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Autore

Tommaso Valente

in archivio dal 03 gen 2006

27 giugno 1977, Formia

segni particolari:
Redattore di Aphorism dal 2001.
Confuso & Testardo.

mi descrivo così:
Sono così, a volte... e a volte no: sono tante altre volte altro!

01 febbraio 2011 alle ore 15:48

Ritratto del barista da giovane

Intro: C'è stato un tempo in cui non conoscevo ancora il web, per ovvi motivi anagrafici, ma probabilmente qualcosa di simile ad aphorism era già nel mio cuore. Non è il mezzo o la tecnologia ma l'idea:
grazie Aphorism, che mi permetti ancora oggi di mettere qualche aforisma sul "piattino delle mance"!

Il racconto

 Saranno passati più di 15 anni. Ultimamente ho pensato spesso a quei giorni, a come sarebbe stata la mia vita se, proprio in quel tempo, non avessi sviluppato una sensibilità diversa, un punto di vista che per me era tutto da scoprire e che continua ad accompagnarmi tuttora. Sempre combattuto, anche allora, tra la mia (natura) creatività e la mia (coscienza razionale) praticità, scrivevo, leggevo e in estate, come si conviene all'educazione dell'artista da giovane, lavoravo ad un bar di spiaggia (molto caffè e cappuccino molto poco cocktail di Tom Cruise). Non fu il lavoro che mi formò, come disciplina che ti fa capire quanta fatica ci vuole a guadagnare del denaro -in quanto continuavo a vedere come per i proprietari non valesse il rapporto sforzo guadagno- ma la letteratura!
Il piattino delle mance languiva -come si conviene ad un bar di spiaggia dove i clienti già pagano una cospicua somma per avere il privilegio dell'ombrellone, sdraio e lettino- e la paga era bassa. Fu così che, per stimolare un po' il cliente a lasciarmi qualche centinaio di lire, la buttai in simpatia e misi sul piattino delle mance, con scherno e disappunto dei proprietari, un fogliettino con scritto: "Grazie, mi ci compro lo yacht!"
Fu subito amore, le persone si fermavano, ridevano, scambiavano qualche chiacchiera e poi lasciavano 100, 200, qualcuno persino 500 lire. Wow!
Ma la cosa scemò subito. Un bar di uno stabilimento balneare è un po' come un acquario: non c'è molto ricambio. La scritta entrò nella routine e piano piano le mance cominciarono a calare…
Fu Oscar Wilde a venirmi in soccorso. Stavo leggendo un libro di quelli 100 pagine 1000 lire, ve li ricordate? Sono stati l'ossatura della mia formazione. E mi imbattei nella frase: “le nuove generazioni non hanno alcun rispetto per i capelli tinti”. Geniale, pensai! Senza pensarci presi un foglietto, ci scrissi la frase e la attaccai sul piattino che languiva lì, ad un lato del bancone. Il proprietario mi vide e, un po' diffidente, si avvicinò. Lesse la frase e lo scetticismo sul suo viso divenne quasi livore: ma sei pazzo? Lo stabilimento aveva in prevalenza una clientela non più giovane e non erano certo in pochi ad avere i capelli tinti. Cominciò un buffo tira e molla tra me e lui sul piattino delle mance quando entrò il signor Scognamiglio.
Per chi non lo sapesse, Scognamiglio era un pennellone sui 50, con i capelli sottili sottili e palesemente tinti. Di quella tinta scadente che col sudore, in estate, ti cola su tutto il viso e ti macchia la cute.
Il cliente ci sorprese nel pieno di questo contenzioso mentre si avvicinava al bancone per ordinare il caffé…
Incuriosito dal nostro strano balletto si avvicinò al piattino, lo fermò con le dita, lesse la frase… e scoppiò in una fragorosa risata!!! Bingo! Prese un caffè, che all'epoca costava 1.000 Lire e poi adagiò ben 5.000 Lire tra le mance. Era la prima volta in assoluto che la mancia superava la consumazione, e non dovevo neanche pagare la Siae ad Oscar Wilde :) erano tutte mie.
Certo non furono tutti così generosi ma il piattino con gli aforismi fu una vera svolta. Cambiavo frase ogni giorno, a volte anche due volte al giorno tra il caffè della mattina e quello de l dopopranzo, e i proprietari cambiarono completamente atteggiamento, mi esortavano addirittura a cambiare frase il più spesso possibile e a non lasciare mai il piattino senza. Il perché era sotto gli occhi di tutti: le persone erano addirittura invogliate ad andare al bar per leggere le mie frasi, molti si dicevano: “chissà che frase c'è oggi al bar” e la stessa era sempre argomento di conversazione durante il tempo della consumazione.
Avevo colorato le giornate dei clienti, dato una funzione sociale al bar, fino ad allora semplice e grigia appendice dello stabilimento ma soprattutto avevo dato un senso al mio piattino delle mance fino ad allora povero e quasi inutile orpello del bancone. Col tempo presi coraggio e cominciai a "postare" (si può usare questo termine anche se allora ancora non esisteva?) anche frasi prese dalle mie poesie dei i mie racconti. I clienti erano ancora più contenti e sentii che molti di loro lasciavano la mancia per incoraggiarmi, perché mi ritenevano in gamba. Quanto è meritocratico il pubblico: molto più di ogni altro giudice. Fu un'estate bellissima, a ferragosto per la prima volta nella storia dello stabilimento, i clienti lasciarono una mancia speciale per me, così come si era soliti fare con i bagnini, e gli aforismi sul piattino furono una costante di tutti  5 anni di permanenza al bar.
Fu la prima volta che mangiai con la cultura e posso dire, con fierezza, che da allora non ho più smesso. Certo alle volte il pasto è stato frugale, altre ricco e sostanzioso, altre ancora sono andato a letto digiuno, ma sono ancora qui a fare il mio sporco lavoro e tutto cominciò grazie ad un piattino delle mance e a qualche aforisma :)

Commenti
  • Katia Guido Bravo Tommi!!!! è autobiografico? Beh ti lascio la mancia anche io! ;-)

    02 febbraio 2011 alle ore 19:13


  • Luigi De Luca Ogni tanto arrivavano anche ordinazioni dal lido vicino... ;)

    02 febbraio 2011 alle ore 19:27


  • Tommaso Valente @Katia: grazie mille, andrà al fondocassa per lo yacht ;) @Gigi: ordini e mance :)

    02 febbraio 2011 alle ore 21:59


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