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Racconti di Veronica Casaglia

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  • 20 settembre 2012 alle ore 11:10
    lezione 1 : Draghi

    Come comincia: “Ma i draghi non esistono più, maestro Thorvard, lo dice sempre anche mio padre. A lui date retta!” Kjetill, il biondo ragazzino che dimostrava 15 anni per un umano ma ne aveva parecchi di più essendo un mezz’elfo, non faceva altro che urlarlo nelle orecchie a punta del suo druido insegnante, tutti i santi giorni. Ma doveva imparare che, i draghi, sono esseri pericolosi e che, esistano o meno, andavano studiati per contrastarli. Se un giorno fossero ricomparsi, era una questione di sopravvivenza della razza umana ed era dovere, di ogni regnante, occuparsene in prima persona, che a lui piacesse o no, era l’erede al trono. Tutti si aspettavano grandi cose da lui, magari che fosse anche migliore di suo padre, Eli Den Riktige , Re di Villa da ormai 40 anni, la capitale della regione del Krigerland e anche città più economicamente ricca di tutto Saga. “I draghi sono esseri senzienti, tanto quanto noi se non di più, principe.” Disse l’avvenente elfo, ormai anziano, che lavorava a corte come saggio consigliere, da prima che lo stesso Re attuale fosse nato. “Dovete sempre aver timore di loro. Sono dei predatori e nessuno potrà mai dimenticare cosa fecero in passato.” Ma Kjetill non demordeva in quanto a battutacce e attaccò di nuovo: “Oh, me lo avete già raccontato troppe volte, che eravate un giovanotto della mia età, quando l’ultimo drago è stato ucciso, solo per aver incendiato, per sbaglio, il raccolto destinato all’esercito delle Amazzoni, guidato dalla mia prozia Abbey”. “Abigail non Abbey, ma come fate ad esser così poco rispettoso! E’ stato un caso, che lo avesse fatto, per SBAGLIO!” La calma del druido stava per crollare, ma sapeva controllarsi, era un qualità elfica la pazienza: “E comunque è risultato un danno economico non da poco, se andaste avanti a leggere, capireste perché questo libro è molto importante. Ai loro danni potete riparare soltanto Voi della famiglia reale, è il Vostro compito, anche loro sono Vostri sudditi e vanno aiutati a comportarsi bene.” Così il futuro Re, per sua disgrazia figlio unico, avuto per miracolo da una Regina ormai più che 400enne, si mise a leggere ad alta voce, senza più interrompersi. In fondo quelle bestie avevano un che di affascinante. “…Il drago è la rappresentazione di un qualcosa di molto distruttivo per la civiltà, il simbolo del potere eterno, per questo viene anche perseguitato. Cenni di fisionomia e carattere generici, testo redatto dal Grande Druido Jeg Var Å.S. 693 (A.D. 3.695 dopo la partenza dal pianeta Terra). La struttura ossea richiama i grandi dinosauri del passato, vissuti sul pianeta Terra miliardi di anni fa, con aggiunta d’ali da pipistrello rapportate al loro peso. Sono come grossi lucertoloni (non misurano, in lunghezza, mai meno di 35 cm neanche da cuccioli), carnivori che sputano fuoco, o hanno fiato letale che immobilizza. Esistono del ghiaccio e del fuoco. Amano vivere in profondità, nelle caverne oscure e buie, rischiarate solo dalla lucentezza dell’oro che, accumulato negli anni, forma la loro cuccia, su cui dormono proteggendolo. Spesso, i colori delle loro squame sono anche il rosso e il nero, oltre al classico verde, con gli occhi gialli e le corna bianco avorio, come i denti aguzzi. Di cosa si cibano sembra spesso, esser carne di vergine, poiché tramandato dalle leggende, ma forse quelli d’Oriente erano erbivori. Quelli nati in quest’ultima regione erano più serpentiformi e potevano volare anche senz’ali, ma avevano criniere leonine, per dare più luminoso risalto al loro muso dagli occhi saggi e corna ramificate, che determinavano la loro età (più rami hanno più sono vecchi come i cervi). Esistevano del cielo e dell’acqua, comparivano spesso anche in color giallo, blu o bianco, oltre ai colori simili a quelli degli europei. In tutto l’Oriente erano venerati come Dei e in Cina avevano anche un segno zodiacale e quindi una costellazione con il loro nome. Esistevano anche altre versioni di draghi, come le Viverne o i serpenti d’acqua, tipo la mitica Nessie o la Coccatrice, che assomigliava ad uno struzzo afroamericano. Il drago cosiddetto Occidentale Europeo, è quello che purtroppo, si è sviluppato meglio su Wildt, il nostro nuovo pianeta ormai da 40 generazioni umane, quindi di costui si parla in modo più ampio in questo trattato. Il drago è forza, luce, libertà, cacciatore e preda, aggressivo ma fedele, un essere dalle mille capacità di trasformazione. Oltre a tutte queste sue qualità naturali, è anche simbolo di fedeltà, come il cane, un perfetto compagno dell’uomo barbaro d’un tempo, meglio di un cavallo, perché puoi sorprender il nemico dall’alto, se viene addestrato per farlo. Nel mondo fantasy, degli scrittori terrestri del XX secolo, acquisirono anche altri colori metallici come l’oro, il platino, il bronzo, l’argento, il rame e l’ottone, quindi potrebbero anche essere esistiti di quelle sfumature o forse era solo uno scherzo della limitata vista umana, a quel tempo, pare che sulla Terra, non ce ne fossero più da un bel pezzo.” Prese fiato e gli scappò di fare un’altra battuta delle sue a voce alta, i trattati erano tomi noiosissimi da leggere, preferiva le avventure degli eroi. “Lo sapevo, i draghi sono stati tutti sterminati sulla Terra, qui non ce n’è!” Thorvard, che sapeva cosa piacesse al giovane, decise di dargli corda, per portarlo a continuare la lettura. “Non vi piacerebbe, essere un eroe come quelli dei tempi antichi, con la possibilità di cavalcare e volare sull’ultimo esemplare esistente?” Kjetill sgranò gli occhi dallo stupore “Ma come? Nonna Asgerdr, una volta, mi ha raccontato che lei non è mai riuscita a cavalcarlo…” Il druido lo interruppe “Lei non era pronta, non ha mai voluto amare Sunshine, leggi ed impara a conoscerlo, io so, io me lo sento, Voi siete il cavaliere che Lui aspetta da tempo”. Detto questo, il ragazzo non poteva che entusiasmarsi e riprese avidamente la lettura. “Il Signore dei Draghi” è il nome del drago più leggendario mai esistito, il Padre di tutti i Draghi, Guardiano dei Segreti degli Dei, pare fosse il figlio di un’ antichissima Dea della Terra, Nikeya di Norvei . Questa è la descrizione fatta da un suo prete, dei barbari del Nord Ovest, di nome Øyvind, che pare glielo abbia visto cavalcare (la fonte è una tavoletta Sumerica tradotta da un Ateniese del 500 A.C. della Terra, trovata su Saga: questo, tra l’altro oggi, è il nuovo nome di quello che rimane emerso dell’antico continente Euroasiatico su Wildt): Le sue squame, corazzate, sono fatte di specchio, per riflettere il sole ed abbagliare chiunque al suo passaggio, in volo o per esser confuso col sole. Ha però gli occhi celesti, come il cielo più limpido, quasi vitrei, dallo sguardo saggio, non furente e non dolce. Le corna d’avorio, che spuntano sopra ai lati della fronte, sono bianche come la neve. La pelle è argentea e resistente. Sputa fuoco quando espira, ma anche ghiaccio quando soffia. Ha il fisico di un drago occidentale, ma il muso di un drago cinese, con tanto di baffi rossi, ma non ha la criniera tipica. Lingue di fuoco, come ciuffi di pelo, sporgono dal fianco delle quattro zampe, all’altezza delle caviglie. Sulla schiena, la sua spina dorsale spunta aguzza ogni 20 cm, bianca come le corna, correndo lungo tutto il dorso fino alla coda, dalla punta leggermente arrotondata ma affusolata. Beve acqua gelida, ma non disprezza i liquori distillati dagli esseri umani. Mangia lava non ancora solidificata per ricaricare le sue energie psichiche e non disdegna la carne, che accompagna con insalate d’erbe varie. Non lo cavalca spesso, la Grande Madre, preferisce che ci segua dall’alto come un’ombra, è lungo 8 metri, dal muso alla punta della coda e alto 3 metri, quando è seduto. Il carattere di Costui, pare sia maschio, è quello di un cucciolo di cane, che pensa solo a giocare e a farsi coccolare, ma all’occorrenza, sa essere un guardiano perfetto, che incute paura al solo guardarlo arrivare. Unico difetto, è che ha spesso il raffreddore e rischia di incendiare tutto ciò che gli capita a tiro di moccolo. Parla la lingua dei Ghiacci Eterni e sa leggere le Rune , ma capisce i pensieri della Signora, anche se Le capita di esprimersi in altre lingue. Con gli altri è schivo, non si fida che di Lei, ma non attacca mai per primo, non chiede mai molto in cambio, non frequenta altri draghi, preferisce la nostra compagnia o i voli in solitudine. Non ama l’acqua come i suoi stretti parenti, ma si lava sotto le cascate e all’occorrenza pesca in mare. Sa scolpire vetro, acciaio e ossidiana. Non ama molto invece i tesori d’oro, anche se apprezza le nostre offerte, perché sa di esser, lui stesso, un diamante vivente tanto luccica e preferisce dormire su un morbido letto di muschio e foglie fresche. Non ama il buio, ma nemmeno la luce forte, si confonde bene anche nel bosco, tra la nebbia o la neve. Quando è stufo di volare, torna a noi sotto forma di ciondolo o di cane. E’ nato da un uovo d’ossidiana nera, che poi si è mangiato per farsi i denti. Ha tanti anni che non saprei contarli, poiché lui è il solo a saper viaggiar nel tempo e questo non lo fa mai invecchiare, ma non credo sia immortale. Colleziona invece antichi mobili in legno, che riempie di mappe e tomi, la sua caverna, come il nostro tempio, è una biblioteca immane. Sapete perché penso che questo drago sia più un cane che altro? Perché, spesso, si comporta come un cane da caccia, fa persino il riporto delle prede alla sua padrona! Il signore dei Draghi, so che spesso viaggia sotto mentite spoglie, c’è chi dice che può trasformarsi anche in umanoide e quindi, consigliano di diffidare dei maghi burloni perché potrebbe essere lui, ma non i maghi boriosi, non è il tipo. Gli piace essere trattato come un oracolo, ama gli indovinelli e le poesie, parla facendo giochi di parole e non lo si può considerare un cavallo, anche se in battaglia è un ottima arma, lui preferisce considerarsi un aiuto, in cambio di un favore, che è sempre a nostro vantaggio. So che hanno cercato di ucciderlo in molti, ma non ci sono mai riusciti.” Il ragazzo smise di leggere e fissò il maestro, aveva una domanda sulle labbra, ma non sapeva se chiederla o no, Thorvard il saggio, intuitivo come solo un elfo può essere, sorridendo, però gli rispose: “Nella nostra mitologia compaiono Santi della Ex Chiesa Cattolica o Eroi della Vecchia Mitologia Pagana , tutti alle prese con lui o altri della sua specie, alcuni sono morti durante i tentativi più disparati, altri hanno creduto di averlo ucciso: Thor, San Giorgio, Sigfrido e anche altri tuoi parenti lontani. Ma lui non deve mai e poi mai essere ucciso, il suo compito è così necessario, per la nostra sopravvivenza oggi, che piuttosto va protetto da se stesso. Bene ora vai pure a mangiare, dopo partiremo alla sua ricerca, il tempo è giunto nuovamente.” Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte, uscì, dalla sala di lettura della biblioteca di Vistunet, di corsa, facendo cadere la sedia indietro. Aveva un sorriso furbo sul volto.