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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

14 aprile alle ore 9:59

GIANNA, L'ASINA.

Intro: Tristezze e gioie nel mondo animale ed in quello umano.

Il racconto

Leggendo il titolo di questo racconto può venire di pensare ad una ragazza che di scuola ne mangia poco: niente di più sbagliato. Gianna era l’asina del contadino Dario F. residente con la moglie Domenica S. e la figlia Mariola a Jesi, in quel di Ancona, in periferia dopo la zona ‘Casette’. Dario non era il proprietario del fondo di due ettari coltivati ad ortaggi, frutta e viti, la terra apparteneva ad Armando M. vedovo di Domenica che, prima di morire, gli aveva regalato il figlio Alberto tredicenne che, pur assomigliando al padre dall’aspetto molto mascolino ma un po’ grezzo aveva dei tratti di finezza della madre. Armando quarantenne era proprietario di un’abitazione A TRE PIANI in via San Martino ma  possedeva anche, in viale della Vittoria,  un edificio con: al pian terreno un garage con officina auto e cucina, al piano superiore una grande sala funzionante da mensa in cui spesso si svolgevano cerimonie di rinfresco post matrimoni, di comunioni e di compleanni, al secondo piano camere da letto arredate in modo classico.  Alberto frequentava la terza media alla scuola Federico ll°. Ritornando a Gianna dobbiamo dire che era eternamente inc….ta e ne aveva ben donde: tutti i lavori pesanti erano affidati a lei: tirare il carretto sino la mercato per vendere i prodotti della terra. Il mercato ‘Delle Erbe’  era lontano dalla stalla ben cinque chilometri, che diventano dieci fra l’andata ed il ritorno. Inoltre far girare, bendata e legata ad una sbarra, la ‘noria’, un  macchinario in ferro sito dentro un pozzo; tutto questo per far riempiere una vasca d’acqua che serviva per innaffiare le piante del fondo. Una volta, più arrabbiata più del solito, morse violentemente un avambraccio di Dario che per sua fortuna aveva un fiasco in mano e glielo ruppe in testa all’asina per evitare di restare monco. Alberto, espletati i compiti, si recava spesso in campagna sia per rimpizarsi di mele, di pere e di uva  sia per stare vicino a Mariola di tre anni più ‘anziana’  e guardare la ‘cose buone’ della ragazza più alta di lui, bionda, slanciata, occhi verdi, insomma un gran pezzo di … che non assomigliava affatto a nessuno dei due genitori.  Una volta fu più fortunato: una mattina, marinata la scuola, andò nel  podere di suo padre e si accorse che la bicicletta di Mariola era posteggiata al suo posto, conclusione la baby era da quelle parti a far che? Guardando attraverso una finestrella della stalla vide la ragazza appoggiata ad una greppia, piagata in avanti, gonna abbassata, mutande sparite e, posizionato dietro di lei, un maschietto che…si muoveva avanti ed indietro. In posizione scomoda,  capitò ad Alberto di scivolare e fare un gran rumore che portò Mariola e lo sconosciuto a smettere di ‘far ginnastica’ . Lo stesso sconosciuto sparì di gran carriera. Alberto si era fatto male ad un gomito che sanguinava ed entrò dentro casa di Dario. Lì trovò Mariola che con una faccia sorridente : “Ecco che succede a chi non si fa i ‘cazzarelli’ suoi; vieni qua, ti medico prima che ti venga il tetano.“ Alberto cominciò a tremare, difficile capire il motivo se per il dolore alla ferita o più verosimilmente per la vicinanza della ragazza, vestita in maniera decisamente succinta, o per il suo odore di femmina. Il giovane si ripromise di visitare più spesso la casa di Mariola che, ogni volta che lo vedeva, si faceva matte risate. Accadde che una volta Alberto, vicinissimo al corpo della ragazza, diventò tutto rosso in viso. “Non  vorrei che ti scoppi una vena, avrai la pressione altissima, vieni qua, io da buona boy scout (si dice così anche per le ragazze) sono obbligata ogni giorno a fare un’opera buona ed io so quella che desideri. Mariola prese a sbottonare la pattuella (cerniera dei pantaloni) di Alberto il quale si aspettava di seguire le orme di quel tale che aveva visto insieme a Mariola usare una certa posizione ma la ragazza: “Sdraiati sul letto, chiudi gi occhi e…” Alberto sentì qualcosa di caldo intorno al suo ‘ciccio’, aprì un po’ un occhio e vide che la ragazza si era messa in bocca il suo ormai cosone che ben presto riversò nella sua bocca un fiume di…con gran piacere del suo padrone. Mariola sparì per un po’ per poi tornare e: ” Quello che ti ho fatto si chiama ‘pompino’, non volevo che mi entrassi in fica con pericolo di rimanere incinta. Il cotale che hai visto scappare usava il condom, tu procuratelo e poi lo faremo dentro di me.” Alberto capì che si trattava ma non aveva la faccia tosta di presentarsi ad un farmacista, tutti lo conoscevano e forse l’avrebbero preso in giro e potevano raccontarlo ai suoi. La necessità spinge l’uomo ad aguzzare l’ingegno ed il buon Al. ricordò che alla seconda classe del liceo classico c’era un giovane di nome Franco B. figlio di un farmacista. Anche se non aveva confidenza con lui fece la faccia tosta e: “Scusa se ti disturbo ma mi occorre il tuo aiuto, dovrei acquistare un condom perché la ragazza che conosco vuole che lo usi, io non saprei come procurarmelo.” Franco diciottenne guardò con curiosità il più giovane collega e: “Ti posso dare una mano ma io che ci guadagno?” “Te lo pago.” “Non hai capito se ne vale la pena vorrei metterci il ‘becco’ pure io, potremmo anche dargli qualcosa in soldi.” Alberto pur di portare in porto ‘l’affare’ acconsentì una mattina, scuola disertata, di raggiungere Mariola che stava facendo il bucato e che restò perplessa quando vide che Alberto era in compagnia. “Mariola questo è Franco, un caro amico che sa farsi i fatti suoi, lui, figlio di farmacista, mi ha procurato i…”Mariola si sedette su un muretto e cominciò a fissare alternativamente i due giovani per poi scoppiare in una risata. “Siete venuti qui per avere un pò di…compagnia, mi sembrate ragazzi simpatici e soprattutto riservati, seguitemi uno alla volta in camera mia.” Franco si francobollò dietro la baby e ad Alberto non restò che attendere il suo turno che in verità tardava…Dopo circa tre quarti d’ora Franco uscì dalla casa e andò a rifugiarsi nella Fiat Topolino di suo padre con la quale avevano raggiunto il podere. Alberto si catapultò dentro casa e sentì la voce di Mariola: “Spogliati e mettiti sul mio letto.” Presto si presentò e: “Quel tuo amico prima ha voluto che gli facessi un pompino e poi è entrato dentro la mia cosina col preservativo per questo motivo hai dovuto aspettare, ma tu mi piaci di più, vieni…” Anche Alberto se ne fece due ma ambedue col condom. Non era più un ‘segaiolo’, la ‘cosina’ era proprio stimolante; si ripromise di ritornare da Mariola però da solo. Durante la prima parte del viaggio di ritorno silenzio assoluto fra i due poi Franco: “Ho lasciato dei soldi dentro il comodino di Mariola, non volevo lasciarli in giro, poteva offendersi, in fondo è una brava ragazza anche se a soldi non mi sembra se la passi bene., mi piace molto.” I due giovani, divenuti amici per la ‘cosa’ di cui fruivano a turno ma due eventi cambiarono la loro vita: Armando aveva conosciuto un’insegnate di educazione fisica  fisicamente prestante e, dopo un corte serrata  a base  di regali  costosi, l’aveva convinta a convolare a giuste (?) nozze. Sofia C. molto probabilmente si era decisa al gran passo perché avrebbe risparmiato i soldi per: il posteggio della sua Mini in garage, per il prezzo del pranzo e delle cene oltre quello per la  camera da letto (chiamala fessa!). Nozze in grande stile al Duomo celebrate dal vescovo in persona a cui Armando aveva elargito una grossa somma per i ‘poveri’. Ovviamente pranzo nella sala mensa di viale della Vittoria con gli amici festanti e dalla pancia piena e poi partenza per il viaggio di nozze con la Mercedes di Armando: destinazione primo albergo dove infilarsi per…’copula primae noctis’, furbescamente Sofia non gliela aveva mai mollata prima. Sofia tradotto dal greco vuol dire sapiente ma più che sapiente la cotale poteva chiamarsi ‘callida’ che vuol dire furba. Il perché è presto detto: di natura muscolosa aveva lo sguardo fiero, più mascolino che femminile e, in quanto a muscoli, superava qualche collega maschio anche per l’allenamento dovuto alla sua professione. Conclusione: dopo i primi tempi di fuoco (molto da parte di Armando meno da parte di Sofia) le ‘acque’ si erano molto calmate. D’estate, scuole chiuse, Sofia con la sua Mini andava al mare a Falconara Marittima e, per compagnia, si portava appresso Alberto  che era stato costretto ad  abbandonare la calda Mariola rimasta di assoluta proprietà di Franco che, affascinato sempre più dalla baby, soprattutto per le sue prestazioni, se ne era innamorato con gioia dei genitori di lei ma non dei suoi estremamente snob (la figlia di un contadino!). Alberto si era fatto rimandare in latino e greco senza tanti commenti da parte del genitore che, a suo tempo, era stato uno studente mediocre. Sofia aveva ‘fatto’ il classico e così i pomeriggi, dopo la siesta pomeridiana, matrigna e figliastro si dedicavano alle lingue degli antenati ma la dama, si era accorta che Alberto seguiva poco le lezioni motivo? Eh! non ci voleva molto a capirlo, il giovane sessualmente a secco  se la passava male non riuscendo più a farsi accompagnare da Franco a casa di Mariola, ormai sua fidanzata ufficiale. “Sei un bamboccione, se non ti impegni lo riferirò a tuo padre, voi farti bocciare e ripetere l’anno!” Alberto si mise a piangere ed abbracciò Sofia che ormai stava rendendosi conto della situazione ma, nello stesso tempo, giustamente, pensava alle conseguenze! Un giorno Armando partì per Brema quale concessionario della Mercedes, doveva anche fare un giro in Germania per propagandare il suo hotel e così rimase a lungo lontano da casa., Male gliene incolse. Alberto con l’ormone alle stelle, una notte si presentò nella camera da letto della matrigna la quale, benché assonnata, ‘la sventurata rispose’ (Manzoni docet). Alberto viveva in un mondo surreale, di giorno aveva ripreso a studiare, di notte…Anche le cose belle, o meglio soprattutto le cose belle hanno una fine e così al rientro di Armando la tragedia: la gelosia di Alberto faceva il pari con la non accettazione da parte di Sofia del ruolo sessuale di moglie. I loro incontri erano fuggevoli e niente affatto appaganti. Ci pensò Zeus, vecchio putt…re a sistemare le cose: Alberto, diplomatosi, vinse il concorso all’Accademia della Marina Militare di Livorno, la vecchia asina Gianna passò a miglior vita, Sofia cominciò ad invecchiare precocemente, Franco sposò Mariola che gli ‘regalò’ un pupo maschio, indovinate il nome? Alberto. Non è vero che tutte le favole finiscono col classico: ‘e vissero…’ questa lasciò infelice e scontenta più di una persona!

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