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Il libro del momento
libro 'Figli dello stesso padre ' di Romana Petri
“Figli dello stesso padre” di Romana Petri è stato canditato al Premio Strega. Narra la storia di due fratelli, o meglio fratellastri, Germano ed Emilio, nati dallo stesso padre, ma con madri diverse. Loro sono diametralmente opposti, l’unica cosa che sembra accomunarli è l’amore, e la devozione, e anche la rabbia mista a delusione per quel padre Giovanni, affermato designer dall’animo appariscente. Germano è il primogenito, e non ha mai veramente accettato il divorzio del padre con sua madre, è il figlio preferito di Giovanni, e vede Emilio come la disgrazia e la mina che ha alterato quello stato di serenità che era solito vivere. Emilio invece ha vissuto un altro tipo di delusione, trauma, ...
[...continua]

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    Racconto

    Barman

    Intro: Questo racconto e nato dalla mia esperienza di barman in Firenze.  Il trans n'è uscito fuori molto prima del caso Marrazzo, per capirsi. Come l'alcolismo.
    Come comincia: Gli aperitivisti dal gomito infiammato affermavano unisoni che il Marcellino era l’unico barman che sapeva miscelare un Negroni con i terzi esatti e dargli il tocco giusto d’angostura e star fino con l’arancia che lì sbagliavan sempre tutti. E poi era stato lui che aveva rac ...
    [...continua]
      Poesia

      Con voce di rasoio

      Con voce di rasoio
      all’orecchio ti sussurro: “Spogliati,
      lasciami tornare a casa,
      fammi tornare alla vita
      o donami alla morte”

      Con voce di baritono
      t’invito a darmi a una musica proibita
      Con mani nude e impacciate
      ti prego di lasciarmi andare
      o di donarmi a un tempo senza confini,
      senza partenze o arrivi

      Il mondo, questo girotondo infelice,
      non credi anche tu
      conti già fin troppi perché
      senza alcun’ombra di risposta?
      Questo gioco mio e tuo
      non è forse abbastanza
      per andare avanti?

      Sboccia una Fontana di Trevi
      in ogni città, in ogni parvenza di verità
      fra macchine e fabbriche di rabbia
      Possibile tu non avverta
      come viene, come viene su,
      limpida e pura, l’acqua?
      Con delicatezza
      in un lampo spoglia
      alberi e fanciulle in fiore,
      innocenti o quasi

      Come un monaco tibetano
      all’orecchio ti sussurro: “Spogliati,
      lasciami tornare a casa,
      fammi tornare alla vita
      o donami alla morte”

      Ho nel cuore il suono d’una campana
      e in tasca un rasoio ben affilato
      per prendermi cura di me,
      dello spirito che albe e tramonti
      allo stesso modo bacia

      Come un uomo, come un bambino
      ti porto il mio ordine bene in chiaro:
      “Spogliati, spogliati per me,
      senza vergogna spogliati
      e mostrami la tua femminilità
      senza arrivi o partenze”

      Come uomo, come uomo
      t’invito a tagliare
      il cordone ombelicale
      al poeta che non sono,
      affinché possa venire in te
      [...continua]
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