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Poesie di Walt Whitman

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  • 17 febbraio 2012 alle ore 12:03
    Sei tu la nuova persona attirata da me?

    Sei tu la nuova persona attirata da me?
    Tanto per cominciare Sta' attento, chè sono molto diverso
    da quello che credi;
    Credi che in me troverai il tuo ideale?
    Credi che sia così facile fare di me il tuo amante?
    Credi che la mia amicizia sarebbe gaudio perfetto?
    Credi che io sia fidato e fedele?
    Non riesci a vedere oltre questa facciata, questi miei modi
    tolleranti e benevoli?
    Credi di poter procedere per u sentiero reale verso un uomo
    realmente eroico?
    Non t'assale mai il dubbio, o sognatore, che tutto può essere
    velo di maya, illusione?

  • 17 febbraio 2012 alle ore 12:01
    Abbassa il tuo sguardo, bella luna

    Abbassa il tuo sguardo, bella luna, e inonda questa scena,
    Versa benigna i fiotti del nimbo della notte
    Su volti orrendi, tumefatti, violacei,
    Sopra i morti riversi con le braccia spalancate,
    Versa il tuo nimbo generoso, sacra luna.

  • 17 maggio 2011 alle ore 12:21
    Mentre meditavo in silenzio

    Mentre meditavo in silenzio, tornando
    sulle mie poesie, facendo lunghe,
    esitanti considerazioni su di esse,
    un Fantasma sorse davanti a me con un
    aspetto sospettoso, terribile per
    bellezza, età e potenza, il genio dei
    poeti di antiche terre, che volgeva
    verso di me i suoi occhi come
    fiamme, che indicava col dito tanti
    canti immortali, e che con voce
    minacciante disse: Che cosa canti?
    Non sai che non c'è che un tema
    sempre vivo per i bardi? E che è il
    tema della Guerra, la fortuna delle
    battaglie, ilfare dei pefetti soldati? Sia
    pure così, risposi io, anche io troppo
    altezzosa ombra canto la guerra, più
    lunga e grande di ogni altra,
    ingaggiata nel mio libro con alterna
    fortuna, con fughe, avanzate, ritirate,
    vittorie rinviate e irresolute, (eppure
    mi sembra sicura, o come sicura alla
    fine) campo di battaglia è il mondo,
    per la vita e la morte, per il Cotpo e
    per l'eterna Anima, guarda, io anche
    sono venuto, a cantare il canto delle
    battaglie, eformo soprattutto valorosi
    soldati.

  • 17 maggio 2011 alle ore 10:14
    A uno sconosciuto

    Sconosciuto che passi! Tu non sai con che desiderio ti
    guardo,
    Devi essere colui che cercavo, o colei che cercavo (mi
    arriva come un sogno),
    Sicuramente ho vissuto con te in qualche luogo una vita
    di gioia,
    Tutto ritorna, fluido, affettuoso, casto, maturo, mentre
    passiamo veloci uno vicino all'altro,
    Sei cresciuto con me, con me sei stato ragazzo
    o giovanetta,
    Ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo non è più
    solo tuo né ha lasciato il mio corpo solo mio,
    Mi dai il piacere dei tuoi occhi, del tuo viso, della tua
    carne, passando, in cambio prendi la mia barba, il
    mio petto, le mie mani,
    Non devo parlarti, devo pensare a te quando siedo in
    disparte o mi sveglio di notte, tutto solo,
    Devo aspettare, perché t'incontrerò di nuovo, non ho
    dubbi,
    Devo vedere come non perderti più.

  • 04 maggio 2006
    Canto il se stesso

    Canto il se stesso, la semplice singola persona,
    tuttavia pronuncio la parola Democratico, la parola In-Massa.

    L'organismo da capo a piedi io canto,
    ne' la fisionomia ne' il cervello sono degni da soli della Musa,
    io dico che la forma completa è di gran lunga più degna,
    e la Femmina canto come il Maschio.

    Canto la vita immensa nella sua passione, impulso e forza,
    felice per le azioni più libere sotto le leggi divine,
    canto l'Uomo Moderno.

  • 04 maggio 2006
    Poeti venturi

    Poeti venturi! Oratori, cantori, musicisti venturi!
    Non l'oggi può giustificarmi e chiarire chi sono,
    ma voi, nuova stirpe americana, atletica, continentale, la più grande mai conosciuta,
    destatevi! Spetta a voi giustificarmi.

    Io scriverò solo una o due parole per indicare il futuro,
    non potrò avanzare che per un attimo, per poi voltarmi e tornare in fretta nel buio.

    Io sono un vagabondo che non si ferma mai, che lascia cadere su voi, per caso,
    uno sguardo e subito volge la faccia,
    lasciandovi il compito di analizzarlo e definirlo,
    aspettando da voi le cose più importanti.

     

  • 04 maggio 2006
    Tu lettore

    Tu lettore, palpiti di vita, orgoglio, amore, al pari di me,
    siano dunque per te i canti che seguono.

  • 04 maggio 2006
    Per te, Democrazia

    Vieni, renderò il continente indissolubile,
    creerò la razza più splendida su cui il sole abbia mai brillato,
    creerò terre divine e seducenti,
    con l'amore dei compagni,
    con l'amore dei compagni che dura tutta la vita.

    Pianterò amicizie folte come gli alberi lungo i fiumi d'America,
    e lungo le rive dei grandi laghi, e per tutte le praterie,
    costruirò città inseparabili, con le braccia l'una al collo dell'altra,
    con l'amore dei compagni,
    con il vigoroso amore dei compagni.

    Tutto questo io ti dono, o Democrazia, per servirti, ma femme!
    Per te, solo per te io recito commosso questi canti.

  • O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
    la nave ha superato ogni ostacolo, l'ambìto premio è conquistato,
    vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
    occhi seguono l'invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
    ma o cuore! Cuore! Cuore!
    O gocce rosse di sangue,
    là sul ponte dove giace il Capitano,
    caduto, gelido, morto.

    O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
    risorgo - per te è issata la bandiera - per te squillano le trombe,
    per te fiori e ghirlande ornate di nastri - per te le coste affollate,
    te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
    ecco Capitano! O amato padre!
    Questo braccio sotto il tuo capo!
    E' solo un sogno che sul ponte
    sei caduto, gelido, morto.

    Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili,
    non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
    la nave è all'ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
    la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;
    esultate coste, suonate campane!
    Mentre io con funebre passo
    Percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
    caduto, gelido, morto.

  • Questa polvere un tempo fu l'uomo,
    dolce, semplice, giusto e risoluto, sotto la cui cauta mano,
    contro il più vergognoso dei crimini conosciuto nella storia di ogni terra,
    di ogni epoca,
    fu salvata l'Unione di questi Stati.

  • 04 maggio 2006
    A una semplice prostituta

    Non scomporti - sii a tuo agio con me - sono Walt Whitman, liberale e forte come la Natura,
    e finché il sole non ti eviterà, non sarò io ad evitarti,
    finché le acque non si rifiuteranno di brillare per te, né le foglie di frusciare per te,
    le mie parole non si rifiuteranno di brillare e stormire per te.

    Piccola mia, fisso con te un appuntamento, e ti chiedo di prepararti per essere degna
    di questo incontro,
    ti chiedo anche di essere paziente e pura finché io giunga.

    Per ora ti saluto con uno sguardo eloquente affinché tu non possa dimenticarmi.

  • Noi due ragazzi che stretti ci avvinghiamo,
    mai che l'uno lasci l'altro,
    sempre su e giù lungo le strade, compiendo escursioni a Nord e a Sud,
    godiamo della nostra forza, gomiti in fuori, pugni serrati,
    armati e senza paura, mangiamo, beviamo, dormiamo, amiamo,
    non riconoscendo altra legge all'infuori di noi,
    marinai, soldati, ladri, pronti alle minacce,
    impauriamo avari, servi e preti, respirando aria,
    bevendo acqua, danzando sui prati o sulle spiagge,
    depredando città, disprezzando ogni agio, ci beffiamo delle leggi,
    cacciando ogni debolezza, compiendo le nostre scorrerie.

  • 04 maggio 2006
    A te

    Straniero, se passando m'incontri e desideri parlarmi,
    perché non dovresti parlarmi?
    E perché io non dovrei parlare a te?

  • Poeti estinti, filosofi, preti,
    martiri, artisti, inventori, governi d'un tempo,
    forgiatori di lingue su altre rive,
    nazioni un tempo potenti e ora indebolite, contratte o desolate,
    io non oso procedere finché non v'abbia rispettosamente dato credito
    di quanto avete lasciato sparso quaggiù,
    io l'ho esaminato, riconosco che è ammirevole, (essendovi passato in mezzo,)
    penso che mai nulla potrà essere più grande, nulla potrà mai meritare più di quanto
    esso meriti,
    mentre lo contemplo con attenzione, a lungo, e poi lo congedo,
    io sto al mio posto coi miei giorni qui.

    Qui terre femminili e maschie,
    qui eredi e ereditiere del mondo, qui la fiamma della materia,
    qui la spiritualità mediatrice, apertamente riconosciuta,
    sempre protesa, il risultato delle forme visibili,
    colei che soddisfa ed ora avanza dopo la debita attesa,
    sì, ecco avanzare la mia signora, l'anima.

  • 04 maggio 2006
    Ohimè! O vita!

    Ohimè! O vita! Per queste domande sempre ricorrenti,
    per la folla infinita di infedeli, per le città piene di schiocchi,
    per il mio continuo rimproverarmi, ( poiché chi è più sciocco di me e più infedele? )
    Per gli occhi invano assetati di luce, per gli oggetti perfidi, per la lotta sempre ritrovata,
    per gli scarsi risultati di tutti, per le sordide folle che vedo attorno a me avanzare con fatica,
    per gli anni inutili e vuoti di coloro che rimangono, con il resto di me avvinghiato,
    La domanda, Ohimè! Così triste, così ricorrente
    - Cosa c'è di buono in tutto questo? Ohimè! O vita!

    [ Risposta ] Che tu sei qui - che la vita esiste, e l'identità,
    che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuire con un verso.

  • 04 maggio 2006
    Continuità

    Nulla è mai veramente perduto, o può essere perduto,
    nessuna nascita, forma, identità - nessun oggetto del mondo,
    né vita, né forza, né alcuna cosa visibile;
    l'apparenza non deve ingannare, né l'ambito mutato confonderti il cervello.
    Vasti sono il tempo e lo spazio - vasti i campi della Natura.
    Il corpo lento, invecchiato, freddo - le ceneri rimaste dai fuochi di un tempo,
    la luce degli occhi divenuta tenue, tornerà puntualmente a risplendere;
    il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi;
    alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera,
    con l'erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.