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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

04 giugno alle ore 7:36

COSA NON SI FA...

Il racconto

La famiglia di Edoardo era composta oltre che dal capo famiglia anche dalla consorte Adelaide e da Alfio unico erede maschio che, purtroppo troppo maschio non si era molto dimostrato. I tre abitanti in una cittadina in provincia di Catania finanziariamente erano al top in quanto a disponibilità finanziarie da parte sia del padre che della madre: case, terreni per lo più coltivati ad agrumeti, olivi e vigneti che producevano sia dell’uva da tavola che i famosi vini denominati Etna, Nerello e Frappato. Il problema era proprio Alfio sedicenne che frequentava il primo liceo classico, i compagni di classe scambiavano la parte finale del suo nome da o in a con ovvie conseguenze da parte del ragazzo che decise di non frequentare più la scuola ed anche di non uscire di casa. Soluzione drastica da parte del padre Edoardo: cambiare città non una piccola in cui tutti si conoscono ed allora quale migliore scelta se non la capitale. Quartiere Parioli, via Ruggero Fauro, abitazione: un attico di trecento metri quadri con visione di tutta Roma. Alfio era rinato soprattutto con l’aiuto della madre Adelaide, il padre Edoardo preferiva ignorare i problemi del figlio, lui sempre amante delle belle donne e della  vita agiata non riusciva ad accettare l’omosessualità dell’erede. Possessore di una Bentley Bentayga preferiva lasciarla in garage per non dare troppo all’occhio, con i tempi che corrono… Acquistò una Abarth 695 con cui si dilettava anche a correre nel circuito automobilistico Vallelunga. Stanco del dolce ‘rien faire’, decise di fare un viaggio a Parigi, da solo:  Prese contatti con una agenzia di viaggi denominata ‘Viaggi e Turismo’ e fu subito preso in simpatia dalla titolare signora Eleonora quando la interpellò in francese, in inglese e in spagnolo, lingue da lui imparate durante i viaggi per studio disposti a suo tempo da suo padre Alfredo che teneva molto alla cultura di suo figlio. Madame Elena scherzando propose ad Edoardo di diventare, al ritorno dalla Francia  il suo vice nella agenzia, risposta dell’interessato “Perché no”, sarebbe stato un modo di passare il tempo e conoscere molte persosne ed anche per disinteressarsi dei problemi di Alfio. Il giovane si  iscrisse alla prima classe del liceo classico ‘Lucrezio Caro’, fu la mamma Adelaide a cercare di far apparire suo figlio più mascolino consigliandolo di farsi crescere la barba, tagliandosi i capelli all’ultima moda e vestendosi elegante ma non troppo ricercato oltre che ad invitare a casa qualche femminuccia. Adelaide prese confidenza con Beatrice abitante nel suo stesso palazzo, una signora non particolarmente magra ma ridanciana come pure il marito Americo funzionario del Ministero degli Esteri, le due figlie Ginevra e Giorgia per loro fortuna avevano preso dal padre longilineo e dal portamento aitante e distinto. Beatrice si accorse subito  della vera natura di Alfio ed una volta ne accennò ad Adelaide che rimase sconcertata, sperava che almeno fuori dalla città di provenienza suo figlio riuscisse a non farsi riconoscere. Beatrice dal cuore di mamma, capì la tragedia di Adelaide, insieme cercarono una soluzione al problema del giovane e ne scaturì un compromesso molto particolare: cercare di far avere dei rapporti sessuali fra Alfio e Beatrice. In uno slancio di ringraziamento Adelaide abbracciò e poi baciò in bocca Beatrice, avevano scoperto il loro lato piacevole di omosessualità che si manifestò sino a far loro  raggiungere il letto con finale molto piacevole di orgasmi multipli, avevano sostituito i loro mariti che a rapporti sessuali i quali non erano il massimo. Il ragazzo messo al corrente del piano in cui era l’attore principale rimase perplesso, non sapeva come comportarsi, fu la stessa Beatrice a toglierlo dall’impaccio: “Non ti preoccupare, ci penso a tutto io, ti piacerà ne sono sicura.” Il sabato successivo Beatrice si presentò con i capelli raccolti a chignon, in vestaglia, prese per mano Alfio e dolcemente lo abbracciò invitandolo in bagno per una doccia. Il giovane non aveva mai visto una donna nuda, la signora, che cominciò a lavarlo con una spugna dal viso sino ai piedi poi dentro due accappatoi caldi. A letto Alfio imparò cosa era il cunnilingus poi fu preda di Bea che supino prese a baciarlo in tutto il corpo, dal viso scendendo pian piano sino al pisello che prese in bocca succiandolo a lungo. Pian piano l’uccellino divenne uccellone con meraviglia del proprietario che cominciò a sentire quello che in vita sua non aveva mai provato, un orgasmo prolungato che riempì la bocca di una Beatrice contenta di fare la nave scuola ma non era finita lì, Alfio restò ancora in posizione ‘eretta’ e penetrò nella ‘cosina’ bagnatissima della dama che provò un altro orgasmo, penso che in futuro avrebbe anche fatto a meno dei rapporti maritali, meglio quelli del giovane. Adelaide aveva seguito gli avvenimenti dalla porta socchiusa del bagno, gli vennero lacrime agli occhi, suo figlio era diventato uomo. Quell’approccio sessuale fu la manna per il ragazzo, si sentiva più sicuro di sé, anche il modo di esprimersi era cambiato come pure le movenze, se ne accorse pure il padre di ritorno da Parigi anche se non capì come poteva essere avvenuto quel cambiamento. Alfio avrebbe voluto provare la ‘gatta’ tutti i giorni, non era possibile perché la proprietaria, benché consenziente e felice se la sentiva troppo usata e arrossata, anche le cose piacevoli hanno un limite, si poteva dire che l’aria romana aveva fatto il miracolo, ma quale aria…

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