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Autore

Viola Di Grado

in archivio dal 23 set 2011

Catania

segni particolari:
A soli 23 anni ho già  vinto il Premio Campiello  - Opera prima 2011 - con il libro "Settanta acrilico, trenta lana".

mi descrivo così:
Studentessa di lingue orientali, sono appassionata di scrittura dall'età di cinque anni come pure della cultura giapponese...

23 settembre 2011 alle ore 22:04

Settanta acrilico trenta lana

di Viola Di Grado

editore: E/O

pagine: 189

prezzo: 13,60 €

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Era da tempo che la letteratura italiana non veniva sconvolta dall'interno, nel suo apparato fondamentale: la scrittura. Questo è quanto ha fatto Viola Di Grado, scrittrice di origini siciliane, che col suo "Settanta acrilico trenta lana" ha modificato in modo innovativo e singolare i parametri dello scrivere. La sua scrittura è infatti del tutto nuova: è una scrittura forte, decisa, a tratti violenta che lungi dall'annoiare il lettore, coinvolge e catapulta letteralmente nella storia che la Di Grado racconta. Camelia è una giovane ragazza che vive a Leeds con una madre che fotografa buchi e vuoti, chiusa nel silenzio più totale, conseguenza della scoperta del tradimento dell'ormai defunto marito, traduce manuali di istruzioni per lavatrici e cerca di instaurare un nuovo linguaggio comunicativo fatto di silenzi, di sguardi e di gesti. Camelia conoscerà Wen, un ragazzo cinese che le insegnerà il linguaggio degli ideogrammi e di cui lei si innamorerà.
"Settanta acrilico trenta lana" mostra una maturità linguistica  e narrativa sorprendente che, con le sue sinestesie, iperboli, allitterazioni, fa del linguaggio un qualcosa di plasmabile e malleabile. E con grandi risultati. Viola Di Grado si pone nella letteratura italiana con grande forza e immediatezza. Immediatezza, soprattutto, che pone le proprie radici nella giovane età della scrittrice e nella voglia di catturare il lettore, irretendolo e piegandolo con la forza delle proprie parole e delle proprie idee. Il romanzo di Viola Di Grado, è una sfida lanciata al lettore di ogni età. Una sfida che impone di fare i conti con il dolore sottile che pervade le nostre vite e che spesso ci conduce ad assumere comportamenti inaspettati e, perciò, bizzarri.

recensione di Claudio Volpe

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