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Autore

Vittorio Valentinetti

in archivio dal 09 dic 2011

25 luglio 1990, Agrigento - Italia

segni particolari:
Amante della storia contemporanea, del noir e del fantasy.

mi descrivo così:
Un umile corvo sul busto di pallade che ,stanco, tenta di far sentire il suo gracchìo nell'uragano di pensieri dell'arte umana...

09 dicembre 2011 alle ore 15:35

Pranzo di famiglia

Intro: fratellanza di due anime lontane ma vicine

Il racconto

Il sole splende alto, i suoi raggi colpiscono con forza animalesca la strada cementata.
Il sapore delle torte di pesca entra nel finestrino dell'auto,l'abitacolo è silenzioso, solo il rumore del motore rompe la marea di ricordi.
La macchina si ferma nel vialetto della casa,bianca e abbagliante.
Ma nella finestra traspare solo il buio,nessun rumore.
La porta si apre con uno scricchiolio sinistro,mortale.
Rumore di passi infrangono quell'atrio, quella tomba.
Sono in due,due anime che entrano silenzioso nel soggiorno.
Foto dappertutto, sono appoggiate su mobili,appese sui pareti.
Ma oggi non rappresentano più nulla.
Ma sono ancora portatrici di memoria ,e di dolore.
E le foto sono fatte per essere guardate.
Gli occhi del prima anima non reggono,lacrime fredde calano sulle guance mentre si inginocchia sul tappeto oramai impolverato.
Una mano calda si poggia sulla spalla,l'altra anima.
Egli non parla, il silenzio è confortante.. come una coperta calda che si poggia sulle spalle del primo,il favorito.
Quello che se ne era andato bestemmiando contro i genitori, che da decenni non aveva più contatti con loro.
E mai più li avrebbe avuti.
Voglia di passato, rimorso.
L'altro , il secondo era sempre stato accanto ai loro genitori.
E loro parlavano sempre del primo ,di quella sorta di figliol prodigo,ma mai di lui.
Ma non ha importanza.,perché in quel momento importava solo dare forza a loro,mamma e papà.
Sopratutto a sua madre,anche nel suo ultimo momento,quello del suo ultimo respiro,pieno di rammarico.
Poi il silenzio,quello mortale.
Allora il secondo andò a cercare il fratello perduto,per sua madre.
Per se stesso.
Non andavano d'accordo,per niente.
In effetti molto probabilmente due persone più diverse di due fratelli.
Dove uno è irascibile , l'altro è calmo.
Sono due facce della stessa medaglia,perché in fondo sono tutt'e due un simbolo: la vita.
Donata dagli stessi genitori,anche se il sangue era diverso.
Il secondo in realtà era stato adottato,ma non importava, perché era stato condiviso tutto.
Tutta la loro vita.
Il primo si alza dal tappeto,la sua mano chiusa si apre come un fiore.
E la regala al fratello:una carezza nel viso dell'altro.
E sorride.
Avanzano insieme all'unisono,verso la cucina.
Ogni passo è lento,ma deciso.
Una figura è seduta al tavolo..suo padre.
Il respiratore attaccato alla bocca,che rimane eternamente aperta.
Egli ha perso la voglia di vivere.
Solo gli occhi si muovono,ora fissi sul primo.
Entrambi i fratelli si siedono alla sua destra.
Uno schiaffo,velocissima la mano del padre colpisce la guancia del primo.
I suoi occhi si gonfiano velocemente ,ma una mano sorregge il suo animo.
L'altro.
E le lacrime scendono,e sono quelle del padre,che sussurra parola di rimorso e affetto.
E la mano dell'altro è ancora stretta.
È d'altronde suo fratello...e lo sarà sempre.

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