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William Shakespeare

23 aprile 1564, Stratford-upon-Avon, Warwickshire - Inghilterra
23 aprile 1616, Stratford-upon-Avon, Warwickshire - Inghilterra
Segni particolari: Non esiste una mia biografia valida, molte congetture e pochi fatti.
Mi descrivo così: "Essere o non essere, questo è il problema".

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  • 07 febbraio 2012 alle ore 17:57
    Sonetto 23

    Come un pessimo attore in scena
    colto da paura dimentica il suo ruolo,
    oppur come una furia stracarica di rabbia
    strema il proprio cuore per impeto eccessivo,

    anch’io, sentendomi insicuro, non trovo le parole
    per la giusta apoteosi del ritual d’amore,
    e nel colmo del mio amor mi par mancare
    schiacciato sotto il peso della sua potenza.

    Sian dunque i versi miei, unica eloquenza
    e muti messaggeri della voce del mio cuore,
    a supplicare amore e attender ricompensa

    ben più di quella lingua che più e più parlò.
    Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore
    è intelletto sottil d’amore intendere con gli occhi.

     
  • Quanto ancor più bella sembra la bellezza,
    per quel ricco ornamento che virtù le dona!
    Bella ci appar la rosa, ma più bella la pensiamo
    per la soave essenza che vive dentro a lei.
    Anche le selvatiche hanno tinte molto intense
    simili al colore delle rose profumate,
    hanno le stesse spine e giocano con lo stesso brio
    quando la brezza d'estate ne schiude gli ascosi boccioli:
    ma poiché il loro pregio è solo l'apparenza,
    abbandonate vivono, sfioriscono neglette e
    solitarie muoiono. Non così per le fragranti rose:
    la loro dolce morte divien soavissimo profumo:
    e così è; per te, fiore stupendo e ambito,
    come appassirai, i miei versi stilleran la tua virtù

     
  • Sei tu a voler che la mia immagine tenga aperte
    le mie palpebre pesante nell'estenuante notte?
    Sei tu a desiderare che i miei sonni siano rotti
    da ombre a te sembianti che ingannano il mio sguardo?
    È forse il tuo spirito che stacchi dal tuo corpo
    e mando da lontano per spiare le mie azioni,
    per scoprire in me ore frivole e vergogne,
    bersaglio ed alimento della tua gelosia?
    No, il tuo amore pur forte, non è tanto grande:
    è il mio amore che ti tiene gli occhi aperti,
    il mio devoto amore frusta il mio riposo
    per esser sempre vigile al tuo fianco.
    Per te rimango sveglio, mentre tu vegli altrove,
    molto lontano da me, ad altri troppo vicino.

     
  • Peccato di vanità domina i miei occhi,
    l'intera anima mia ed ogni mio latro senso;
    e per questo peccato non v'è alcun rimedio,
    tanto è radicato nell'intimo del mio cuore.
    Penso che nessun volto sia gentile quanto il mio
    Né forma più perfetta, o perfezione sì pregiata;
    e al mio proprio merito attribuisco tal valore
    ch'io supero ogni altro in qualsiasi campo.
    Ma quando lo specchio mi svela come sono,
    colpito e disfatto da consunta vecchiaia,
    leggo al rovescio questo amore di me stesso:
    sarebbe cosa infame amare quell'io che vedo.
    Sei tu, il mio vero io, che elogio in vece mia,
    rinverendo la mia età col colore dei tuoi anni.

     
  • Che tu sia biasimato non sarà tua colpa,
    il bello è sempre stato bersaglio di calunnia,
    sospetto è l'ornamento di ogni cosa bella:
    un corvo che si libra nel più azzurro cielo.
    Se tu sei buono, la calunnia darà maggior risalto
    al tuo immenso merito, ambito come sei dal tempo;
    perché l'invidia è verme che ama teneri germogli
    e tu ad essa porgi un fresco fiore immacolato.
    Sei passato tra le insidie della tua verde età
    Senza esserne travolto, o vittorioso, se assalito;
    ma questa tua virtù non può essere sì virtuosa
    da soffocar l'invidia più che mai sfrenata.
    Se nessun sospetto oscurasse il tuoi splendore,
    tu saresti il solo a regnar su ogni cuore.

     
  • Ti ho invocato così spesso Musa
    ottenendo tal favore alla mia poesia,
    che ogni altra penna ha seguito il mio costume
    e diffonde i suoi versi in tuo servigio.
    I tuoi occhi che erudiron il muto a spiegare il canto
    E alla crassa ignoranza a volar sublime,
    hanno aggiunto penne alle ali dei sapienti
    e conferito doppia maestà alla grazia.
    Però sii maggiormente fiero di quanto io compongo
    Perché tua è l'ispirazione e da te è nata:
    nei versi altrui tu non migliori che lo stile
    e l'arte loro è favorita dalle tue dolci grazie.
    Per me tu solo sei tutta la mia arte
    Ed elevi a sapienza la mia rude ignoranza.

     
  • Finché fui il solo a ricorrere al tuo aiuto,
    soltanto la mia poesia ebbe il tuo gentil favore;
    ma ora le mie attraenti rime sono decadute
    e la mia musa stanca offre il posto a un altro.
    È vero caro amore, il tema della tua bellezza
    merita l'impegno di una penna ben più valida;
    però quanto il tuo poeta di te scrive
    a te lo ruba e di nuovo a te lo paga.
    Virtù egli ti ascrive e sottrasse a tal parola
    Alla tua onestà; bellezza egli ti accorda
    E la trovò sulle tue guance; non può offriti
    Altri meriti se non quelli che in te vivono.
    Non ringraziarlo quindi per ciò che egli dice,
    il suo è un restituire quanto gli hai pagato.

     
  • Il dono tuo, il quaderno, e' dentro la mia mente
    scritto tutto in memoria imperitura,
    che assai piu' durera' di quelle vuote pagine,
    oltre ogni termine, fino all'eternita'.
    O almeno fino a che la mente e il cuore
    avranno da natura la facolta' di esistere,
    finche' al labile oblio non daran la lor parte
    di te, il tuo ricordo non potra' cancellarsi;
    quei miseri appunti non potrebbero tanto contenere
    ne' mi occorre un registro per segnare il tuo amore;
    per questo ho osato dar via il tuo quaderno,
    fidando invece in quello che meglio ti riceve.
    Il tenere un qualcosa che serva a ricordarti
    equivarrebbe a ammettere ch'io so dimenticarti.

     
  • Io non sono come quella Musa
    ispirata alla poesia da bellezze artefatte,
    che usa come ornamento il cielo stesso
    ed ogni beltà compara al suo splendore,
    raggruppando in solenni paragoni
    sole, luna, terra e del mar le ricche gemme,
    i primi fiori dell'Aprile e quanto di prezioso
    racchiude il firmamento in questa immensa volta.
    Onesto in amore, permettete ch'io scriva il vero
    e poi credetemi, il mio amore è bello quanto
    il figlio di ogni madre, anche se non brilla
    come quei lumi d'oro fissi nel firmamento:
    lasciate esagerare chi ama frasi di grande effetto;
    io non vanterò chi non intendo vendere.

     
  • Come un pessimo attore in scena
    colto da paura dimentica il suo ruolo,
    oppur come una furia stracarica di rabbia
    strema il proprio cuore per impeto eccessivo,
    anch'io, sentendomi insicuro, non trovo le parole
    per la giusta apoteosi del ritual d'amore,
    e nel colmo del mio amor mi par mancare
    schiacciato sotto il peso della sua potenza.
    Sian dunque i versi miei, unica eloquenza
    e muti messaggeri della voce del mio cuore,
    a supplicare amore e attender ricompensa
    ben più di quella lingua che più e piu' parlò.
    Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore
    è intelletto sottil d'amore intendere con gli occhi.

     
  • Il mio occhio si è fatto pittore e ha tracciato
    la forma della tua bellezza sulla tavola del mio cuore.
    Il mio corpo è la cornice in cui essa è tenuta,
    e, fatta in prospettiva, essa è la migliore arte del pittore:
    perché attraverso il pittore devi vedere la sua maestria,
    per scoprire dove sia la tua fedele immagine dipinta,
    che sempre pende nella bottega del mio petto,
    nelle cui finestre si specchia il vetro dei tuoi occhi.
    Ora vedi che bei servigi gli occhi hanno reso agli occhi:
    i miei hanno ritratto la tua figura, e i tuoi per me
    sono finestre sul mio petto, attraverso cui il sole
    si diletta a sbirciare, per ammirare, là dentro, te.
    Ma agli occhi manca l'abilità che dia grazia alla loro arte:
    ritraggono solo ciò che vedono, non conoscono il cuore.

     
  • Chi è in favore delle proprie stelle
    si vanti di pubblico onore e superbi titoli,
    mentre io, cui la sorte nega simili trionfi,
    godo insperatamente chi maggiormente apprezzo.
    I favoriti dei potenti schiudono i bei petali
    soltanto come calendule allo splendor del sole,
    è già sepolto in loro il loro proprio orgoglio
    perché alla prima nuvola cade la loro aureola.
    L'eroico combattente, famoso per valore
    se dopo tante vittorie subisce una sconfitta,
    per sempre vien radiato dall'albo dell'onore
    e in più dimenticato ogni successo ardito:
    felice sono io che amo e son riamato
    dove l'amor non cambia né può esser ripudiato.

     
  • Consunto da fatica, corro presto a letto
    caro ristoro al corpo distrutto dal cammino;
    ma allor nella mia testa s'apre un'altra via
    a stancar la mente or che il mio corpo ha tregua.
    Svelti i miei pensieri da lontano ove dimoro
    volgono in fervido pellegrinaggio a te
    e tengono spalancate le mie palpebre pesanti
    scrutanti quelle tenebre che il cieco sol conosce:
    ma ecco che la vista immaginaria del mio cuore
    presenta la tua ombra al mio sguardo senza luce,
    che, simile a diamante sospeso nel buio più nero,
    fa la cupa notte bella e il suo vecchio volto nuovo.
    Così di giorno il corpo, di notte la mia mente
    per colpa tua e mia non trovano mai pace.

     
  • Come posso ritrovare la mia pace
    se il ristoro del sonno mi è negato?
    Se l'affanno del giorno non riposa nella notte
    ma giorno da notte è oppresso e notte da giorno?
    Ed entrambi, anche se l'un l'altro ostili,
    d'accordo si dan mano solo per torturarmi
    l'uno con la fatica, l'altra con l'angoscia
    di esser da te lontano, sempre più lontano.
    Per cattivarmi il giorno gli dico che sei luce
    e lo abbellisci se nubi oscurano il suo cielo:
    così pur blandisco la cupa notte dicendo
    che tu inargenti la sera se non brillano stelle.
    Ma il giorno ogni giorno prolunga le mie pene
    e la notte ogni notte fa il mio dolor più greve.

     
  • Non ti angosciare più per quello che hai commesso
    le rose hanno spine e fango le argentee fonti;
    nuvole ed eclissi oscurano luna e sole
    e nel più bel germoglio s'asconde orrido verme.
    Ognuno di noi sbaglia ed anch'io m'inganno
    giustificando le tue offese con analogie
    umiliando me stesso per mitigar le tue mancanze,
    scusando le tue colpe più di quanto sia l'offesa:
    poiché porto attenuanti ai peccati dei tuoi sensi,
    la tua parte avversa diventa tuo avvocato -
    ed inizia contro me stesso un regolar processo:
    tale è la lotta interna fra il mio amore e l'odio,
    che fatalmente anch'io mi devo render complice
    di quel caro ladro che inclemente mi deruba.

     
  • Lascia ch'io confessi che dobbiamo separarci
    anche se il nostro amore è un uno indivisibile,
    così quelle colpe che son soltanto mie
    senza il tuo aiuto, le sopporterò da solo.
    Nei nostri due amori vi è un comun sentire
    anche se un'ingiustizia separa le nostre vite,
    che pur non alterando il nostro sentimento
    sottrae dolci momenti al piacere dell'amore.
    Io non potrò mai più mostrar d'esserti amico
    per timor che ti dian onta le mie colpe indegne,
    né tu potrai onorarmi con palese simpatia
    se non vorrai infamare la tua reputazione:
    ma non rischiare questo: io ti voglio così bene
    e ti sento tanto mio che mio è il tuo buon nome.

     
  • Come posso cantare equamente i tuoi meriti
    se tu sei tutto il meglio di me stesso?
    A cosa può servirmi la lode del mio io?
    E se lodo te, cos'altro è se non l'elogio mio?
    Anche per questo dobbiamo vivere divisi
    e lasciar che il nostro amore perda la sua unita',
    affinché con questa separazione io possa dare
    quanto a te dovuto e che tu solo meriti.
    O lontananza, quale tormento tu saresti,
    se l'amaro ozio non m'accordasse la dolce libertà
    di occupare il tempo in pensieri d'amore,
    che dolcemente inganna sia tempo che pensieri,
    e se non m'insegnassi come divider uno in due
    lodando la presenza di chi in realtà è lontano.

     
  • Che tu abbia lei non è tutto il mio tormento
    eppur si sa che l'ho teneramente amata;
    ma che lei abbia te è quanto più m'accora,
    una sconfitta in amore che mi brucia dentro.
    Amabili colpevoli, così voglio scusarvi:
    tu ami lei perchè ben sai ch'io l'amo;
    e così per amor mio ella pure m'inganna
    lasciando che il mio amico l'ami per amor mio.
    Se perdo te, tal perdita è per lei un vantaggio
    e se perdo lei, è il mio amico a trovar tal perdita:
    entrambi vi trovate ed io vi perdo tutti e due
    e voi, per amor mio, m'infliggete questa croce.
    Ma eccone la gioia: lui ed io siamo una sol cosa:
    o dolce inganno, ella dunque ama me soltanto.

     
  • I miei occhi e il cuore son venuti a patti
    ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
    se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
    o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
    gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
    e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
    un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
    che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
    Così, per la tua immagine o per il mio amore,
    anche se lontano sei sempre in me presente;
    perchè non puoi andare oltre i miei pensieri
    e sempre io son con loro ed essi son con te;
    o se essi dormono, in me la tua visione
    desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.

     
  • Per quel giorno, se mai verrà quel giorno,
    in cui ti vedrò accigliare ad ogni mio difetto,
    e chiuderà il tuo amore il suo conto estremo
    spinto a tal giudizio da sagge riflessioni:
    per quel giorno in cui m'incontrerai da estraneo
    senza volgere al mio viso il sole dei tuoi occhi,
    e l'amor, mutato da quel era un tempo,
    troverà ragioni di una certa gravità:
    per quel giorno, dovrò cercare asilo
    dentro la coscienza dei miei soli meriti,
    e alzerò davanti a me questa mia mano
    per parare quanto addurrai a tua ragione.
    Per lasciar me miserabile tu hai la forza delle leggi
    mentre io d'esser amato non posso vantar diritti.

     
  • Qual è la tua natura, di che mai sei fatto
    per essere scortato da tante ombre estranee?
    Ognuno riflette solo l'unica sua ombra
    e tu puoi, da solo, prestarti a tante ombre.
    Si descriva Adone ed il suo ritratto
    misera imitazione diventa di te stesso;
    si sommi al volto d'Elena ogni bellezza rara
    ed ancora appari tu dipinto in vesti greche:
    si parli di primavera e di copiose messi,
    la prima non è che l'ombra della tua bellezza,
    le altre sembran solo tuo generoso dono;
    e in ogni felice forma noi ti rivediamo.
    Ogni bellezza esterna ha di tuo qualcosa,
    ma per animo costante nessun con te s'accorda.