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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

28 aprile alle ore 8:50

I magnifici quattro

Intro: Talvolta per curiosità e anche per denaro si è portati a voler provare esperienze che mai avremmo immaginato di voler acquisire!

Il racconto

Nulla a che fare col far west, i magnifici quattro erano due femminucce e due maschietti residenti in un condominio  nel lungomare di Milazzo: Giovanni pilota di aerei dell’Alitalia, Tindara (nome di un santuario famoso) moglie insegnante  alle elementari, Alberto impiegato presso il locale Comune, Lilla farmacista, tutti vicino alla trentina. Pur dimorando nella stessa scala si salutavano solo di sfuggita, nessuna confidenza anche a causa della diversità degli orari di lavoro. La loro conoscenza si approfondì un estate quando si ritrovarono vicini spaparazzati al sole sulla spiaggia di Tono un angolo appartato detto anche n’gonia (angolo) suggestivo e solitario. I quattro non potevano essere più differenti: Giovanni di madre svedese era alto, biondo, occhi azzurri, 1,85, fisico atletico, un po’ chiuso di carattere, godeva fama di essere ricco di famiglia, Tindara sua moglie era insegnante di educazione fisica, alta,  un po’ mascolina, capelli nerissimi corti, poche tette ma dal bel deretano, Alberto classico mediterraneo 1,75, bruno longilineo, sempre sorridente ed allegro, Lilla bionda un po’ più alta del marito occhi azzurri, sguardo da furbacchiona., minuta di fisico ma piena nei punti strategici, molto sensuale. Le due coppie per motivi differenti non erano titolari di pargoli, i primi due per scelta i secondi lo desideravano molto ma senza risultati malgrado i numerosi tentativi, insomma scopavano quasi tutti i giorni. Giovanni aveva dimenticato di portare l’ombrellone (il solito Mammalucco frase di Tindara) e così per non arrostire al sole con molte scuse chiese ospitalità ad Alberto ed a Lilla i quali furono ben contenti di far loro fruire della gradita ombra, certo stavano un po’ troppo vicini… le signore si posizionarono al centro. In acqua quel mattacchione di Alberto cercò di abbassare il reggiseno della gentil consorte la quale non se la prese più di tanto, conosceva le qualità  o meglio le propensioni di suo marito per le altre femminucce e capì che quello era un suo modo per potersi avvicinare alla bella Tindara, non era gelosa altrimenti già da un bel po’ avrebbe lasciato il suo uomo ma ne era troppo innamorata ed accettava qualche ‘svicolata’ del consorte. Giovanni si mostrò indifferente mentre Tindara si fece una bella risata (bel porcaccione tuo marito!).
Nel lasciarsi sul pianerottolo (i due appartamenti erano sullo stesso piano) i quattro si diedero appuntamento la sera al Lido Azzurro locale sugli scogli molto frequentato con tanta musica in sottofondo e poche luci che invitavano all’intimità. Preferirono usare una sola auto, quella di Alberto, una Giulietta, si sedettero in un tavolo appartato lontano dalla musica un po’ troppo rumorosa. Giovanni di ballo non me mangiava proprio e così Alberto fu costretto a sobbarcarsi il ruolo di danseur per ambedue le signore con grande suo piacere, privilegiando i lenti… Quando ballava con Tindara strofinandosi un po’ troppo sentiva qualcosa nei pantaloni che aumentava di volume, sbirciava in continuazione Giovanni per vedere le sue reazioni. “Ci scommetto che ci stai facendo un pensierino, non ci riuscirai,." Tindara mi sembra tutta d’un pezzo e poi Giovanni potrebbe non essere d’accordo e passare a vie di fatto!” (Parole di Lilla). Fatto sta che Alberto arrapato più di un riccio arrapato, appena giunto a casa ‘punì’ la gentile consorte tanto da far dire alla stessa: ”E che cazzo, mi stai distruggendo!” L’estate sta finendo come diceva una celebre canzone e così Giovanni riprese a volare lasciando il tetto familiare per lunghi periodi, Tindara talvolta nel suo appartamento la sera aveva la compagnia di Lilla e di Alberto ma quest’ultimo capì che in quella condizione non avrebbe raggiunto il suo scopo e si sentiva a disagio mentre le signore parlavano fra di loro, smise di frequentare l’abitazione dei vicini al contrario della consorte che tutte le sere vi si recava ritirandosi tardi.  Una notte Alberto si svegliò sia per il profumo che emanava il corpo della consorte sia perché la stessa sembrava aver pianto, Lilla si era girata di spalle, non chiese spiegazioni non era il momento adatto. Un velo sembrava aver avvolto il volto di Lilla finché un pomeriggio: “Voglio metterti al corrente di quello che è avvenuto: quella sera io e Tindara eravamo affacciate al balcone quando lei  mi ha abbracciato ed ha cominciato a baciarmi in bocca per poi trascinarmi sul  divano dove ha seguitato con le tette e poi sul fiorellino. Io ero completamente istupidita anche perché sinceramente provavo un piacere intenso, mi ha spruzzato addosso un profumo giapponese mi pare fosse il Mi Tsu Quo, così mi ha detto e poi mi ha offerto dello cherry brandy, liquore a base di ciliegie che mi ha mandato su di giri. Ha ripreso a masturbarmi stavolta con un vibratore e nello stesso tempo baciandomi il clitoride. Non so quante volte ho goduto, ho anche pianto, quando sono rientrata a casa ero sfinita. Tindara mi ha confessato di essere bisessuale per un’esperienza di collegio con una sua collega, suo marito ne è al corrente. Da allora non ci siamo più incontrate, è stata un’esperienza travolgente che però mi ha lasciato dei segni, non ne ero preparata, tutto qua, spero mi perdonerai.” Guido era tutto un punto interrogativo, quale perdonare in fatto di sesso aveva una mentalità molto aperta: “Sei e sarai sempre il mio grande amore, abbracciami, ti starò sempre vicino.” Intanto lo zozzone…pensò bene di far volgere a situazione a suo favore, ti pareva, ma come fare? Un pomeriggio prese il telefono e rivolto alla consorte: “Vorrei chiamare Tindara…” Lilla malgrado quell’avvenimento non aveva perso il senso dello humor e abbracciando il marito: “Lo sapevo dove volevi arrivare amore mio preferisci anche la mia presenza o…” Stavolta fu Guido ad essere preso di contropiede, sapeva della mentalità aperta della consorte nei suoi confronti ma non sino a quel punto. “Vedi…veramente…io…” “Ho capito vai da solo, darò io un appuntamento a Tindara per conto tuo per dopo cena, che ne dici?” Che cacchio doveva dire , si trovò un’avventura sfiziosa in un piatto d’argento, certo sua moglie doveva amarlo alla follia per aver accettato di dividere suo marito con un’altra, un bacio profondo di ringraziamento. Cena leggera senza alcolici, in pigiama a sopra una vestaglia, Tindara era stata avvisata ed aveva accettato, forse voleva provare qualcosa di diverso con un altro uomo, forse suo marito da quel lato…La dama aprì la porta e in silenzio condusse il futuro amante direttamente in camera da letto, nello stereo musica di Mozart, la baby aveva gusti sofisticati. La pugna: un classico: baci in bocca, sulle tette, e poi alla vista di ‘ciccio’ un ohhh…evidentemente suo marito ce l’aveva più piccolo. La immissio penis fu un successo, la baby era un lago, ‘ciccio’ era arrivato sino al collo dell’utero e col suo schizzo aveva portato Tindara alle stelle. Madame pensò bene di mettere in mostra il suo repertorio col vibratore nel popò, doppia goderecciata, Guido non aveva mai trovato una siffatta furia erotica. Ritornò a casa mezzo intontito sotto lo sguardo irriverente della consorte, era sabato poteva dormire sino al mezzogiorno successivo. Vi pareva che la storia potesse finire così? Ma quando mai, Guido: “Che ne dici di invitare a cena un sabato Tindara, in arte culinaria sei molto brava , ti farai onore!” “Mi sa che vorresti fare onore pure tu ma in un’altra arte o sbaglio? “ Nessuna risposta. Un  menù favoloso: cozze in brodetto con prezzemolo e aglio, gamberi sgusciati arrosto, frittura di alici, avvoltini di pesce spada, insalatona mista, vino Verdicchio dei Castelli di Jesi molto apprezzato dalle due signore che ne avevano fatto un po’ abuso e con la conseguenza che Alberto si trovò in mezzo al letto matrimoniale assediato da due furie che a turno lo accarezzavano, lo baciavano in bocca e su ‘ciccio’ infilata a turno in tutti  i buchini delle signore sino a quando Tindara lasciò il campo e Morfeo ritenne opportuno prendere sotto la sua ala protettrice i due coniugi. La situazione ormai si ripeteva ogni sabato sino al rientro in famiglia di Giovanni situazione che ovviamente cambiò le carte in tavola. Il cotale era così anticonformista da accettare la situazione? Tindara gliene avrebbe parlato boh… Un avvenimento imprevisto: Giovanni proprietario di una Jeep fuori strada propose di domenica una gita sull’Etna imbiancata dalla neve, un diversivo al mare che era stato ben accettato dagli altri tre componenti la combriccola, Tindara non si era sbottonata su eventuali confidenze al marito. Dopo pranzo al rifugio ‘Sapienza’ i due maschietti presero a fumare: Guido la pipa e Giovanni le sigarette sottratte alla provviste di bordo dell’aereo. Tindara allora confessò a Lilla di aver reso edotto il marito dei suoi passati avvenimenti erotici con una inaspettata reazione da parte del compagno: voleva andare a letto con Lilla, beccati questa, il pilota era stato furbo, gli avvenimenti passati non potevano essere cambiati in compenso poteva rivolgerli a suo favore. A casa Lilla mise al corrente il marito della proposta che aveva ricevuto, fu un colpo per Alberto, mai si sarebbe aspettato di dover diventare cornuto consenziente, una possibilità mai presa in considerazione, entrò in profonda crisi immaginando quello che avrebbe fatto sua moglie, gli venne un forte mal di pancia, dicono che l’intestino è il secondo cervello, quanto mai vero, era diventato geloso lui da sempre dichiarato anticonformista! Un avvenimento fece cambiare idea a Guido, Lilla si presentò con un assegno di €.30.000 firmato da Giovanni. “Finalmente potrò comprare una Mini Countryman Cooper e fare anche un viaggio in un paese esotico, io sono d’accordo.” “Le cosine sono tue …”fu la sorprendente risposta di Alberto, ormai si era reso conto dell’ineluttabilità dell’avvenimento, d’altronde si trattava di pareggiare con le relative consorti. Nel condominio del palazzo lungomare di Milazzo ormai il sabato era diventato un giorno di grandi avvenimenti e così Lilla si recò a casa di Giovanni mentre Tindara prese a fare compagnia ad un Alberto scuro in viso e niente affatto erotico tanto che…andò in bianco. Dopo un paio di ore Lilla ritornò nella sua magione distesa e sorridente, Tindara prese la via del ritorno nella sua e Alberto si guardò bene dal chiedere i particolari dell’incontro erotico a sua moglie. Ma il  Fatum, dio romano del destino, doveva ancora presentare il conto al buon Alberto. Un giorno Lilla si presentò con un assegno in bianco consegnatole da Giovanni. “Mi ha detto che puoi metterci una cifra a tuo piacimento, vorrebbe incontrarti…” Guido era rimasto senza parole, situazione assolutamente da lui non prevista e non accettabile, ci teneva alla sue natiche ed a quelle mirava il buon Giovanni, se lo poteva scordare! Ad buon fine scrisse sull’assegno la cifra di 100.000  €. con una gran risata sicuro che l’interessato non l’avrebbe firmato. E invece Lilla di ritorno a casa: “Giovanni ha strappato quell’assegno…” “Lo sapevo, stronzo!” “Ma me ne ha lasciato un altro firmato per la somma, vedi tu.” 500.000 €. una pazzia, quello era fuori di testa con quella cifra poteva comprarsi mister muscolo! Lilla prendendolo in giro: “il coso è tuo!” scimmiottando la precedente frase di Alberto. ‘Pecunia non olet’ (Alberto aveva frequentato il classico) ma per guadagnarsela doveva sacrificarsi e non riusciva ad immaginarsi…I giorni passavano e Lilla disse al marito che Giovanni doveva ritornare a bordo del suo aereo e quindi doveva prendere una decisione. Con un colpo di testa Alberto decise per il si, in fondo sin trattava di mettere dei paletti a quell’incontro che poteva essere un’esperienza irripetibile e forse, dico forse, piacevole. Giovanni aprì la porta, sotto la vestaglia niente solo il suo fisico muscoloso ed un coso non molto grande ma in erezione, bell’inizio. In sottofondo notturni di Chopin, la musica classica era di gusto comune in quella casa. Un brindisi con lo champagne, uno spinello novità per Alberto che giudicò piacevole e poi i paletti: “La mia bocca off limits, d’accordo?” “Bien”. Giovanni alla vista di ‘ciccio’ moscio di Alberto rimase un po’ deluso ma quando lo prese in bocca ben presto si accorse della sua enormità ed espresse il suo pensiero con mugolii di contentezza. (Sicuramente gli stewart di bordo ce l’avevano più piccolo!) I due finirono sul lettone matrimoniale, Alberto per la prima volta in vita sua prese in mano due testicoli ed un membro non suoi, non grosso come il suo ma molto duro, il signore era arrapatissimo e ben presto ebbe un orgasmo riversando lo sperma su un tovagliolino poi si girò di spalle e dopo aver ben lubrificato il suo buchino posteriore prese in mano il membro  di Alberto e con molta fatica e qualche gridolino riuscì a farsi penetrare. In fondo era un buco come quello delle femminucce, così si consolò Alberto e prese a muovesi sin quando godette alla grande ma siccome ‘ciccio’ era ancora ‘ben dur’ (più tardi vi spiego questo termine) seguitò ad agitarsi all’interno del sedere di Giovanni che pareva arrivato al settimo cielo e prima che Alberto godesse prese il suo membro in bocca ed ingoiò tutto lo sperma. Talvolta la curiosità ma soprattutto la pecunia ci portano a voler provare sensazioni nuove non fisicamente definibili. Giovanni girò il corpo di Alberto mettendolo di lato, lubrificò il suo buchino posteriore e lentamente ma inesorabilmente lo penetrò. Alberto per la prima volta provò quell’araba fenice sempre  teoricamente conosciuta  ma mai provata che era il doppio gusto: mentre lo penetrava Giovanni prese pure a masturbarlo e così Alberto provò quella sensazione della goderecciata che dovette ammettere era decisamente piacevole. Poi fu di nuovo la volta del popò di Giovanni che dopo l’ennesimo orgasmo alzò bandiera bianca e rimandò a casa uno spompato Alberto che trovò le due signore che bellamente stavano baciandosi; si rifugiò in camera da letto per un giusto riposo. Quell’amicizia particolare durò nel tempo: Alberto si comprò una Ferrari di seconda mano e giustificò in ufficio quell’acquisto con il lasciato di uno zio d’America, Lilla sfoggiava vestiti di lusso con gran invidia da parte delle colleghe. Vi rendo edotti del ‘ben dur’. L’espressione é tratta dal poema erotico di Stecchetti ‘Ifigonia’ in cui un cortigiano si chiama ‘Allah ben dur’ per le sue qualità del suo pene!

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