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Poesie di Wislawa Szymborska

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  • 02 febbraio 2012 alle ore 9:11
    Nulla è in regalo

    Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
    Sono indebitata fino al collo.
    Sarò costretta a pagare per me
    con me stessa,
    a rendere la vita in cambio della vita.

    È così che è stabilito,
    il cuore va reso
    e il fegato va reso
    e ogni singolo dito.

    È troppo tardi per impugnare il contratto.
    Quanto devo
    Mi sarà tolto con la pelle.

    Me ne vado per il mondo
    tra una folla di altri debitori.
    Su alcuni grava l'obbligo
    di pagare le ali.
    Altri dovranno, per amore o per forza,
    rendere conto delle foglie.

    Nella colonna Dare
    ogni tessuto che è in noi.
    Non un ciglio, non un peduncolo
    da conservare per sempre.

    L'inventario è preciso,
    e a quanto pare
    ci toccherà restare con niente.

    Non riesco a ricordare
    dove, quando e perchè
    ho permesso che aprissero
    questo conto a mio nome.

    La protesta contro di esso
    la chiamiamo anima.
    E questa è l'unica voce
    che manca nell'inventario.

  • 02 febbraio 2012 alle ore 9:09
    Il primo amore

    Dicono
    che il primo amore sia il più importante.
    Ciò è molto romantico
    ma non è il mio caso.
    Qualcosa tra noi c'è stato e non c'è stato,
    è accaduto e si è perduto.
    Non mi tremano le mani
    quando mi imbatto in piccoli ricordi
    e in un rotolo di lettere legate con lo spago
    nemmeno con un nastrino.
    Il nostro unico incontro dopo anni,
    la conversazione di due sedie
    intorno a un freddo tavolino.
    Atri amori
    ancora respirano profondamente in me.
    A questo manca il fiato per sospirare.
    Eppure proprio così com'è,
    è capace di ciò di cui quelli
    non sono ancora capaci:
    non ricordato,
    neppure sognato,
    mi familiarizza con la morte.

  • 02 febbraio 2012 alle ore 9:07
    Il 16 maggio 1973

    Una delle tante date
    Che non mi dicono più nulla.

    Dove sono andata quel giorno,
    che cosa ho fatto – non lo so.

    Se lì vicino fosse stato commesso un delitto
    - non avrei un alibi.

    Il sole sfolgorò e si spense
    Senza che ci facessi caso.
    La terra ruotò
    E non ne presi nota.

    Mi sarebbe più lieve pensare
    Di essere morta per poco,
    piuttosto che ammettere di non ricordare nulla
    benché sia vissuta senza interruzioni.

    Non ero un fantasma, dopotutto,
    respiravo, mangiavo,
    si sentiva
    il rumore dei miei passi,
    e le impronte delle mie dita
    dovevano restare sulle maniglie.

    Lo specchio rifletteva la mia immagine.
    Indossavo qualcosa d'un qualche colore.
    Certamente più d'uno mi vide,

    Forse quel giorno
    Trovai una cosa andata perduta.
    Forse ne persi una trovata poi.

    Ero colma di emozioni e impressioni.
    Adesso tutto questo è come
    Tanti puntini tra parentesi.

    Dove mi ero rintanata,
    dove mi ero cacciata –
    niente male come scherzetto
    perdermi di vista così.

    Scuoto la mia memoria –
    Forse tra i suoi rami qualcosa
    Addormentato da anni
    Si leverà con un frullo.

  • 02 febbraio 2012 alle ore 9:06
    La stazione

    Il mio arrivo nella città di N.
    è avvenuto puntualmente.

    Eri stato avvertito
    con una lettera non spedita.

    Hai fatto in tempo a non venire
    all'ora prevista.

    Il treno è arrivato sul terzo binario.
    E' scesa molta gente.

    L'assenza della mia persona
    si avviava verso l'uscita tra la folla.

    Alcune donne mi hanno sostituito
    frettolosamente
    in quella fretta.

    A una è corso incontro
    qualcuno che non conoscevo,
    ma lei lo ha riconosciuto
    immediatamente.

    Si sono scambiati
    un bacio non nostro,
    intanto si è perduta
    una valigia non mia.

    La stazione della città di N.
    ha superato bene la prova
    di esistenza oggettiva.

    L'insieme restava al suo posto.
    I particolari si muovevano
    sui binari designati.

    E' avvenuto perfino
    l'incontro fissato.

    Fuori dalla portata
    della nostra presenza.

    Nel paradiso perduto
    della probabilità.

    Altrove.
    Altrove.
    Come risuonano queste piccole parole.

  • 02 febbraio 2012 alle ore 9:05
    Ringraziamento

    Devo molto
    a quelli che non amo.
    Il sollievo con cui accetto
    che siano più vicini a un altro.

    La gioia di non essere io
    il lupo dei loro agnelli.

    Mi sento in pace con loro
    e in libertà con loro,
    e questo l'amore non può darlo,
    n´ riesce a toglierlo.

    Non li aspetto
    dalla porta alla finestra.
    Paziente
    quasi come un orologio solare,
    capisco
    ciò che l'amore non capisce,
    perdono
    ciò che l'amore non perdonerebbe mai.

    Da un incontro a una lettera
    passa non un'eternità,
    ma solo qualche giorno o settimana.

    I viaggi con loro vanno sempre bene,
    i concerti sono ascoltati fino in fondo,
    le cattedrali visitate,
    i paesaggi nitidi.

    E quando ci separano
    sette monti e fiumi,
    sono monti e fiumi
    che si trovano in ogni atlante.

    E' merito loro
    se vivo in tre dimensioni,
    in uno spazio non lirico e non retorico,
    con un orizzonte vero, perchè mobile.

    Loro stessi non sanno
    quanto portano nelle mani vuote.

    "Non devo loro nulla" -
    direbbe l'amore
    su questa questione aperta.

  • 02 febbraio 2012 alle ore 9:03
    Prospettiva

    Si sono incrociati come estranei,
    senza un gesto o una parola,
    lei diretta al negozio,
    lui alla sua auto.

    Forse smarriti
    O distratti
    O immemori
    Di essersi, per un breve attimo,
    amati per sempre.

    D'altronde nessuna garanzia
    Che fossero loro.
    Sì, forse, da lontano,
    ma da vicino niente affatto.

    Li ho visti dalla finestra
    E chi guarda dall'alto
    Sbaglia più facilmente.

    Lei è sparita dietro la porta a vetri,
    lui si è messo al volante
    ed è partito in fretta.
    Cioè, come se nulla fosse accaduto,
    anche se è accaduto.

    E io, solo per un istante
    Certa di quel che ho visto,
    cerco di persuadere Voi, Lettori,
    con brevi versi occasionali
    quanto triste è stato.

  • 02 febbraio 2012 alle ore 9:01
    Scrivere un curriculum

    Che cos'e' necessario?
    E' necessario scrivere una domanda,
    e alla domanda allegare il curriculum.
    A prescindere da quanto si e' vissuto
    e' bene che il curriculum sia breve.
    E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
    Cambiare paesaggi in indirizzi
    e malcerti ricordi in date fisse.
    Di tutti gli amori basta quello coniugale,
    e dei bambini solo quelli nati.
    Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
    I viaggi solo se all'estero.
    L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
    Onorificenze senza motivazione.
    Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
    e ti evitassi.
    Sorvola su cani, gatti e uccelli,
    cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
    Meglio il prezzo che il valore
    e il titolo che il contenuto.
    Meglio il numero di scarpa, che non dove va
    colui per cui ti scambiano.
    Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
    E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
    Cosa si sente?
    Il fragore delle macchine che tritano la carta.

  • 02 febbraio 2012 alle ore 9:00
    Vestiario

    Ti togli, ci togliamo, vi togliete
    cappotti, giacche, gilè, camicette
    di lana, di cotone, di terital,
    gonne, calzoni, calze, biamcheria,
    posando, appendendo, gettando su
    schienali di sedie, ante di paraventi;
    per adesso, dice il medico, nulla di serio
    si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
    prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
    torni fra tre mesi, sei, un anno,
    vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
    e voi supponevate, e lui sospettava;
    è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
    stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
    cinture, bottoni, cravatte, colletti
    e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
    -sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
    riutilizzabile per protratta scadenza.

  • 02 febbraio 2012 alle ore 8:55
    Addio a una vista

    Non ce l'ho con la primavera
    perché è tornata.
    Non la incolpo
    perché adempie come ogni anno
    ai suoi doveri.
    Capisco che la mia tristezza
    non fermerà il verde.
    Il filo d’erba, se oscilla,
    è solo al vento.
    Non mi fa soffrire
    che gli isolotti di ontani sulle acque
    abbiano di nuovo con che stormire.
    Prendo atto
    che la riva di un certo lago
    è rimasta - come se tu vivessi ancora bella
    come era.
    Non ho rancore
    contro la vista per la vista
    sulla baia abbacinata dal sole.
    Riesco perfino ad immaginare
    che degli altri, non noi
    siedano in questo momento
    sul tronco rovesciato d’una betulla.
    Rispetto il loro diritto
    a sussurrare, ridere
    e tacere felici.
    Suppongo perfino
    che li unisca l'amore
    e che lui stringa lei
    con il suo braccio vivo.
    Qualche giovane ala
    fruscia nei giuncheti.
    Auguro loro sinceramente
    di sentirla.
    Non esigo alcun cambiamento
    dalle onde vicine alla riva,
    ora leste, ora pigre
    e non a me obbedienti.
    Non pretendo nulla
    dalle acque fonde accanto al bosco,
    ora color smeraldo,
    ora color zaffiro
    ora nere.
    Una cosa non accetto.
    Il mio ritorno là.
    Il privilegio della presenza ci
    rinuncio.
    Ti sono sopravvissuta solo
    e soltanto quanto basta
    per pensare da lontano.

  • 02 febbraio 2012 alle ore 8:53
    Sulla morte, senza esagerare

    Non s'intende di scherzi,
    stelle, ponti,
    tessitura, miniere, lavoro dei campi,
    costruzione di navi e cottura di dolci.

    Quando conversiamo del domani
    intromette la sua ultima parola
    a sproposito.

    Non sa fare neppure ciò
    che attiene al suo mestiere:
    né scavare una fossa,
    né mettere insieme una bara,
    né rassettare il disordine che lascia.

    Occupata ad uccidere,
    lo fa in modo maldestro,
    senza metodo né abilità.
    Come se con ognuno di noi stesse imparando.

    Vada per i trionfi,
    ma quante disfatte,
    colpi a vuoto
    e tentativi ripetuti da capo!

    A volte le manca la forza
    di far cadere una mosca in volo.
    Più di un bruco
    la batte in velocità.

    Tutti quei bulbi, baccelli,
    antenne, pinne, trachee,
    piumaggi nuziali e pelame invernale
    testimoniano i ritardi
    del suo svogliato lavoro.

    La cattiva volontà non basta
    e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
    è, almeno finora, insufficiente.

    I cuori battono nelle uova.
    Crescono gli scheletri dei neonati.
    Dai semi spuntano le prime due foglioline,
    e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.

    Chi ne afferma l'onnipotenza
    è lui stesso la prova vivente
    che essa onnipotente non è.

    Non c'è vita
    che almeno per un attimo
    non sia immortale.

    La morte
    è sempre in ritardo di quell'attimo.

    Invano scuote la maniglia
    d'una porta invisibile.
    A nessuno può sottrarre
    il tempo raggiunto.