username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 07 lug 2010

Walter Degrassi

03 ottobre 1974, Trieste
Segni particolari: Bocca chiusa mente aperta
Mi descrivo così: Carne da musica su uno scoglio

elementi per pagina
elementi per pagina
  • 22 dicembre 2013 alle ore 10:38
    Spettacolo

    Cosi' bella 
    alla luce dello schermo 
    sento le voci 
    e la storia 
    passa dal tuo viso 
    E il tuo sorriso 
    fa cantare l'universo 
    in dolby surround 

     
  • 05 giugno 2013 alle ore 19:24
    Volo nei tuoi sogni

    Chi ti trascura dovrebbe
    starsene dentro una bara
    e mai
    dico mai
    ti lascerei

    Passo da te questa notte
    l'ultima volta che vieni
    ma mai
    dico mai
    ti lascerei

    Lasciati andare
    guardare
    per l' ultima volta
    le spalle
    che adesso ti stringo
    e ti bacio
    per non scordarci mai piu'

    Rendez vouz
    La'
    all' angolo di mezzanotte
    nostri quest' ultima notte
    ma mai
    giuro mai
    ti lascerei

    Nega da adesso in poi
    nega che sia mai successo
    raccontati storie domani
    ma ammettilo adesso
    che non scorderai piu'

    Chi verra' dopo non conta
    stanotte resta tatuata

    E nei sogni lo sai
    ritornerai

    Lo sai

     
  • 17 gennaio 2013 alle ore 19:37
    Masticato

    Masticato e sputato
    chi mi prenderebbe per sé
    boccone amaro
    sporco dentro
    colpevole fuori
    timbrato inutile sconfitto
    artista ispirato
    individuo infelice
    posso promettere
    ma non mantenere
    cuore già preso
    masticato e sputato

     
  • 17 gennaio 2013 alle ore 17:15
    Tranne te

    Non esiste nessuno
    che sia me
    il contrario di me
    perfetta per me
    non esiste nessuno
    tranne te.

    Non esiste nessuno
    che conosce il peso
    dei momenti neri
    Non esiste nessuno
    tranne te.

    Non esiste nessuno
    che sia me

    Tranne te

     
  • 14 gennaio 2013 alle ore 10:43
    Stanotte ai confini del mondo

    Ti aspetto stanotte
    ai confini del mondo
    non posso fermare le lacrime
    che cadono senza di te
    dove vola l'amore che non vola
    lasciami volare da te
    sarò al tuo fianco in un attimo
    e il mondo non sapra'
    che il tuo cuore ha un momento per me.

    Lascia che mandi in malora
    il sonno il sangue i progetti
    lasciami dire di no
    allo stramaledetto contorno
    il mondo non sapra'
    che il tuo cuore e' piu' grande per me.

    Lascia che ti guardi salire
    mentre bevi la tua sigaretta
    e mi bevo il tuo primo sorriso
    lascia che ti guardi avvolgere da quella beata cintura
    mentre pensi alla prossima tappa
    lasciami ridere
    mentre ti scusi del vestito
    e senza trucco
    sei sempre la piu' bella che c'e'.

    Benvenuta qui
    bentornata qui
    bevo quello che bevi
    bevo quello che pensi
    ne voglio ancora
    mi basta un niente di quello che sei
    mi basta un niente di quello che hai
    mi basta un niente di quello che dai
    e non mi basta mai
    non mi basta mai
    non mi basta mai...

     
  • 09 dicembre 2012 alle ore 12:41
    Lei

    Semplicemente
    tante donne
    per sapere se c' è vita
    devi bussare e chiedere
    c'è qualcuno
    qui dentro? 

    Lei
    ti spalanca
    il portale della Vita
    addosso
    è Vita
    pura Vita
    che ti dona la vita

     
  • 15 ottobre 2012 alle ore 19:50
    Fumo profumo

    Fumo
    profumo
    che ho addosso
    che ti lasci indietro
    che mi lasci intorno
    ne voglio ancora
    ne voglio di più
    come incenso in chiesa
    ci voglio affondare
    respirare
    dalle tue mani
    l'odore del tuo fumo

     
  • 02 ottobre 2012 alle ore 13:41
    Cartolina

    Ti amo
    puttana
    anche adesso che ti dai
    al primo venuto
    ti amo anche di più
    mentre ti mostri
    con la luce che scende
    a tratti da una nube
    mentre ti sveli
    distrattamente indifferente
    commovente maliziosa
    in un mattino glorioso.

    Ti amo sgualdrina
    bagascia raffazzonata
    splendore e decadenza
    incerta fra godere e morire
    persa nel tuo peccato originale
    darti a chi non vuole...
    e duole
    vederti scoscesa
    discinta puttana
    sentirti chiamare bella
    da chi non ti conosce
    e ti ama
    per un' ora o due
    per lasciarti
    senza salvarti.

    Ti amo
    si ti amo ancora
    puttana

     
  • 24 settembre 2012 alle ore 22:09
    Dove finisce

    Mi chiedo dove va l'amore che nessuno vuole
    quello che hai usato e non ti serve più
    quello che hai dato senza calcolarlo più
    dell'anidride da buttare fuori
    perchè l' ossigeno ritorni su
    Mi chiedo cosa ci divida ancora
    se è più di quanto ci unì allora
    allora dev'essere grande davvero
    l' armadio da scheletri
    d'amore scivolato giù

    Mi chiedo dove va l' amore che qualcuno schiva
    quello scomodo da pensarci su
    quello dato di punto in bianco
    come una promessa una cambiale in bianco
    ma nessuno ne riparlerà
    Mi chiedo cosa ti trattenne allora
    e quante volte ricapita ancora
    allora dev'essere grande davvero
    l'armadio autunnale
    degli amori fradici e smessi.

    Mi chiedo dove va l'affetto
    finito l'amore finito nel letto
    finito nel cesso esiste una catena
    da tirare e ti si spezza il cuore?
    In quali occhi specchieremo i tramonti
    che rifrangono cieli nelle nostre pupille?
    In quali stanze chiuderemo i giorni
    che nessuno cerca, che ti scendono addosso
    come pioggia qualunque alla fermata di un tram?
    In quali mattini assolati coglieremo la luce gloriosa
    nelle ore del giorno che nasce
    da strade soltanto sognate
    da scoprire a mani intrecciate?
    Finite le storie ed i sogni
    dividi progetti e bisogni
    tieniti quello che resta
    resta un giorno di pioggia
    per ripensarci una volta di più.

     
  • 04 settembre 2012 alle ore 0:12
    L' ultima alba

    L' ultima alba
    un soffio che ci porta via,
    domani è già oggi
    oggi è già tardi
    e noi siamo ieri
    solo ieri
    le foglie grigie dell'estate di ieri
    finita oggi
    adesso
    per sempre.

    Piove
    ed è giusto
    piove addosso
    ed è per noi
    piove ma piano
    come ogni alba dove ha fine qualcosa,
    il cielo piange le lacrime
    che ti amo troppo per poterti mostrare,
    mi strappi brividi
    che sembrano freddo
    e ti prendo per mano.

    Mi prendi per mano
    lascia che adesso resti ancora ieri
    lascia che adesso non sappia di domani
    prima che oggi ce lo porti via
    domani niente tracce di noi
    solo un attimo
    addormentati,
    dormimi in grembo
    lasciati cullare amore
    nel mare del sonno
    nel groppo delle nostre mani
    domani niente tracce di noi

    Perdonami
    se ti tengo ancora un attimo
    un attimo nostro dove tu sei mia.

    E se mi chiederai
    dove sto
    preparati a uno sguardo lungo cieli passati
    verso occhi più scuri di te.

     
  • 14 aprile 2012 alle ore 20:51
    Orfano (dei tuoi giorni)

    Figlio di quel mattino 
    in cui amai il tuo primo sguardo,
    figlio di quella notte
    in cui ti vidi
    bella
    ardere nel fumo
    alla luna, 
    ora chè più in là 
    a piccoli passi la vita ti adagia 
    orfano dei tuoi sguardi
    orfano dei tuoi giorni
    del tuo splendore incantato 
    musa per mille anni
    mi lasci a cantarti.

     
  • 07 aprile 2012 alle ore 18:03
    Esci

    Esci
    non importa quanto è tardi
    incontriamoci
    non badare al vestito
    corro a prenderti
    ho voglia di vederti
    non chiedermi la meta
    ti prometto solo
    che torneremo vivi

    Esci
    non importa dove andremo
    ho voglia che mi parli
    magari sarà un posto
    nascosto
    per cospirare
    respirare
    l' aria di quelli che non dormono mai

    Esci
    non importa domani
    ho voglia di sentirti adesso
    e parlarci ancora
    fino a crollarci addosso
    finché l'alba ci consegnerà
    al nostro primo caffé.

     
  • 01 aprile 2012 alle ore 21:15
    Sarà una lunga notte

    Sarà una lunga notte ragazzi...
    e visto che non conoscete
    quanto al largo finirà
    tirate fuori i vostri sogni migliori,
    visto che non sapete
    quanto a fondo porterà
    aggrappatevi forte ai vostri sogni migliori,
    nuovi o vecchi tirateli  a lucido.

    Visto che non avete
    altro posto dove andare
    portateli con voi finché dura il viaggio
    teneteli con voi finché dura il buio,
    nessuno sa cosa vi aspetta
    dietro la curva di domani
    nessuno sa cosa si nasconde
    nel sorriso dello sconosciuto

    Portate alti i vostri sogni migliori,
    che si vedano da lontano
    come fari per chi si è perso
    e fate che vi scaldino
    quando la notte è più fredda,
    perché è allora
    che l'alba sarà più vicina.

     
  • 08 novembre 2011 alle ore 18:03
    Resta (Perfetta)

    Perfetta
    mai un dubbio
    mai un rimorso

    Mi hai preso l'anima:
    guarda se vola...
    mi hai vinto il cuore:
    stringilo
    schiaccialo
    vedi se sanguina.

    Sei passata oltre la corazza
    e hai stoccato
    la tua lama precisa 
    ancora mi rigira dentro
    le fiamme eterne.

    Avevi la chiave
    ti sei chiusa fuori:
    lasciami uscire
    lasciati entrare
    lasciati andare
    nel mondo che ho
    è l'unico
    è tuo.

     
  • 01 novembre 2011 alle ore 22:25
    Salperei

    Salperei stanotte
    se un porto sicuro ci fosse
    troverei velieri veloci per noi
    corsari delusi
    ma non ancora vinti,
    partirei stanotte
    se in mezzo alle stelle trovassi
    i tuoi occhi a guidarmi nel buio.

    Vele spiegate
    il mio veliero avanza
    spedito fra flutti e futuro
    ma la rotta che seguo non è scritta
    navigo a vista cavalcando onde

    follia a poppa e prua
    la tempesta infuria
    cuori spezzati si infrangono
    lungo la mia chiglia
    e le scialuppe sono già lontane.

    Con la testa al timone
    e il cuore di vedetta
    alte le mie insegne al vento
    e mai una bandiera bianca.

     
  • 09 ottobre 2011 alle ore 22:24
    Indignata

    Che farai adesso? 
    Di soppiatto busso alla tua porta
    sono l'amante scomoda
    che hai avuto troppa fretta
    di lasciare
    sono la strada ripida
    che non hai mai avuto fretta
    di percorrere

    Entro ed esco
    ho mille volti
    mille modi per mostrarmi
    mille voci per gridarti
    che il tuo tempo muore qui.

    Hai fatto il tuo tempo
    avuto il tuo regno
    raggiunto il tuo scopo.

    Una spinta e tu cadrai
    solo un colpo e sparirai
    solo un bacio ti dirà
    che il mio nome è
    Libertà

     
  • 11 settembre 2011 alle ore 18:57
    Quasi uomo

    Sono l'uomo che sono
    forse neanche uomo intero
    si striscia sempre un pò a metà
    verso la verità
    e quando credi di camminare
    di essere a un passo dal volare
    dov' erano passi trovi ancora squame
    dov' era oro solo letame.

    Sono l' uomo che sono
    forse neanche uomo ancora
    non l' uomo che ero
    non l' uomo che sarei
    ogni scaglia un errore da scontare
    avanzando
    ogni sbaglio una duna da passare
    strisciando

    e voi... attenti alla mezza umanità
    di un uomo a metà

     
  • 28 agosto 2011 alle ore 11:28
    Conchiglia

    Il cuore ora è vuoto
    come una conchiglia lontana dal mare
    e non osare dirmi di riempirlo
    dirmi come e perchè
    quando io solo so chi.

    Il mare mi è stato davanti
    terribile come un naufragio
    dolce come un approdo
    e l'ho cambiato con una palude.

    Il cielo salvi i marinai perduti
    dall'acqua del loro destino.

     
  • 20 luglio 2011 alle ore 19:03
    Ghiaccio e fuoco

    Siamo ghiaccio e fuoco
    è questo che non va
    fra mani di fuoco
    un cuore di ghiaccio
    si scioglierà

    Puoi scaldarti ma quanto vicina?
    quanto resiste la brina?
    Posso scaldarti 
    ma quanto distante
    devo restarti?

    Gioco col ghiaccio
    giochi col fuoco
    vicino ti schiaccio
    lontano per poco

    rimarrò solo
    con l' acqua gelata
    fra dita di fuoco.

     
  • 18 luglio 2011 alle ore 19:07
    Luoghi troppo comuni

    "Devi far splendere quello che hai imparato"
    Sono stato un faro ma non è bastato.

    "Devi lasciare la tua luce brillare"
    Io l'ho fatto e non l'ho vista tornare.

    "Devi batterti senza mollare"
    fino al gong che non ti fa rialzare.

    "Per sempre"
    Me lo son sentito ripetere da così tanta gente...

    "Questa notte finirà"
    Ma aspetto il giorno in cui qualcosa cambierà.

    "La verità vi renderà liberi"
    E davvero liberandomi
    li fa scappare mandandomi agli inferi.

    "Occhi innamorati non mentono mai"
    Mentono amore e mettono nei guai.

    "Chi sa non insegna e chi insegna non sa"
    Io non so e non insegno
    ed è l' unica verità.

     
  • 15 luglio 2011 alle ore 21:52
    Ancora la vita

    Ancora la vita
    gli ormeggi le pietre
    la gente che sciama lungo il tramonto
    le scaglie di luce riflessa sull'acqua
    come ogni volta
    come stavolta
    come chiunque
    e uguale a nessuno

    Ogni passo ti pesa
    ogni passo ha un respiro
    ogni passo una spina
    ogni passo una svolta
    ogni passo una scelta
    di andare ancora
    incontro alla vita .

     
  • 05 luglio 2011 alle ore 19:49
    Heaven

    Ali ai tuoi fianchi e Paradiso il Tuo nome 
    e venga il Tuo Regno su di me.
    E le schiere dei Tuoi angeli e le stelle nel Tuo cielo
    conto dentro i Tuoi regni radiosi. 
    Spalanca i cancelli e venga il Tuo Regno 
    venga scorrendo su di me. 

    Paradiso di spirito e carne divina,
    urlo nel vento ed ululo al buio
    i numeri delle Tue grazie 
    nell’attesa della Tua venuta.  
    Spalanca i cancelli e venga li Tuo Regno
    venga scorrendo su di me

    Paradiso in fiamme limbo dannato
    il Tuo Mar Rosso sia attraversato
    carovane pellegrine i miei desideri 
    compiaci le mie preghiere.  
    Spalanca i cancelli e piova il Tuo Regno 
    scorra giungendo su di me 

    Nirvana in terra Valhalla d’amore
    in Te riposino i miei guerrieri
    scendano le Tue grazie su di me 
    sia reso onore alle Tue grazie dorate.

     
  • 05 luglio 2011 alle ore 19:34
    Passi

    Coraggio, respira
    un passo
    solo un passo
    solo un altro passo
    e poi un altro passo ancora
    fino a lasciati alle spalle la porta.

    E adesso continua
    un passo e un respiro
    un respiro e un passo
    e il fiato scandisce i respiri
    e il rumore di un piede dopo l'altro
    sul filo del tempo

    senza fissare l'abisso
    quello puoi sentirlo dentro
    senza guardarti indietro
    il passato non ti servirà
    senza guardare avanti
    il futuro non ti aspetterà
    adesso conta fare un altro passo
    e poi un altro ancora
    fino al passo che ti porterà
    lontano dai cattivi pensieri.

     
  • 24 giugno 2011 alle ore 18:06
    Cuori distratti

    A volte, donna sciagurata
    ti guardo e non so
    se è più quello che prendi
    o quello che mi lasci
    la gioia dei tuoi tratti stupendi
    o il rischio dei tuoi modi sfuggenti

    Più vorrei capirti
    meno ti capisco
    più vorrei guarirci
    e ti ferisco,
    vorrei lasciarti il sole fra le mani
    e stelle fra i capelli
    che splendano
    accanto ai tuoi occhi lucenti

    ma quello che sappiamo scambiarci
    sono solo
    cuori distratti. 

     
  • 24 giugno 2011 alle ore 17:54
    Come un cane da pioggia

    Segui le nuvole
    fallo in fretta
    ora che il vento sta cambiando

    Viaggia leggero
    e chiudi i tuoi pensieri
    fuori dalle favole
    non è una giornata per agnelli...

    Non possiamo sempre
    sceglierci il sole
    a volte neanche la strada
    ma un varco si
    lo possiamo scavare
    anche nei giorni di piombo

    E oggi la pioggia mi sta bene
    lampeggiando occhi
    color del tuono.

     
elementi per pagina
  • 13 settembre 2012 alle ore 20:55
    Solo

    Come comincia: Si trattava di un specie di fiera, e stavo gironzolando nei dintorni per conto mio  quando mi imbattei in lei.
    Era con altre persone, mi salutò e aprofittando del fatto che gli altri si erano fermati si avvicinò e mi disse:"Dobbiamo parlare".
    Non la vedevo da alcuni giorni.
    "Non qui, aspettami nel bagni, ti raggiungo fra un attimo".
    Annuii e mi diressi dove stabilito.
    Arrivò poco dopo di me.
    "Bimba!!! che bello incontrarti! Dimmi... cosa c'è?".
    "Non possiamo continuare così...e comunque io non posso... dobbiamo metterci un freno e lo sai... ho deciso che sia oggi.
    Adesso. Ora. Salutiamoci così".
    Rimasi senza parole...
    "Lo so... lo so che avevamo deciso così... ma credevo che avessimo ancora un pò di tempo..."
    "Lo credevo anch'io... ma non ha senso tirare avanti. Visto che ci siamo incrociati salutiamoci adesso e amen".
    Ci fu un attimo che sembrò eterno, calò il silenzio e ci fissammo senza aprire bocca, senza sapere o volere fare o dire la parola o il gesto successivo...quello definitivo.
    Fu in quel momento che entrò lui.
    "Amore sei qui? Ah hai incontrato qualcuno vedo... ?"
    C fu un attimo di smarrimento, lei si girò è gli rispose: "No amore, solo un vecchio collega... ci stavamo giusto salutando"
    "Non credo di conoscerlo..."
    Presentazioni di rito.
    "Magari può venire a bere qualcosa con noi, così finite di parlare, no? Mi sembrava di aver interrotto qualcosa"
    "Ma no, non hai interrotto niente...veramente... ci stavamo proprio salutando... ".
    Lui insistette e non so come mi ritrovai insieme a loro  e ad altre persone che non conoscevo intorno a un tavolaccio di legno grezzo con delle panche, lei era a capotavola, lui accanto a lei e io un paio di posti più in là.
    Nel chiacchiericcio generale lei mi disse: "Comunque deve finire, non ci rivedremo".
    Lui colse il discorso e le disse: "Perchè non dovreste rivedervi, scusa?"
    "Lascia fare amore, non è niente, non preoccuparti, è giusto così..."
    Lui si girò verso di me e chiese: "Ma.. come mai non dovreste più rivedervi? Che c'è? Sembravate amici poco fa... tu cosa dici?".
    "Vedi, lei per me è..." Mi interruppe: "Scusa se ti interrompo ma devo proprio andare al bagno, continuiamo quando torno".
    Lei mi guardò severa: " Taglia corto, comunque la metta non cambierà le cose e lo sai, deve finire".
    "Lo sai quanto tengo a te".
    "Non ha la minima importanza, non cambia, perciò..."
    Quando tornò  decisero di andare via, e io dovevo finire quello che avevo cominciato, così mi diressi con loro alla fermata dell'autobus... non so per quale coincidenza eravamo venuti  tutti in autobus.
    Salì molta gente, e mi ritrovai dall'altra parte rispetto a loro... dovevo raggiungerli, mi era stata fatta una domanda e tenevo a rispondere.
    Ci misi un pò a guadagnare l'altro lato del bus, ma quando lo raggiunsi erano spariti.
    Mi guardai intorno smarrito ma non c'erano più... una vecchietta con il fazzoletto in testa e il viso pieno di rughe che era stata seduta con noi al tavolo mi disse: "Sono scesi qualche fermata fa, lascia perdere, non ti hanno aspettato.. lascia perdere, è meglio così"
    "Ma.. io dovevo parlargli... dovevo rispondergli... non può capire"
    "Lascia stare, è meglio così, hanno deciso di scendere prima che tu  li potessi raggiungere"
    "Mi dica soltanto una cosa... chi l'ha deciso?"
    "Lei"
    Mi sentii mancare il cuore.
    "Lui voleva aspettarti ma lei gli ha detto: scendiamo, dammi retta, lascia stare amore, ti prego scendiamo... l'ha afferrato per la mano ed è scesa. Meglio così, ascoltami figliolo..."
    "Grazie signora..."
    Senza sapere dove fossi, inebetito, scesi alla prima fermata, nella notte.
    Fu a questo punto che mi svegliai, con un'amarezza enorme nel petto, pesante come un macigno, una sensazione di vuoto enorme dentro e intorno a me, come se dentro si fossero appollaiati degli avvoltoi.
    Il letto era vuoto.
    Fuori soffiava la prima bora e la pioggia picchiava sui vetri.
    SOLO.
    Adesso si, mi sentivo veramente solo.
    Mi sentivo tradito, deluso, amareggiato, ferito, abbandonato.
    Se n'era andata senza neppure salutarmi, come un ladro notturno, era sgusciata via  anche dal sogno.
    Non l'avrei più rivista.
    Che potevo fare? Che potevo farci?
    Il cuore in tumulto anche se spento... mi rigirai con la tristezza addosso come un  lenzuolo e mi misi a fare l'unica cosa che potevo fare.
    Aspettai come un pacco dimenticato in una stazione di essere consegnato a un' alba qualsiasi.

     
  • 07 aprile 2012 alle ore 18:26
    Hotel Satisfaction

    Come comincia: Che giornata... era iniziata decisamente male, visto che in quella precedente avevo litigato con la persona alla quale tenevo di più... mi incamminai con aria piuttosto desolata, arrivai al lavoro e concentrarmi non fu facile, ero troppo triste e ci tenevo troppo a dirle quanto mi dispiaceva.
    Le portai un caffè, parlammo anche, ma non necessariamente ci chiarimmo del tutto, restò un'amerezza che non se ne andava, come il ricordo di quel saluto frettoloso che ci scambiammo. 
    Finito il lavoro però c'era da fare: era sabato e nonostante il magone avevo un bel pò di cose di cui occuparmi; era estate ormai, e c'era un concerto da suonare.
    Così, ingoiato un boccone veloce, trasportate in macchina le mie cose, eccomi lanciato a raggiungere i miei compari per caricare tutto il necessario e dirigerci a destinazione, sempre con quella sensazione di amarezza in gola. 
    Ci mettemmo una vita ad aspettare quello e quell'altro, a caricare le macchine stracolme di strumenti, casse e in generale tutto quanto potrebbe servire e anche quanto non servirebbe ma "non si sa mai".
    La carovana partì e arrivammo, la serata era all'aperto e di parcheggi neppure l'ombra già al pomeriggio... nessuno si sarebbe immaginato minimamente di trovarne uno, ma una persona qualsiasi non aveva fatto i conti con Giordano, che ebbe una trovata degna di Elwood Blues, e con quella stessa aria impassibile si piantò in mezzo la strada dirigendo il traffico con piglio da vigile,  fermando la colonna di macchine ci permise di infilarci al volo in un paio di posti che si erano miracolosamente liberati.
    Così si iniziò a montare il palco e preparare tutto, e mentre caricavo, scaricavo, montavo, agganciavo, preparavo... continuavo a sentire quell'amarezza in fondo.
    Arrivò il momento di iniziare il concerto, e nonostante quell'amarezza mi accompagnasse fino a due secondi prima di suonare la prima nota e non avessi alcuna voglia di ridere, non mi restò che fare di necessità virtù,  lasciarmi prendere per mano dalla musica insieme ai miei compari e darci dentro senza tregua.
    E senza tregua fu: saltai, suonai, cantai, più sentivo l'amarezza dietro l'angolo più mi ci mettevo, come un invasato... finchè il concerto durava in qualche modo potevo tenerla a bada.
    Trainai gli altri a colpi di plettro, ci incitammo  a vicenda, e ne venne fuori un concerto divertente per chi ascoltava e per chi suonava.
    Al bis arrivammo provati ma carichi.
    C'era ancora da smontare tutta l'attrezzatura e ricaricarla nelle auto per poi tornarsene a casa, ma la notte era giovane, l'aria estiva era dolce e fatto il nostro dovere ci si fermò a bere qualcosa e chiacchierare, commentando l'esibizione e raccontandosi aneddoti vari.
    Così arrivò il momento di andarsene... e non avevo voglia di restarmene da solo con quell'amarezza, così invece di andarmene a casa salii in macchina e girai.
    Accesi la radio a caso  e venni accolto dagli Eagles... un'ottima compagnia quando sei al volante, pensai.
    La strada mi condusse fino a un pub dove stavano cantando... avevo l'adrenalina del concerto ancora addosso, e mi andava di cantare, di muovermi, di fare come non mi importasse niente, perché di chi non avevo accanto mi importava troppo.
    Il posto era stipato di gente, era sabato notte e tutti sembravano aver voglia di divertirsi.
    Mi conoscevano, e quando entrai feci appena in tempo a ordinare da bere che mi arrivò un microfono in mano.... sentii partire "Satisfaction" e non avevo bisogno d'altro per scattare come una molla... ma a quanto pareva neppure gli avventori, stando a come parteciparono... la serata si faceva "calda".
    Per la durata del pezzo ebbi su di me l'attenzione di tutto il locale, ma mentre stavo cantando all'improvviso l'attenzione di una persona in particolare fu ricambiata dalla mia...
    Stavo cantando quando tutt'a un tratto notai un tipetto che se ne stava appoggiata ad uno stipite insieme alle sue amiche... il resto del pub sparì in un secondo.
    Dovevo sapere chi era.
    Me ne andai verso la sua parte... incrociai il suo sguardo, mi sorrise... mi fermai e la guardai: "Ehi ci sai fare!". 
    Avevo sete... recuperai il bicchiere e uscimmo a  prendere una boccata d'aria, ci parlammo e tornammo dentro... la bimba era carina e sapeva muoversi, arrivato il suo momento prese il microfono e ci fece sentire una gran bella voce...
    Era una dichiarazione di guerra... la serata non poteva finire lì.
    "Qui mi sto stancando...allora, ce ne andiamo da qualche parte?"
    "Andata".
    Il tempo di salutare qualcuno e via.
    Salimmo in macchina, la radio passò ancora gli Eagles quando accesi il motore... ci mettemmo a cantare insieme...
    "Plenty of rooms... anytime of year you can find me here...",
    ogni tanto uno sguardo d'intesa... mi sentivo a mio agio con lei accanto anche se la conoscevo a malapena... lasciammo che la strada andasse per un pò, poi lei conosceva un posto e mi ci portò.
    Entrammo e ordinammo da bere, sembrava esserle molto familiare, mi sembrava un pò strano ma  era un ottimo posto per divertirsi e ci divertimmo parecchio, bevemmo ballammo e parlammo un bel pò.
    Mi piaceva parecchio, aveva uno sguardo peperino e un bel sorriso, sembrava una ragazza in gamba e ballava in un modo sensuale ma discreto, senza essere volgare o sfacciata... così non fu strano se alla fine ballando iniziammo a baciarci.... baciava esattamente com'era... molto carina e un pò piccante.
    Sarà stata la giornata, il concerto, i giri di rhum con la bimba, ma iniziavo a sentirmi annebbiato.
    Mi disse: "Mi sa che metterci in macchina non è una grande idea... qui sopra hanno delle camere, che ne dici se...?", fece un sorriso e un cenno con il capo, mi sembrò avventato ma ragionevole... la bimba era peperina e mi piaceva molto, così accettai.... le cose stavano succedendo così in fretta... la serata girava forte esattamente come il concerto, era come stare sulle giostre.
    Prendemmo la numero 66 e la porta si chiuse sul cartello  "Non disturbare."
    Non ci fu bisogno di dire molto altro...
    "Ti piaccio parecchio allora?"
    "Tu che dici?"
    "Adesso vedremo che sai fare a parte cantare, allora..."
    "Beh, se la metti così... non mi resta che prenderti in parola..." 
    Non mi andava che finisse presto,  perciò tutto iniziò lentamente... baciandoci e ballando... sapeva muoversi da farti girare la testa...o forse era il rhum... e pian piano tutto iniziò a girare sempre più forte, tonnellate torride di passione ci spinsero sul letto, non c'era proprio modo di fermarci, e come se stessimo ancora ballando continuammo quello che avevamo cominciato in piedi... era piccola di statura, i capelli castano rossicci che le arrivavano a malapena alle spalle... e  le spalle... morbide levigate abbronzate che sapeva muovere meravigliosamente quando ballava... sempre in movimento come i suoi occhi nocciola.
    No, non c'era modo di tenerla ferma, sgusciava come una biscia dispettosa, lenta ma sinuosa come una fiamma, e più mi danzava addosso più sentivo fiamme dappertutto, era lei stessa tutta un movimento flessuoso dappertutto.
    Era tutto torrido.... ad un certo punto non capii più cos'era lei e cos'ero io, cos'era il dentro e cos'era il fuori, sembrava tutto fatto di fuoco... io, lei, il letto....grondavamo di vampate madide che aveva appiccato danzando e non c'era più modo di spegnere.... sempre più... sempre più...
    Dato tutto, quando alla fine la stanchezza ebbe la meglio pian piano i cuori rallentarono i battiti, i morsi divennero baci, i baci carezze finchè ci addormentammo abbracciati...
    Qualcosa mi svegliò all'improvviso nel sonno... la lama di luce di una porta che si apriva... dov'era lei?
    Scattai sul letto e la vidi sulla porta.
    "Dove vai?"
    "Grazie della serata, rockstar, mi sono divertita un sacco, ma ora devo andare"
    "Ehi aspetta un attimo...mi vesto e ti porto io a ...beh, ovunque sia..."
    "Non hai capito... siamo all'Hotel Satisfaction, stanza 66... 6 ore qui dentro"
    "No... non capisco..."
    "Te la ricordi la tua radio stanotte? ... Puoi provarci quanto vuoi ma non te ne potrai mai andare..."
    "Ma era solo una canzone!"
    "Forse...e forse no. E' stato bello... in gamba, rockstar ".
    La porta si chiuse.
    Adesso aspetto qui.
    Hotel Satisfaction, stanza 66.

     
  • 09 novembre 2011 alle ore 19:56
    Sigillo

    Come comincia: Serata sonnolenta davanti alla TV,  cullato da un qualche film soporifero e dal rumore dei grilli...  una notte di agosto qualsiasi. Il film è finito,  ma non mi va di seppellirmi sotto le lenzuola stasera...
    Ero lì lì per lasciarmi prendere dal sonno,  poi qualcosa lentamente si è fatto strada nel sonno e mi ha detto di uscire...  come un richiamo,  una voglia di uscire...  l'istinto?
    In fondo l'estate non durerà ancora a lungo,  di serate così chissà quante ne ricapiteranno di qui a poco,  e quest'inverno le rimpiangerò di sicuro.
    Giù dal divano,  vecchio mio...  scuotiamoci il sonno di dosso... 
    una rinfrescata per rinsavire mentre passa il telegiornale della notte,  e poi si va... 
    Il meteo prevede temporali per stanotte... poco male,  io me ne vado a strimpellare da qualche parte,  finchè durerà durerà.
    Mi vesto,  afferro la chitarra e mi richiudo la porta alle spalle,  diretto non so dove...
    Salgo in macchina e mi metto alla ricerca di un posto...  mi decido per una piccola baia nascosta in riva al mare...  stanotte ululeremo un pò io e questa vecchie sei corde.
    Certo che non riesco proprio a stare lontano da queste atmosfere: il mare...  gli scogli...  il tramonto che si fa notte...  il rumore delle onde mentre suono...  il vento nei capelli...  la salsedine addosso. .. il profumo e l'aria del mare che ti restano addosso anche quando te ne sei andato...  la pioggia che ti picchietta addosso mentre vagabondi lungo la spiaggia...  la luna che si riflette sull' acqua e ti bagna con la sua luce...  in qualche modo è in un posto così che la mia musica diventa veramente mia,  è in un posto così che ho vissuto le mie storie,  è in un posto così che sono quasi nato.
    E' in questi posti che il silenzio si fa quasi sacro,  e ti sembra di sconvolgere interi universi semplicemente sfiorando una corda...  e allora non è più questione di di musica...  diventa un rito magico,  primordiale e misterioso,  un incantesimo che non so mai spiegarmi.
    Passeggio un pò lungo la baia,  oltre a una pigra risacca si sentono a malapena dei grilli lontani,  il mormorio in alto sulle fronde degli alberi e il rumore dei ciottoli che sto spostando mentre cammino,  finché trovo uno scoglio un più esposto,  quasi a picco sul mare...  sembra fatto apposta per sedercisi e mi ci siedo.
    Mi sistemo e inizio a suonare: lentamente mi lascio prendere dalla musica,  e mentre sto suonando da ormai un'ora inizio a vedere i primi bubbollii all'orizzonte...  neanche si sentono i tuoni,  ci sono solo i lampi oltre le nuvole lontane che si distinguono a malapena nel buio.
    Inizio a suonare un ritmo voodoo,  qualcosa a metà fra un rito della pioggia e una visione Hendrixiana...  chissà che non riesca a tener lontana la pioggia...  il ritmo incalzante incessante inframezzato da un mantra: "Stay away... rainy day... ".
    Inizio una folle,  scalpitante sessione solitaria a base di Hendrix,  la chitarra sembra quasi posseduta,  febbrile mentre la tempesta si avvicina.
    Sento il ribollire del ritmo strisciarmi addosso come un serpente,  un tumore creativo di cui non afferro in pieno la forma ma che devo strapparmi di dosso in questo preciso momento.
    L'aria è elettrica,  sono sicuro che fosse giorno i colori avrebbero quell'aspetto strano e vivido,  i bianchi assumerebbero quell'intensità carica,  quasi abbagliante che possiedono solo negli istanti prima di un temporale...
    All'improvviso i tuoni,  mentre i lampi si fanno più vicini...  potrei andarmene ma ho voglia di sfidare gli elementi,  l'aria carica di elettricità mi accende i sensi,  mi sento ricettivo come un animale,  sento che potrei quasi cavalcare gli elementi.
    Posso quasi sentire il profumo della pioggia,  sto suonando sempre più forte,  gli alberi stormiscono sempre più forte,  le foglie danno un fruscìo misterioso e sempre più intenso...  all'improvviso un tuono...  un lampo più forte degli altri si staglia,  saetta e si scarica nell' acqua di fronte a me.
    Ho le mani ancora attaccate allo strumento: svanito il lampo dov'è caduto il tuono sembra esserci qualcosa...  l'acqua si muove,  una sorta di scia si muove e lentamente si avvicina.
    Non riesco a vedere molto,  l'oscurità è illuminata solo da lampi improvvisi,  e a tratti vedo la scia avvivinarsi dal punto di caduta del fulmine verso riva... 
    C'è qualcosa all'inizio della scia...  qualcosa che si distingue a malapena e diventa sempre più grande a ogni lampo.
    E' una figura quella che esce lentamente dall'acqua... e viene dalla mia parte.
    Dovrei alzarmi il più velocemente possibile e andarmene... ma le mani sono attaccate alle corde e continuano a suonare... e suonare... e suonare... 
    E' impossibile distinguere i tratti ma sembra una donna...  almeno finchè non si avvicina ancora.
    E a quel punto alle sue spalle si distinguono... ali?
    Ormai è vicina abbastanza da distinguere gli occhi...  impossibile capire se possa considerarla... un angelo? Un demone?
    All'improvviso un sorriso abbagliante misto di furberia e dolcezza,  come se tutti i tramonti del mondo uscissero dalle sue belle labbra... sento la sua voce intrigante,  bassa e un pò roca e non capisco se sia dolce o beffarda :"Hai chiamato,  sono qui per te"...  va bene,  il ritmo voodoo... il temporale... i tuoni...  ma questo è pura follia!
    No,  non ho chiamato proprio nessuno,  me ne stavo qui beato e... 
    "Hai chiamato,  sono qui per te...  avrai quello che cerchi".
    Gli occhi quasi d'oro,  un manto di ciocche scomposte e impazzite nella tempesta  nascondono e svelano il suo collo delicato ma altero,  le sue spalle eleganti e fragili...
    il suo piccolo seno da bambina... mentre esce lentamente dall'acqua.
    E' vicina abbastanza da toccarla,  ormai...  mi sta fissando: "Ora suonerai la tua musica più bella".
    Mi chiude gli occhi,  mi sento scuotere,  mi sento addosso all'improvviso due labbra morbide,  rotonde,  calde come fiamme,  sento un rumore simile ad ali che si aprono e contemporaneamente la strana sensazione di venire sollevato da terra.
    Che mi sta succedendo? Chi o cosa sto tenendo o mi sta tenendo fra le braccia?
    Sento qualcosa sul collo,  mentre la sento leggermente...  ghignare? Qualcosa di freddo come il ghiaccio e un attimo dopo bollente come una fiamma...  come se la carne mi venisse presa fra i denti e la pelle quasi strappata,  un attimo di dolore improvviso...  e poi piacere quando la sua lingua aspira quello che resta della mia resistenza insieme alla mia carne...  non sopporto oltre la tensione,  angelo o demone sento che adesso sta in me.
    Cerco il suo collo: così sottile...  così delicato...  c'è da perderci la testa,  da impazzire affondando nel profumo della sua pelle così morbida... è qui che dovrebbero andare a morire tutti i baci del mondo... con un movimento secco e flessuoso del capo scosta i capelli e me lo porge ridendo... ai baci seguono baci e ai ghigni rispondono ghigni...  cresce un lupo a ringhiarmi dentro,  raggiungo un punto fra il collo e la spalla e affondo finchè sento nella bocca il gusto della sua pelle,  la consistenza della sua carne... ha lasciato il suo sigillo su di me,  ora è giusto che sia il lupo a sigillarla a sua volta; il lupo che fa a brani l' agnello...  il vampiro che svena la vittima...  l'ape che si disseta del nettare di un fiore meraviglioso...  la sento soffocare un gemito,  le ho lasciato un tatuaggio profondo e umido,  lo sento sotto la lingua mentre lentamente stacco le labbra dalla sua pelle...  e mi accorgo solo ora del tutto che ci circonda,  del limbo nel quale navighiamo...  da pari a pari?...  chi è l'angelo adesso? Chi è il demone?
    Mi ha reso simile a lei,  qualunque cosa sia... 
    Ci sento come fossimo al centro di un vortice che sprofonda in alto,  vengo circondato da musica meravigliosa mai sentita prima...  sento ogni parte di lei schiudersi intorno a me...  si arrende... mi accoglie...  scivolo,  sprofondo in una dolce vampata di resa...  rotoliamo insieme nel vortice...  potrebbe essere d'aria,  di musica...  o forse d'acqua? Non distinguo più il limite fra lei e me...  raggiungiamo il culmine in un fremito mentre la sento sussurrarmi: "Qui saremo soltanto musica...  per sempre".
    Acqua... .è acqua...

     
  • 01 luglio 2011 alle ore 19:50
    Regalo di compleanno

    Come comincia: -"E adesso come lo mettiamo?".
    Già, adesso come la mettiamo? Il momento più cruciale del giorno più atteso della mia vita fino ad ora... e nessuno dei presenti che sappia cosa fare.
    Come un' erezione inopportuna e inattesa un sospetto sciabola a tradimento un fendente dai fianchi alle tempie:"... Tutto qui?".
    E' per questo che ho preso un anonimo treno sotto la pioggia battente come un Humphrey Bogart senza nemmeno una canzone da ricordare?
    E' per questo che ci siamo dati appuntamento in questa casa abbandonata?
    Ripenso all'eccitazione repressa davanti al mondo per dissimulare l'attesa, al pranzo frettoloso e distratto, poi ai preparativi impazienti a casa, come se ci fosse qualcosa che potesse prepararmi a quello che stavo per fare... un rito, una preghiera,  qualsiasi cosa.
    Alla pioggia, compagna ineluttabile di questa giornata speciale, la pioggia invadente eppure discreta che continuava a scendere dal cielo su tetti arancioni e alberi grigiastri, su santi e dannati (e a quale delle due categorie dovessi appartenere non ero affatto sicuro). 
    Era il destino quella pioggia, era il tempo incessante che scorreva via via sulle lastre della mia stanza, sui finestrini dell'autobus e poi del treno.
    Le vie, le case, la città, poi il mare e l'altipiano... tutto sempre uguale, tutto ancora più uguale e indistintamente grigio sotto il manto uniforme della pioggia, eppure tutto segretamente avvolto dalla sensazione della mia stessa attesa... era l'ultima volta che li avrei visti con questi occhi perché una cosa sapevo: "dopo" si cambia.
    "Ma cosa cambia? Cosa ti cambia? E per me cosa cambierà? E cosa dovrebbe mai cambiare, poi? Che importa, ho 18 anni da una settimana, se avessi una patente potrei pure guidare, quindi sono un uomo ormai!".
    E poi la discesa solitaria dal treno, come nel campo lungo di un qualsiasi noire, l'attesa e infine l'arrivo del pullman che mi avrebbe condotto lì dove tutti i sogni di un adolescente in qualche modo lo spingono.
    E finalmente eccomi arrivato: una vecchia casa sfitta in lontananza e una ragazza remissiva e imbarazzata al mio fianco... in tasca soprattutto le chiavi della terra promessa.
    Di cosa abbiamo parlato per ingannare l'attesa ho perso il ricordo tre secondi dopo, l'importante per entrambi sembrava essere il dissimulare quello che stava per succedere, fingere che tutto fosse come qualsiasi altra volta e, per me, sperare che non avesse cambiato programmi.
    Ma alla fine in qualche modo, fra smanie inespresse e braccini corti da rigoristi improvvisati,
    la nostra silenziosa guerra di trincea ci ha fatto guadagnare la prima linea: nessun cavallo di Frisia ad attederci, solo le molle cigolanti di un vecchio letto a coprire il tamburellare della pioggia sulle tapparelle abbassate.
    E adesso eccomi qui, con la bizzarra sensazione di essere un qualche nuovo tipo di centauro,  curiosamente l'uomo finisce dove inizia la gomma.
    Quando infine la quadriglia inizia sembra di dover conciare un gorilla con un vestito da ballerina, niente che riesca a trovare il proprio giusto posto in questo mondo beffardo... che in qualche modo sa: riesco quasi a sentirlo ridere mentre se ne resta a guardare qui dietro il letto...
    Cosa sto scalando aggrappato a questa carne? Una femmina? Una montagna? Chissà, forse la vita.
    Lo chiamano "cavalcare", ma anche un cavallo imbizzarrito ha una direzione,mentre questo impacciato vortice a due non sembra proprio volerne trovare! 
    Spero ci sia in serbo qualcosa di più in cima a questa strana, scivolosa ascensione: allora cerco nei suoi occhi, nei suoi capelli, in una qualsiasi parte di lei, ma ritrovo soltanto il lampo spento della stessa sciabola che continua a pungolarmi.
    Da quanto dura? A quanto ne so dovrebbe piacerle... dovrebbe piacermi.
    Sto anche cercando di fingere ma non ingannerei neppure una suora...
    Oddìo, la gomma potrebbe anche essere difettosa, rompersi! 
    E poi che fastidio 'sto calzino imbevuto di vaselina puzzolente! 
    Mi sembra di essere tutto là dentro, come fosse un imbuto che mi spreme ogni energia... ma io non sono tutto lì!

    Come si fa a fingere che non ci sia? Come ci riesce chi ci riesce?
    Non resisto oltre, colgo una sua preghiera inespressa, profitto del fastidio che provo per giustificarmi e mettere fine alla nostra discesa nel pozzo.
    Nessuno ha il coraggio di fare la domanda da un milione di dollari, intanto ci si rassicura con mesti sorrisi... continuiamo a ripeterci: "Bello però, eh!" con la stessa convinzione di un Neanderthal invitato a commentare la visione di "Odissea nello spazio".
    C'è una promessa attonita, muta, nello sguardo furtivo che ci scambiamo rivestendoci, mentre  ricompostici riguadagnamo le rispettive posizioni fra le trincee delle nostre private agognate rassicuranti intimità, come pesci che il pescatore restituisce benevolmente al loro mare.
    Non ce la faccio a rimanere da solo in quella casa, in quel letto, non dopo quello che c'è stato fra noi...
    Chiudo la porta accanto a lei come se murassi la stanza di un delitto, l'ascensore ci riavvicina più di quanto si senta il bisogno... per favore, a qualunque piano, va bene anche all'inferno, ma arriva in fretta!
    Quando arriva l'abbraccio nessuno può dire se sia solo un arrivederci, e non importa né a me né a lei di scoprirlo adesso.
    Ed eccomi solo mentre lei scompare nel diluvio.
    Così si tratta di questo, qualsiasi cosa sia, e adesso devo farci i conti.
    La pioggia continua a cadere, sta bene così e forse me la merito; ripenso a una vecchia canzone di cavalieri lasciati sotto la pioggia come attori senza un copione... in fondo mi calza meglio del mio vecchio impermeabile verde.
    Con una punta di orgoglio colpevole mi rammento di essere probabilmente il primo dei miei amici ad aver fatto il grande salto, una misera medaglietta da appuntarmi al bavero.
    Ma questo senso di orgoglio, per imbecille che sia, è il miglior compagno che mi è toccato in questo tardo pomeriggio, mentre siedo nella sala d'aspetto della stazioncina nell'attesa che almeno un treno si ricordi di me e venga a strapparmi da questo niente di posto per riportarmi fra le braccia di tutto ciò da cui solo qualche ora fa sono stato così ansioso di scappare.
    Chiudo gli occhi e aspetto...
    Si aprono le porte del treno... casa!
    Ad accogliermi dieci centimetri d'acqua, sottopassaggi allagati, fogne esondate... sembra che il mondo abbia cospirato per far passare in secondo piano la mia personale alluvione.
    In qualche modo trovo una fradicia strada verso casa, confondo i commenti sugli esteri e sugli interni in attesa che una cena qualunque e il mio buon vecchio letto mi dicano che cotal giornata è agli sgoccioli.
    Un pò di TV anestetica potrebbe servire da dessert, ma oggi niente vuole arrivare per caso...
    Stasera trasmettono il compleanno di Bob Dylan al Madison Square Garden, e inconsapevole spero che la musica scalzi il chiodo fisso con cui convivo da ore, la strana sensazione di aver raschiato un forziere e aver trovato solo la polvere.
    Mi rilasso e mi distraggo, tutto bene... ma la sorpresa finale non è per Bob.
    Quando Clapton inizia a ricamare l'anima circondando la voce di Dylan che rantola l'attesa alle porte del paradiso come fosse veramente lì lì per toccarle capisco che fra tutti i milioni di persone in ascolto parlano di me, delle porte del paradiso che ho perduto solo oggi e per sempre, perché vergini e bambini si è una volta sola.
    Non c'è ritorno e non c' è più scelta, c'è solo...  il vuoto, il vuoto che ho provato durante, il vuoto che ho provato dopo, il vuoto che non si è più riempito e che adesso improvvisamente riconosco e chiamo per nome... il vuoto che mi lascia il sapere qualcosa di cui non riesco ancora a capire cosa fare.
    C'è di più e non lo sappiamo? E' tutto qui? Cosa ho fatto? Cosa le ho fatto? Cosa abbiamo fatto?
    Ascolto e scendono in silenzio le lacrime, l'unica pioggia che da questa gornata non mi sarei aspettato, e non sono in grado neppure di asciugarle.
    Sono passate a malapena un paio di settimane da quando mi ha preso la mano in silenzio nel bel mezzo del fiorire di un tramonto e mi ha detto:-"Ho deciso, il mio regalo per i tuoi diciott'anni sarà qualcosa che nessun altro potrà darti"...

    Non chiederò mai più a nessuno di farmi un regalo di compleanno.