaricarla. Nel frattempo la mente tornò a un'ora prima, nella cucina del suo bilocale.
Si era preparato una scodella di caffè e latte da consumare con un cornetto alla marmellata del giorno prima e maldestramente l'aveva rovesciata sul tavolo sporcandosi i pantaloni appena ritirati in lavanderia. Nel tentativo di pulire velocemente aveva fatto cadere a terra la scodella che si era frantumata. "Stai lì, non ti muovere, stasera ti sistemo io" parlare da solo era un modo per farsi compagnia anche se in realtà desiderava qualcosa di più. Detto ciò si era cambiato ed era uscito per raggiungere l'ufficio.
Non c'erano, o meglio, non si trovavano in quel macello. Il suo cassetto conteneva più oggetti di un bazar tutti sparsi in disordine e sperare di trovare una piccola scatoletta di puntine per pinzatrice era assurdo. Optò per la soluzione numero due, come sempre.
"Amedeo prestami le puntine per favore, grazie" Amedeo, quasi sessantenne, era un impiegato modello che teneva sempre tutto in ordine; era la sua ancora di salvezza.
"Te ne ho già data una scatoletta ieri, ricordi?"
"No, non ricordo e se te le chiedo è perchè le ho finite"
"O perchè non le trovi?"
"Dai, non farla tanto lunga, non le paghi mica tu. Sgancia il malloppo"
"A buon rendere caro il mio Fausto" Nel frattempo il caffè si era raffreddato e lui odiava berlo così, lo buttò via. Visto il debito appena contratto, decise di togliersi subito il pensiero e si diresse verso la macchina delle bevande, avrebbe pensato dopo alle sue scartoffie da sistemare. Inserì i gettoni e selezionò un caffè lungo, da bere con calma e poi seleziono una cioccolata, che tanto piaceva ad Amedeo.
"Tieni brutto crumiro, che ti possa andar di traverso" Tale era l'amicizia con l'anziano collega che gli sfottò erano una consuetudine e infatti l'altro rispose:
"Alla tua, giovane taccagno"
Adesso finalmente si sarebbe goduto il suo cafffè in santa pace, come piaceva a lui; e invece no, stava per portare il bicchiere alla bocca quando:
"Oh, eccola qua ragioniere. Temevo non fosse venuto oggi, ero passato poco fa ma non l'ho vista"
Avrebbe voluto mandarlo a quel paese, come tutti del resto, ma lui era il capo.
"Dica signore. Mi ero recato un attimo alla macchina del caffè"
"Ottimo. Un buon caffè è quello che serve per cominciare bene la giornata"
[Se mai riuscirò a berne uno] pensò Fausto. Infatti per lui il caffè era un rito oltre che un energetico. Posò il bicchiere ancora pieno e sorrise al capo mentre pensava [Maledetto, sentiamo cosa vuole veramente]
"Ho qui quel fascicolo di cui le parlavo ieri pomeriggio. Stanotte ci ho lavorato su e sono riuscito a fissare dei punti da trasmettere al nostro cliente" disse in modo deciso il capo.
"Vuole che mandi un fax?" Conosceva già la risposta. Nell'era dell'informatica e della posta elettronica, il suo capo si ostinava a mandare fax e voleva anche la conferma di invio e ricezione su carta; che spreco pensava Fausto tutte le volte.
"Grazie ragioniere, faccia alla svelta e dopo mi porti tutto" e addio caffè caldo.
In realtà non era ragioniere, si era diplomato in una di quelle scuole che ai suoi tempi andavano per la maggiore <programmatore e addetto alle mansioni di ... bla bla bla> nemmeno lui si ricordava di preciso tutta la tiritera e per semplicità lo chiamavano tutti ragioniere; tutti, tranne lei.
Al fax non c'era nessuno ovviamente, dei diciotto addetti in quel piano solo il suo capo usava il fax e probabilmente era l'unico in tutto il palazzo. Inserì il documeto e digitò il numero per l'invio, dopo pochi attimi udì il cicalio che confermava l'avvenuta ricezione dall'altra parte, adesso si trattava di aspettare la stampa della conferma. Invece si illuminò una spia rossa e sul display apparve la scritta <TONER ESAURITO> "e ti pareva!" Esclamò quasi divertito Fausto. Per il fax ci si doveva arrangiare, non era possibile contattare nessun centro di assistenza, costava troppo. Così fu costretto ad andare nel magazzino al piano di sopra dove venivanio conservate la cancelleria e le varie cianfrusaglie inutili. Si era appuntato il codice del toner su un foglietto per evitere errori e prima di salire aveva avvisato l'addetto. Arrivato a destinazione gli consegnò il codice e l'altro lo guardò di sbieco.
"Si, hai letto bene. Mi serve il toner del fax, lo sai che il mio capo è un tipo all'antica" proclamò Fausto.
"Siamo tutti all'antica" rispose l'uomo e con il suo bastone si avviò zoppicando in mezzo agli scaffali. Prima di quell'impiego faceva il taxista, poi fu investito da un furgone e nell'impatto perse l'integrità di una gamba. Sua nipote era impiegata in ditta e lo fece incontrare con il responsabile del magazzino che stava per  andare in pensione. Non ebbe problemi a farlo assumere, la sua gamba malmessa non era un ostacolo per le attività che avrebbe dovuto svolgere. Infatti oltre ad essere responsabile del magazzino era anche il tuttofare del palazzo: manutentore, sostituto, aiutante e svolgeva altre mansioni che non richiedevano particolare prestanza fisica. Renato era una brava persona oltre che un bravo lavoratore.
"L'articolo che cerchi non c'è. Devo inserirlo nel prossimo ordine ma non sarà disponibile prima di un paio di giorni" Sapeva di avergli dato una brutta notizia e in fondo gli dispiaceva "vai giù al secondo piano, mi sembra che nell'ufficio delle <fattucchiere> il fax funzioni ancora"
"Dalle fattucchiere? non voglio andare da loro" rispose in modo sgarbato Fausto.
"Fai come ti pare, ma il tuo capo non sarà contento"
"Hai ragione, scusa Renato, non volevo essere sgarbato con te anzi, grazie per l'informazione" Le <fattucchiere>, così chiamate perchè erano delle autentiche streghe. Erano tre zitelle attempate che dirigevano l'ufficio revisioni, scorbutiche e maleducate facevano del loro meglio per rendersi antipatiche a chunque incrociava la loro strada. La leggenda narrava di persone che, dopo aver avuto a che fare con loro, venivano colpite da strani sortilegi o maledizioni.
"Sono tutte baggianate" si diceva lui. Baggianate o no, quando fu sul punto di entrare in quell'ufficio mise in tasca una mano ed incrociò le dita [sia mai vero] pensò sorridendo.
"Lei chi è'? Cosa vuole?" Esclamò una delle tre [un incontro con il Papa e poi un razzo per raggiungere la luna, dove vivrò il resto della mia vta da eremita] "Vorrei spedire un fax, è possibile?"
"Un fax? Nell'era della posta elettronica? Senta giovanotto, qui si lavora, non abbiamo tempo da perdere" gracchiò la pù anziana delle tre. [Ma sentila questa, non ha tempo da perdere. Sembra di essere in uno di que salotti d'epoca dove le vegliarde si raccontavano stronzate sorseggiando tè caldo, altro che lavorare] In quel momento la terza impiegata fece il suo ingresso con un vassoio
"Il tè è pronto ragazze, possiamo fare colazione" affermò senza degnare di uno sguardo il povero Fausto.
"Mhmmm. Questo guastafeste deve spedire un fax" sibilò la sua collega.
"Fate pure con comodo, basta che mi facciate entrare, ci penserò io a spedire il documento"
"Ma si Fulvia, lascialo fare. Sembra un tipo a posto"
[Ancora! Ma qui tutti credono di essere i padroni] avrebbe voluto urlare Fausto.
"Va bene ragazzo, sei simpatico alla mia amica Agnese, accomodati pure ma non toccare niente [Neanche per sogno,mando il fax e poi tanti saluti] "Grazie signore, faccio in un baleno" Ci mise cinque minutii; il fax, vecchio e sgangherato, andava che era una bomba.
"Grazie signore, ancora grazie" Tagliò corto uscendo da quella stanza.
"Torni presto a trovarci, le offriremo volentieri un tè caldo" stava dicendo la signora Agnese, ma lui era già all'entrata dell'ascensore.
"Adesso andiamo dal capo con il suo cavolo di fax e poi torniamo alle mie scartoffie. Già, un'altra magnifica giornata spesa per il bene della ditta"
Il capo non c'era "E' dovuto correre in banca per delle faccende urgenti" precisò la sua segretaria.
"Non fa nulla, le lascio questi incartamenti che mi ha chiesto di spedire, se puo consegnarglieli mi farebbe un favore" stava usando tutto il suo autocontrollo.
"Nessun favore, me li lasci pure. Se ha detto a lei di spedirli ovviamente si tratta di qualcosa di poco rilievo, solitamente fa fare a me le cose importanti" [certamente, e anche altro] "La ringrazio comunque" e si girò per tornare al suo posto. Nel corridoio incontrò il responsabile dei rapporti con i rappresentanti del ramo vendite, la signorina Emma. In realtà non gli era ben chiaro il suo ruolo, ma la ragazza era davvero un gran pezzo di figliola.
"Oh Fausto, proprio lei cercavo. Arrivo adesso dalla sua postazione" essere cercato da lei avrebbe dovuto creargli una gioa immensa, da tempo desiderava incontrare quella ragazza. Forse inconsciamente se ne stava innamorando, ma ogni volta qualcosa lo bloccava e non riusciva mai a fare il primo passo. Si era informato sul suo conto, non era fidanzata e per di più era una ragazza alla mano, ma niente da fare, come se qualcosa lo frenasse restava sempre apatico nei suoi confronti.
"Mi dica signorina Emma, posso fare qualcosa per lei?" Ovviamente, altrimenti non lo avrebbe cercato.
"Si; cioè, ci sarebbe una cosa urgente che lei potrebbe risolvermi" Lui la fissò invitandola a continuare. "Ecco, mi vergogmo un pò, ma so che lei è veramente disponibile e visto il suo ruolo non le ruberei troppo tempo prezioso" [ e visto che ti trastulli tutto il giorno, vedi di fare qualcosa di utile per me] stava pensando lui per lei "Su, non abbia timore, se posso la aiuterò volentieri" si limitò invece a dire.
"Ho finito gli assorbenti e nessuna delle mie colleghe ne ha uno da prestarmene, potrebbe fare un salto al market qui di fronte a prendermene una confezione?" chiese la ragazza sussurrando
"Ma come? Nelle vostre borse dalle mille risorse tenete di tutto e mi vuol far credere che nessuna donna nel palazzo ha un ..." stava urlando "Sssssss...!!!!" Abbassi la voce, per favore" Lo interruppe lei. "No, nessuna. Ne uso un tipo particolare che nessuna delle mie colleghe utilizza. Mica posso mettermi alla ricerca di un assorbente per tutto il palazzo, mi capisce?"
"Ok, la capisco, ma allora perchè non va lei a comprarseli?"
"Perchè sono impegnata in un a riunione importantissima e mi sono già assentata parecchio. Pensavo di rivolgermi a lei perchè..."
"Va bene, va bene, messaggio ricevuto. Mi dica il nome dell'articolo e vedrò di fare alla svelta.
Lei scrisse qualcosa su un biglietto, ci mise dentro i soldi e disse: "Grazie, lei è un tesoro" e gli stampo un bacio sulla guancia.
Impiegò meno tempo del previsto e come concordato lasciò il pacchetto nel cassetto della scrivania di Emma che nel frattempo lei aveva lasciato aperto. Tra una cosa e l'altra si era fatto mezzogiorno, ora della pappa. Recuperò i buoni dalla sua scrivania e si diresse in mensa.
Amedeo e gli altri du ecolleghi erano già seduti al loro tavolo e Fausto, dopo aver riempito il vassoio di pietanze, li ragggiunse come al solito. Fu Amedeo ad aprire le danze.
"Allora? Che mi combini, fai lo straordinario?" Ridacchiava mentre parlava
"Ho avuto una mattinata pesante, mangiamo senza parlarne per favore" rispose Fausto
"Certo, una mattinata pesante. D'altronde il commessoviaggiatore è un mestiere faticoso e tu non sei abituato a simili sfacchinate" continuò in modo scherzoso il collega
"Amedeoooo!?!"
Conosceva quel tono, era meglio lasciar perdere, per ora.
Dopo pranzo Fausto tornò alla sua postazione. Aveva una maledetta voglia di caffè. Alla macchinetta c'era la fila, come tutti i giorni a quell'ora, attese che si diradasse e poi si avviò con calma olimpionica alla <macchina dei desideri> come la definiva lui. Non c'era più nessuno, stava premendo il tasto <caffè lungo> quando alle sue spalle udì "A me macchiato, grazie." Era Emma che si stava avvicinando a lui "me lo offre un caffè? "Certo, come posso rifiutarmi?" Il suo voleva essere un complimento ma la ragazza lo intese come un dovere verso una donna. "Se non vuole faccio da me" rispose lei in cagnesco "No, non mi fraintenda, faccio subito" Si affrettò a precisare lui. Schiacciò il pulsante e una lucina arancio si accese sulla tastiera, il piccolo display riportava la scritta <LATTE ESAURITO>
"Ecco, vede? Era destino. Non voleva offrirmelo e la macchinetta l'ha tolta dall'impiccio" e senza aggiungere altro si voltò e si allontanò di gran carriera.
"Ma come? Sono andato a prenderti i pannolini, te li ho portati dove volevi, faccio per offrirti un caffè macchiato e questa stronza di macchinetta ha finito il latte. Cerco di essere carino perchè sono cotto di te e tu  mi tratti così?" Inutile, lei aveva già voltato l'angolo del corridoio. [Maledizione, un'altra occasione persa Fausto]
Era talmente confuso che si dimenticò di bere il caffè. Dopo dieci minuti era al suo posto e stava pagando quella dimenticanza. Le palpebre pesavano più del solito, aveva sonno e non riusciva a concentrarsi.
"Fausto! Fausto! Vedi di restar sveglio. Se ti addormenti e ti beccano passeremo tutti dei guai" Amedeo aveva ragione. Decise quindi di farsi un caffè, stavolta nulla lo avrebbe fermato. Aveva già in mano il gettone quando vide arrivare il suo capo.
"Eccola qua ragioniere. Lasci che le offra io un caffè, stamattina mi ha fatto un grande piacere inviando quel fax, era di vitale importanza. Ho saputo delle sue disavventure: fax fuori uso e conseguente capatina dalle fattucchiere. Posto orripilante quello" Parlava, parlava, ma non tirava fuori il gettone. Fausto osservava le sue mani che cercavano disperatamente nelle varie tasche di pantaloni e giacca, ma di monete neanche l'ombra" Accidenti, devo aver lasciato i gettoni nella tasca dell'altra giacca. Peccato, mi stavo già gustando un buon caffè" Ammise candidamente il suo capo.
"Non si preoccupi, ci penso io. Un caffè a lei ed uno a me" ed estrasse i gettoni
Il primo bicchiere era pronto, la macchinetta emise un suono per avvisare e Fausto con tutta la diplomazia possibile porse il caffè al suo capo. "Grazie ragioniere e proprio quel che ci voleva" [a chi lo dice!?] Inserì il secondo gettone e selezionò un caffè ristretto per riprendersi dal coma soporifero
<CAFFE' ESAURITO> "Porca put..." "Ragioniere, qualcosa non va?"
"Nulla signore, nulla"
"Perfetto! Il lavoro ci attende, mi segua" nell'ora successiva, a corto di caffeina, Fausto fu costretto a subire le spiegazioni, i chiarimenti, i diagrammi e tutta una serie di notizie riguardanti il nuovo progetto, faticando spesso a rimanere sveglio "Quindi se ci concentriamo su questi tre punti le sarà chiaro il fatto che non possiamo sbagliare, d'accordo?" Non aveva seguito il discorso, ma a quel punto doveva tenersi buono il capo, annuendo energicamente.
"Ottimo ragioniere, ottimo. Sapevo di poter contare su di lei, domani mi darà tutti i risultati sviluppati"
Si era illuso di svolgere facilmente il compito assegnatoli, ma non aveva capito niente e adesso non sapeva da che parte iniziare. Piano B, come sempre.
"Amedeo sei avanti con il tuo lavoro?" Chiese in modo spavaldo
"Se mi mantieni per una settimana alla macchinetta direi.... vediamo un pò.... ho praticamente finito"
"Due giorni, fatteli bastare" rilanciò Fausto.
"Azz... mi ero dimenticato questa pratica e...."
"Hai vinto, hai vinto. Falso e bugiardo, vada per una settimana" Fausto sapeva di aver ottenuto il massimo, Amedeo avrebbe risolto il suo problema in un batter d'occhio. Infatti il collega ci mise meno del previsto per sbrigargli la pratica e in uno slancio di umana condivisione dichiarò solennemente:
"Per stavolta ti abbuono tutto, ho lavorato gratis. In effetti questo lavoretto potevi farlo tu ma oggi ti manca la caffeina e sei senza energie" Il solito Amedeo, collega e amico. Le loro schermaglie erano un modo per rompere la monotonia del lavoro e Fausto era felice di avere un collega così.
"Grazie Amedeo, a buon rendere"
"Di niente. Riguardati piuttosto, sei uno straccio"
Non era la giornata storta, era un periodo storto che durava da molto. Tutta la sua vita era storta. "Maledizione!" Imprecò a denti stretti chiudendo gli occhi, senza sentirla arrivare.
"Grazie per  stamattina. Si zente bene Fausto?" Quella voce lo ridestò in un baleno
"Certo Emma, certo. Solo un pò di stanchezza" lei non la bevve.
"Ultimamente mi sembra strano, ci sono forse dei problemi? Posso aiutarla in qualche modo?"  [Certo, stasera vieni a casa mia a cena e magari dopo scopriamo di essere innamorati pazzi]
"Allora Fausto che mi dice?"
"Dico che stasera la vorrei a cena a casa mia, vestita in modo sexy e smettendola di darmi del lei. Ecco cosa le dico" le parole erano uscite dalla sua bocca fluide e spontanee. Si accorse dell'errore tremendo quando ormai aveva fatto la frittata. Gli occhi di lei si socchiusero [aiuto!!]
"Che modo strano per invitare una ragazza, piuttosto arrogante e maleducato. Sa cosa le dico? Accetto il suo invito, il tuo invito. Preparami qualche buon manicaretto, sono molto golosa. Ci vediamo alle otto, aspettami" e senza aggiungere altro si voltò con fare civettuolo e si allontanò ancheggiando più del solito, o era lui che stava sognando? Il resto della giornata passò in un istante. Aveva invitato la ragazza dei suoi sogni a cena e lei aveva accettato. Lui però non sapeva cucinare, mangiava sempre cibi precotti, scatolame e tutto ciò che non richiedeva grandi doti da chef.
"La rosticceria all'angolo, è l'unica soluzione e poi di corsa a casa a rassettare e preparare"
La rosticceria era ben rifornita e non conoscendo i gusti di lei si fece consigliare dalla titolare. La signora lo aiutò nella scelta di alcune pietanze gustose ma nel contempo delicate, cibi che solitamente piacevano al tipo di donna che le aveva descritto. Fausto pagò il conto e ringraziò ancora la donna che gli fece un cenno con il pollice levato. Uscì fischiettando [sta a vedere che la giornata nata storta si trasforma in un trionfo] La sua mente stava fantasticando e lui si lasciò trasportare da quella piacevole sensazione.
L'appartamento, vecchio e malandato, aveva bisogno di molte migliorie, ma adesso doveva cercare di renderlo presentabile e accogliente. Si mise d'impegno e in un'ora riuscì nel miracolo di rendere quella topaia, come la definiva lui, in un accogliente appartamentino. Aveva riordinato, pulito, disinfettato, preparato la tavola e aveva ancora un buon margine di tempo per ricontrollare tutto.
"Si, così va bene. Adesso mi faccio un buon caffè, me lo merito. Poi doccia e vai con la serata e speriamo che quel seccatore del mio vicino non venga a suonarmi il campanello anche stasera" Andò in cucina e preparò la moka del caffè, nell'attesa si mise a sedere sul divano, voleva assaporare tutti quei momenti con calma. Anni di insuccessi e umiliazioni avevano lasciato il segno nel suo animo, che come una voragine assorbiva giorno dopo giorno la sua voglia di vivere. Quante giornate nate male e finite peggio, quanti bocconi amari aveva dovuto sorbirsi. "Aspettami" aveva detto lei. Aspettava da sempre quel momento. Socchiuse gli occhi sognante, quella sera avrebbe dato una svolta alla sua vita.
BOOOOOMMMMMM!!!!!! Il botto squarciò l'intera palazzina.
Ad Emma, che si era recata all'appuntamento e che di fronte al cumulo di macerie chiese cosa fosse successo, l'agente in divisa rispose:
"Dalla prima ricostruzione dei fatti risulta che il caffè, fuoriuscito dalla moka che continuava a bollire, abbia spento la fiamma ed il gas della bombola abbia saturato, in poco tempo, il piccolo appartamento. Qualcuno, nel frattempo, deve aver suonato il campanello provocando quello che vede e per gli occupanti non c'è stato nulla da fare. Mi dispiace signorina" concluse l'agente.
Fausto si svegliò di colpo, aveva udito un boato e voleva capire cosa fosse successo. [Che strano] pensò, si sentiva leggero, quasii evanescente e lievitava sopra l'edificio distrutto. Vedeva le cose, sentiva voci e rumori di quella scena ma capiva di non farne più parte; ci mise alcuni secondi poi realizzò l'accaduto, la giornata storta era finita peggio, come sempre e a denti stretti esclamò "Maledetto caffè!"

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