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Autore

Vittorio Salvati

in archivio dal 02 mag 2008

06 settembre 1943, Manoppello (pe)

segni particolari:
L'agenzia turistica della mente regala all'uomo due meravigliosi compagni di viaggio: l'immaginazione per compensarlo per ciò che non è; l'ironia per consolarlo di ciò che è.

mi descrivo così:
Ho scritto cinque libri di cui, l'ultimo, scritto con Paola Cerana dal titolo: "SCHEGGE D'AMORE ROSSO DIECI." (Edizioni Sabinae)

23 marzo 2009

Sul treno di Babele. Sognando Broadway

di Vittorio Salvati

editore: Edizioni Associate

pagine: 263

prezzo: 18,00 €

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I libri di Vittorio Salvati hanno la capacità di far volare la mente. Basta cominciare a sfogliarli e ci si ritrova catapultati in mille realtà parallele, che vivono il tempo di girare pagina per poi lasciare il lettore testardamente voglioso di immedesimarsi nei protagonisti, così, tanto per capire cosa si prova a essere il personaggio di un libro.
Con “Il treno di Babele. Sognando Broadway” Salvati ci offre un brillante esempio di romanzo dalla solida struttura “a catena”, dove l’Io narrante interagisce con dei perfetti sconosciuti che lo renderanno partecipe di storie ai limiti dell’incredibile e oltre; sullo sfondo, uno sferragliare di rotaie e un paesaggio che fulmineo si dilegua da un finestrino. L’unità spazio-temporale è tutta racchiusa in uno scompartimento a sei di un treno, simile a quelli dei nostri vecchi espressi, utilizzato dal protagonista per tornare dalla Grande Città alla natia Manpell; nel “Prologo necessario” il protagonista avverte i lettori della sua volontà di raccontare tutto, ma proprio tutto, per condividere la sua avventura cominciata con l’incontro con un uomo straordinario seduto di fronte a lui, il signor Jordan. Nuovi compagni di viaggio animano la cabina a ogni fermata intermedia, ognuno portando la propria storia singolare in un’osmosi di credibile/incredibile.
Metafora della vita, il treno evoca nelle nostre menti l’idea dello spostamento cadenzato, ai ritmi dei ferrovieri e dei capistazione, ed è da sempre un locus letterario e cinematografico molto amato, per il suo carattere corale ed evocativo, tradizionale, in equilibrio tra attese e ritardi. Spesso si condivide l’esperienza con altre persone, o si fanno incontri interessanti e insperati in quel girotondo di infinite possibilità che la vita ci riserva; veri e propri casi di “serendipity” nei quali da osservatori marginali ci trasformiamo in protagonisti involontari della Storia. Partire, talvolta per dimenticare o ritrovare qualcosa o qualcuno, sperando di riuscirci; fuggire, senza sapere quale sarà la meta, è un rimedio alla quotidianità asfissiante. Un viaggio è comunque un fatto magico: ancora oggi, nella società ipertecnologica, lasciare un luogo per raggiungerne un altro riserva sempre un minimo di incertezza e mistero. Salite quindi sul treno per Manpell, ma cercate di non imbattervi nel signor Jordan, se avete qualcosa da nascondere…
Un romanzo multiforme da cui farsi rapire, che celebra il piacere del racconto orale e l’immaginazione come alter ego della realtà.

recensione di Maria Teresa Di Sarcina

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