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Autore

Vincenzo Calò

in archivio dal 02 nov 2012

22 dicembre 1982, Francavilla Fontana (BR) - Italia

segni particolari:
Scrittore ed aspirante pubblicista. Scrive per il periodico di Roma "L'Attualità", trattando temi etico/sociali. Collabora per riviste letterarie  e non. Ha ricevuto numerose mensioni e segnalazioni nel campo nella poesia e narrativa. Cura la web/fanzine musical "Suoni del Silenzio" con A. di Lena.

mi descrivo così:
Pensare è un dolore a cui ci posso credere. Seguo la mia persona rivolta ai processi dove non v'è legge che ti soccorra ma riserve assolutamente incontestabili.

07 novembre 2012 alle ore 9:46

C'è da giurare che siamo veri...

di Vincenzo Calò

editore: Gruppo Albatros Il Filo

pagine: 58

prezzo: 9,78 €

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Avere una voce “che non si curva” ed un tempo, dove costruire e fissare le basi del nostro crescere, impegnandosi, “ fra sole e pioggia, fino alla sera  di oggi”, lottando contro il “demone“ che esulta e denuda, provocando e facendo di tutto per voler convincere di essere falliti. Preghiere, pensieri, spirito di salvezza, quello che guida questo giovane poeta. Un percorso umanistico, pronto a scommettere ed a svegliare una realtà dormiente, mobilitandola a “tornare ad un valore tradizionale”. Uno scavare, nei meandri impolverati ed impauriti, troppo impoveriti  dai “mutamenti involontari” di un male che “sovraccarica di banalità, d’indifferenza, di riciclate voglie senza senso”. Vincenzo Calò, stringe a sé la fiamma  di una amara verità, d’approfondita consapevolezza di ciò che attanaglia; conferme di fantasmi e i vuoti perbenismi, che affliggono la comunità, “ridotta in percentuali” ed in “delicati equilibri”. Schivo e diretto, pungente, “nel ruolo di un eroe” che sa far vibrare il foglio di poesia. Pagine di vita attuale, scorrono ed arrivano, mostrando la vergogna, il caos, la solitudine, con linguaggio finalizzato a una reazione. Una rivoluzione di immagini, di “modus vivendi”, di ragioni, di pesi e misure, di sospiri e complicanze generate dalla disinformazione e dalla manipolazione di chi spera, che uniformando il singolo alla massa, possa vedere aumentato il proprio potere. Un proclama di ribellione alla modernità, proiettato in un ritorno all’”innocenza”. Vincenzo Calò, diventa portavoce di una missione, che vuole scaldare i cuori, trovando la vera forza nella semplicità, nella dignità, nell’attesa, nell’onestà soggettiva, percorrendo laboriosamente un viaggio dentro, al centro dell’ “io”. Un trovare risposta all’interrogativo “ma come si fa?”, è così possibile; capendo che la bellezza, sta non nella forma, ma nel contenuto. Sfumature e confronti, arricchiscono, senza avere la pretesa di cambiare nessuno, ma semplicemente la volontà di migliorare la cosa più importante; che fa battere le nostre scelte di fede e positività, di sogni realizzabili. Ponti gettati, esponendosi  così alla Vita, curando le ferite, “tra sospiri d’amore, tra rosso e nero”, per ricominciare, non più schiavi impossessati, ma Anime libere di “camminare bene”, senza farsi influenzare, ma ascoltando solo quell’aroma inconfondibile, che rende veramente “folle”, ognuno di noi.

recensione di Dulcinea Annamaria Pecoraro

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