username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Virna Pavignani

in archivio dal 11 dic 2007

19 ottobre 1978, Bologna

18 febbraio 2008

Felsina e Bologna

Narra la leggenda sull’origine del tuo nome
Che una regina etrusca ti concepì con amore
Scorse nel vento, attraverso il disco dorato
Che in quel luogo il suo regno sarebbe nato.
Felsina il tuo nome che ricorda le sue gesta

Sei la culla della pace dove gli uomini fan festa

Dopo l’odio e la violenza scoccarono il dardo

Tra i galli e i romani, e il popolo longobardo

Si stanziò ampliando le tue strade e le mura.

Regina del mille, ventre di nuova cultura

In te videro i natali Guido Reni e i Carracci,

Morandi, Marconi, Campana e Carducci.

Un palazzo medioevale imprigionerà nel tempo

Il ricordo del dominio soggiogando li RE Enzo.

Città libera e non schiava della Chiesa e dei francesi

Combattesti con orgoglio per l’onore degli offesi

Quanto sangue fiero scorre dal compagno partigiano

Incendiato dall’idea di un comune amor umano.

Tutta la storia è racchiusa nel ricordo del passato

Sento l’anime che gridan fiere perché t’hanno amato

Sento scorrere nascosta l’energia misteriosa

Che in te vibra veemente sotto nel canale Aposa.


Bologna la rossa

La grassa
La dotta

Bologna che passa

Bologna che lotta

Bologna sventrata

Violata

Ferita

Bologna sfregiata

Bologna impaurita

Bologna vitale

Bologna puttana

Bologna che t’ama poi t’odia poi t’ama

Bologna due dita nella gola del cielo

Bologna impazzita in balia del mero

Ideale modello di vita borghese

Bologna che vomita memorie offese

Bologna opulenta

Bologna contenta

Bologna bigotta

Bologna corrotta.

 

Passeggio e mi perdo nei vicoli oscuri

Che sanno di piscio e scritte sui muri

Di lacrime e vino, di gioia e dolore

Portici sfregiati senza più color.

Eppur mi ricordo quand’ero bambina

Immensa parevi, e non una latrina

Di idee e soggetti senza immaginazione:

Malata io di noi o sol di presunzione?

Forse è solo che adesso sono più disillusa

Assomiglio più a te, a questa piazza chiusa,

E al centro una chiesa maestosa e non finita

Come ogni mio sogno, ogni cosa smarrita.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento