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Autore

Walter Degrassi

in archivio dal 07 lug 2010

03 ottobre 1974, Trieste

segni particolari:
Essere UMANO fra esseri umani

mi descrivo così:
Carne da musica su uno scoglio

13 settembre 2012 alle ore 20:55

Solo

Intro: "I know you got somebody new/ much better than me/ but because my love is true /all my best to you / don't forget me, dear" "Goodbye my friend/ thank you for the dream/The last one in the world/
I hear you cry/But let's not waste this night/The last one in the world"
(M.Lanegan)

Il racconto

Si trattava di un specie di fiera, e stavo gironzolando nei dintorni per conto mio  quando mi imbattei in lei.
Era con altre persone, mi salutò e aprofittando del fatto che gli altri si erano fermati si avvicinò e mi disse:"Dobbiamo parlare".
Non la vedevo da alcuni giorni.
"Non qui, aspettami nel bagni, ti raggiungo fra un attimo".
Annuii e mi diressi dove stabilito.
Arrivò poco dopo di me.
"Bimba!!! che bello incontrarti! Dimmi... cosa c'è?".
"Non possiamo continuare così...e comunque io non posso... dobbiamo metterci un freno e lo sai... ho deciso che sia oggi.
Adesso. Ora. Salutiamoci così".
Rimasi senza parole...
"Lo so... lo so che avevamo deciso così... ma credevo che avessimo ancora un pò di tempo..."
"Lo credevo anch'io... ma non ha senso tirare avanti. Visto che ci siamo incrociati salutiamoci adesso e amen".
Ci fu un attimo che sembrò eterno, calò il silenzio e ci fissammo senza aprire bocca, senza sapere o volere fare o dire la parola o il gesto successivo...quello definitivo.
Fu in quel momento che entrò lui.
"Amore sei qui? Ah hai incontrato qualcuno vedo... ?"
C fu un attimo di smarrimento, lei si girò è gli rispose: "No amore, solo un vecchio collega... ci stavamo giusto salutando"
"Non credo di conoscerlo..."
Presentazioni di rito.
"Magari può venire a bere qualcosa con noi, così finite di parlare, no? Mi sembrava di aver interrotto qualcosa"
"Ma no, non hai interrotto niente...veramente... ci stavamo proprio salutando... ".
Lui insistette e non so come mi ritrovai insieme a loro  e ad altre persone che non conoscevo intorno a un tavolaccio di legno grezzo con delle panche, lei era a capotavola, lui accanto a lei e io un paio di posti più in là.
Nel chiacchiericcio generale lei mi disse: "Comunque deve finire, non ci rivedremo".
Lui colse il discorso e le disse: "Perchè non dovreste rivedervi, scusa?"
"Lascia fare amore, non è niente, non preoccuparti, è giusto così..."
Lui si girò verso di me e chiese: "Ma.. come mai non dovreste più rivedervi? Che c'è? Sembravate amici poco fa... tu cosa dici?".
"Vedi, lei per me è..." Mi interruppe: "Scusa se ti interrompo ma devo proprio andare al bagno, continuiamo quando torno".
Lei mi guardò severa: " Taglia corto, comunque la metta non cambierà le cose e lo sai, deve finire".
"Lo sai quanto tengo a te".
"Non ha la minima importanza, non cambia, perciò..."
Quando tornò  decisero di andare via, e io dovevo finire quello che avevo cominciato, così mi diressi con loro alla fermata dell'autobus... non so per quale coincidenza eravamo venuti  tutti in autobus.
Salì molta gente, e mi ritrovai dall'altra parte rispetto a loro... dovevo raggiungerli, mi era stata fatta una domanda e tenevo a rispondere.
Ci misi un pò a guadagnare l'altro lato del bus, ma quando lo raggiunsi erano spariti.
Mi guardai intorno smarrito ma non c'erano più... una vecchietta con il fazzoletto in testa e il viso pieno di rughe che era stata seduta con noi al tavolo mi disse: "Sono scesi qualche fermata fa, lascia perdere, non ti hanno aspettato.. lascia perdere, è meglio così"
"Ma.. io dovevo parlargli... dovevo rispondergli... non può capire"
"Lascia stare, è meglio così, hanno deciso di scendere prima che tu  li potessi raggiungere"
"Mi dica soltanto una cosa... chi l'ha deciso?"
"Lei"
Mi sentii mancare il cuore.
"Lui voleva aspettarti ma lei gli ha detto: scendiamo, dammi retta, lascia stare amore, ti prego scendiamo... l'ha afferrato per la mano ed è scesa. Meglio così, ascoltami figliolo..."
"Grazie signora..."
Senza sapere dove fossi, inebetito, scesi alla prima fermata, nella notte.
Fu a questo punto che mi svegliai, con un'amarezza enorme nel petto, pesante come un macigno, una sensazione di vuoto enorme dentro e intorno a me, come se dentro si fossero appollaiati degli avvoltoi.
Il letto era vuoto.
Fuori soffiava la prima bora e la pioggia picchiava sui vetri.
SOLO.
Adesso si, mi sentivo veramente solo.
Mi sentivo tradito, deluso, amareggiato, ferito, abbandonato.
Se n'era andata senza neppure salutarmi, come un ladro notturno, era sgusciata via  anche dal sogno.
Non l'avrei più rivista.
Che potevo fare? Che potevo farci?
Il cuore in tumulto anche se spento... mi rigirai con la tristezza addosso come un  lenzuolo e mi misi a fare l'unica cosa che potevo fare.
Aspettai come un pacco dimenticato in una stazione di essere consegnato a un' alba qualsiasi.

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