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Autore

Vincenzo Morgioni

in archivio dal 24 ott 2006

12 luglio 1988, Taranto

segni particolari:
Alto, bello, maledetto dalla più antica delle maledizioni: l'Amore

mi descrivo così:
Foscolo dell'era moderna, malinconico, bello e dannato. Amo cantare dell'uomo e delle sue passioni che lo spingono ad essere se stesso fuggendo dalla grigia normalità

24 ottobre 2006

Fine del viaggio

Che del terminar divin del viaggio


Sia mia ispirazione la vita


Che ritrovi la mia via smarrita


Che del mal rimanga solo il miraggio


 


Percorrendo l’ampie pianure e le cime ghiacciate


Giunsi al tanto sospirato sentiero


Che all’uom gli è oscuro anche il pensiero


Del poter toccar mete mai solcate


 


E del perché  aver percorso quel cammino


Io me ne domando ancora causa


Di come lo percorsi senza sosta e senza pausa


Per svelar infine l’humanitate destino


 


Giunsi veramente al precipizio? 


O fu solo illusione?


O fu solo l’inizio?


 


Isto non avea importanza


Perché al terminar v’ero giunto


Con mille pene amare


Ma con affianco le persone più care


 


Qual è fu e com sarà la vita


Il destin dei viaggiatori


Che di speranze furon attori


Che non si fermaron innanzi alla lor salita


 


O tu che fosti mia musa


Narrami l’arduo compito di loro


Che sepper’ essere dell’umano coro


La voce che non può esser rinchiusa


 


Color che sepper con coraggio e destrezza


Narrar l’umana incertezza


Cantami o musa


Cantami o dea


 


Davvero il viaggio nostrano?


Davvero fummo noi?


Ad accender la speranza in un mondo vano?


 


Proteggi chi cade


Proteggi chi prosegue


Proteggi chi evade


Dal mondo che il suo corso segue


 


Il sole sorge


L’ombra dei quattro


In lontananza si scorge


Con sguardi incerti


Ma sicuri nel cuore


Non son eroi esperti


Né combattenti con furore


 


Son giovani comuni


E nel loro capire


Sanno che dal mondo non si può fuggire


 


Sanno che l’unica certezza nella loro ancora lunga salita


È veder il sole


Sorger sulla vita

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