username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 11 apr 2011

Vittorio Palmieri

02 luglio 1989, Napoli - Italia
Mi descrivo così: Perdigiorno Organizzato e Poeta per Vocazione
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
  • 22 aprile 2011 alle ore 11:27
    VIK

    vorrei potermi
    bucare
    per perdermi
    nell'allucinante bagliore

    dimenticare...

    ieri a Vik
    hanno tolto il fiato...
    non lo conoscevo...
    ho pianto di dolore.

    due giorni fa
    hanno  investito il mio vicino
    "Buon Giorno a lei!" - mi diceva
    non ho consumato
    le mie lacrime!

    tre colpi di fucile
    traffigono il cielo
    solo la giacca
    scalda la sedia.

    16.04.2011

     
  • 11 aprile 2011 alle ore 12:25
    Solitudine

    Una spada che
    trafigge l'aria
    una bottiglia
    vuota.

     
elementi per pagina
  • 11 maggio 2011 alle ore 10:25
    In Treno

    Come comincia: Andare a lavoro in treno non mi crea fastidio; non mi da fastidio che solo nel ventennio fascista i treni arrivassero in orario; non mi da fastidio viaggiare con topi e scarafaggi ed insetti vari, infondo sono di compagnia e poi neppure loro vorrebbero star lì; non mi da fastidio il dover prendere un treno che è più lento solo di quelli che si vedono nei vecchi film western; non da fastidio neppure il calore soffocante che si viene a creare dopo qualche secondo di viaggio e neppure che i nostri biglietti non bastano per l’acquisto di un condizionatore ma sono sufficienti per sigillare ermeticamente ogni finestrino; non mi da fastidio di viaggiare in un spazio talmente angusto che persino un topo troverebbe stretto e neppure il dover essere pressato, spalle alla porta della toilette (che non funziona).Nessuna di queste cose mi reca fastidio, infondo dopo aver vissuto vent’anni e più come meridionale e per di più come napoletano sono abituato a come ben più gravi.

    Una sola cosa trovo fastidiosa nel fare il pendolare (benché i miei natali siano sinonimo di espansività e di chiacchiericcio) trovo estremamente snervante tutte le ciarle che tuo malgrado devi sopportare per l’intera durata del viaggio. Dopo qualche minuto passato ad ascoltare le solite ciarlatane mi verrebbe voglia di afferrare una di quelle brave ed oneste donne (ma anche parecchi uomini, non voglio fare disparità sessuali) e affogarle con l’acqua del cesso… poi ricordo che sono rotti è mi deprimo. Allora preso dalla disperazione decido di tentare il suicidio gettandomi dal treno in corsa… ma una clamorosa testata mi rammenta che i finestrini sono impossibili da aprire. Oramai preda della depressione dello sconforto tento, per distrarmi, di intavolare una conversazione genuina con ratti e scarafaggi; ma non sono proprio “conversatori platonici”.Così tra lo squittire dei ratti rimasi lì seduto immobile certo oramai di non trovare salvezza alcuna, quando all’improvviso un soffio di vento mi colpi il viso: la mia fermata! Mi feci largo fra la gente tirando calci agli stinchi e gomitate agli sterni, scavando in quella massa di carne flacida che mi ostruiva la strada come un minatore peruviano e… finalmente la vedo, l’uscita è lì, ci sono quasi, eccola… ero quasi arrivato all’uscita di quel ventre malato quando un’ennesima testata mi fece capire che sarei sceso alla prossima.

     
elementi per pagina
  • Non è avvincente come un romanzo, non è dolce come una poesia.
    E' devastante come lo sono le bombe sui civili, è ipocrita come ipocrita è lo sguardo dell'Occidente, è triste come solo chi muore giorno dopo giorno sa essere, è freddo come freddo è chi lo scrisse. Vik oramai è morto eppure vive ancora in queste pagine, nel ricordo di orrori che in prima persona ha visto accadere e nel coraggio che ha avuto nel raccontarli. Questo è un piccolo libro, troppo piccolo forse per il tema che affronta: ogni giorno continuano a venir giù case, ospedali e scuole, e nessuno si accorge che sotto quelle macerie, sotto quell'ammasso di polvere, ci sono bambini, donne e uomini: un popolo che sta morendo. Il popolo palestinese è vittima di un orrenda macchina, ma non è la guerra: è la tacita volontà di sterminarli, i palestinesi; di "epurare" quella striscia di terra dai loro leggittimi proprietari. Ma non è questo il luogo per affrontare questo argomento, questo delirium tremens.

    Questo libro, di sicuro interesse, vi aprirà gli occhi su una realtà diversa.
    Mentre leggerete questo libro, ricordatevi di quest'uomo: lui credeva - o almeno lo sognava - in un mondo migliore.
    Restiamo Umani.

    [... continua]

  • Due volte ho letto questo libro: la prima per respirare l'odore di Città del Messico, per perdermi nelle sue strade, per trovare rifiugio nella stanza d'albergo del poeta, per perdere il sonno con la droga; la seconda per penetrare e poi affogare nei suoi pensieri, nell'intimità della sua anima, fra pagine e pagine visionarie.
    "Mexico City Blues" rappresenta il testamento e allo stesso tempo il manifesto del padre della Beat Generation, Jack Kerouac, esso si impone come il grande poema del '900. Suoni, parole; una grande jam sessions dell'anima di Kerouac con il mondo, le parole sono le note e il poeta e il musicista che le addomestica a suo gusto per dare vita ad una melodia ritmica, sincopata.
    Infanzia, spiritualità, vita e morte si sussegue senza distinzione l'una dall'altro e senza alcuna interruzione proprio come la sua prosa: un lungo rotolo srotolato sul pavimento.
    Da dire che, per ovvie ragioni, nella trasposizione dall'inglese all'italiano il senso più alto dell'opera si perde, riuscire a salvaguardare senso e ritmo è veramente arduo e questo mortifica leggermente il testo. Ciò nonostante ne consiglio comunque la lettura che si troverà dolce e convolgente, pervasa di un misticismo tangibile.

    Consiglio per la lettura: preferite per la lettura le ore notturne accompagnati dalla luna piena, da una buona bottiglia e da un sottofondo musicale, un buon blues sarebbe perfetto.

    [... continua]