username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Poesie di William Butler Yeats

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di William Butler Yeats

  • 04 aprile 2006
    Canzone dell'amante

    L'uccello sospira per desiderio d'aria,
    Il pensiero per non so qual luogo,
    Per il grembo il seme sospira.
    Ora scende un medesimo riposo
    Sulla mente, sul nido,
    Sulle cosce sforzate.

  • 04 aprile 2006
    Lo Sprone

    Ti sembra orribile che lussuria e furia
    Mi faccian scorta nella mia vecchiaia;
    Non erano tanto assillanti quand'ero giovane;
    Che altro mi resta per spronarmi a cantare?

  • 04 aprile 2006
    Un campo d'erba

    Quadro e libro rimangono,
    Un campo d'erba verde
    Per prendere un po' d'aria,
    Ora che le forze del corpo se ne vanno;
    Mezzanotte, una vecchia casa
    In cui solo un topo si muove.

    La mia tentazione è la quiete.
    Qui al termine della vita
    Né la sbrigliata immaginazione,
    Né la macina della mente
    Che ne consuma cenci e ossa,
    Riescono a render nota la verità.

    Mi sia concessa la frenesia di un vecchio,
    Devo rifare me stesso
    Fino ad essere Timone o Lear
    O quel William Blake
    Che bussò sul muro
    Tanto che la Verità rispose al suo richiamo;

    Una mente quale la conobbe Michelangelo
    Tale da penetrare le nuvole,
    O ispirata dalla frenesia
    Da scuotere i morti nei sudari;
    Del resto dimenticata dal genere umano:
    La mente d'aquila di un vecchio.

  • 04 aprile 2006
    La Maschera

    "Tògli quella maschera d'oro ardente
    Con gli occhi di smeraldo".
    "oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
    Di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
    Benché non freddi".

    "volevo solo scoprire quel che c'è da scoprire,
    Amore o inganno".
    "fu la maschera ad attrarre tua mente
    E poi a farti battere il cuore,
    Non quel che c'è dietro".

    "ma io debbo indagare per sapere
    Se tu mi sia nemica".
    oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
    Che importa, purché ci sia fuoco
    In te, in me?

  • 04 aprile 2006
    Pena d'amore

    Il clamore d'un passero sulle grondaie,
    La luna brillante e tutto il latteo cielo,
    E tutta quella famosa armonia di foglie,
    Avean cancellato l'immagine dell'uomo ed il suo grido.

    Una fanciulla sorse che aveva labbra rosse e dolenti
    E sembrava la grandezza del mondo in lacrime,
    Condannata come Odisseo e le navi travagliate
    E orgogliosa come Priamo assassinato con i suoi pari.

    Sorse, e sull'istante le grondaie piene di clamore,
    Una luna che si arrampicava su un vuoto cielo,
    E tutto quel lamento delle foglie,
    Potevano soltanto comporre l'immagine dell'uomo e il suo grido.

  • Perdona grande nemica,
    Senza pensiero irato
    Abbiam portato l’albero,
    E qui e lì comprato
    Per adornare ogni ramo,
    E lei dal letto rimiri
    Cose graziose che rallegrino
    Una fantasiosa mente.
    Un po’ di grazia donale
    Anche se un occhio ridente
    Ha spiato il tuo volto –
    Che muore.

     

  • Incontrai il vescovo lungo la strada
    E molto egli disse e io dissi.
    « Quel petto è flaccido e cadente ora,
    Quelle vene saranno presto disseccate;
    Vivi in una casa celeste,
    Non in una lurida stia ».

    « Bellezza e sozzura sono stretti parenti,
    E bellezza esige sozzura », io gridai.
    « I miei amici sono scornparsi, ma quella è una verità
    Mai negata dalla tomba o dal letto,
    Appresa in infamia del corpo
    E orgoglio del cuore.

    « Una donna può essere orgogliosa e fiera
    Quando intenta all'amore;
    Ma Amore ha piantato la sua reggia
    Nel luogo dell'escremento;
    Perché nulla può essere unico o intero
    Che non sia stato lacerato ».

  • 04 aprile 2006
    Gli eruditi

    Teste calve, obliòse dei loro peccati,
    Vecchie, dotte, venerande teste calve,
    Dànno alle stampe e annotano i versi
    Che giovani, nei loro letti insonni,
    Rimarono in angoscia d'amore
    Per blandire l'orecchio stolto della bellezza.

    Fino al giorno del giudizio tossiranno nell'inchiestro,
    Il tappeto con le scarpe limeranno,
    Venerati; non avranno amici strani,
    Se mai fecero peccato non si sa:
    Signore Iddio, che cosa mai direbbero
    Il giorno che il loro Catullo passasse di là!

  • Sono logoro di sogni;
    Un tritone di marmo, roso dalle intemperie
    Tra i fiutti;
    E tutto il giorno guardo
    La bellezza di questa signora
    Come avessi trovato in un libro
    Una bellezza dipinta,
    Lieto d'aver riempito gli occhi
    O l'orecchio sapiente,
    Felice d'essere saggio e non altro,
    Perché gli uomini migliorano con gli anni;
    Eppure, eppure,
    E' un mio sogno questo, o è la verità?
    Oh, ci fossimo incontrati
    Quando avevo la mia ardente giovinezza!
    Ma io invecchio tra i sogni,
    Un tritone di marmo, roso dalle intemperie
    Tra i flutti.

     

  • Perché la civiltà non sprofondi,
    Perduta la grande battaglia,
    Acqeta il cane, lega il puledro
    A un palo lontano;
    li nostro grande Cesare è nella tenda
    Dove le carte sono spiegate,
    Gli occhi fissi nel vuoto,
    Una mano sotto il mento.
    Come un insetto dalle lunghe zampe sopra il fiume
    La sua mente muove sul silenzio.

    Perché le torri sovrane siano bruciate
    E gli uomini ricordino il volto,
    Muovi quanto più lieve puoi, se proprio devi,
    In questo luogo solitario.
    Ella crede, donna in parte e tre parti bambina,
    Che nessuno guardi; i suoi piedi
    Studiano un passo di danza
    Imparato per la strada.
    Come un insetto dalle lunghe zampe sopra il fiume
    La sua mente muove sul silenzio.

    Perché le ragazze fatte puberi possano trovare
    Il primo Adarno nel loro pensiero,
    Chiudete la porta della cappella papale,
    Tenete fuori quelle bambine.
    Lí sull'impalcatura è sdraiato Michelangelo.
    Senza più rumore di quanto ne facciano i topi,
    La sua mano muove su e giù.
    Come un insetto dalle lunghe zampe sopra il fiume
    La sua mente muove sul silenzio.

  • Ho udito i vecchi, i vecchissimi, dire:
    « Tutto muta,
    E a uno a uno noi scopariamo,
    Avevano mani simili ad artigli, e le ginocchia
    Contorte come i pruni antichi
    Presso le acque.
    No udito i vecchi, i vecchissimo, dire:
    « Tutto ciò che è bello trascorre via
    Come le acque ».

  • 04 aprile 2006
    La veste

    Feci al mio, canto una veste
    Coperta di ricami
    Tratti da miti antichi,
    Dai talloni alla gola;
    Ma gli sciocchi la presero per sé,
    La indossarono al cospetto del mondo
    Quasi lavoro delle loro mani.
    Lascia che se la tengano, canzone,
    C'è maggiore ardimento
    Nel camminare nudi.

  • 04 aprile 2006
    L'indiano parla di Dio

    Passavo lungo il margine dell'acqua sotto gli alberi umidi,
    Il mio spirito si cullava nella luce della sera, i giunchi intorno alle ginocchia,
    Il mio spirito si cullava nel sonno e nei sospiri; e vidi gli uccelli palustri camminare
    Tutti stillanti su un pendio erboso, e li vidi cessare dall'inseguirsi
    L'un l'altro in cerchio, e udii il più anziano parlare:
    Colui che tiene il mondo nel Suo becco e fece noi forti o deboli
    E' un uccello palustre immortale e vive oltre il cielo.
    Le piogge cadono dalle Sue ali stillanti, i raggi della luna dal Suo occhio.
    Passai poco più oltre e udii parlare un fiore di loto:
    Colui che fece il mondo e lo governa, è sospeso a uno stelo,
    Perché io sono fatto a Sua immagine, e tutta questa tinnula marea
    A solo una goccia di pioggia che scivola tra i suoi petali ampi.
    Un po' addentro nell'ombra un daino levò gli occhi
    Colmi di luce stellare, e disse: Colui che foggiò i Cieli
    E' un daino grazioso; come, vi prego, poteva Egli altrimenti
    Concepire una creatura triste e delicata e graziosa come me?
    Passai poco piú oltre, e udii un pavone dire:
    Colui che fece l'erba e fece i vermi e fece le mie gaie penne,
    E' un immenso pavone, e agita tutta la notte
    La Sua languida coda sopra di noi, accesa da miriadi di faville.

  • 04 aprile 2006
    Olio e sangue

    In tombe d'oro e lapislazzuli
    Corpi di santi e sante trasudano
    Olio miracoloso, odore di viole.

    Ma sotto grossi cumuli di creta calpestata
    Giacciono corpi di vampiri pieni di sangue;
    Sanguigni i loro sudari, umide le loro labbra.

  • 04 aprile 2006
    Pasqua 1916

    Li ho incontrati al cadere del giorno
    Mentre ritornavano animati in viso
    Da banchi di negozi o scrittoi tra grige
    Case del diciottesirno secolo.
    Sono passato con un cenno del capo
    O cortesi parole senza senso,
    O mi sono soffermato un momento e ho detto
    Cortesi parole senza senso,
    E pensato prima d'andarmene
    Alla storiella beffarda o al sarcasmo
    Con cui s'intrattiene un amico
    Intorno al fuoco al circolo,
    Certo che essi e io
    Vivevamo soltanto ove s'indossa la casacca del buffone:
    Tutti mutati, interamente mutati.
    Una bellezza terribile è nata.

    I giorni di quella donna erano spesi
    In ottuso buon volere,
    Le sue serate in discussioni
    Fin che la voce si faceva striduta.
    Quale voce più dolce della sua
    Quando, giovane e bella,
    Cavalcava dietro la muta?
    Quest'uomo aveva tenuto una scuola
    E cavalcava il nostro cavallo alato;
    Quest'altro suo aiutante e amico
    Stava toccando l'ora del vigore;
    Avrebbe potuto venire in fama alla fine,
    Tanto sensibile appariva la sua natura,
    Audace e dolce il suo pensiero.
    Quest'altro avevo creduto
    Un borioso villico ubbriaco.
    Aveva fatto sanguinoso torto
    A persone vicine al mio cuore,
    L'annovero tuttavia nel mio canto;
    Anch'egli ha rinunciato alla sua parte
    Nega commedia del caso;
    Anch'egli è stato alla sua volta mutato,
    Interamente trasformato:
    Una bellezza terribile è nata.

    Cuori con un proposito solo
    Tutta l'estate e l'inverno paiono
    Fatti come per incanto pietra
    Che turba il fiume vivente.
    Il cavallo che viene dalla strada,
    Il cavaliere, gli uccelli che spaziano
    Da nube a trascorrente nube,
    Mutano di minuto in minuto;
    Un'ombra di nube sul fiume
    Muta di minuto in minuto;
    Uno zoccolo di cavallo scivola sull'argine,
    E un cavallo diguazza nell'acqua;
    Le galline dalle lunghe gambe si tuffano,
    E lanciano richiamo ai galli di brughiera;
    Di minuto in minuto essi vivono
    La pietra è in mezzo a ogni cosa.

    Un troppo lungo sacrificio
    Può fare pietra del cuore.
    Oh, quando basterà?
    Questo compete al Cielo, a noi compete
    Di mormorare nome su nome,
    Come una madre nomina il figliuolo
    Quando il sonno è infine disceso
    Su membra pur ora irrequiete.
    E' altra cosa dal calare della notte?
    No, no, non notte ma morte;
    E fu inutile morte, alla fine?
    Perché, per quanto si faccia e si dica,
    L'Inghilterra può tener fede alle promesse.
    Noi conosciamo il loro sogno; basta
    Sapere che sognarono e son morti;
    E che importa se eccesso d'amore
    Li sconvolse fin che morirono?
    Lo scrivo in rima:
    MacDonagh e MacBride
    E Connolly e Pearse
    Ora e nel tempo avvenire,
    Ovunque s'indossi il verde,
    Sono mutati, interatnente mutati:
    Una bellezza terribile è nata.

  • 04 aprile 2006
    Per Anne Gregory

    « Mai,giovane amante,
    Messo alla disperazione
    Da quei grandi bastioni color miele
    Intorno alle tue orecchie,
    Possano amarmi per me sola
    Che i giovani alla disperazione
    Bruno o nero o rosso carota,
    E mettervi tale colore,
    « Ma io posso trovare una tintura

    E non per i capelli paglierini ».
    Ti amerà per te sola
    non per i capelli paglierini ».
    Potrebbe amarti per te sola
    Che Dio soltanto, mia cara,
    D'un testo che ha trovato, il quale prova
    Parlare proprio ieri
    « Udii un vecchio religioso
    E non per i capelli paglierini ».

  • 04 aprile 2006
    Tre tempi

    I pesci shakespeariani nuotavano in mare, lontano dalla terra;
    I pesci romantici nuotavano in reti che facevano capo a una mano;
    Che cosa sono tutti quei pesci che boccheggiano sulla spiaggia?

  • Sento che troverò il mio fato
    In un luogo tra le nuvole lassù;
    Coloro ch'io combatto io non odio,
    Coloro ch'io difendo io non amo;
    Il mio paese è Kiltartan Cross,
    E tnici compaesani i suoi pezzenti,
    Non può alea nessuna menomarli
    O rendere più lieti che in passato.
    Non legge né dovere m'imposero la guerra,
    Non uomini politici, né folle plaudenti,
    Un impulso gioioso e solitario
    Trasse a questo tumulto fra le nubi;
    Ho soppesato tutto, valutato ogni cosa,
    Gli anni avvenire parvero uno spreco di fiato,
    Spreco di fiato gli anni del passato,
    In bilico con questa vita, questa morte.

  • La luce della sera, Lissadell,
    Grandi finestre aperte verso sud,
    Due ragazze in kimono di seta,
    Entrambe belle, e una una gazzella.

    Ma un delirante autunno strappa i fiori
    Alla ghirlanda dell'estate; la più grande
    È condannata a morte, perdonata,
    E trascina i suoi anni solitari
    A cospirare fra gli ignoranti.

    Io non so cosa sogni la più giovane –
    Forse una vaga Utopia – e sembra,
    Ormai avvizzita e scarna come scheletro,
    Proprio un'immagine di quella politica.

    Talvolta penso di andare a cercare
    L'una o l'altra, e parlare
    Di quella vecchia casa georgiana, fondere
    Le immagini della memoria, ricordare
    Quel tavolo e i discorsi della giovinezza,
    Due ragazze in kimono di seta,
    Entrambe belle, e una una gazzella.

    Care ombre, ora sapete tutto,
    Conosco tutta la follia di una lotta
    Con un torto comune, o una comune ragione.

    Per chi è innocente e bello
    Soltanto il tempo è nemico;
    Levatevi, e ditemi d'accendere un fiammifero
    E di accenderne un altro, finché non arda il tempo;
    E se l'incendio dilaga
    Correte pure a dirlo a tutti i saggi.

    Noi costruimmo il gran gazebo, ed essi
    Ci riconobbero colpevoli; ditemi
    D'accendere un fiammifero e soffiare.

  • 04 aprile 2006
    Gli uccelli bianchi

    Fossimo noi bianchi uccelli, mia amata, sulla spuma del mare!
    La fiamma della meteora ci stanca prima di appassire
    e la fiamma dell'azzurra stella bassa nel cielo crepuscolare
    ci ha ridesta, mia amata, nel cuore una tristezza che non può morire.

    Stanchezza esalano questi sognatori grevi di rugiade,
    la rosa e il giglio; ah non sognare fiamma di meteora vagante,
    né la fiamma dell'azzurra stella ch'esita mentre la rugiada cade:
    ma ci muti la sorte in uccelli bianchi a galla sulla spuma errante!

    Nostalgia d'isole innumerevoli mi tormenta e di danae prode,
    dove ci dimentichi il Tempo e l'Affanno non osi calare;
    lontani saremmo dal giglio e la rosa e la fiamma che rode,
    solo fossimo noi bianchi uccelli, mia amata, sulla spuma del mare!