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in archivio dal 06 apr 2007

Tonino Guerra

16 marzo 1920, Santarcangelo di Romagna (RN)
21 marzo 2012, Santarcangelo di Romagna (RN)
Segni particolari: Il mio nome di battesimo è Antonio, ma sono noto come Tonino.
Mi descrivo così: Ero un poeta, scrittore e sceneggiatore italiano.
Mi trovi anche su:

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  • 30 marzo 2012 alle ore 12:09
    La domenica specialmente

    La domenica specialmente
    quando non c'è nessuno in casa
    e siamo là verso la fine di giugno,
    vado fuori sul terrazzo
    per stare a sentire che al di là dei muri
    la città sta zitta.

     
  • 30 marzo 2012 alle ore 12:08
    La capanna

    Tra finestre, finestrini, fessure,
    tapparelle, buchi e sportelli,
    dentro la capanna ce n 'erano
    più di cinquanta e Omero
    per una settimana e più si è messo
    a guardare quello che si vedeva fuori.
    Prima di tutto gli alberi che i contadini
    piantavano attorno a casa: il gelso per
    l'ombra sul pozzo perché
    le donne nel tirare su l'acqua non prendessero
    un colpo di sole, il noce che tiene lontane
    le mosche, il vinco per i canestri e
    i cesti che facevano i vecchi nella veglia,
    il tamerice per le ramazze che pulivano
    la stalla e l'aia, la siepe del sambuco
    contro il verme solitario
    e poi il canneto che dava le canne nuove
    per la vigna. Tutto questo era ancora lì,
    ma dei pagliai erano rimasti solo i pali
    ficcati in terra
    coi fili di ferro allentati
    che non tenevano più fermo lo strame
    contro le burrasche del vento.

     
  • 30 marzo 2012 alle ore 12:06
    Ottobre

    La prima volta che l'ho visto
    rivoltava delle pere
    per metterle con la pancia al sole
    nel punto dov'erano ammaccate.
    Poi aveva disteso dei semi bianchi di zucca
    sopra una latta arrugginita
    per togliergli quell'umidore che avevano addosso.
    Le mele erano mollicce
    anche se le aveva avvolte nella paglia
    sulla sponda d'erba
    che scivolava fino all'acqua del fiume.
    I grappoli d'uva parevano dei mucchietti
    di pallini da caccia
    e i cavoli stavano inchiodati a terra
    con gli orli come fossero di ferro e lui
    gli buttava addosso della cenere con un cucchiaio.
    Insomma l'orto era un ospedale
    e lui faceva da dottore, dato che dalla Russia
    era arrivato quel polverone
    che aveva rotto il cielo che stava alle finestre
    e cancellato gli uccelli; le foglie degli alberi
    e la faccia della gente parevano dei cartocci.
    Si chiamava Eliseo e aveva ottant'anni e più.
    Era restato solo a vivere col suo orto
    a Ranco, una borgata di case abbandonate
    dove in ottobre se tira vento
    piovono le noci sui coppi
    e dentro le camere vuote
    capitano per sbaglio i calabroni
    che poi non sono più capaci di trovare
    le nuvole e i raggi del sole.

     
  • 21 marzo 2012 alle ore 12:12
    Gli scarabocchi

    Questo è il muro
    questi gli scarabocchi
    che facevo col gesso da bambino
    quando ho imparato
    a seguire il braccio
    per fare una riga lunga e qualche svolazzo.

    Questo qua è il muro
    questi gli scarabocchi.

     
  • 21 marzo 2012 alle ore 12:07
    I sacrifici

    Se ho potuto studiare
    lo devo a mia madre
    che firma con una croce.

    Se conosco tutte le città
    che stanno in capo al mondo
    è stato per mia madre, che non ha mai viaggiato.

    leri l'ho portata in un caffè
    a far due passi
    perché quasi non ci vede più niente
    - Sedetevi, qua. Cosa volete? Un bignè?

     
  • 21 marzo 2012 alle ore 12:03
    L'aria

    L’aria l’e cla roba lizira
    che sta dalonda la tu testa
    e la dventa piò céra quand che t’roid

    L’aria è quella cosa leggera,
    che sta intorno alla tua testa
    e diventa più chiara quando ridi.

     
  • 21 marzo 2012 alle ore 11:55
    Amarcord

    Lo so, lo so, lo so
    che un uomo, a 50 anni,
    ha sempre le mani pulite
    e io me le lavo due o tre volte al giorno
    ma è quando mi vedo le mani sporche
    che io mi ricordo di quando
    ero ragazzo

     
  • 21 marzo 2012 alle ore 11:53
    Si fa notte presto

    Adesso sto sempre in casa
    e sposto carte o guardo
    oltre i vetri della finestra
    le mandorle secche attaccate ai rami
    che arrivano fino quassù
    e sembrano pendagli alle orecchie
    di gente che non c’è più.

    O sto seduto su una sedia
    vicino al camino
    e si fa notte presto
    con la luce che cade dietro le montagne
    e io vado a letto con la voglia di sognare
    i giorni che nevicava a Mosca,
    e io ero innamorato.

     
  • 21 marzo 2012 alle ore 11:49
    La farfalla

    Contento, proprio contento
    sono stato molte volte nella vita
    ma più di tutte quando
    mi hanno liberato in Germania
    che mi sono messo a guardare una farfalla
    senza la voglia di mangiarla.