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in archivio dal 05 giu 2008

Vincenzo Abbondanza

Gorgoglione (MT) - Italia
Segni particolari: Non posso schierarmi contro la vita, sarebbe reato patteggiare con la morte, mi faccio esule facchino di ogni dolore perché raramente sul mio viso scivola una lacrima ma molto spesso sul mio cuore una poesia la divora.
Mi descrivo così: bo...
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  • 06 febbraio 2013 alle ore 23:33
    SESSIONE INVERNALE

    Non sopporto gli orologi,
    le biblioteche universitarie
    annoiate dal silenzio.
    I fumi di Roma all'imbrunire.
    Gli istanti tersi dai sorrisi,
    le facce tristi dei giorni lavorativi.
    Odio quando non c’è momento
    per le cose inutili e
    scopro di aver vissuto,
    solo negli attimi persi
    a perdere tempo.

     
  • 31 dicembre 2012 alle ore 15:40
    Consigli per gli innamorati

    Ecco alcuni consigli per gli innamorati:

    - Innamoratevi.
    - Innamoratevi ancor di più.
    - Innamoratevi di tutto, di tutti.
    - Innamoratevi al punto che qualcuno per l’invidia inizi ad odiarvi.
    - Estraniatevi dal mondo, il mondo non è per gli innamorati.
    - Non ascoltate i consigli dei genitori, neppure degli amici, buttatevi a capofitto nell’oceano,
    mano nella mano, con ai piedi del piombo.
    - Non abbiate timore dei baci, neppure delle carezze, sappiate cogliere
    in quegli istanti le basi per impugnare l’arma che vince il tempo.
    - Riguardatevi dal freddo, abbracciatevi nei pomeriggi afosi di agosto.
    - Non abbandonate gli amici, organizzate cene per loro, rendeteli partecipi
    delle vostra felicità, non esiste amico sincero che non accetti l’invito allo spettacolo
    più bello dell’universo.
    - Fate delle lunghe passeggiate, nei cortili, nel caos, sui lungomari, ascoltatevi:
    ascoltate il vostro silenzio. Domani sarà un giorno nuovo.
    - Non regalate un cucciolo al vostro amante, non è così che ci si sente meno soli.
    - Non regalate un cellulare, non è così che ci si sente meno distanti.
    - Abbiate cura di tutto ciò che la vostra anima gemella ama: suo padre, sua madre,
    i suoi fratelli, i suoi amici, il suo cucciolo…
    - Uscite alla sera, non solo in primavera.
    - Continuate a fare l’amore in macchina, dimenticate la comodità di un letto.
    - Sulla spiaggia spogliatevi, buttatevi in acqua, fate l’amore, e fatelo ancor di più
    a settant’anni, a ottant’anni, a novanta di anni, insegnatelo ai vostri nipoti.
    - Versate lacrime, sorridete a quelle stesse lacrime.
    - Siate buffi, l’amore è buffo non rattristatelo.
    - Siate seri quando c’è da esser seri.
    - Non fuggite mai, affrontatevi.
    - Sappiate cogliere nella tristezza degli occhi del compagno la forza che gli manca,
    donategliela senza alcun timore.
    - Non ribadite il sesso forte o il sesso debole, siate uniti, quella sarà la forza.
    - Di fronte alla tv non annoiatevi, spegnetela. Fate l’amore. Fatelo ancora.
    - Concepite dei bambini, saranno il bastone della vecchiaia, e l’ascia che con prepotenza
    spezza le gambe. Amateli.
    - Curatevi nella malattia.
    - Non compatitevi nella cattiva sorte.
    - Lottate.
    - Lavorate l’uno per l’altra.
    - Condividete tutto, il male e il bene.
    - Siate sinceri.
    - Amatevi con spontaneità.

    E se un giorno arrivasse Dio per separarvi, non opponetevi,
    ma ogni momento nel quale la disperazione della distanza calcherà gli attimi
    mostratevi alla finestra dell’anima e urlate forte al vento: ti amo, ti amo, ti amo.
    Solo così sarà amore vero.

     
  • 01 agosto 2011 alle ore 15:40
    Vita Nera (Lucania)

    Ricordo di un Sud che piangeva.
    Di un Sud dal quale non si vede il mare
    ma si sale fin dove le montagne 
    ti dicono che se ti affacci puoi volare.

    Ricordo di un Sud che sorrideva.
    Di una terra feconda e amara
    dove un contadino si accontentava.

    Poi arrivarono da lontano,
    non ci guardarono neppure in faccia,
    scrutarono sotto i nostri piedi.
    Trovarono oro.

    Qualcuno disse siamo ricchi,
    altri gli diedero ragione,
    invece loro ci ricordarono
    che un contadino si deve contentare,
    dalla  montagna non può volare.

    Succhiarono petrolio,
    non nasceva più il grano,
    partoriva la terra una ciminiera
    con una lingua di fuoco a prendersi gioco.

    Tutto questo finirà disse qualcuno,
    altri gli diedero ragione e aggiunsero:
    allora la terra non ci servirà che per seppellire.

     
  • 05 giugno 2008
    Morir d'Amore

    Avremo
    una stella in cielo
    che contempleremo dall’alto.
     
    Guarderemo
    il calare della luna
    come il sorgere del sole.
     
    Ameremo
    le gocce di pioggia
    sui nostri visi
    in un giorno al mare.
     
    Adoreremo
    la neve agghiacciante
    e l’amore sotterrato.
     
    Sorrideremo
    agli schiaffi del tempo
    ma anche di ogni carezza
    su quei palmi di mano.
     
    Rimprovereremo
    i nostri figli
    punendoci degli errori
    da loro commessi.
     
    Sogneremo
    ad occhi chiusi
    senza inciampare
    in una vita di buche.
     
    Vivremo
    sia l’estate che l’inverno
    come se fossero
    bagnate dagli stessi raggi caldi
    e riscaldate dalla stessa neve fredda.
     
    Ma alla fine di tutto questo,
    se questo non è già fine,
    scaveremo una fossa,
    insieme la riempiremo,
    ci porteranno fiori
    e anch’essi moriranno. 
     

     
  • 05 giugno 2008
    Al Primo Colpo di Cannone

    Finì la guerra.
     
    Il deserto
    tutto intorno
    dominava
    ma sopravvissuto
    v’era un fiore:
    giunse un soldato
    e lo portò via
    per la sua innamorata.
     
    Ma il cammino per casa
    era ancora lungo,
    tanto lungo,
    e il fiore arrivò
    appassito
    tra le otto
    dita del militare.
     
    Il giovincello
    sconsolato
    comunque
    strappò
    i petali bianchi
    e li donò
    a colei che
    del suo cuore
    era la metà.
     
    Come parevano
    aggraziati
    con un filo
    di dolore
    sulla fossa
    del suo
    primo amore.
     
    Questo
    fu la guerra:
    lottammo
    per i nostri
    amori,
    i nostri fiori,
    sapendo
    di averli
    già persi
    al primo
    colpo
    di cannone.

     
  • 05 giugno 2008
    Vestiti d'Amore

    Non ti stanno male
    quegli occhi sul viso,
    neppure quei seni sul petto.
     
    Non ti stanno male
    quelle curve sul corpo,
    neppure quelle gambe sotto la vita.
     
    Sei bella nuda così.
    Ma tremi.
     
    Così ti copro col mio corpo.
     
    Ed è bello essere spogli,
    in una notte d'inverno:
    vestiti d'amore.

     
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  • 22 luglio 2008
    La penultima lettera

    Come comincia: Caro Maurizio,
    dirsi arrivederci non è stata una della cose più belle della mia vita e penso anche della tua.
    Sapevamo entrambi che non ci saremmo più rivisti, il destino, quello creato da noi uomini, ci avrebbe divisi, e quando si separano le nuvole nel cielo non sempre viene fuori il sole, molto spesso ci attende la luce della luna: opaca e quasi spenta.
    E c’è proprio la luna quando immagino il tuo arrivo alla comunità S. Egidio.
    Centinaia di ragazzi smorti ti aspettano, alcuni di loro ce l’hanno fatta, molti non supereranno mai il muro della tossicodipendenza. 
    Tu li osservi indignato con i tuoi occhi grandi e spenti, i capelli rabbuffati, i pantaloni strappati, una maglietta sbiadita dal tempo e quel borsone col faccione di Che Guevara…non ricordo se in quella foto sorridesse o fumasse il solito sigaro cubano, ma questo non importa.
    Sai, il tuo aspetto è il ritratto ambulante dell’anima che ti porti dentro.
    La tua anima ha un esteriorità scialba, con se porta il bagaglio dei ricordi e su quegli stessi ricordi vige il Che, emblema di un’incapacità giovanile di credere e creare il grande futuro, ormai siamo nostalgici di bandiere ed epoche mai vissute.
    Non penso ti troverai bene, ma tu sei forte, ce la farai, anche se in ogni attimo lì dentro maledirai il giudice che ha emesso la tua pena o la tua salvezza.
    Ho pregato il Signore che ti salvi, lo farà.
    Spero non avrai malinconia quando penserai alle nostre notti, anche per me che le vivo ancora sono solo la figura simbolica della mia morte quotidiana.
    Il baccano della discoteca, la musica che si fa rumore, i sorrisi, le lacrime dei ragazzi e quelle solite pasticche blu che ci rifilano i proprietari del locale.
    Sono stanco di tutto questo, mi sento un burattino nelle mani di un mostro “mangianima”, ma nello stesso tempo non ne posso fare a meno, spesso smetto di pensare.
    È proprio in una di queste notti ho interrotto nuovamente la mia mente, ma questa volta ho avuto paura.
    Avevo fumato, bevuto, preso un‘altra pasticca: mi sentivo grande, anzi no, immenso, mi sfiorava l’impressione, che poi inevitabilmente si faceva realtà, di amare tutti, e di essere da tutti amato.
    Mi sentivo forte, sicuro… sicuro di quello che stavo facendo.
    Così mi misi alla guida della mia auto, non per ritornare a casa, non ricordo di preciso dove volessi andare, so solamente che volavo, sembrava stessi viaggiando in un’altra dimensione però ad un tratto la realtà si mostrò ai miei occhi: l’effetto dell’ecstasy svanì e vidi la mia auto correre senza di me. Non so se a dividermi dalla barriera autostradale fossero centimetri o attimi, quegli attimi che dividono la vita dalla morte, quella morte che mi guardava fissa negli occhi e che mi sorrise una lacrima, ma forse non mi voleva ancora con se e mi abbandonò a pochi centimetri dalla transenna.
    Mi ritrovai solo, impaurito, attesi che le gambe ritornassero alla normalità, prive del tremolio divoratore e tornai finalmente a casa.
    Il giorno seguente i pensieri sbranavano la testa: pensavo agli attimi della morte, quante volte ancora la signora con la falce mi sorriderà lacrime amare e andrà via?
    Poche, pochissime volte.
    La sera non uscii, ma la voglia frenetica di ritornare alla notte è tanta, adesso infatti sono ancora qui a scriverti questa lettera prima di uscire.
    Amico mio spero ritornerai un uomo nuovo quando ne verrai fuori… spero non sarai più schiavo di nessuno, ti saluto e ti auguro una bellissima vita.
    Queste sono le ultime parole di Marco, ti voleva bene.
    Mi hanno detto che non ti permetteranno di prendere parte ai suoi funerali, ma quando uscirai so benissimo che ti recherai alla sua tomba.
    Ricordati di osservare bene la sua foto: i suoi occhi piangono, ma subito dopo appare un sorriso, come sul viso della morte.

     

    Chiara