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Autore

Alberto Mazzoni

in archivio dal 16 gen 2009

03 settembre 1935, Roma - Italia

segni particolari:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta, tromba!

mi descrivo così:
Sono nonnobomba che mangia, beve e, talvolta,tromba!

24 giugno alle ore 9:11

LA VILLETTA SUL MARE

Il racconto

Alberto stanco di poltrire al sole nello stabilimento balneare di Mortelle a Messina disse alla moglie: “Vado a battere il ‘crawl’, a più tardi.” “Non capisco perché devi sempre battere qualcuno, fa come ti pare.” Meglio nessun commento, quello era l’ultimo giorno che stavano insieme. Alberto era un maresciallo delle Fiamme Gialle di quarant’anni, Maria  la poco gentile consorte di tre anni meno giovane, maestra elementare, era la conseguenza di una ‘minchiata’ di cinque anni prima, ma ormai il mariage era alla frutta, i due avevano deciso per una separazione consensuale, inutile stare ancora insieme. Niente figli, niente mantenimento il giudice aveva autorizzato Alberto ad uscire definitivamente dalla casa comune. Il giorno dopo  il maresciallo fece armi e bagagli per trasferirsi in un’abitazione presa in affitto già ammobiliata in via Consolare Pompea. La curiosità degli abitanti del suo palazzo li aveva spinti ad affacciarsi alle finestre per commentare il trasloco del coinquilino il quale  non aveva mai dato adito a pettegolezzi e quindi l’interesse era doppio. Cosa era successo ai due? “Cazzarelli mia” avrebbe risposto in romanesco il buon Alberto il quale finito di caricare le sue mercanzie su un camioncino con l’aiuto del collega ed amico Franco,  prima di partire fece il segno dell’ombrello col dito medio alzato, gesto non molto apprezzato dagli ex vicini. Alberto nella nuova abitazione si era volutamente presentato in divisa e fu subito ossequiato dal portiere Saro che si mise a disposizione aiutando i due a scaricare i bagagli ed a riporli  in ascensore, l’abitazione era al quinto piano. Saro presentò Alberto a Nando amministratore del condominio, un consulente tributario che, anche per tenere buoni rapporti con un sottufficiale della Guardia di Finanza, li invitò a pranzo. Furono accolti da Ginevra una signora piuttosto alta ed abbigliata da cucina che si lamentò: “Potevi avvisarmi che avevamo un ospite (Franco era andato via), sono impresentabile tanto più dinanzi ad un rappresentante delle forze dell’ordine!” “Ginevra questo è Alberto Maresciallo della Finanza, è venuto ad abitare al quinto piano, ci vedremo spesso ed adesso fai vedere quanto sei brava in arte culinaria.” Ad Alberto venne da ridere, la signora non grassa aveva un bel popò cui ‘lo zozzone’ ci fece subito un pensierino… Alberto aveva riprese a cucinare a casa sua come quando, da finanziere era in forza ad un reparto di montagna sopra Domodossola. Una mattina alle nove sentì  bussare alla sua porta d’ingresso, dal letto:“Franco stavo dormendo, che ci fai a quest’ora!” Aperta la porta: “Non è Franco ma Ginevra che ha pensato  di offrire al nuovo inquilino  una tazza di cappuccino e due brioches fatte con la sue mani.” “Mani di fata” esordì il giovin maresciallo mettendosi poi a ridere. “A me piacciono i ridanciani, che ne pensa di far ridere anche me.?” “È una storiella vera accadutami quando abitavo a Roma, preferisco non fargliela ascoltare, è un po’ come dire…” “Provi a raccontarmela, non sono una puritana.” “Bene, come dicevo abitavo a Roma in via Taranto, dinanzi casa mia c’era un’edicola in cui avevo spesso notato una bella ragazza. Abituato allo spirito romanesco piuttosto greve mi presentai e le dissi riferendomi ai giornali:’Hai Tempo, Grazia, Mani di Fata, che ne dici di farmi una sega?” Male me ne incolse, la baby riferì il fatto al padre, un omone alto e grosso e da allora fui costretto a fare un lungo giro per raggiungere la scuola, era pericoloso passare dinanzi a quella edicola di giornali.” “Tutto qui, chissà cosa mi aspettavo.” Alberto capì che in futuro ci sarebbe stata ‘trippa pè gatti’, bisognava solo trovare il momento giusto e quello non lo era, Ginevra sparì dalla casa del non tanto più giovin signore con un: “A presto.” Nel frattempo, avuti concessi trenta giorni di licenza, Alberto per meglio sopportare la calura agostea ritornò al Lido di Mortelle e decise di fare un bagno anche se il mare era piuttosto mosso, era un buon notatore e sapeva battere il ‘crawl’ ossia il nuoto libero, la sua ex si era dimostrata un’ignorante. Nuotava lentamente vicino alla battigia, nuotò a lungo rilassandosi come mai negli ultimi tempi e senza accorgersene si trovò molto lontano dal punto di partenza. Decise di spiaggiarsi anche perché gli era venuta una gran sete. A cinquanta metri circa c’era una villetta stile spagnolo, molto bella, da fuori tirò una cordicella che portava ad un campanella che risuonò a lungo prima che  si facesse viva una ragazza dalla faccia assonnata: “Si può sapere chi è lei?” Nel frattempo una cagnetta volpina si era diretta verso Alberto a coda bassa, con tono lamentoso e strofinandosi ad una sua gamba. Ad Alberto venne da ridere, gli era venuta in mente la storiella del: ’Cò stà pioggia e cò sto vento chi è che bussa a stò convento?’ La ragazza non era molto propensa a condividere l’allegria di Alberto, a muso duro: “Guarda stà puttanella di Belle, di solito fa un casino con gli estranei…mi dica quello che vuole.” “Intanto le chiedo scusa, penso di averla svegliata, se possibile vorrei dell’acqua, ho nuotato da Mortelle sino a qui senza accorgermene e sono assetato.” “Venga dentro, sono Caterina.” “Forse è meglio che resti fuori casa, ai tempi d’oggi…” “Si ma io sono campionessa di kick boxing, se la passerebbe male!” Alberto la guardò meglio, effettivamente aveva un fisico da atleta ma non mascolino, una gran pezzo di gnocca ma dall’aria non serena, sicuramente doveva avere dei problemi. Finita la bevuta: “Ora devo tornare a Mortelle, appena mi riprenderò mi ritufferò in acqua, resto ancora qualche minuto.” Nel frattempo era suonata la campanella. “Ho capito di chi si tratta e non ho alcuna voglia di vederlo, è il mio ex uno…lasciamo perdere, quando se ne sarà andato la seguirò in acqua.” Il cotale ci mise del tempo poi, compreso che non era gradita la sua presenza si levò dalle balle. Il due pezzi di Caterina non lasciava molto all’immaginazione, ad Alberto vennero gli occhi di fuori dalle orbite come si dice in gergo provocando una risata sonora della ragazza. “Dì la verità è molto tempo che stai a stecchetto!” “Oltre che atleta sei anche psicologa, sono appena separato, ci farò un pensierino, sto scherzando chissà quanti mosconi…” “Sono di gusti difficili, sinceramente tu sei diverso dagli altri ma non darti tante arie, vieni in acqua.” Come nuotatrice Caterina era una sirena, Alberto faticava a tenerne la scia sin quando la ragazza si fermò, c’era una barca ancorata al fondo, nome ‘Caterina’, Alberto capì che era di proprietà della baby la quale pur restando in acqua improvvisamente: “Ho desiderio di conoscere il sapore della tua bocca.” E prese a baciarlo forsennatamente. ‘Ciccio’ si risvegliò dal letargo ed alzò la testa, cosa notata dalla ragazza che inaspettatamente  scostò  parte  del costume, lo prese in mano e se lo infilò nella ‘gatta’. ‘Ciccio’ ci rimase a lungo anche dopo aver fatto il suo ‘dovere’, Caterina stava godendo alla grande fin quando ne ebbe  abbastanza, si mise a fare il morto. Alberto salito sul natante pian piano riuscì a ‘salparla’ per ritornare a riva a remi. Caterina sembrava assonnata, aprì la porta lato mare e si buttò sul letto ad occhi chiusi, con  il costume bagnato e la gatta ‘lubrificata’. Alberto andò in cucina, bevve a lungo, notò un telefonino, scrisse su un pezzo di carta il suo numero e riprese il mare. Franco al lido di mortelle era preoccupato: “Dove cavolo sei stato?” “A scoparmi una sirena.” “Le sirene non hanno sesso, inventane un’altra!” Con la Y 10 Alberto tornò a casa, il riposo del guerriero finì alla undici di mattina quando il telefono: “Si può sapere cosa ti sta succedendo, io ed Antonella siamo preoccupati per te.” “È una storia incredibile, te la racconterò appena ci vediamo.” “Vieni a cena stasera da noi, ciao.” Sia Franco che Antonella avevano la stessa mentalità di Alberto, assolutamente anticonformisti e ascoltarono con risata finale il racconto di Alberto. “Tutto a te capita, a me…” “Un fracco di bastonate, contentati della fregna legale!” Una mattina Ginevra si era appostata all’ingresso della scala, suo marito era a Gioiosa Marea dove aveva un altro studio di consulenza tributaria, lei niente affatto contenta della suo menage sessuale voleva provare le chances del nuovo arrivato, le dava l’idea che fosse un mandrillone, uno simile lo aveva conosciuto  da giovanissima col primo boy friend ma in quel campo il legittimo consorte non brillava di certo, troppo preso dal lavoro. “Maresciallo che piacere incontrarla, mio marito è fuori tutto il giorno, se non le va di cucinare il pranzo glielo offro io, vorrei conoscere solo i suoi gusti.” “Tutto a base di pesce, stavo andando al mare ma la sua richiesta mi ha fatto cambiare parere, che ne dice se nel frattempo mi fermo a casa sua?” “Con molto piacere…” Ginevra non si aspettava quella richiesta ma ne su felice, andava al di la dei suoi desiderata, mezza giornata disponibile per … Nell’abitazione la solita scusa: “Oggi fa un caldo infernale, se non le dispiace mi metto in libertà.” La libertà consisteva in una vestaglia trasparente con ‘sotto il vestito niente’, non ci volle molto per finire in camera da letto, l’Albertone puntò subito su quello che l’aveva colpito alla prima visione della signora, il ‘popò’ che gli fu subito concesso, Ginevra era disposta a tutto ed infatti i due stettero insieme oltre l’orario del pranzo ripassando tutto il Kamasutra, cosa che li lasciò senza forze ma con un gran appetito. Il prossimo avvento della sera fece capire ai due che: ‘la favola breve era finita’ ed Alberto si ritirò nel suo alloggio addormentandosi subito sino alla mattina successiva. Dinanzi allo specchio uno spettacolo non piacevole: barba lunga, occhiaie, sguardo imbambolato, Alberto capì che i vent’anni erano passati da un pezzo…In mezzo al costume trovò il bigliettino su cui aveva scritto il numero del cellulare di Caterina, se lo rigirò fra le mani e si domandò se era il caso proseguire la liaison con Ginevra o quella con Caterina, optò per quest’ultima che non aveva legami e compose il numero del telefonino. “Ancora tu, non hai capito che è finita, non rompere più le scatole.” “Così tratti i maschietti dopo una sola volta…” “Scusa pensavo fosse quello scemo del mio ex, a proposito non conosco nemmeno il tuo nome.” “Dammene uno tu, quale sceglieresti?” “Quello di una persona intelligente, fuori del comune, penso ad Einstein, che ne dici?” Alberto rimase basito, come aveva fatto Caterina ad indovinarlo, aveva lui lasciato qualche traccia, assolutamente no e quindi…Alberto non voleva darla vinta a Caterina e :”Son d’accordo con te ma non sono tanto intelligente.” “Vieni di nuovo domattina ma passa per la strada, troppa fatica in mare, troverai i miei genitori, anche se sono separati stanno spesso insieme, li ho avvisati che ho un nuovo amico a nome Einstein.” Leonardo e Giulia erano due cinquantenni simpaticoni e ridanciani, accolsero Alberto con stretta di mano lui, con un bacio sulle gote lei, un bell’inizio di amicizia.  A tavola Leonardo: “Alberto penso di averti visto altre volte ma non ricordo dove, mi puoi aiutare, io sono un ex ufficiale dell’Aviazione, attualmente esercito l’avvocatura da privato come pure Giulia.” Alberto: “In passato con la mia ex moglie ho frequentato il Circolo Ufficiali, forse ci siamo conosciuti lì.” “Hai ragione, ora mi ricordo, ci ha presentati un certo Musmeci  maresciallo della Finanza!” “Anch’io faccio parte delle Fiamme Gialle a tal proposito ho capito il perché della vostra separazione, è una furbata per evitare di pagare troppo imposte, te lo dice un Caino come volgarmente ci chiamiamo fra di noi.” “E bravo il nostro Einstein, ad ogni modo io ho fatto le cose per bene, io e mia moglie risultiamo residenti in due case diverse, ed ora brindiamo alla Guardia di Finanza.” Dopo cena: “Vi dispiace se vi rubo vostra figlia per questa notte, ve la riporterò sana e salva.” “Salva si ma sana ho qualche dubbio:” Leonardo aveva buttato là una spiritosaggine che rispondeva a verità. Nel sostare all’ingresso dell’abitazione in via Consolare Pompea Alberto vide  uscire dall’ascensore Nando e Ginevra che salutarono i nuovi venuti, Ginevra con faccia da funerale, aveva capito che aveva perduto per sempre il bell’Alberto. Con intuito tutto femminile Caterina: “Dì la verità ti sei ‘fatto’ quella signora, aveva uno sguardo…” “L’ho notato anch’io, ricordo che scopa benissimo, meglio di te…” Alberto scansò uno schiaffone che lo avrebbe tramortito. “Mo sei pure gelosa del mio passato!” “Non è questo ma il fatto che me la troverò sempre tra i piedi se venissi ad abitare qui, hai capito che sono una tigre, ti faccio mordere da Belle, pure lei è gelosissima! Ho trovato la soluzione, non te la dico, devo parlare con mio padre, stasera vai in bianco che più bianco non si può.” “Ora son diventato un bucato, ‘in casa c’è chi lo fa meglio di te’ è il detto di un antico Carosello della TV, io dormirò sul divano.” “Tu dormirai fra le cosce profumate di una gentil donzella che stanotte ti smonta tutto.”  La promessa fu mantenuta, Alberto si svegliò alle undici del giorno dopo, in garage non c’era più la Y 10 sicuramente presa da Caterina per raggiungere i suoi genitori. Squillo del cellulare: “Caro una bellissima notizia, ti trasferirai o meglio ci trasferiremo in viale dei Tigli, mia madre risulta residente lì, l’abitazione è ammobiliata, festeggeremo con gli amici di quel palazzo tutte persone allegre ed amiche della mia famiglia, a presto ma senza far nulla, la topa è troppo irritata, un po’ di riposo farà bene a tutti e due.” “Io non  ne sento il bisogno, debbo dare un ‘saluto’ di addio ad una certa persona del mio palazzo!” “Penso che resterò vedova molto presto!” Alberto non restò vedovo, al matrimonio celebrato presso il Comune ci fu pure Belle sempre scodinzolante, sempre felice di poter sostare sul letto matrimoniale ma solo quando i padroni non facevano esercizi…ginnici!

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